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Nazismo: dirigismo e spazio vitale

Nazismo: dirigismo e spazio vitale

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Dirigismo economico e Spazio vitale

La politica economica: il dirigismo economico

Per fronteggiare le gravi conseguenze della crisi del 1929, che aveva favorito l’ascesa al potere di Hitler, fu realizzata dal regime una politica di massiccio intervento statale in campo economico (dirigismo). La Germania si riprese economicamente, grazie alla produzione di armamenti e alle grandi opere pubbliche, che ridussero e quasi eliminarono la disoccupazione, guadagnando al regime un indubbio consenso di massa. I rapporti tra i trust industriali, come quello dei Krupp e della Farben, e il nazismo si rafforzarono, perché il regime proibì gli scioperi operai, favorì l’industria con le commesse pubbliche e il potenziamento della produzione bellica. Gli industriali, favoriti e protetti, si sottomisero di buon grado alla pianificazione economica statale, che iniziò nel 1936 con il primo piano quadriennale. Gli operai ebbero bassi salari, ma in compenso ottennero lavoro sicuro e stabile.

La politica estera: Spazio vitale e Grande Germania

Hitler si propose di attuare un programma di politica estera fondato sulle idee dello Spazio vitale e di una Grande Germania capace di affermare la superiorità della razza tedesca-ariana. Esso aveva come obiettivo immediato la revisione del trattato di Versailles, la successiva annessione alla Germania dei paesi europei in cui vi fossero minoranze tedesche, la conquista dell’Europa orientale e l’assoggettamento dei popoli slavi. 

Fin dalla sua ascesa al potere Hitler dichiarò di non voler rispettare i trattati di pace e fece uscire la Germania dalla Società delle nazioni. Francia e Gran Bretagna adottarono una politica di appeasement (pacificazione) facendo concessioni alla politica aggressiva del dittatore tedesco.

Alcune delle clausole del Trattato di Versailles del 1919 proibivano alla Germania di mantenere truppe nella zona de-militarizzata della Renania – una regione della Germania occidentale confinante con la Francia, il Belgio e parte dell’Olanda. In aperta violazione del trattato, il 7 marzo 1936 Hitler ordinò alle truppe tedesche di rioccupare la Renania. Sia la Gran Bretagna che la Francia condannarono ufficialmente quell’atto, ma non fecero nulla per far osservare il Trattato. 

Nel marzo del 1938, quando l’Italia era ormai alleata della Germania, Hitler procedette all’annessione (Anschluss) dell’Austria.

Il Patto di Monaco (1938) concesse alla Germania l’occupazione della regione dei Sudeti, appartenente alla Cecoslovacchia e abitata in prevalenza da tedeschi. Il territorio dei Sudeti fu occupato in ottobre del 1938 e pochi mesi dopo la Germania occupò l’intera Cecoslovacchia, venendo meno agli impegni presi.

Poi fu la volta della contesa relativa al “corridoio di Danzica”, della successiva aggressione tedesca alla Polonia e dell’inizio della Seconda guerra mondiale…

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Ideologia nazista e “nazismo magico”

Ideologia nazista e “nazismo magico”

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Ideologia nazista e “nazismo magico”

Il nazionalsocialismo ebbe origine e si sviluppò nel clima culturale degli anni successivi alla pace di Versailles, caratterizzato da tendenze irrazionalistiche, antilluministiche e antidemocratiche che in Germania trovarono un terreno particolarmente favorevole.

Il nazismo elaborò una sintesi degli eclettici miti politici, sociali, razziali sviluppatisi in quegli anni, volti a distruggere la democrazia e a dar vita a una “visione del mondo” autoritaria, nazionalistica e razzistica. Artefice principale dell’ideologia nazista fu senza dubbio Adolf Hitler, che attraverso numerosi testi politico-propagandistici, primo fra tutti il Mein Kampf, espresse uno stato d’animo largamente diffuso nella società tedesca.

Radici culturali e filosofiche

Il Nazismo non fu un corpo estraneo, una parentesi per la Germania. Esso ebbe le proprie radici nella storia, nella cultura e nella filosofia tedesche. In particolare, le radici profonde dell’ideologia nazista risalgono al Romanticismo tedesco dell’Ottocento e al pensiero di filosofi come Johann Gottlieb Fichte (l’idea della nazione tedesca come etnia, esclusiva portatrice di civiltà), di Friedrich Hegel (il primato dello Stato) e di Friedrich Nietzsche (la critica alla morale biblico-cristiana, il superuomo, la volontà di potenza), pur con notevoli distorsioni, esasperazioni e manipolazioni. L’antisemitismo, tratto caratterizzante del nazismo, era poi particolarmente diffuso nella cultura e nella società tedesche e presente anche nel resto d’Europa.

Inoltre, tra i fondamenti ideologici del nazionalsocialismo vi fu una vera e propria mitologia, una religiosità con i suoi riti e i suoi dogmi, piena di suggestioni mistiche ed esoteriche. La riscoperta dell’antica fede germanica, delle antichissime leggende dei popoli del Nord e dell’adorazione del Sole si univa alla convinzione pseudoscientifica del carattere immutabile delle razze, secondo la quale alcune di esse sarebbero destinate a dominare e altre a soccombere. La fede nel mito ariano si legava al razzismo e all’antisemitismo, riflettendo un clima culturale diffuso in Europa tra Ottocento e Novecento.

Il Völk come entità superiore trascendente

Il filosofo Johann Gottlieb Fichte aveva elaborato una concezione della nazione caratterizzata dal legame spirituale maturato nella storia passata mediante lingua, religione e tradizioni culturali comuni. Gli antenati, con le loro imprese e i loro sacrifici, avrebbero dato vita a un’etnia e avrebbero fondato il diritto di un popolo a vivere unito nella “terra dei padri”. Nel Discorso alla nazione tedesca Fichte aveva sostenuto che i tedeschi, allora soggiogati da Napoleone, avrebbero potuto recuperare la propria identità nazionale, anche perché essi erano i soli a parlare una lingua originaria, autentica e non contaminata. 

Il Völk

Durante il XIX secolo questo riferimento romantico alla nazione tedesca diventò un richiamo al Völk, che  assumeva non il semplice significato di “popolo” ma indicava un’essenza spirituale e assumeva un carattere religioso che attribuiva al popolo tedesco il compito di preservare l’antico spirito germanico e di dominare gli altri popoli. Questa fede pangermanista attribuiva grande importanza alle differenze razziali ed era fortemente antisemita. Sebbene modificate, molte di queste tendenze nazionalpopolari diventeranno parte dell’ideologia nazionalsocialista, arricchite dal nascere nel secondo Ottocento del darwinismo sociale e del razzismo.

Il Völk tedesco, per affermare la propria potenza aveva bisogno di un capo che raccogliesse l’eredità degli antichi germani e che gli facesse assumere il posto centrale che gli spettava nel mondo. Compito primario di questo capo era quello di eliminare i nemici del popolo ariano, principalmente gli ebrei, ritenuti responsabili della decadenza della razza ariana. Al condottiero (Führer) si doveva un’obbedienza assoluta: la sua parola era direttamente legge. 

Arianesimo e superiorità della razza ariana

Il mito ariano aveva alle spalle una lunga tradizione di pensiero, risalente alle prime ricerche di linguistica comparata del XVIII secolo. In quegli anni, alcuni studiosi, notando analogie tra le lingue europee e il sanscrito, l’antica lingua dell’India, sostennero che ci fosse una matrice comune tra di esse. Si ipotizzò che la lingua originaria dei primi uomini fosse proprio il sanscrito. A fine Settecento, i linguisti inglesi cominciarono a parlare di lingue indoeuropee, mentre gli studiosi tedeschi di lingue indogermaniche. Fu così che si cominciò a pensare che il “primo uomo” fosse nato in India. 

Lo studioso tedesco Friedrich Schlegel propose il termine Ari (dal sanscrito arya = nobile ) per definire i popoli che parlavano quelle lingue affini (Indoeuropee) o meglio per indicare il popolo che avrebbe parlato l’indoeuropeo originario, da cui tutte le altre lingue sarebbero derivate in seguito.

Schlegel sostenne che in tempi più remoti un popolo di eccezionali sacerdoti e guerrieri viveva pacificamente nelle terre himalayane, il popolo degli ariani. Tuttavia, un crimine terribile, misterioso, aveva provocato la trasformazione degli ariani: da pacifici e vegetariani sarebbero diventati carnivori e guerrafondai, abbandonando le loro terre. Alcuni di essi si erano diretti verso Sud, conquistando il subcontinente indiano, mentre altri verso Ovest, fondando una serie di imperi e giungendo fino alle terre della Scandinavia e della Germania.

Queste idee furono diffuse da pubblicisti nazionalisti e si fusero con le teorie razziste, tra cui in particolare quelle di J. A. Gobineau e H. S. Chamberlain, entrambi ammirati da Hitler.

L’arianesimo, dopo la metà dell’Ottocento, sostenne la derivazione degli elementi psichici, sociali e religiosi da fattori di natura biologica (biologismo). Ne seguiva l’idea della naturale superiorità degli indo-germani ariani sui semiti. Gli Europei “autentici” erano di razza ariana, originaria dell’Asia, come sarebbe dimostrato dall’origine indoeuropea delle lingue europee.

La diversità tra ariani ed ebrei si manifesterebbe nei tratti fisici (alti, biondi, con gli occhi azzurri, gli ariani; di carnagione olivastra, scuri di capelli e di occhi, i semiti) e psichici. Gli ariani sarebbero un popolo potente, guerriero, nel quale predomina il più forte; gli ebrei, invece, sarebbero dotati di scarso coraggio, inclini al compromesso, al sotterfugio e all’inganno.

Nel Mein Kampf il razzismo e l’odio antiebraico si basavano soprattutto su ragioni di carattere culturale e naturale. Per Hitler l’ostilità presente in natura tra le diverse specie era simile a quella che opponeva le razze umane e non poteva, pertanto, essere negata, né cancellata, perché era un dato naturale. Chi si opponeva al conflitto naturale tra le razze, come facevano gli ebrei, andava spazzato via, perché mostrava di non possedere forza e potenza. 

La maggior parte dei tedeschi moderni, sosteneva Hitler, discendeva dagli antichi ariani e pertanto aveva ereditato la vivacità d’ingegno degli antenati. Se questo era il gruppo migliore nel genere umano, il peggiore era rappresentato dagli ebrei, i distruttori della cultura. Per Hitler, gli ebrei rappresentavano una seria minaccia per l’umanità poiché possedevano una particolare abilità nel minare alla base e corrompere le culture delle altre razze. Egli paragonava “l’ebreo” a una sorta di germe, a “un bacillo nocivo” che continuava a diffondersi nel corpo della nazione.

Alfred Rosemberg, uno dei principali ideologi del regime nazista (benché malvisto da altri gerarchi), teorizzò che fonte di tutti i valori genuini è l’anima della razza e che il sangue determina le caratteristiche fisiche e morali di un popolo. Quando la connessione tra sangue e carattere viene meno si determina “un caos culturale che porta alla rovina”. A suo giudizio l’impero romano era crollato a causa della commistione delle razze. Era perciò necessario liberare l’anima tedesca dagli influssi estranei, rinnovando le istituzioni, le scienze e le arti contaminate dall’ebraismo.

Dal Thule Bund al Partito nazionalsocialista (NSDAP)

Sull’onda delle idee nazionalpatriottiche, pangermaniste e razziste che si erano diffuse in Germania nacque nel 1912 l’organizzazione segreta Germanenorden (Ordine teutonico). I suoi membri in parte confluirono nel Thule Bund, società segreta esoterica fondata il 18 agosto 1918 a Monaco da Rudolf von Sebottendorff, che giocò un ruolo fondamentale nella nascita del Nazismo.

La Società Thule si ispirò, tra l’altro, alle teorie del professore di geopolitica Karl Haushofer, convinto assertore del ritorno della grande Germania e dell’espansione ad Est con lo scopo di costituire uno “spazio vitale” che avrebbe poi consentito il dominio sul mondo. 

Sulla Thule ebbe inoltre notevole influenza la concezione mistico-religiosa neopagana dell’ex monaco Jorge Lanz von Liebenfels, che predicava l’esistenza di una razza superiore, gli ariani, dalle caratteristiche semidivine. Lanz sosteneva che in Austria, in Germania e in generale in tutti i paesi del Nord Europa, esistessero individui di razza ariana, dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, che avevano il compito di eliminare la razza ebraica. Tra le colpe degli ebrei vi erano, a suo dire, tendenze degenerate quali la compassione per i deboli e gli umili, il femminismo, il socialismo e la democrazia.

Il Thule Bund si ispirò anche al Buddhismo tibetano, deformandone i contenuti, e alle dottrine esoteriche di Helena Petrovna Blavatsky, celebre e discussa medium e occultista fondatrice della Società Teosofica Internazionale. La Blavatsky sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi “Maestri sconosciuti“, i sopravvissuti di una razza eletta (gli ariani), che sarebbe vissuta tra Tibet e Nepal. In seguito a una spaventosa catastrofe essi si sarebbero rifugiati nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato una straordinaria civiltà sotterranea, la mitica Agarthi.

Tra le credenze che influenzarono la Thule e che fecero presa su Himmler e su Hitler stesso vi fu anche la teoria del mondo di ghiaccio, elaborata all’inizio del Novecento da Hans Horbiger, un ingegnere e astronomo dilettante austriaco. In particolare l’idea che la razza nordica avesse avuto origine in un regno di ghiaccio, disseminandosi in seguito in tutto il mondo, a causa di catastrofi naturali.

Il Thule Bund si rifaceva all’antica mitologia germanica, adottando come simboli la svastica e il disco solare raggiante. Il culto solare, già riemerso con il pangermanesimo di fine XIX secolo, si ricollegava alla costruzione di un passato mitico, nel quale il popolo germanico (ritenuto l’unico popolo razzialmente non contaminato), era composto da uomini forti e vitali, contrapposti ai deboli e “molli” romani. 

L’eredità ideologica della società Thule fu raccolta dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

Il legame del Thule Bund con il nazismo fu anche di carattere pratico. Il fondatore della Thule, Sebottendorff, nel 1918 acquistò il giornale “München Beobachter” che in seguito diventerà il “Völkischer Beobachter” (Osservatore popolare), il quotidiano del partito nazista. Il Thule Bund vide tra i suoi adepti Rudolf Hess, dal 1933 vice di Hitler, e Alfred Rosenberg. 

Nel 1919 un membro della Thule, Anton Drexler, fondò il DAP, Partito tedesco dei lavoratori, al quale Hitler aderì pochi mesi dopo, dal quale sorse il Partito nazionalsocialista (NSDAP), fondato da Hitler a Monaco nel 1920. Il simbolo del partito, la svastica destrogira, fu scelto personalmente da Hitler.

L’Ahnenerbe

L’Ahnenerbe fu un’associazione segreta creata da Heinrich Himmler (il capo delle SS). Tale associazione fu costituita ufficialmente l’1 gennaio 1935 con il nome di Deutsche Ahnenerbe, “Società di studio sulla storia antica dello spirito”, ma presto divenne nota con il nome di “Eredità ancestrale”. 

L’associazione, benché in apparenza si occupasse di ricerche archeologiche ed antropologiche, era guidata dalla convinzione della grandezza dell’antica civiltà germanica e della necessità di lottare contro il principale nemico di questa grandezza, il popolo ebraico. L’Ahnenerbe si occupava, tra l’altro, dello studio della simbologia germanica e soprattutto delle rune, l’antica scrittura dei popoli del Nord. 

La missione ufficiale dell’Ahnenerbe era duplice: in primo luogo, doveva portare alla luce nuove prove dei talenti e delle gesta degli antenati della Germania, risalendo, se possibile, sino al paleolitico. In secondo luogo, doveva rendere note tali scoperte al pubblico tedesco attraverso articoli, riviste, libri, esposizioni e conferenze scientifiche.

In realtà l’organizzazione era volta alla produzione di miti: i suoi più importanti ricercatori non esitarono a distorcere la verità e a fornire “prove” accuratamente adattate a supporto delle idee razziali di Hitler. 

Himmler ne fece una parte costitutiva delle SS, la finanziò e mise a disposizione dei ricercatori una grande villa in uno dei quartieri più ricchi di Berlino, con laboratori scientifici, biblioteche e laboratori museali.

Himmler era convinto di essere la reincarnazione dell’imperatore di Germania Enrico I l’Uccellatore e aveva creato una sorta di nuova Tavola Rotonda nel Castello di Wewelsburg, in Westfalia, dove si riunivano i dodici “cavalieri” dell’Ordine teutonico, composto da elementi scelti nei ranghi delle SS per rituali occultistici e ricerche misteriosofiche.

La spedizione in Tibet

Nel 1938 Himmler organizzò una spedizione in Tibet, guidata dallo zoologo Ernst Schäfer, per rintracciare le testimonianze dell’origine della razza ariana. Egli intendeva così accrescere il suo prestigio all’interno del regime e rafforzare l’Ahnenerbe da lui fondata. La spedizione aveva un carattere scientifico ma era guidata da premesse di stampo mitologico e simbolico, nelle quali Himmler credeva fermamente. 

Durante la spedizione Schäfer esaminò più di trecento crani di abitanti del Tibet e del Sikkim, registrando minuziosamente le loro caratteristiche fisiche. Determinò che il popolo tibetano si situava in una posizione intermedia tra le popolazioni europee e mongolidi, e che i caratteri europei erano tanto più marcati quanto più lo stato sociale si alzava. Ma un altro dei compiti assegnati a questa spedizione era la ricerca della mitica Agarthi, regno sotterraneo in cui risiederebbe il Re del mondo, entità con cui Hitler sosteneva di mantenere una sorta di contatto telepatico. Lo scoppio della guerra impedì la prosecuzione delle ricerche.

Bibliografia

  • E. Collotti, Nazismo e società tedesca (1933-1945), Loescher, Torino 1982
  • Y. Sherratt. I filosofi di Hitler, Bollati Boringhieri, Torino 2014
  • G. Galli, Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario, Rizzoli, Milano 1995;
  • N. Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo, Edizioni Sugarco, Varese 1993;
  • C. Hale, La crociata di Himmler. La spedizione nazista in Tibet nel 1938, Garzanti, Milano 2006;
  • G. L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich, il Saggiatore, Milano 1968;
  • F. Neumann, Behemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo, Feltrinelli, Milano 1977;
  • E. Nolte, Il fascismo nella sua epoca. I tre volti del fascismo, Edizioni Sugarco, Varese 1995;
  • L. Poliakov, Il mito ariano. Saggio sulle origini del nazismo e dei nazionalismi, Editori Riuniti, Roma 1999;
  • H. Pringle, Il piano occulto. La setta segreta delle SS e la ricerca della razza ariana, Lindau, Torino 2007.
  • http://www.restorica.it/novecento/la-componente-esoterica-e-occulta-del-nazismo-parte-i/
  • http://www.restorica.it/novecento/la-componente-esoterica-e-occulta-del-nazismo-parte-ii/

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Arthur de Gobineau

Il conte Arthur de Gobineau fu il più coerente pensatore razzista dell’Ottocento. Nel Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane egli indica il concetto di razza come criterio per comprendere la dinamica storica generale e le vicende recenti del suo paese (la Francia). Secondo de Gobineau in passato sono esistite tre razze fondamentali (la gialla, la nera e la bianca), ognuna delle quali ha prodotto un proprio tipo specifico di civiltà. Mentre la razza bianca possedeva grandi facoltà creatrici ed era capace di porre un freno ai propri impulsi, i gialli pensavano solo al benessere materiale; i neri, infine, erano dotati di scarsa intelligenza e caratterizzati da un animalesco eccesso di sensualità. La Rivoluzione francese, secondo de Gobineau, era stato il prodotto di un micidiale miscuglio razziale verificatosi nel corso della storia. I pochi bianchi rimasti puri, i nobili, erano caduti vittime di una moltitudine di individui razzialmente ibridi. I borghesi, con la loro sete di denaro, non potevano essere che i discendenti di degenerate unioni tra bianchi e gialli. La plebe parigina e i sanculotti, con il loro bestiale comportamento mostravano che nelle loro vene scorreva ormai in prevalenza sangue di neri, lontanissimi in tutto e per tutto dai veri uomini, i bianchi. Per de Gobineau, la mescolanza delle razze era la grande tragedia del genere umano, il quale (nella sua accezione più forte e più completa) si restringeva solo agli europei di pelle chiara, al punto che la loro estinzione avrebbe significato la fine della civiltà.

Le leggi di Norimberga

Le leggi di Norimberga

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Dalle leggi di Norimberga alla “notte dei cristalli”.

Il razzismo fu uno dei principali presupposti ideologici e politici del nazismo.

I nazisti perseguitarono anche malati di mente, handicappati, omosessuali e zingari, ma l’antisemitismo fu la componente principale del razzismo nazista. Benché le discriminazioni contro gli ebrei abbiano inizio con la presa del potere di Hitler, nel 1935, con le “leggi di Norimberga”, vi fu un’accelerazione delle persecuzioni nei loro confronti.

L’obiettivo di queste leggi era di proteggere la “razza tedesca” e di dare compattezza alla comunità di popolo in vista di una possibile guerra. La prima delle due leggi di Norimberga, “per la protezione del sangue e dell’onore tedeschi”, poneva un primo importante principio di separazione giuridica tra ebrei e ariani. Iniziò l’espulsione degli ebrei dall’amministrazione pubblica ed entrò in vigore il divieto del matrimonio tra tedeschi ed ebrei. La cosa importante è che gli ebrei non avevano alcun diritto, né civile né politico e non potevano abitare in territorio tedesco. Da ciò scaturì la spinta all’emigrazione.

La prima legge, la legge sulla cittadinanza del Reich, negava agli ebrei la cittadinanza germanica. Gli ebrei non furono più considerati cittadini tedeschi (Reichsbürger), divenendo Staatsangehöriger (letteralmente «appartenenti allo Stato»). Questo comportò la perdita di tutti i diritti garantiti ai cittadini come, ad esempio, il diritto di voto.

La seconda legge, la legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco, proibiva i matrimoni e le convivenze tra “ebrei” e “tedeschi”. La legge proibiva inoltre il lavoro di ragazze “tedesche” al disotto dei quarantacinque anni di età in famiglie “ebree”.

Legge sulla cittadinanza tedesca – Norimberga 1935

Il Parlamento del Reich all’unanimità ha approvato la seguente legge che così viene promulgata:

I

1. Il suddito dello Stato è quella persona che gode della protezione del Reich tedesco e che in conseguenza di ciò ha specifici ordini verso di esso.

2. Lo status di suddito del Reich viene acquisito in accordo con i decreti del Reich e la Legge di Cittadinanza dello Stato.

II

1. Un cittadino tedesco è un suddito dello Stato di sangue tedesco o affine, che dimostri con la sua condotta di voler servire fedelmente la Germania e il popolo tedesco.

2. La Cittadinanza del Reich viene acquisita attraverso la concessione di un Certificato Statale di Cittadinanza.

3. Il cittadino del Reich è l’unico detentore di tutti i diritti politici in accordo con la Legge.

III

Il Ministro degli Interni del Reich, in coordinamento con il Vice Führer emanerà le ordinanze legali ed amministrative per implementare e completare questa legge.

Norimberga 15 settembre 1935, al Congresso del Partito della Libertà

Il Führer cancelliere del Reich

Adolf Hitler

Il Ministro degli Interni del Reich

Frick

Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco

15 settembre 1935

Fermamente convinti che la purezza del sangue tedesco sia essenziale per la futura esistenza del popolo tedesco, ispirati dalla irremovibile determinazione a salvaguardare il futuro della nazione tedesca, il Reichstag ha unanimamente deciso l’emanazione della seguente legge che viene così promulgata:

Articolo I

1. I matrimoni tra ebrei e i cittadini di sangue tedesco e apparentati sono proibiti. I matrimoni contratti a dispetto della presente legge sono nulli anche quando fossero contratti senza l’intenzione di violare la legge.

2. Le procedure legali per l’annullamento possono essere iniziati soltanto dal Pubblico Ministero.

Articolo II

Le relazioni sessuali extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco e apparentati sono proibite.

Articolo III

Agli ebrei non è consentito di impiegare come domestiche cittadine di sangue tedesco e apparentate.

Articolo IV

1. Agli ebrei è vietato esporre la bandiera nazionale del Reich o i suoi colori nazionali.

2. Agli ebrei è consentita l’esposizione dei colori giudaici. L’esercizio di questo diritto è tutelato dallo Stato.

Articolo V

1. Chi violi la proibizione di cui all’Articolo 1 sarà condannato ai lavori forzati.

2. Chi violi la proibizione di cui all’Articolo 2 sarà condannato al carcere o ai lavori forzati.

3. Chi violi quanto stabilito dall’Articolo 3 o 4 sarà punito con un minimo di un anno di carcere o con una delle precedenti pene.

Articolo VI

Il Ministro degli Interni del Reich in accordo con il Vice Führer e il Ministro della Giustizia del Reich emaneranno i regolamenti legali ed amministrativi richiesti per l’attuazione ed il rafforzamento della legge.

Articolo VII

La legge diverrà effettiva il giorno successivo alla sua promulgazione ad eccezione dell’Articolo 3 che diverrà effettivo entro e non oltre il 1° gennaio 1936.

Legislazione antisemita e Notte dei cristalli

Tra il 1935 e il 1939 furono varate altre leggi antisemite, come quella del 1936 che vietava l’esercizio della professione medica a dottori ebrei e definiva un numero massimo di studenti ebrei nelle scuole e nelle università. Oppure quella del 1938 che escludeva gli ebrei dalle attività economiche e li spingeva a emigrare, o ancora quella 1939 che vietava agli ebrei di circolare nelle ore notturne.

Il 17 agosto 1938 gli ebrei furono obbligati ad aggiungere “Israel” (se maschi) o “Sarah” (se donne) al loro nome e, il 5 ottobre, una grande “J” (che stava per Juden, ossia giudeo) venne timbrata sui loro passaporti. Il 15 novembre i bambini ebrei furono esclusi dalle scuole pubbliche. Dall’aprile 1939 tutte le imprese ebree erano ormai fallite a seguito della pressione finanziaria e al calo dei profitti, o erano state persuase a cedere la propria attività al governo nazista.

Il 7 novembre 1938 Herschel Grynszpan, un giovane ebreo polacco, per vendicare l’espulsione dei suoi genitori dalla Germania, sparò al diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath all’ambasciata tedesca di Parigi. Joseph Goebbels,  Ministro della propaganda nazista, ordinò una massiccia repressione a Berlino. Durante quella che venne chiamata Notte dei cristalli, squadre di SS compirono raid contro i negozi ebrei della città distruggendone le vetrate e incendiando numerose sinagoghe. Nell’evento persero la vita circa 100 ebrei ed altri 20.000 vennero deportati verso i campi di concentramento.

Circa la metà dei 500.000 ebrei che vivevano in Germania nel 1933 fuggì, a causa delle difficilissime condizioni di vita.

 

 

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Interpretazioni del nazismo.

Interpretazioni del nazismo.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Interpretazioni del nazismo.

Il Nazismo è il punto d’arrivo di tendenze già presenti in Germania sin dai tempi di Lutero o è una deviazione patologica dalla tradizione culturale tedesca?

Gerhard Ritter

Secondo lo storico tedesco conservatore Gerhard Ritter, il nazismo è una forma particolare della crisi generale dei valori liberal-democratici (tolleranza, ragionevolezza, moderazione, libertà, fiducia nel progresso storico etc.) che investì tutto l’Occidente, e non un evento che ha radici unicamente nella storia tedesca.

Enzo Collotti

Secondo Enzo Collotti (La Germania nazista, 1962), invece, il nazismo si colloca all’interno di una tradizione tipicamente tedesca, nazionalista, militarista, antisemita, che va da Lutero a Fichte, Hegel, Wagner, Nietzsche, il pangermanesimo etc. Collotti respinge il tentativo di scaricare sulla sola figura di Hitler (e dei leader nazisti) ogni responsabilità. Hitler non avrebbe mai potuto scatenare la guerra e l’Olocausto senza l’aiuto degli industriali, delle classi politiche conservatrici, degli Junker e dei militari.

Friedrich Meinecke

Altri studiosi ritengono che gli orrori del nazismo siano il frutto della crisi morale europea, e in particolare della ebbrezza di potere della borghesia e dei militari tedeschi. Tuttavia secondo costoro (tra i quali lo storico liberale Meinecke) tutti questi mali non avrebbero potuto portare a una simile catastrofe senza la comparsa di una personalità eccezionale, di una ‘forza demoniaca’ come quella di Hitler.

Gli storici marxisti

Gli storici marxisti interpretano il nazismo come lo strumento usato dal grande capitale, dalla borghesia reazionaria per distruggere il movimento proletario-socialista. Questa tesi è stata negata da autori come Fest e K. Hildebrand (Il Terzo Reich, 1979), che sottolineano l’autonomia politica del nazismo dal grande capitale e le intenzioni anticapitaliste del nazismo. I nazisti avrebbero voluto, dopo la vittoria nella guerra, sbarazzarsi dell’industrialismo capitalista. Protessero la grande industria solo perché ne avevano bisogno per vincere il conflitto.

George Mosse

Secondo George Mosse (Le origini culturali del Terzo Reich, 1968) il successo di Hitler sarebbe dovuto alla capacità di dare uno sbocco concreto alla fumosa e indefinita volontà rivoluzionaria dei ceti medi. La “rivoluzione germanica”, la ricerca di una terza via alternativa a capitalismo e comunismo, divenne rivoluzione antiebraica. Hitler distinse tra capitalismo ebraico (responsabile dei mali dei ceti medi) e capitalismo tedesco (=ariano e ‘buono’). Il nemico non fu più il capitalismo in quanto tale, bensì il capitale ebraico (oltretutto, secondo Hitler, gli ebrei erano anche i capi del movimento bolscevico internazionale).

Deviando la rabbia dei ceti medi in crisi contro i capitalisti ebrei e la “cospirazione giudaico-marxista”, Hitler salvò il capitalismo tedesco dalla rovina, schiacciando i movimenti di sinistra. ‘Capitalismo’, per i nazisti, era sinonimo di ‘industrialismo ebraico’. Quello di Krupp e della Farben non era, per i nazisti, capitalismo in senso proprio ma piuttosto, industrialismo ariano, al servizio del Volk.

Il revisionismo storiografico.
Ernst Nolte

A partire dal 1986, si è sviluppata in Germania la historikerstreit (“polemica storiografica”), aperta dagli scritti di Ernst Nolte (l’articolo “Il passato che non vuole passare”, del 1986; il libro Nazionalsocialismo e bolscevismo. La guerra civile europea 1917-1945, del 1987).

Nolte ha sostenuto che:

Il genocidio razziale fu certo una triste realtà, ma ebbe un ruolo secondario e subordinato rispetto al vero obiettivo della dittatura nazista: la lotta senza quartiere contro il comunismo. Il nazismo volle essere essenzialmente anticomunismo.

Il nazismo è stato la risposta preventiva alla minaccia bolscevica. Le violenze politiche all’interno dei vari Stati europei tra il 1917 e il 1945 e la seconda guerra mondiale nascono a partire dalla rivoluzione d’Ottobre. Il nazismo non ci sarebbe stato, senza la minaccia del comunismo.

I nazisti, nel costruire i loro lager, hanno preso a modello il gulag sovietico. Il metodo dello sterminio fu analogo, anche se il bolscevismo tentò di attuare lo sterminio di classe (contro kulaki e borghesi), mentre il nazismo tentò di attuare lo sterminio biologico contro gli ebrei e contro i popoli non ariani.

Lo sterminio nazista fu peggiore, moralmente più riprovevole di quello bolscevico, ma fu il bolscevismo a causare il nazismo, che ha rappresentato la risposta dell’Occidente alla sfida dell’Oriente sovietico.

Habermas e Hobsbawm
Contro Nolte, filosofi come Habermas e storici come Hobsbawm hanno fatto notare che questa tesi è contraddetta dai fatti.

In primo luogo, il razzismo antisemita di Hitler è una componente fondamentale del programma nazista fin dall’inizio, nettamente più presente dell’anticomunismo.

Senza la punitiva pace di Versailles con le conseguenti perdite territoriali subite dalla Germania e la crisi economica del 1929 l’avvento di Hitler al potere non sarebbe stato possibile. Tutto avrebbe inizio con la Grande guerra, che generò sia la rivoluzione sovietica sia la dittatura nazista. Il 1914 (e non il 1917) segna secondo Hobsbawm l’inizio del terribile Novecento, il più sanguinoso secolo della storia umana. E la prima guerra mondiale fu la conseguenza delle tensioni imperialistiche tra le potenze.

Daniel Jonah Goldhagen 

I volonterosi carnefici di Hitler (1996) di Daniel Jonah Goldhagen è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l’inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l’antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il ’45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali.

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Nazismo: sintesi

Nazismo: sintesi

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Nazismo: sintesi

La crisi del 1929 in Germania;

  • la grande crisi del 1929 e il dissesto seguito al ritiro dei capitali statunitensi, la disoccupazione e la fame portarono alla radicalizzazione della lotta politica, lasciando spazio ai comunisti e ai nazionalsocialisti di Hitler;

Le idee e la strategia di Hitler:

  • Hitler sosteneva la necessità di lavare l’onta di Versailles, di ricostruire una “Grande Germania” antibolscevica e anticapitalista, di procurare al popolo tedesco – la stirpe eletta – lo spazio vitale verso Oriente, schiacciando slavi ed ebrei, popoli e razze inferiori, di obbedire al capo (Fùhrer).
  • razzismo e supposta missione civilizzatrice della nazione tedesca fecero presa su un popolo tragicamente provato eppur incline a nutrire ambizioni di predominio;
  • nonostante le conclamate posizioni anticapitalistiche, Hitler cercò e ottenne il consenso delle classi dirigenti del Paese.

Hitler cancelliere

  • 1932: il vecchio maresciallo Hindenburg fu rieletto alla Presidenza della Repubblica; i nazisti ottennero schiaccianti vittorie elettorali;
  • 1933 (30 gennaio): Hindenburg chiamò Hitler a formare il governo (per un tragico errore di valutazione, i conservatori pensarono di «costituzionalizzare» i nazisti).

La creazione dello Stato totalitario. Il Terzo Reich

  • 1933: fu messo fuori legge il Partito Comunista, cui fu attribuita la colpa dell’incendio del Reichstag, il Parlamento tedesco;
  • 1933: altra massiccia vittoria elettorale dei nazisti. Hitler chiese e ottenne dal Parlamento pieni poteri, compresa la facoltà di modificare la Costituzione;
  • 1933: scioglimento di tutti i partiti, tranne quello nazista;
  • 1934 (30 giugno): notte dei lunghi coltelli con il massacro delle SA (Squadre d’assalto), ossia dell’ala sinistra del partito;
  • 1934 (agosto): alla morte di Hindenburg, Hitler divenne Capo dello Stato. Nasceva il Terzo Reich.

Il regime nazista:

  • internamento nei lager di quasi un milione di tedeschi; persecuzioni contro gli ebrei (leggi di Norimberga, 1935);
  • nazificazione dei lavoratori («Fronte del lavoro») e della gioventù («Gioventù Hitleriana»); rapporti diretti tra le masse e il capo (parate militari, adunate oceaniche, ecc);
  • concordato tra Hitler e il Vaticano (1933);
  • stretti rapporti tra industria e Stato; disciplina paramilitare dei lavoratori; grandi opere pubbliche e assorbimento della disoccupazione.

 

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Marco Paolini, Ausmerzen

Marco Paolini, Ausmerzen

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Marco Paolini, Ausmerzen

«Ausmerzen ha un suono dolce e un’origine popolare.

È una parola di pastori, sa di terra, ne senti l’odore.
Ha un suono dolce ma significa qualcosa di duro, che va fatto a marzo.

http://www.youtube.com/watch?v=AWqAFR4iu3U

Prima della transumanza, gli agnelli, le pecore che non reggono la marcia, vanno soppressi».

Nella storia di uno sterminio non a tutti noto, prima e dopo Auschwitz, era annidato il Dna di ogni soppressione di creature umane difettose, indifese, «vite indegne di essere vissute». Marco Paolini si immerge in quelle tenebre e il suo racconto porta in piena luce il modello nascosto dell’eliminazione dei deboli.

Dopo lo spettacolo Ausmerzen e il suo successo, anche per rispondere alle domande che lo spettacolo stesso aveva creato, Marco Paolini si è immerso per un anno nella scrittura, rielaborando e tessendo in narrazione una mole enorme di dati, alcuni dei quali – tra i più sconvolgenti – quasi sconosciuti.

«Questa è la storia di uno sterminio di massa conosciuto come Aktion T4. T4 sta per Tiergartenstraße numero 4, un indirizzo di Berlino. Durante Aktion T4 sono stati uccisi e passati per il camino circa trecentomila esseri umani classificati come “vite indegne di essere vissute”…
Cominciarono a morire prima dei campi di concentramento, prima degli zingari, prima degli ebrei, prima degli omosessuali e degli antinazisti e continuarono a morire dopo, dopo la liberazione, dopo che il resto era finito».

Marco Paolini, Ausmerzen 

Spunti di riflessione:

1) AUSMERZEN vite indegne di essere vissute: di chi stiamo parlando?

2) Nel 1939 ci fu il primo caso di un bambino, figlio di un contadino, ucciso con iniezione da un medico, come si è arrivati a questo? Quale fu il ruolo di Hitler?

3) Perché il narratore ritorna indietro alla belle époque  di un secolo fa’?

4) Alla fine dell’800 la scienza ha significativamente contribuito alla diffusione delle idee razziste: in che modo?

5) Hitler è andato al potere nel 1933, ma nel 1923 è un caporale finito in galera nella prima guerra mondiale che però scrive delle osservazioni sull’Unione Americana: quali?

6) Che cosa veniva insegnato in un problema di matematica a un bambino della scuola elementare tedesca? E che cosa veniva insegnato nei licei tedeschi negli anni Trenta?

7) Nel 1933 in Germania viene varata la legge sulla sterilizzazione, appoggiata dalla propaganda, dai manifesti e da documentari “scientifici”, perché le corti genetiche istituite precedentemente avevano censito 500000 cittadini geneticamente inaccettabili. Ma inaccettabili per chi e perché?

8) Furono inviate delle circolari ai medici di famiglia e alle ostetriche che dovevano segnalare i minori nati malformati con malattie genetiche e ai direttori dei manicomi: ma chi dovevano segnalare?

9) Fra i sei centri per l’eutanasia, si ricorda soprattutto Aktion T4 dove furono censiti e poi uccisi 5000 bambini, affetti da malformazioni o handicap, mediante iniezioni letali e malati di mente uccisi con il gas e poi cremati. Ma in particolare come riuscirono a ingannare i genitori di questi bambini che diedero il consenso al trattamento, non immaginando però che avrebbe portato alla morte i loro figli?

10) Aktion T4 fu attivo dal 1 settembre 1939 al 1 settembre 1941, perché ad un certo punto Hitler lo chiuse? Anche un dittatore può aver bisogno di consenso? Qualcuno aveva iniziato a capire che cosa si faceva realmente in questi centri?

 

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