Rivoluzione francese: l’Assemblea Nazionale.

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Per arginare l’agitazione l’Assemblea Nazionale decretò il 4 agosto l’abolizione dei diritti feudali, ovvero di tutte quelle prestazioni che i contadini erano obbligati a fornire ai loro signori (corveés, tasse, imposte e canoni dovuti ai signori feudali e al clero).

Furono adottati inoltre altri provvedimenti, tra cui l’abolizione delle corporazioni, dei dazi e delle dogane interne, il libero commercio e la libertà dell’uso individuale della terra. Infine, furono decretati l’esproprio e la vendita dei beni del clero. Queste furono le prime riforme che cambiarono il volto della società francese, fecero scomparire i privilegi dell’Ancien Régime e costituirono i primi passi della rivoluzione francese.

Sin dai suoi primi giorni l’Assemblea si dedicò alla redazione della Costituzione, nel cui preambolo, noto come Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (26 agosto 1789), i delegati formularono gli ideali rivoluzionari condensati poi nell’espressione “liberté, égalité, fraternité” e proclamarono valori che sarebbero stati alla base delle future costituzioni liberali e democratiche: tutti gli uomini nascono liberi e uguali nei diritti, sono uguali di fronte alla legge, hanno diritto alla libertà di pensiero, di parola e di associazione; la sovranità risiede nella nazione; i diritti di proprietà sono sacri e inviolabili; la legge è l’espressione della volontà generale.

In ottobre il re fu condotto dalla reggia di Versailles al palazzo delle Tuileries. Egli era ormai ostaggio di Parigi e la sovranità passò di fatto alla capitale della nazione. Il potere del re ne uscì molto indebolito. La Francia restò una monarchia e il Re conservò il potere esecutivo ma quello legislativo passò nelle mani dell’Assemblea costituente.

Furono creati 83 dipartimenti, circoscrizioni con funzioni amministrative, giudiziarie, fiscali e religiose, suddivisi in distretti, cantoni e comuni e i loro dirigenti furono eletti dal popolo. A partire dall’11 agosto 1789, le decime furono soppresse senza compensazioni, privando il clero di una parte delle sue risorse, e i beni della Chiesa furono messi a disposizione della Nazione e venduti per risanare il debito pubblico. Furono introdotti gli assegnati, una forma di carta moneta garantita dai beni della Chiesa nazionalizzati. Utilizzati inizialmente come buoni del Tesoro, essi divennero una vera moneta. Furono emessi circa 400 milioni di assegnati e questo fu l’inizio di un periodo di forte inflazione.

La Costituzione civile del clero, adottata il 12 luglio 1790, trasformò i membri del clero in funzionari salariati dallo Stato. I membri del clero sarebbero stati eletti e dovevano prestare un giuramento di fedeltà alla Nazione, alla Legge e al Re. La costituzione civile del clero divise quest’ultimo in “costituzionale” (favorevole all’Assemblea) e in “refrattario” (fedele al Papa). Molti aristocratici ed ecclesiastici cominciarono a scegliere la strada dell’emigrazione e dell’agitazione controrivoluzionaria.

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