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Carlo VFrancesco IIl quadro politico dell’Europa del ‘500

La formazione dello Stato moderno in Europa

Lo Stato moderno si afferma nell’Europa occidentale per opera delle monarchie dinastiche, ma la sua organizzazione diviene modello anche per i grandi Stati territoriali dell’Europa orientale.

Uno Stato forte e unitario non riesce invece a formarsi nei territori del Sacro romano impero e dell’Italia dove permangono piccoli Stati regionali.

Caratteristica dello Stato moderno è la piena sovranità, cioè la capacità di imporre una sola legge su tutto il territorio. Nel Cinquecento il potere dello Stato è il potere del re. Per difendere lo Stato e imporre la legge, il sovrano si serve di un esercito stabile e preparato che gli permette di sostenere le guerre con le potenze straniere. I re, per governare, si servono di amministratori, giudici ed esattori. L’insieme dei funzionari e degli uffici dello Stato costituisce la burocrazia. Il denaro necessario per mantenere la burocrazia e l’esercito proviene dalle tasse.

A limitare il potere dei sovrani vi sono le assemblee in cui sono rappresentati i principali ceti sociali – nobili, clero, borghesi: Parlamento in Inghilterra, Stati generali in Francia, Cortes negli Stati spagnoli, Diete in quelli tedeschi.

Alla fine del Quattrocento in Europa occidentale si consolidano grandi Stati monarchici.

In Francia, Carlo VIII di Valois accentra l’amministrazione della giustizia, istituisce un Consiglio del re e crea una rete di funzionari.

In Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona uniscono le due corone in un unico grande Stato spagnolo.

In Inghilterra, Enrico VII Tudor crea un Consiglio del re e dà vita a una rete di funzionari locali (sceriffi) che controllano il territorio.

In Europa orientale si affermano nuove dinastie in Polonia, Lituania e Russia.

Qui però i sovrani non riescono a sottomettere i grandi feudatari, padroni di enormi latifondi.

La maggioranza della popolazione è formata da contadini servi della gleba. Qui non si forma, a differenza dell’Europa centro-occidentale, una borghesia commerciale e artigianale.

Dalla dissoluzione dell’Impero mongolo, nasce un nuovo Stato accentrato: la Russia, guidata dagli zar.

Nel 1453 Costantinopoli, l’ultimo baluardo del millenario Impero romano d’Oriente, viene conquistata da Maometto II “il Conquistatore”. La città è rinominata Istanbul e diventa la capitale dell’Impero turco.

Dopo la conquista di Costantinopoli la nuova potenza turco ottomana si espande in tre direzioni:

– a Oriente fino a toccare il golfo Persico e il mar Caspio;

– nel Medio Oriente e in Africa settentrionale;

– nei Balcani, dove per due secoli Occidente cristiano e Oriente musulmano si fronteggiano.

L’Italia degli Stati regionali

La pace di Lodi del 1454 favorisce lo sviluppo economico e culturale delle corti italiane.

Le corti dei principi e dei nobili attirano artisti, scrittori, ingegneri e intellettuali.

È il periodo di massimo sviluppo del Rinascimento.

Tuttavia, sul finire del XV secolo, questi Stati, piccoli e in lite fra loro, non riescono a evitare le invasioni straniere.

Il primo a giungere nella penisola è Carlo VIII di Francia. Tra il 1494 e il 1495, con l’appoggio del duca di Milano Ludovico il Moro e dei Medici di Firenze, Carlo VIII strappa il Regno di Napoli agli aragonesi.

Per contrastare l’espansione francese, il papa promuove un’alleanza di Stati italiani appoggiata dalla Spagna e dall’Impero.

Luigi XII, successore di Carlo VIII, riesce a conquistare il Ducato di Milano, ma la guerra che ingaggia con gli spagnoli favorisce questi ultimi, che si insediano a Napoli, in Sardegna e in Sicilia.

Carlo V e Francesco I

I protagonisti della politica europea nella prima metà del Cinquecento.

  • Carlo V d’Asburgo, sovrano di un immenso dominio territoriale disseminato in Europa e in America centro-meridionale;
  • Francesco I di Francia, re di uno Stato che si sta unificando e ingrandendo nel cuore dell’Europa.
  • Campo di battaglia dei loro conflitti di egemonia è l’Italia.

Il Sacro romano impero era un insieme di circa duemila realtà politiche più o meno indipendenti. Quindi l’Impero non era uno Stato centralizzato.

Nel 1519 sale al trono imperiale Carlo V d’Asburgo. Egli è già re di Spagna, quindi sovrano dei territori americani, ma anche del Regno di Napoli e dei Paesi Bassi.

Carlo V si trova subito impegnato in molteplici conflitti:

– con la Francia per l’egemonia in Europa;

– con i turchi per il controllo del Mediterraneo e dei Balcani;

– con i principi protestanti tedeschi.

L’obiettivo di Carlo V è quello di difendere la cristianità dalla minaccia dell’islam e ricostruire l’unità politica e religiosa dell’Europa, spezzata dalla Riforma protestante.

Ma egli si scontra con Francesco I, re di Francia. Il conflitto esplode nel 1521 e termina nel 1529 con la sconfitta di Francesco I. Teatro dello scontro è l’Italia, che è devastata dal continuo passaggio degli eserciti. Nel 1527 Roma è invasa dalle soldataglie tedesche e subisce un devastante saccheggio.

Alla fine il progetto di Carlo V di restaurare l’impero cristiano fallisce. Nel 1556 l’imperatore abdica e divide l’Impero in due parti. Al figlio Filippo II vanno la Spagna e i possedimenti in Italia, i Paesi Bassi e le colonie americane. Al fratello Ferdinando i territori di Austria, Boemia, Ungheria e il titolo di imperatore.

Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis stabilizza per alcuni decenni la politica europea. Buona parte dell’Italia cade sotto l’influenza spagnola e vi rimane per circa 150 anni.

Le guerre di religione

Il confronto tra Riforma e Controriforma fu caratterizzato dall’intolleranza reciproca.

La Chiesa cattolica cercò in ogni modo di reprimere i protestanti. D’altro canto, anche molte Chiese riformate furono altrettanto intolleranti.

Inoltre, i principi imponevano ai sudditi la religione che avevano scelto e non tolleravano che nel loro dominio si professassero altre fedi.

L’insieme di questi fattori spiega perché nel corso del XVI secolo l’Europa fu insanguinata da numerose guerre di religione.

ugonottiIn Francia, a metà Cinquecento, cattolici e ugonotti (come si chiamavano i calvinisti francesi) combatterono un’aspra guerra civile, durante la quale il regno rischiò di perdere la propria unità politica.

La guerra ebbe fine quando Enrico IV stabilì, con l’editto di Nantes del 1598, la libertà religiosa per i protestanti in tutto il regno. Enrico IV stabiliva un principio fondamentale: lo Stato, se vuole garantire la pace e la convivenza, si deve porre al di sopra dei conflitti religiosi.

elisabetta ILo scontro tra Spagna e Inghilterra

Il re di Spagna Filippo II e la regina d’Inghilterra Elisabetta I sono le figure di primo piano nell’Europa della seconda metà del XVI secolo.

filippo IIFilippo II, difensore del cattolicesimo, partecipa alla Lega santa contro i turchi e ha un ruolo importante nella vittoria navale di Lepanto (1571), quando la flotta cristiana distrugge quella turca.

Il contrasto con Elisabetta, di fede anglicana, sfocia in una guerra, da cui la Spagna esce sconfitta. L’Inghilterra pone invece le basi della sua ascesa economica e politica.