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Palace_of_VersaillesLo Stato nel Seicento

Nel XVII secolo si afferma in Europa lo Stato moderno, una forma di organizzazione statale caratterizzata dall’unificazione territoriale e dall’accentramento del potere nelle mani del sovrano.

Si formano due modelli di governo dello Stato:

  • la monarchia assoluta, in cui il potere del re è superiore a qualsiasi altra autorità; in base ai principi dell’assolutismo lo Stato si identifica con il sovrano il quale è l’unica fonte della legge. Per questo la sua autorità è superiore a ogni altro potere, compresi Chiesa e parlamenti.
  • la monarchia parlamentare, in cui l’autorità del re è limitata da un parlamento.

Il primo modello si sviluppa in Francia, il secondo in Inghilterra.

Lo Stato assoluto in Francia.

La Francia del Seicento è uno Stato unificato e accentrato, governato da un potere centrale.

I cardinali Richelieu e Mazarino impongono ai nobili l’autorità monarchica e creano una rete di funzionari dipendenti dal governo: gli intendenti.

Alla morte di Mazarino, Luigi XIV assume il governo, riconduce la nobiltà all’obbedienza, impone la legge del re e una sola religione. Per controllare la nobiltà, Luigi XIV la allontana dai propri possedimenti e la fa risiedere a Versailles, alle porte di Parigi, ove sorge una fastosa reggia.

Luigi XIV si fa chiamare il “re Sole” perché – sono le sue parole – “il Sole è la più viva e più bella immagine di un grande monarca”.

In campo religioso Luigi XIV, nel 1685, revoca l’editto di Nantes e decreta l’espulsione degli ugonotti. In campo economico, il re fonda le prime manifatture regie e, per sostenere la produzione francese, impone dazi doganali sulle importazioni di merci dall’estero. Per incrementare i commerci, Luigi XIV potenzia la flotta mercantile e migliora la rete stradale.

Luigi XIV intraprende una politica estera di potenza con una lunga serie di guerre (1667-1714). L’obiettivo di Luigi XIV è quello di contrastare gli Asburgo e ingrandire territorialmente la Francia. Le guerre impoveriscono le casse dello Stato e provocano malcontento tra la popolazione.

Lo Stato parlamentare in Inghilterra.

In Inghilterra il tentativo della monarchia degli Stuart di instaurare un potere assoluto  si scontra con il Parlamento. Il conflitto tra re Carlo I Stuart e Parlamento scatena una guerra civile: da una parte l’aristocrazia e la Chiesa anglicana legate al re; dall’altra i sostenitori del parlamento, piccola nobiltà e borghesia cittadina.

Le sorti del conflitto volgono a favore del parlamento quando interviene Oliver Cromwell, un nobile di campagna, che organizza un esercito disciplinato e motivato. Carlo I viene sconfitto, arrestato e condannato a morte: la sentenza viene eseguita il 30 gennaio 1649. Per la prima volta nella storia europea un re viene giustiziato.

Viene dichiarata la repubblica. Tra il 1653 e il 1658 Cromwell esercita una dittatura personale con il titolo di Lord protettore. Cromwell favorisce gli interessi economici della borghesia e dei piccoli e medi proprietari terrieri. Dopo la morte di Cromwell, il Parlamento restaura la monarchia. Nel 1689 i sovrani Guglielmo III e Maria II devono sottoscrivere il Bill of Rights, una “carta dei diritti” che definisce una nuova forma di Stato, la monarchia parlamentare. Il potere del re è limitato dal Parlamento e dalle leggi.

Il Bill of Rights dichiara quali sono i diritti che spettano a tutti gli abitanti del regno (non è perciò un elenco di privilegi di pochi come era la Magna Charta del 1215). Il Bill of Rights prefigura le moderne costituzioni degli Stati democratici.