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La rivoluzione cubana

La rivoluzione cubana

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La rivoluzione cubana

Dopo la fuga del generale Machado nel 1933, a Cuba emerse la figura di Fulgencio Batista, un sergente che con l’appoggio degli Stati Uniti dominò la politica cubana per oltre un ventennio.

Presidente della repubblica nel 1940, sconfitto da un blocco di forze democratiche e costretto all’esilio nel 1944, Batista tornò al potere con un colpo di stato nel 1952 e creò un regime autoritario e repressivo che, in cambio di aiuti militari e di protezione politica, tutelò gli interessi degli Stati Uniti, che controllavano importanti settori dell’economia cubana. Nel 1953 un gruppo di intellettuali guidati da Fidel Castro, organizzò un tentativo insurrezionale che fallì, con l’assalto alla caserma Moncada di Santiago (26 luglio). Imprigionati e in seguito amnistiati, i capi del movimento si rifugiarono in Messico.

Nel 1956 Castro, con un’ottantina di seguaci tra i quali Ernesto Guevara, di origine argentina, sbarcò nella provincia cubana di Oriente. I primi scontri diretti con l’esercito di Batista ebbero esito disastroso e i pochi superstiti fuggirono sulle montagne della Sierra Maestra. Qui iniziarono azioni di guerriglia che, conquistato l’appoggio delle masse contadine, si estesero rapidamente a tutto il paese e culminarono il 1° gennaio del 1959 con l’insurrezione dell’Avana e la fuga di Batista.

Il governo guidato da Castro varò un programma di politica economica (diversificazione della produzione, riforma agraria, nazionalizzazione delle imprese straniere) che subito lo mise in rotta di collisione con gli Stati Uniti. I rapporti tra il governo cubano e gli USA divenne sempre più difficile: tra il 1959 e il 1960 Cuba firmò importanti accordi commerciali con l’URSS tra; nel 1960 gli Stati Uniti attuarono l’embargo per tutte le merci dirette a Cuba; nel 1961 vi fu la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi e il fallito tentativo, in aprile dello stesso anno, da parte di un gruppo di esuli cubani armati e finanziati dalla CIA, di sbarcare sull’isola nella baia dei Porci per rovesciare il regime di Castro.

L’installazione di rampe missilistiche sull’isola da parte di tecnici militari sovietici nell’ottobre del 1962 portò a una crisi senza precedenti tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La prova di forza tra le due superpotenze si risolse con lo smantellamento delle rampe da parte dell’URSS, che compensò Cuba con il rafforzamento degli aiuti sul piano economico e militare.

Le crescenti difficoltà economiche dovute all’isolamento, il fallimento dei tentativi di esportare la rivoluzione in America Latina e il processo di distensione internazionale avviato dall’Unione Sovietica segnarono una svolta, agli inizi degli anni Settanta, nella politica estera di Cuba. Al miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti seguì il ritiro delle sanzioni economiche da parte di questi ultimi e il rientro di Cuba nell’OSA (Organizzazione degli Stati Americani) nel 1975.

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