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omaggiofeudaleIl feudalesimo

Nei Regni romano-barbarici le istituzioni romane si fondono gradatamente con quelle barbariche e col tempo si assiste, a partire dal VII-VIII sec., alla nascita in Europa di un’organizzazione politico-militare strettamente legata ad un territorio da difendere dalle aggressioni esterne. Si tratta di un sistema basato sull’accordo tra un signore e un suo vassallo che, in cambio di un beneficio, solitamente un terreno (feudo), gli assicura la sua fedeltà e si impegna a combattere per lui.

Attraverso la cerimonia dell’omaggio[1] (dal latino homo, “uomo”) viene formalizzata la relazione tra signore e vassallo, il quale peraltro può legarsi a diversi signori. L’aspirante cavaliere veglia per un’intera notte l’armatura posta su un altare: indossatala dopo un bagno purificatore, si reca alla cerimonia d’investitura, alla quale segue una festa e un torneo.

Il rito dell’omaggio vassallatico, l’immissione delle mani in quelle del signore, segnavano la nascita di un legame forte tra i due che implicava per entrambi degli obblighi: il vassallo doveva al signore diverse forme di assistenza e di servizio, spesso militare, oppure di ausilio nella gestione del suo feudo. Il feudatario, a sua volta, era tenuto a proteggere il vassallo, ad assicurargli assistenza in caso di processo e a preservare il suo possesso sulle terre. Il legame poteva essere interrotto in caso di comportamento scorretto da parte di uno dei due contraenti: in questo caso si parlava di fellonia.

Questo vincolo era nato da necessità sociali e militari (per il signore che voleva proteggere se stesso e le sue proprietà, per il vassallo che voleva assicurarsi forme di sostentamento), ma ben presto, divenendo oggetto di una cerimonia di giuramento, si configurò come un rapporto essenziale per le due parti.

Le diverse fasi della cerimonia di vassallaggio erano rigorosamente regolamentate, con l’indicazione degli atti da compiere, nel loro giusto ordine e con la loro precisa simbologia.

Il documento che segue è una cronaca della prima metà del XII secolo, quando i gesti, i simboli e i significati delle cerimonie di omaggio erano stati ormai codificati da lungo tempo.

 “…Il conte domandò se [la persona che gli stava di fronte] voleva diventare interamente suo uomo e quello rispose: «Lo voglio». E con le mani giunte strette dalle mani del conte, l’uno e l’altro strinsero alleanza con un bacio. In secondo luogo, quello che aveva prestato l’omaggio giurò fedeltà al conte con queste parole: «Giuro sulla mia fede che da questo momento sarò fedele al conte Guglielmo e che contro tutti gli serberò integralmente il mio omaggio [hominium], in buona fede e senza dolo». In terzo luogo, la stessa persona giurò sulle reliquie dei santi. Allora il conte, con la verga che teneva in mano, dette l’investitura a tutti coloro che, con questo patto, gli avevano dato la fedeltà e l’omaggio e insieme avevano prestato giuramento”.

 (Galberto di Bruges, Histoire du meurtre de Charles le Bon, comte de Flandre, a cura di H. Pirenne, Paris 1891)

Nel feudalesimo, i diritti del signore non riguardano solo la terra, ma si estendono anche alle persone e alle loro attività. Egli ha l’autorità di imporre tributi e tasse. Le “banalità” prevedono ad esempio il pedaggio per il transito su strade e ponti, il legnatico per la raccolta di legna dai boschi, la tassa sul macinato.

Diffusosi in tutta Europa, il sistema feudale si consolida con i Carolingi e caratterizza la società europea fino alla nascita degli stati moderni.

La società feudale aveva una struttura gerarchica e piramidale: al vertice dell’autorità e del potere c’era il re (o l’Imperatore ), da cui dipendevano i grandi feudatari, o vassalli. Questi avevano sotto di sé i feudatari minori, o valvassori, i quali avevano alle dipendenze i valvassini. Alla base della piramide si trovavano i servi della gleba, i contadini liberi, gli artigiani. Nel sistema feudale, la vita di ciascun membro della società, dall’aristocrazia al clero, dalla cavalleria ai servi della gleba, è scandita da regole rigide.

Lo storico francese Marc Bloch (1886-1944), nella sua opera del 1939 La società feudale, avanza la tesi dell’esistenza di due età feudali. Nella prima quel che conta è l’insieme dei legami vassallatici e dei vincoli di dipendenza e obbedienza che legano chi riceve un beneficio a chi lo offre. In questo caso, il beneficio, diffuso soprattutto a partire dall’epoca carolingia e consistente in genere nella concessione di un appezzamento di terreno, era certamente un mezzo per assicurarsi protezione da parte di un signore, ma implicava per quest’ultimo anche degli obblighi precisi verso il proprio protetto. All’inizio il vassallo aveva tra gli altri il compito della protezione militare delle proprietà del signore.

Nella seconda età feudale, l’introduzione del termine “feudo” per designare la concessione, diventata quasi esclusivamente un possesso fondiario, segnò un mutamento nella concezione del rapporto vassallatico. Divenne infatti fondamentale il riferimento all’oggetto del legame, ossia al feudo inteso come base della remunerazione concessa al vassallo e non più come simbolo o segno del legame di fedeltà che veniva istituito attraverso l’omaggio e l’investitura. In tal modo la società feudale, pur raggiungendo una certa stabilità, cominciò a perdere quello che la caratterizzava in modo qualificante, ossia i vincoli di dipendenza paritari istituiti tra signore e vassallo.

feudoAll’inizio il legame vassallatico prevedeva protezione da parte del signore in cambio del servizio in armi del vassallo, che concerneva l’assistenza al signore, la difesa della sua famiglia e delle sue proprietà. La remunerazione per i servizi resi all’inizio consisteva in beni di varia natura; in seguito, essa venne più frequentemente corrisposta sotto forma di un appezzamento di terra. I vassalli in armi, che costituiranno la classe dei cavalieri, cominciarono ad assumere loro stessi altri uomini, acquisendo potenza e autorità, di cui si giovava indirettamente anche il loro signore.

Con l’evoluzione della società feudale, i servizi che il signore richiedeva ai propri vassalli si diversificarono: oltre al servizio in armi, venivano richiesti altri servigi: l’assistenza durante i viaggi che il signore intraprendeva per varie ragioni, la scorta ai familiari, servizi amministrativi di alto livello. Tuttavia i vassalli riuscirono a limitare il loro impiego e a farsi riconoscere un compenso pecuniario per i giorni di servizio che esulavano da quelli dedicati al servizio gratuito al signore.

La società feudale nacque dalla disgregazione dell’autorità dei sovrani e dal rafforzamento dell’aristocrazia degli amministratori delle terre regie: i conti. Questi ultimi trasformarono le terre amministrate in loro possedimenti, sui quali svolgevano funzioni di governo. Essi infatti, nell’VIII secolo, cominciarono a reclutare altri uomini, all’inizio essenzialmente per il servizio militare, dando loro dei benefici e ricevendo in cambio un atto di giuramento (l’omaggio).

Pirenne, tuttavia, ricorda che anche i re avevano i propri vassalli; inoltre, i conti, il cui potere divenne ben presto paragonabile a quello di un sovrano, erano comunque legati al re da un giuramento di fedeltà che li obbligava, per esempio, a combattere in armi al suo fianco o a fornire contingenti militari. Dunque, nella società feudale si mantennero vive quelle forme tipiche del governo regio (amministrazione della giustizia, imposizione della tassazione, servizio militare, obbedienza e fedeltà, ma soprattutto ereditarietà dei feudi, in ciò simili a piccoli regni) che furono ben presto riprese una volta che si rafforzò l’autorità statale.


[1] Fr. ant. omage (1160 ca.), der. di ome, lett. “uomo” nel senso di “vassallo”. Omaggio lett. significa ‘dichiararsi uomo del proprio signore feudale’. In seguito indicò ‘segno di deferenza, di cortesia’ e ne derivò l’espressione “omaggiare” cioè  rendere omaggio.