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Pirati

Pirati

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Pirati

 

>>> La pirateria nell’età antica e medievale

 

>>> L’età d’oro della pirateria. Pirati dei Caraibi

 

>>> Pirati e piratesse

 

>>> Covi di pirati

 

>>> All’assalto col Jolly Roger: navi, bandiere, abbordaggi, processi e impiccagioni

 
L’idea che molti di noi hanno dei pirati è probabilmente basata più che sulla realtà storica su secoli di ballate, racconti, romanzi, fumetti e film. 
La pirateria funestò sempre i mari fin dalle origini dei commerci marittimi: esistono testimonianze della sua presenza già ai tempi della civiltà egizia e della Grecia omerica. Molti navigatori, in ogni epoca, alternarono regolari attività mercantili con azioni piratesche, perciò il confine tra attività mercantile e pirateria è piuttosto labile. Numerosi popoli marinari, tra i quali etruschi, cartaginesi, saraceni, vichinghi e musulmani barbareschi, si specializzarono nella pirateria, la cui repressione fu sempre molto difficile per gli stati colpiti. 
L’età d’oro della pirateria, alla quale per lo più si ispirano romanzi e film sui pirati, va all’incirca dal XVI al XVIII secolo, scorrendo parallela e intrecciandosi strettamente alle prime fasi di sviluppo del capitalismo, all’espandersi del commercio mondiale, alla colonizzazione dell’America e alla contesa tra le grandi potenze. La scoperta del Nuovo Mondo e l’espansione dei commerci aprirono nuove rotte per l’attività dei pirati, talvolta sostenuti dai sovrani e quindi difficilmente distinguibili dai corsari. È il caso del celebre Francis Drake, appoggiato dalla regina Elisabetta I di Inghilterra, la quale partecipò agli utili delle sue imprese e lo premiò con un titolo nobiliare. L’oro degli Spagnoli suscitò gli appetiti, in particolare, dei bucanieri e filibustieri, pirati inglesi, olandesi e francesi che agirono nelle Antille con l’incoraggiamento dei rispettivi governi. La guerra corsara ebbe successo nei secoli in cui gli Stati non erano ancora dotati di un’efficiente marina militare e spesso delegarono i corsari a svolgere le attività belliche nei mari. 
Il rafforzamento delle marine militari e il divieto della corsa stabilito con la pace di Utrecht (1713) avviarono il declino del fenomeno. Esso scomparve, però, solo dopo che il congresso di Parigi del 1856 ebbe proclamato il principio della libertà dei mari e gli Stati si impegnarono a farlo rispettare.

 

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All’assalto col Jolly Roger

All’assalto col Jolly Roger

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

All’assalto col Jolly Roger

Navi, bandiere, abbordaggi, codici, processi e impiccagioni.

 

Le navi dei pirati

Le navi dei pirati dovevano avere tre caratteristiche: essere veloci, affidabili e bene armate. Molti pirati utilizzavano sloop di piccole dimensioni, apprezzabili soprattutto per la loro velocità e per la relativa facilità con cui potevano essere mantenuti in buone condizioni, carenandoli regolarmente. Tuttavia alcuni pirati, come Bartholomew Roberts e Barbanera, comandavano vere e proprie navi da guerra, che entravano in azione con una flottiglia di supporto.

 

La bandiera dei pirati

Le navi pirata generalmente non mascheravano le loro intenzioni ostili. Talvolta esse usavano bandiere di nazioni amiche ma più frequentemente issavano bandiere proprie, rosse o nere, decorate con teschi o altri simboli. Il Jolly Roger, vessillo nero con un teschio bianco e due tibie incrociate è stato considerato il simbolo dei pirati nel mondo occidentale, tuttavia le bandiere pirata assunsero svariate versioni personalizzate. I pirati usarono frequentemente la bandiera rossa, che sembra fosse più terrorizzante di quella nera, perché indicava che non ci sarebbe stata alcuna pietà nei confronti delle vittime. Anche le immagini raffigurate variavano: cuori sanguinanti, palle di cannone infuocate, clessidre, spade e scheletri. Lo scopo era in ogni caso quello di incutere terrore alle vittime, attraverso immagini che richiamassero morte e violenza. Il termine inglese Jolly Roger deriverebbe secondo alcuni dal francese Jolie Rouge e indicherebbe la bandiera rossa, mentre per altri indicherebbe il diavolo, detto Old Roger (vecchio Roger).

 

Il bottino

Una volta avvistata la preda, l’equipaggio afferrava le armi e correva al proprio posto. Il timoniere portava a tutta velocità la nave sulla scia dell’altra. Il capitano faceva sparare colpi di cannone per intimare la resa. Accostatisi alla preda, i pirati la agganciavano, servendosi di grappini d’arrembaggio. Al comando del capitano la ciurma si arrampicava e balzava sul ponte nemico.

Spesso i mercantili attaccati dai pirati non opponevano resistenza, da un lato perché si rendevano conto che era impossibile resistere, considerata la superiorità dell’avversario, dall’altro perché contavano sul fatto che una resa immediata avrebbe reso più clementi gli aggressori.

I pirati erano certamente interessati a procurarsi ricchezze, ma i favolosi tesori dei pirati spesso erano solo delle leggende. Tra i più noti e documentati tesori vi sono quelli di Capitan Kidd e di Sam Bellamy. Il bottino dei pirati consisteva, tuttavia, anche in cibo, bevande e attrezzature navali di ricambio per le proprie imbarcazioni.

Nella maggior parte degli attacchi i pirati impiegavano una sola nave e catturavano solo raramente mercantili di grandi dimensioni. Un caso singolare fu l’attacco dello sloop Sultana, capitanato dal pirata Sam Bellamy, che attaccò e catturò la grande nave negriera Whydah, che stava tornando in Inghilterra. Il bottino fu enorme (tra le 20000 e le 30000 sterline) e Bellamy si trasferì a bordo della Whidah, una nave da 28 pezzi d’artiglieria.

 

Il codice dei pirati

I codici più famosi che ci sono giunti sono quelli redatti da Bartholomew Roberts, John Phillips, Edward Lowe e George Lowther.

Alcune delle regole del codice di Bartholomew Roberts erano le seguenti:

  • Ognuno aveva il diritto al voto, a provviste fresche e alla razione di liquore.
  • Nessuno doveva giocare a carte o a dadi per denaro.
  • I lumi delle candele dovevano essere spenti alle otto.
  • I pirati dovevano tenere le proprie armi sempre pronte e pulite.
  • Donne e fanciulli non potevano salire a bordo della nave.
  • Chi disertava in battaglia veniva punito con la morte o con l’abbandono in mare aperto.

Tra i pirati il capitano era eletto dalla ciurma, che poteva anche sostituirlo se non dimostrava di avere doti di leader e di combattente. Il codice introduceva anche la regola del Parlè, secondo cui chi vi si appellava doveva essere al sicuro dalla tortura e non poteva essere ucciso per tutta la sua durata. Inoltre, si stabilivano anche le norme di disciplina da seguire in battaglia, i criteri di ripartizione del bottino, il compenso spettante ai pirati feriti o mutilati.

 

Processi e impiccagioni

I pirati giudicati colpevoli dai tribunali erano condannati al patibolo, ma nel XVI secolo molti potevano sperare di cavarsela. A cavallo del 1700 il numero di impiccagioni crebbe però notevolmente, anche perché fu varata una legge che prevedeva la possibilità di processare e giustiziare i pirati in loco, subito dopo la cattura, senza l’obbligo di condurli a Londra. Inoltre, la durata dei processi divenne in genere molto più breve, non più di qualche giorno.

In Inghilterra i pirati venivano impiccati sulla sponda settentrionale del Tamigi, un chilometro e mezzo a valle dalla Torre di Londra. I pirati erano impiccati al livello della bassa marea, per dimostrare che il crimine commesso, rientrava sotto la giurisdizione dell’Ammiragliato. Dopo l’impiccagione, i corpi venivano lentamente sommersi  dalle acque della marea crescente ed era usanza lasciar passare tre maree prima di rimuovere i cadaveri. Le ultime parole dei condannati erano spesso pubblicate, per soddisfare la morbosa curiosità del pubblico e tutte le impiccagioni dei pirati erano pubbliche. I cadaveri dei pirati più noti venivano esposti lungo il Tamigi, ricoperti di pece per conservarli il più a lungo possibile e inseriti in una sorta di gabbia fatta di cerchi di ferro e catene.

L’impiccagione di William Kidd nel 1701 attirò una gran folla nel luogo dell’esecuzione. Il cappio si ruppe al primo tentativo così il condannato fu impiccato una seconda volta. Il cadavere incatenato ad un palo, fu sommerso tre volte dalla marea. Il suo corpo fu ricoperto di pece per evitarne la decomposizione e appeso in una gabbia alla forca di Tilbury Point.

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Covi di pirati

Covi di pirati

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di Giorgio Baruzzi

Covi dei pirati

 

Tortuga

Nel 1625 l’isola di Tortuga divenne una base dove corsari e bucanieri si associarono per attaccare le imbarcazioni provenienti dalle colonie spagnole. Da Tortuga partivano inoltre le spedizioni contro le città costiere che durarono fino a tutto il secolo XVII. Nel 1635 e nel 1638, spedizioni militari spagnole sconfissero francesi ed inglesi, ma non si stabilirono in modo permanente sull’isola, permettendo a pirati e coloni di farvi presto ritorno.

I coloni ampliarono le fortificazioni spagnole e nel 1640 costruirono Fort de Rocher, affacciato sull’unico porto naturale. Da quel momento in poi l’Isola della Tortuga fu divisa tra coloni inglesi e francesi, che permisero ai pirati di usarla come base per le loro operazioni. Dal 1640 i bucanieri della Tortuga divennero noti come i Fratelli della Costa.

 

Port Royal

Nel XVII secolo una delle roccaforti dei pirati fu Port Royal, uno dei più importanti e ricchi porti giamaicani del Mar dei Caraibi, che si era guadagnata la reputazione di “Sodoma” del Nuovo Mondo, per i costumi dissoluti e per la massiccia presenza di pirati, assassini e prostitute. Dopo aver strappato la Giamaica agli Spagnoli nel 1655, i governatori britannici affidarono di fatto la difesa di Port Royal ai pirati.

La baia di Port Royal offriva protezione ai velieri dei pirati che necessitavano di manutenzione ed era una posizione ottimale da cui potevano lanciare le loro incursioni verso i ricchi insediamenti costieri spagnoli. I pirati potevano vivere lì senza correre grossi rischi, se non quelli legati alla frequentazione delle taverne e dei bordelli. Da Port Royal, Henry Morgan attaccò Panama, Portobelo e Maracaibo. Anche Roc Brasiliano, John Davis e Edward Mansveldt utilizzarono Port Royal per le loro azioni di pirateria.

Il 7 giugno 1692, un terremoto distrusse Port Royal, provocando l’inabissamento di due terzi della città. Quasi tutti gli edifici della città furono inghiottiti dal mare, perché le costruzioni sorgevano su un terreno sabbioso, saturo d’acqua, che durante il terremoto prese una consistenza fangosa. Gran parte della città scomparve nel giro di poche ore, compresi quattro dei cinque forti difensivi. I cadaveri in decomposizione ammorbavano l’aria e diffondevano malattie, mentre chi era sopravvissuto si dava al saccheggio. Dopo tale disastro naturale, il ruolo commerciale di Port Royal fu assunto dalla città di Kingston.

 

New Providence (Nassau)

New Providence, un’isola delle Bahamas, con la sua capitale Nassau, fu la sede della più importante colonia pirata dei Caraibi. Nassau fu fondata dai britannici a metà del XVII secolo come Charles Town, ma venne ribattezzata Nassau, in onore di Guglielmo III di Orange-Nassau nel 1695. Sotto il controllo della Gran Bretagna e al centro di uno scontro per il dominio sulle colonie caraibiche l’isola fu più volte attaccata dagli Spagnoli e dai Francesi nel corso del XVII secolo. All’inizio XVIII secolo essa fu di fatto governata dai pirati dei Caraibi.

Tra il 1706 e il 1718 Nassau divenne una vera e propria repubblica piratesca, dove viveva oltre un migliaio di pirati. Tra i pirati che utilizzarono Nassau come loro base vi furono Charles Vane, Thomas Barrow, Benjamin Hornigold, Calico Jack Rackham, Anne Bonny, Mary Read ed Edward Teach, noto come “Barbanera“.

Nel 1718, gli inglesi si impegnarono per riprendere il controllo dell’isola e nominarono il capitano Woodes Rogers come nuovo governatore. Egli soppiantò il governo dei pirati, ai quali offrì l’amnistia a condizione che rientrassero nella legalità, e resterò l’autorità britannica.

 

Madagascar

Quando il bottino del mar delle Antille cominciò a scarseggiare, molti pirati si spostarono ad Oriente, nelle acque dell’Oceano Indiano. Attirati dal tesoro delle flotte dei principi indiani e dalle grandi navi mercantili delle Compagnie delle Indie Orientali olandesi, francesi e inglesi, molti pirati trovarono un rifugio sicuro in una una piccola isola, vicino alla costa orientale del Madagascar. Qui, a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo , trovò rifugio circa un migliaio di pirati, tra cui i famigerati Adam Baldridge, William Kidd, Olivier Levasseur, Henry Every, Robert Culliford, Abraham Samuel e Thomas Tew.

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Pirati e piratesse

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di Giorgio Baruzzi

Pirati e piratesse

Alcuni dei più famosi pirati tra XVI e XVIII secolo

 

Sir Francis Drake (1540-1595) era un corsaro assoldato dalla corona britannica per attaccare e depredare le navi spagnole; fu nominato addirittura baronetto dalla regina Elisabetta I. Fu il primo navigatore inglese a circumnavigare il globo ed era vice ammiraglio in capo della flotta inglese quando essa sconfisse l’Invincibile Armada di Filippo II nel 1588.

https://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Drake 

Henry Morgan (1635-1688) trasferitosi in America Centrale, divenne famoso per aver razziato città e flotte spagnole. Catturato e ricondotto a Londra, in un momento di pace tra Gran Bretagna e Spagna, fu liberato per ordine del re Carlo II e rispedito in Giamaica, dove divenne ricco e potente combattendo i suoi vecchi compagni pirati. Nel 1674 il re lo nominò cavaliere e vicegovernatore della Giamaica.

https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Morgan 

Jean David Nau detto François de l’Olonnais (1635-1671) fu considerato uno dei pirati più crudeli. Accumulò e sperperò ingenti ricchezze. Pare che l’Olonnese avesse una certa propensione per la tortura dei prigionieri e si dice che abbia addirittura mangiato il cuore di uno di essi. Il destino però gli riservò una fine simile: morì divorato dai cannibali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Francois_l%27Olonese 

John Rackam detto “Calico Jack” (1682-1720), soprannominato così per l’abitudine di vestire abiti di calicò. Solcò i mari in compagnia di Mary Read e Anne Bonny. Dopo aver razziato le Bahamas in lungo e in largo fu acciuffato insieme a tutta la sua ciurma, di cui si salvarono solo le due piratesse.

https://it.wikipedia.org/wiki/Calico_Jack 

Bartholomew Roberts detto “Black Bart” (1682-1722) iniziò la sua attività piratesca a 37 anni, ma in circa tre anni, riuscì a catturare quasi 500 navi. Si dice che vestisse sempre in maniera impeccabile e che da uomo religioso qual era si rifiutasse di svolgere razzie la domenica. Morì colpito da una palla di cannone alla gola e i suoi uomini riuscirono a gettarne il corpo in mare prima che questo fosse catturato, secondo le sue volontà.

https://it.wikipedia.org/wiki/Bartholomew_Roberts 

William Kidd (1645-1701) iniziò la sua carriera da corsaro, ma parte del suo equipaggio morì di colera, la sua imbarcazione finì in pessime condizioni e i tentativi di attaccare le navi nemiche fallirono. Finalmente Kidd riuscì a catturare una nave che trasportava un tesoro ricchissimo, del quale si impadronì e che sotterrò su un’isola. Ma la nave apparteneva alla Compagnia delle Indie, così Kidd fu accusato di pirateria e condannato all’impiccagione.

https://it.wikipedia.org/wiki/William_Kidd 

Edward Teach detto “Barbanera” (1680-1718) è il pirata su cui sono circolate più leggende in assoluto. Di lui si dice che andasse in battaglia con delle micce accese attorno al volto per essere avvolto dal fumo e apparire più spaventoso, che bevesse rum misto a polvere da sparo, che fosse crudele con i suoi uomini tanto quanto con i prigionieri e che avesse una barba nera, lunga e fluente.

https://it.wikipedia.org/wiki/Barbanera 

Henry Every detto “Long Ben” (1659-1717) iniziò la sua carriera come corsaro per la Royal Navy, ma ben presto il desiderio di azione lo spinse ad ammutinarsi insieme ai compagni e a impadronirsi della nave su cui si trovava. Il suo territorio era il Mar Rosso, dove poteva intercettare navi inglesi, danesi e soprattutto quelle cariche di ricchezze di ogni genere del Gran Mogol. Divenne così uno dei pirati più ricchi e decise, senza grande fortuna, di ritirarsi a vivere in Inghilterra.

https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Every 

Roc Brasiliano (1630-1673). Non è noto il vero nome di questo pirata carismatico, popolare tra i colleghi che lo chiamavano “Roche Braziliano” (Roccia Brasiliana). Brasiliano sostava a Port Royal e si guadagnò la fama di uomo pericoloso e crudele. Era crudele coi prigionieri, soprattutto se spagnoli, che torturava e uccideva senza giustificato motivo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Roc_Brasiliano 

Benjamin Hornigold (c.1680 – 1719). La sua carriera di pirata è durata dal 1715 al 1718. Accettata l’amnistia per il rientro nella legalità, divenne cacciatore di pirati, dando la caccia ai suoi vecchi compagni per ordine del governatore delle Bahamas, Woodes Rogers. Morì nel 1719 quando la sua nave naufragò durante una tempesta.

https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Hornigold 

Samuel Bellamy (1689-1717) soprannominato Black Sam Bellamy. Nonostante la sua carriera di pirata sia stata assai breve (poco più di un anno) catturò ben 53 navi. Era alto, forte, scuro di capelli, ben educato e di aspetto ordinato. Scriveva e leggeva molto, vestiva con soprabiti neri. Le sue armi preferite erano quattro pistole che teneva sotto la fascia, due dietro la schiena e due più piccole davanti. Il suo equipaggio, di cui facevano parte molti ex-schiavi, gli era molto affezionato. Bellamy divenne noto per la sua generosità verso coloro che catturava durante le incursioni. Morì a soli 29 anni per un naufragio.

https://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Bellamy 

 

La pirateria era un’attività riservata agli uomini, perciò le donne che intendessero navigare sotto la bandiera dei pirati dovevano apparire uomini, vestirsi, combattere, bere e bestemmiare come tali.

Anche se non furono le sole a dedicarsi alla pirateria, due donne pirata sono note per le loro audaci imprese Mary Read e Anne Bonny.

Anne Bonny (1700-1782) era figlia illegittima di un avvocato irlandese. Dopo una giovinezza molto movimentata scelse la via della pirateria unendosi a Calico Jack, sulla cui nave si conquistò la fama di essere spietata e coraggiosa. Sulla nave incontrò Mary Read, che si fingeva uomo, e l’aiutò a mantenere il suo segreto finché il capitano non le scoprì. Quando la ciurma fu catturata si salvò dall’impiccagione insieme a Mary Read, dichiarandosi incinta. Mentre di Mary si sa che morì in prigione poco dopo, di lei non si sa più nulla di certo. Secondo alcune testimonianze sarebbe stata riscattata dal padre e avrebbe vissuto in South Carolina fino alla veneranda età di ottantadue anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Anne_Bonny 

Uno dei più grandi pirati di tutti i tempi fu una donna, Ching Shih.

Ching Shih (1785-1844), conosciuta anche come Madame Cheng. Ex prostituta, sposò il capo dei pirati cinesi Cheng Yi, nel 1801. Alla morte del marito (1807) prese il suo posto di comandante pirata assicurandosi il sostegno dei suoi parenti più autorevoli e del figlio adottivo di Cheng, di cui prima divenne amante e poi moglie. Grazie a un rigido codice di condotta imposto ai suoi uomini e alla debole opposizione delle autorità cinesi, fu a capo della Red Flag Fleet, una confederazione stimata in decine di migliaia di pirati e diverse centinaia di imbarcazioni. Ching Shih sventò tutti i tentativi delle forze governative di distruggere la flotta pirata. Nel 1810 il governo cinese le offrì un’amnistia, che Ching Shih accettò. Madame Cheng da allora condusse una vita tranquilla, gestendo una casa da gioco a Canton, dove morì a quasi settant’anni.

 

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L’età d’oro della pirateria

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di Giorgio Baruzzi

L’età d’oro della pirateria

 

Pirati dei Caraibi

L’età d’oro della pirateria, alla quale si ispirano molti romanzi e film sui pirati, va all’incirca dal XVI al XVIII secolo, scorrendo parallela e intrecciandosi strettamente alle prime fasi di sviluppo del capitalismo, all’espandersi del commercio mondiale, alla colonizzazione dell’America e alla contesa tra le grandi potenze. La scoperta del Nuovo Mondo e l’espansione dei commerci aprirono nuove rotte per l’attività dei pirati. Dopo la scoperta dell’America, il Mare dei Caraibi fu teatro delle più audaci imprese di pirateria e di guerra di corsa di tutti i tempi. La pirateria potè espandersi notevolmente perché di fatto sostenuta da Olandesi, Inglesi e Francesi, per contendere alla Spagna il monopolio del continente americano e del suo oro. Sono di questo periodo le avventurose gesta di uomini di mare come Sir Francis Drake, nominato in seguito baronetto dalla Regina Elisabetta per i suoi meriti di corsaro, di Henry Morgan, il saccheggiatore di Panama, e di tanti altri filibustieri. Tra questi l’olandese Van Graf, lo spietato “Olonese”, Edward Teach, il terribile e leggendario Barbanera o donne come Mary Read ed Anny Bonny.

 

Pirati e corsari tra ‘500 e ‘600

La pirateria moderna iniziò nel XVI secolo, nel Mar delle Antille, quando Inglesi, Francesi e Olandesi cercarono di ridimensionare il predominio degli Spagnoli nelle Americhe e sull’Atlantico, finanziando vascelli corsari che saccheggiassero i loro mercantili. La pirateria fu spesso esercitata sotto una parvenza di legalità: i corsari combattevano, depredavano e uccidevano con tanto di “patenti di marca” e “lettere di corsa” concesse dai sovrani europei.

Le continue guerre tra Spagna e Inghilterra diedero origine a una quasi ininterrotta lotta di corsari, che raggiunse la sua epoca d’oro al tempo della regina Elisabetta I, che si avvalse della preziosa azione di corsari come John Hawkins, Francis Drake, Walter Raleigh e Thomas Cavendish. Francis Drake combatté contro gli Spagnoli per conto della regina Elisabetta I e riuscì ad arricchire le casse dello stato con un bottino di oltre 200.000 sterline.

Nell’immaginario collettivo la pirateria ha come principale riferimento i pirati del 1600, che per alcuni decenni controllarono vaste aree del mar dei Caraibi, minacciando le ricche colonie spagnole e i galeoni carichi d’oro e d’argento diretti verso la madrepatria. Poco dopo la sua scoperta, questo mare attirò l’interesse delle corone inglese e francese. I Francesi si impadronirono di alcune isole quali Martinica e Guadalupa, mentre gli Inglesi occuparono Antigua, Montserrat, Barbados e Giamaica, tutti territori sottratti alla Spagna.

A esercitare la pirateria erano principalmente i bucanieri o filibustieri, avventurieri di nazionalità europea, in origine piantatori e cacciatori nelle Antille e a Santo Domingo.

 

Bucanieri e filibustieri

Il termine bucaniere deriva dal francese boucanier, usato dagli Arawak, una tribù caraibica, per indicare i cacciatori di frodo che si nutrivano di carne affumicata sulla graticola di legno (barbicoa), un metodo che proprio gli indigeni avevano insegnato loro. Il termine divenne d’uso comune con la pubblicazione nel 1684 del libro di Alexandre Exquemelin The Bucaniers of America.

In origine i bucanieri erano cacciatori e vivevano fornendo carne, grasso e pelli alle navi di passaggio. Catturavano il bestiame che si era riprodotto rapidamente dopo che i conquistatori spagnoli avevano lasciato l’isola di Hispaniola. Coloni francesi e inglesi occuparono l’isola di Hispaniola (oggi Santo Domingo) creando la prima base pirata nei Caraibi. Nei primi anni del XVII secolo le coste nord-occidentali dell’isola erano diventate un punto di rifornimento di pirati. Gli Spagnoli condussero diversi attacchi contro Hispaniola e costrinsero una parte dei pirati ad abbandonare l’isola (1630). Molti di essi si trasferirono sull’isola di Tortuga (tartaruga), da dove potevano attaccare più facilmente le navi spagnole.

Dal 1640 i bucanieri della Tortuga furono noti come i Fratelli della Costa. La popolazione pirata era composta per la maggior parte di Francesi e Inglesi con un piccolo numero di Olandesi. Pregiudicati, fuorilegge, schiavi fuggiti, si unirono ai bucanieri, ubbidendo alle loro leggi e sottostando alla ferrea disciplina imposta dai capi pirata.

Essi allestirono una flotta mercenaria, spesso alleata dell’Inghilterra. Vedendo nei bucanieri degli utili alleati, l’Inghilterra li finanziò e li protesse per attaccare in particolare le navi spagnole, offrendo loro come base Port Royal in Giamaica. Col benestare della Corona inglese, i bucanieri attaccarono le navi francesi, spagnole e olandesi, e Port Royal divenne la città più fiorente delle Indie occidentali.

Gli Inglesi che si trovavano fra i bucanieri si chiamavano freebooters (saccheggiatori), da cui derivò il termine francese filibustiers e l’italiano filibustieri. Per un certo tempo i bucanieri erano distinti dai filibustieri, ma poi i due nomi indicarono indifferentemente i pirati in generale.

Uno dei più famosi bucanieri fu Henry Morgan, che nel 1671 occupò Panama, la più ricca città del Nuovo Mondo. Nel 1674 il re inglese Charlo II lo nominò cavaliere e vicegovernatore della Giamaica.

 

Quando il gioco si fa duro…

All’inizio del Settecento, il mutato equilibrio tra le potenze europee e gli accordi di pace intervenuti fra di esse resero la pirateria inutile e addirittura ingombrante. Tutte le potenze ormai potevano contare su potenti flotte marittime e gli Stati nazionali pretendevano l’esclusiva nell’uso della forza armata. Essi non potevano perciò più ammettere le scorrerie dei pirati, anche se questi agivano nel loro interesse. In sostanza la pirateria era divenuta ormai per tutti un ostacolo da eliminare.

In seguito alla pace di Utrecht del 1713, che pose fine alla guerra di successione spagnola (1702-1713), le cosiddette “licenze di corsa“, concesse in particolare da Inglesi e Francesi, furono abolite. L’epoca dei pirati dei Caraibi volgeva verso il suo epilogo. Tuttavia, fu proprio in quegli anni che si verificò una recrudescenza del fenomeno, tanto che l’attività piratesca giunse al suo apice verso il 1720, probabilmente alimentata dal forte afflusso di ex-corsari e di ex-marinai smobilitati.

Nel 1717 re Giorgio I d’Inghilterra offrì il perdono ai pirati nella speranza di indurli ad abbandonare la pirateria, ma il provvedimento non si dimostrò del tutto efficace. Nel 1718 gli Inglesi inviarono a Nassau come governatore Woodes Rogers, un ex-corsaro. Egli si presentò sull’isola offrendo un’amnistia totale a chiunque volesse abbandonare la pirateria. Una parte dei pirati rientrò nella legalità e alcuni ex-pirati furono incaricati di dare la caccia a quelli che resistevano e di eliminarli.

Per velocizzare i processi, le autorità cominciarono a giudicare i pirati dove erano stati catturati, anziché in Inghilterra. Le corti erano presiedute dal governatore e le sentenza, spesso di morte, venivano eseguita immediatamente. I pirati impiccati tra il 1716 e il 1726 furono più di 400, non meno di 82 nel solo 1723. Le impiccagioni divennero uno spettacolo pubblico e un monito per chiunque volesse intraprendere la carriera di pirata.

Restarono non pochi “irriducibili”, ai quali fu data una spietata caccia da parte di navi corsare, autorizzate dai governi, che ormai avevano deciso di eliminare i pirati dall’Atlantico. Alle spedizioni militari e alle esecuzioni di filibustieri si contrapposero le violenze sempre più efferate dei pirati. Alcuni di essi emigrano in terre lontane, come il Madagascar.

Nacquero in questi anni alcune delle icone stesse della pirateria come Edward Teach, Bartholomew Roberts, Charles Vane, Samuel Bellamy e John Rackham, ma già all’inizio degli anni ’20 del 1700 molti capi pirata erano stati eliminati. In circa quattro anni la pirateria fu quasi completamente eliminata dall’Oceano Atlantico. Da un numero di circa duemila pirati nel 1720 si passò a mille nel 1723 e a non più di duecento nel 1726. Conseguentemente diminuirono drasticamente i loro abbordaggi.

La Dichiarazione di Parigi del 1856 proibì definitivamente la guerra di corsa e mise fuorilegge la figura del corsaro, inteso come armatore/conduttore di navi private armate per funzioni belliche, affermando che solo le navi da guerra avevano diritto di partecipare alle operazioni militari.

Benché il fenomeno della pirateria fosse drasticamente ridimensionato, i pirati continuarono ad agire nell’Atlantico fin oltre la metà dell’Ottocento. Le aree considerate ad alto rischio erano il Mar dei Caraibi, lo stretto di Gibilterra, il Madagascar, il Mar Rosso, il Golfo Persico, la costa indiana di Malabar e tutta l’area tra le Filippine e l’Indonesia

All’inizio dell’Ottocento il Mar Cinese Meridionale ospitò la più temuta e numerosa comunità di pirati, che fu guidata per un certo periodo da una donna, Ching Shih (Madame Cheng), che alla morte del marito aveva preso il suo posto di comandante.

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La pirateria nell’età antica e medievale

La pirateria nell’età antica e medievale

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di Giorgio Baruzzi

La pirateria nell’Età antica e medievale

 

La pirateria nell’Età antica

Il termine greco πειρατής dal punto di vista etimologico deriva dal verbo πειράω «tentare, assaltare, rischiare» e dal suffisso τής «agente», da cui deriva il termine latino pirāta.

La pirateria fin dall’antichità fu largamente diffusa in varie parti del Mediterraneo. Gli abitanti delle coste meridionali dell’Anatolia erano già nel II millennio audaci pirati e la pirateria fu praticata regolarmente od occasionalmente da tutti i popoli di mare, dai Cretesi ai Rodii, dai Micenei ai Fenici, dai Greci agli Etruschi, ai Romani. I Fenici si guadagnarono la reputazione di abili pirati ma anche i pirati greci godettero di un’analoga dubbia fama. Nel Mediterraneo occidentale furono pirati gli Illirici, i Liguri e specialmente gli Etruschi, che si spingevano fin nei mari greci.

Anche gli equipaggi delle navi mercantili antiche erano dotati di armi e i marinai, gente pronta ad affrontare gli enormi rischi della navigazione, erano per metà mercanti e per metà guerrieri. La loro attività non consisteva soltanto nell’acquisto e nella vendita di merci. All’occasione abbordavano una nave straniera e la saccheggiavano, oppure compivano un’incursione in un villaggio costiero, a scopo di rapina. La pirateria era dunque un’attività economica come il commercio e non era ritenuta particolarmente disonorevole.

Nel sec. VII le città greche crearono flotte da guerra per proteggere il commercio marittimo ma non riuscirono a eliminare la pirateria. L’avanzata dei Persiani verso l’Egeo alimentò il fenomeno e solo dopo la costituzione della Lega Delio-attica la flotta ateniese rese più sicura la navigazione, distruggendo alcuni pericolosi covi di pirati nel nord dell’Egeo. Ma la guerra del Peloponneso fece rinascere la pirateria che continuò per tutto il sec. IV. 

Alessandro Magno ordinò energiche azioni contro i pirati, ma le guerre tra i suoi successori diedero nuovo incentivo al flagello. Come alleati o mercenari, i pirati si univano alle forze militari dei contendenti e solo quando un nuovo equilibrio si stabilì nel Mediterraneo orientale, i Tolomei e specialmente Rodi, centro del commercio marittimo dei secoli III e II, poterono ristabilire una certa sicurezza sul mare. 

Dal sec. IV a.C. la difesa delle coste tirreniche fu assunta da Roma. Nel 229 a.C. questa dovette inviare una flotta nell’Adriatico per combattere i pirati illirici, che furono definitivamente sconfitti soltanto al tempo di Augusto. 

Giulio Cesare nel 78 a.C. fu catturato dai pirati mentre era diretto a Rodi per seguire le lezioni del famoso oratore Apollonio Molone. Per trentotto giorni fu prigioniero nell’isola di Pharmacusa, poi fu liberato in seguito al pagamento di un ingente riscatto. Dopo la liberazione Cesare attaccò il rifugio dei pirati con quattro galere da guerra e cinquecento soldati, rientrò in possesso del riscatto e fece centinaia di prigionieri, molti dei quali furono giustiziati.

Per debellare la pirateria Roma mise in atto numerosi tentativi, come le spedizioni in Cilicia di Lucio Licinio Murena (82 a.C.) e di Servilio Isaurico (dal 77 al 75 a.C.). Ciononostante, la pirateria si intensificò durante la terza guerra mitridatica. Così nel 67 a.C. il Senato, con grande dotazione di mezzi, affidò la lotta contro i pirati a Pompeo, che riuscì in pochi mesi a liberare il mare dal flagello della pirateria. 

In seguito l’impero romano costituì le due flotte di Ravenna e di Miseno, che provvidero a esercitare funzioni di polizia marittima. Così la pirateria pressoché scomparve fino al sec. III d.C., tranne che nel Mar Rosso e nel Mar Nero. Il fenomeno ricomparve con la progressiva decadenza dell’Impero romano.

La pirateria nel Medioevo

Nel Medioevo, movimenti di conquista e pirateria spesso si identificarono, come nel caso dei Normanni (o Vichinghi). Le loro incursioni verso Ovest, sulle coste dei Paesi Bassi e nell’interno della Francia lungo i fiumi, in un primo tempo apparvero più opera di pirati in cerca di bottino che di conquistatori di nuove terre. 

Anche nel Medioevo popolazioni intere dedite alla pirateria si organizzano in forme statali rudimentali: è il caso dei Narentani che, annidati sulla costa orientale dell’Adriatico, costituirono il primo duro ostacolo contro cui si scontrò la nascente potenza di Venezia.

Nel Medioevo la pirateria fu ampiamente praticata anche dalle città marinare italiane, Venezia, Genova, Pisa, Amalfi come strumento, principalmente per colpire le potenze marittime rivali. L’intero periodo delle crociate medievali fu caratterizzato da un’intensa attività corsara da parte dei cristiani contro Bizantini e Arabi, cui presero parte anche alcuni ordini religiosi come i Templari e i Cavalieri di San Giovanni.

Fin dall’VIII secolo furono soprattutto i pirati Arabi a razziare i mari e a depredare gli Stati vicini. Con l’affermarsi del dominio turco nel Mediterraneo orientale (XV secolo), la pirateria fu efficacemente organizzata dagli Stati barbareschi, Stati musulmani vassalli dell’Impero Ottomano che si stabilirono in Barberia (Tripolitania, Tunisia, Algeria e Marocco) e che fino al sec. XIX rappresentarono una costante minaccia per il commercio nel Mediterraneo 

La pirateria mediterranea ricevette nuovo impulso dopo la cacciata dei Mori dalla Spagna nel 1492. In Africa settentrionale si riversò un gran numero di musulmani, profughi dalla penisola Iberica. Numerose operazioni piratesche colpirono le coste di Spagna e Italia nonché i convogli carichi di merci che solcavano il Mediterraneo. Nel 1541 la flotta spagnola, capitanata dallo stesso imperatore Carlo V, fu completamente distrutta da Khayr al-Dīn il Barbarossa, famoso corsaro, che ricopriva il grado di Grande Ammiraglio della flotta turca.

Pirati e corsari. 

I due termini potrebbero sembrare sinonimi e spesso di fatto lo sono. La differenza è semplice: il pirata ruba e saccheggia in proprio; il corsaro lo fa per conto o quanto meno con l’autorizzazione di uno Stato. Le attività di pirateria erano spesso praticate o quantomeno sostenute dagli Stati stessi, che se ne avvalevano per colpire le potenze antagoniste. Così, la cosiddetta guerra di corsa, condotta da privati ma con l’autorizzazione e il sostegno di uno Stato, mediante speciali lettere di marca fu considerata legittima. Essa si diffuse nel Mediterraneo a partire dai sec. XII e XIII, e nell’Oceano Atlantico dal sec. XVI. La distinzione tra pirateria e corsa fu definita ufficialmente dal trattato anglo-francese Intercursus Magnus (1495), che riconobbe come legittima la guerra di corsa, cioè l’attività bellica di navi private autorizzate dagli stati mediante “lettere di corsa”. Esso dichiarò invece come illegittima la pirateria, cioè l’aggressione di navi mercantili esercitata da privati a scopo di rapina. Il fatto di agire con il consenso, o per conto, di un governo era il principale elemento distintivo della guerra di corsa dalla pirateria.

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