Le “correnti” risorgimentali.

RisorgimentoLe “correnti” risorgimentali.

Al fallimento dei moti organizzati dalle sette segrete, come la Carboneria, furono date risposte diverse. I protagonisti del Risorgimento avevano in comune l’obiettivo dell’unità d’Italia e la sua liberazione dallo straniero, ma si dividevano di fronte ai mezzi con cui conseguirla e a quali dovessero essere le caratteristiche dell’Italia unita.

Si delinearono due orientamenti fondamentali: quello dei democratici, che puntavano sull’insurrezione popolare come mezzo e sulla repubblica democratica come fine; quello dei liberali moderati, che puntarono sull’azione dei sovrani e su moderate riforme. All’interno dei due schieramenti vi fu poi chi voleva creare uno Stato unitario e chi invece pensava a una federazione di Stati.

I democratici

mazziniGiuseppe Mazzini

Rimproverava alla Carboneria la mancanza di una visione nazionale, la fiducia nei sovrani locali o stranieri, l’eccessiva segretezza, la mancanza di una linea politica chiara, lo scarso coinvolgimento popolare. Secondo Mazzini, che nel luglio del 1831 fondò la Giovine Italia, bisognava rivolgersi a tutti gli Italiani con un programma chiaro e pubblicizzato con ogni mezzo, per sviluppare nel popolo una nuova coscienza, come premessa per l’azione insurrezionale (“pensiero e azione”). L’obiettivo era quello di fare dell’Italia una nazione unita, indipendente, libera e padrona del suo destino, di fondare una repubblica democratica basata sul suffragio universale e di lottare per un sistema sociale più equo.

cattaneoCarlo Cattaneo.

Carlo Cattaneo, fondò e diresse per molti anni la rivista “Il Politecnico”, che si occupò di una molteplicità di temi, da quelli economici e scientifici a quelli letterari e umanistici. Convinto che il progresso della società fosse requisito indispensabile per il rinnovamento politico, egli era pensava che in Italia quest’ultimo potesse realizzarsi attraverso una federazione di repubbliche, sul modello degli Stati Uniti e della Svizzera. Alle tesi unitarie di Mazzini egli contrapponeva l’esigenza di salvaguardare le caratteristiche storiche ed economiche delle singole regioni.

Liberali moderati

giobertiGioberti (Del primato morale e civile degli Italiani, 1843)

Vincenzo Gioberti (1801-1852) tentò di conciliare la causa dell’indipendenza con i principi religiosi. La Chiesa doveva compiere un’opera di rinnovamento e di modernizzazione, riconciliandosi con i principi di libertà e di progresso. Escludendo la rivoluzione violenta occorreva trovare una soluzione pacifica, che rendesse il papato artefice dell’unità nazionale. Gioberti pensava a una confederazione di tutti i principi italiani sotto la presidenza del pontefice (neoguelfismo).

Cesare Balbo

Secondo Cesare Balbo (1789-1853) l’Austria avrebbe finito per abbandonare l’Italia e per espandersi verso il Danubio e i Balcani, dove l’impero turco si mostrava sempre più debole. Per spingere il governo di Vienna a lasciare l’Italia era però necessario affrontare e vincere l’Austria in campo aperto: era perciò necessario puntare sull’azione di Carlo Alberto, sovrano dell’unico Stato dotato di una lunga e gloriosa tradizione militare. Anche Balbo mirava a una federazione nell’ambito della quale però doveva essere riservata al papato una funzione moderatrice e al Piemonte un compito preminente.

Massimo D’Azeglio

Il torinese Massimo D’Azeglio (1798-1866) riteneva inutili le rivoluzioni, e sollecitava gli Italiani a confidare in Carlo Alberto, il solo sovrano disposto a combattere contro l’Austria.

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