L’Illuminismo

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L’illuminismo è un movimento culturale che nel corso del Settecento coinvolge tutte le nazioni europee, dal Portogallo alla Russia, e tocca tutti i settori della cultura: dalla filosofia alla religione, dall’economia alla politica, dal diritto alla letteratura.

Esso è caratterizzato da una grande fiducia nel progresso della civiltà e dalla convinzione che, grazie all’intelligenza (ragione), sia possibile migliorare le condizioni spirituali e materiali della civiltà umana, liberandola dai vincoli della tradizione, della superstizione e della tirannide. Per indicare tale movimento nel Settecento si usarono espressioni come età dei lumi in italiano, in francese âge des lumières, in inglese Enlightenment, in tedesco Aufklärung). La parola Illuminismo infatti contiene in sé la parola “lume”, cioè luce: si tratta della luce della ragione, grazie alla quale rischiarare ogni ambito del sapere disperdendo il buio dell’ignoranza.

Il filosofo Immanuel Kant (1724-1808) ha descritto in poche righe il significato dell’Illuminismo:

“L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo.”

Kant sostiene che l’uso della propria intelligenza fa diventare adulto un uomo, lo rende autonomo, indipendente. Il minorenne (chi, cioè, si trova nello stato di minorità) non è ancora in grado di fare questo e ha bisogno della guida di qualcuno. Allo stesso modo l’uomo che si fa guidare dalle opinioni degli altri è come un minorenne: diventa adulto quando riesce a liberarsi di questa guida e a giudicare le cose grazie alla sua sola intelligenza.

L’Illuminismo, pur non essendo l’unica manifestazione del pensiero e della cultura del Settecento, tuttavia ne costituì l’espressione più rilevante. Esso, pur con una notevole varietà di posizioni, rappresentò un clima culturale e uno stile di pensiero che accomunò scienziati, filosofi, letterati e uomini politici, uniti dall’intento di studiare i fenomeni del mondo umano, sociale e naturale con metodi razionali, rifiutando dogmi e pregiudizi.

Patria degli illuministi fu la Francia e tra gli esponenti più rappresentativi e noti dell’Illuminismo vi fu Voltaire, autore di saggi, satire e narrazioni brevi e che intrattenne una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei. Montesquieu, un altro esponente di rilievo del movimento, pubblicò scritti satirici contro le istituzioni e il suo monumentale saggio Lo spirito delle leggi (1748). Le opere di Jean-Jacques Rousseau, in particolare Il contratto sociale (1762), l’Emilio (1762) e le Confessioni (1782), esercitarono una profonda influenza sulle teorie politiche e pedagogiche, ispirando il romanticismo ottocentesco.

L’illuminismo fu un movimento cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse furono accomunati da una forte unità d’intenti e mantennero stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi Gotthold Lessing e Johann Gottfried Herder in Germania, David Hume in Scozia, i fratelli Verri e Cesare Beccaria in Italia, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson nelle colonie americane.

I centri propulsori delle idee illuministe furono i salotti (promossi da gentildonne) e le accademie, (associazioni di studiosi volte a promuovere gli studi). Durante la prima metà del XVIII secolo molti tra i principali esponenti dell’illuminismo furono perseguitati per i loro scritti dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, mentre negli ultimi decenni del secolo l’Illuminismo si affermò in tutta Europa e le sue idee si diffusero, quasi come una moda, non solo tra la borghesia, ma persino tra i nobili e il clero, creando un’opinione pubblica fiduciosa nel progresso.

diderotGli strumenti utilizzati per divulgarle furono: la stampa periodica tra cui le gazzette (bollettini di notizie); i giornali culturali e letterari (a Milano: “Il caffè”, 1764-66); la crescente produzione e diffusione di libri di carattere tecnico e scientifico. In Francia fu pubblicata, tra il 1751 e il 1772, l’Encyclopédie, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, che esercitò un grande influsso sulla cultura europea. Diretta da Jean Le Rond D’Alembert e da Denis Diderot, essa si propose di offrire un inventario “critico” delle conoscenze umane per propagare la cultura, “rischiarare” le coscienze e combattere l’intolleranza e le superstizioni. L’opera, cui collaborarono molti scienziati e filosofi, era al tempo stesso grande sintesi del sapere e mezzo per diffondere le idee degli illuministi.

Le nuove idee illuministe influenzarono alcuni sovrani, come Federico II di Prussia, Caterina la Grande di Russia e Giuseppe II d’Austria, e li spinsero a un’azione riformatrice. I monarchi europei eliminarono o ridussero i privilegi della nobiltà e della Chiesa, diedero maggior efficienza al governo attraverso l’accentramento e l’uniformazione dell’amministrazione pubblica, resero più umana la giustizia; diedero impulso all’attività economica. Voltaire e altri philosophes, attratti dal mito del filosofo-re che illumina il popolo dall’alto, guardarono con favore alla politica del cosiddetto dispotismo illuminato.

In Lombardia la politica di Maria Teresa d’Austria prima e di Giuseppe II poi, mirarono a rendere più snella ed efficiente l’amministrazione centrale, a migliorare l’efficienza del sistema finanziario, a ridimensionare i privilegi della Chiesa. Tuttavia l’azione riformatrice di questi sovrani spesso non riuscì a determinare un efficace rinnovamento dello Stato e della società. Anche in Francia, patria dell’Illuminismo, la Rivoluzione francese pose fine a questo periodo di diffusione pacifica delle nuove idee, che aveva lasciato inalterate le strutture portanti dell’Antico regime.

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