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Rivoluzione francese: glossario, cronologia, fonti

Rivoluzione francese: glossario, cronologia, fonti

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Cronologia – La rivoluzione francese

 

5 maggio 1789 Si aprono i lavori degli Stati generali.
17 giugno 1789 I deputati del Terzo stato danno vita all’Assemblea nazionale, che il 7 luglio si proclama “costituente”.
20 giugno 1789 I deputati dell’Assemblea nazionale, riunitisi in una sala adibita al gioco della Pallacorda, giurano di rimanere uniti «finché la Costituzione non sia stata stabilita e posta su solide fondamenta».
12-13 luglio 1789 Luigi XVI fa affluire reggimenti di mercenari stranieri a Parigi, dove si diffonde l’idea che l’Assemblea sta per essere sciolta con la forza. La tensione è alta anche a causa dei continui rincari del prezzo del pane. Gruppi armati di cittadini attaccano i caselli del dazio, cercando armi e munizioni. Nasce la Guardia nazionale, un esercito popolare che si contrappone a quello regio.
14 luglio 1789 Una folla di cittadini parigini si dirige verso la Bastiglia per appropriarsi della polvere da sparo lì conservata. Il governatore della fortezza, de Launay, dopo un tentativo di conciliazione, fa sparare sulla folla. Nel pomeriggio, grazie all’arrivo di rinforzi, la folla conquista la Bastiglia.
20 luglio 1789 Scoppiano violente rivolte contadine contro nobili e clero in gran parte del territorio francese (Grande paura).
4 agosto 1789 L’Assemblea nazionale decreta l’abolizione dei privilegi feudali.
26 agosto 1789 L’Assemblea nazionale approva la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.
5/6 ottobre 1789 Una folla numerosa, guidata soprattutto da donne, si dirige verso Versailles, costringendo il re a trasferirsi a Parigi e ad accettare i decreti dell’Assemblea.
2 novembre 1789 L’Assemblea decreta la confisca dei beni della Chiesa e l’emissione degli “assegnati”, buoni del tesoro utilizzabili per il loro acquisto.
Fine 1789 Si costituisce la Società degli amici della Costituzione, che dal luogo in cui si riunisce, un ex convento di domenicani (in francese jacobins), prende il nome di “club dei Giacobini”.
Luglio 1790 L’Assemblea nazionale approva la Costituzione civile del clero. Da questo momento, vescovi e parroci sono eletti dal popolo e dipendono dallo Stato.
20/21 giugno 1791 Il re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta cercano di fuggire con un piccolo seguito di familiari, ma sono fermati a Varennes dalla Guardia nazionale.
Estate 1791 I Giacobini, dopo la separazione degli elementi più moderati (Foglianti), assumono posizioni sempre più radicali. Emerge la figura di Maximilien Robespierre.
4 settembre 1791 Entra in vigore la Costituzione. La Francia diventa una monarchia costituzionale.
1 ottobre 1791 Dopo le elezioni si insedia l’Assemblea legislativa, organismo in cui i Girondini sono il gruppo politico più influente.
20 aprile 1792 La Francia dichiara guerra all’Austria. La Prussia si unisce all’Austria contro la Francia.
10 agosto 1792 Popolani armati a Parigi insorgono assaltando il palazzo delle Tuileries, dove vive Luigi XVI; l’Assemblea decide la deposizione di Luigi XVI e riconosce la Comune rivoluzionaria parigina.
2 settembre 1792 L’esercito francese è sconfitto a Verdun dall’esercito prussiano.
2-6 settembre 1792 Folle di sanculotti invadono le carceri parigine trucidando gruppi di detenuti accusati di essere controrivoluzionari.
20 settembre 1792 Si riunisce per la prima volta la Convenzione nazionale eletta a suffragio universale maschile. L’esercito francese vince a Valmy contro la Prussia.
21 settembre 1792 La Convenzione abolisce formalmente la monarchia e proclama la repubblica.
Dicembre 1792 La Convenzione processa Luigi XVI.
21 gennaio 1793 Luigi XVI è ghigliottinato. Pochi giorni dopo si forma la prima coalizione antifrancese, composta da Austria, Prussia, Inghilterra, Olanda, Spagna, Portogallo, stati tedeschi e italiani.
Marzo 1793 La sommossa controrivoluzionaria in Vandea e in altre regioni viene duramente repressa.
Primavera 1793 Nascono il Tribunale rivoluzionario (11 marzo) e il Comitato di salute pubblica (6 aprile). I Girondini sono accusati di indulgenza verso il re e di essere responsabili delle sconfitte militari.
2 giugno 1793 Una folla armata circonda la Convenzione chiedendo l’arresto dei deputati girondini.
24 giugno 1793 I Giacobini approvano una Costituzione di stampo democratico, preceduta da una Dichiarazione dei diritti più progressista e “sociale”.
Estate 1793 Il Comitato di salute pubblica (dominato da Robespierre) decide provvedimenti eccezionali come, ad esempio, un limite massimo di prezzi e salari, la pena di morte per gli speculatori, la riorganizzazione dell’esercito, la repressione delle rivolte in provincia.
23 agosto 1793 Il Comitato di salute pubblica proclama la leva di massa.
Settembre 1793 Il Comitato di salute pubblica emana la “legge sui sospetti”. Diventa possibile l’arresto di chiunque sia sospettato di tramare contro la rivoluzione. Comincia il periodo del Terrore. Tra ottobre e dicembre 1793 vengono ghigliottinate molte persone, tra cui la regina Maria Antonietta e ventuno dei deputati girondini arrestati in giugno.
26 febbraio 1794 Il giacobino Saint-Just presenta un decreto che prevede la confisca dei beni dei sospetti controrivoluzionari e la loro distribuzione agli indigenti, ma questa misura non ha applicazione.
Marzo-aprile 1794 Vengono eliminati coloro che si oppongono a Robespierre, Saint-Just e Couthon: la “sinistra” di Hébert e gli “indulgenti” di Danton).
Giugno 1794 Culmine del grande Terrore. Vittoria militare francese a Fleury.
26-27 luglio 1794 (9-10 termidoro) In seguito a un complotto, Robespierre e i suoi seguaci vengono arrestati. Saranno ghigliottinati il 28 luglio.
Autunno 1794 La Convenzione sopprime il Tribunale rivoluzionario e limita i poteri del Comitato di salute pubblica.
11 novembre 1794 Chiusura del club dei giacobini.
Aprile-maggio 1795 La Francia stipula trattati di pace con Prussia e Olanda. In Francia la crisi economica è sempre più acuta, gli assegnati hanno un valore ormai scarsissimo.
22 agosto 1795 La Convenzione approva una Costituzione più moderata (Costituzione dell’anno III). Accanto ad una Dichiarazione dei diritti vi è una Dichiarazione dei doveri del cittadino. Il Direttorio detiene il potere esecutivo.

 

Glossario – Rivoluzione francese

Ancien régime (Antico regime): sistema politico e giuridico diffuso in Europa nell’Età Moderna. L’Ancien régime fu caratterizzato da: potere assoluto del sovrano, società divisa in ordini, privilegi feudali a favore dell’aristocrazia e del clero.
Assemblea nazionale costituente: assemblea attiva dal giugno 1789 al settembre 1791, creata dai rappresentanti del Terzo stato. Essi definirono l’Assemblea “nazionale”, perché doveva rappresentare l’intera nazione francese, non più i singoli “ordini” sociali, e “costituente”, perché è incaricata di redigere una Costituzione. Dopo avere abolito i privilegi feudali, il 26 agosto 1789, l’Assemblea votò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. La Costituzione entrò in vigore nel settembre 1791: a quel punto, l’Assemblea si sciolse perché aveva esaurito il proprio compito e fu sostituita dall’Assemblea legislativa.
Assolutismo: regime politico diffuso nell’Europa del XVII e XVIII secolo e che in Francia raggiunse la sua massima espressione. Si caratterizzò per il potere assoluto, cioè libero da qualsiasi tipo di controllo, del sovrano. Ministri e funzionari rispondevano soltanto a lui, mentre l’aristocrazia non possedeva un reale potere, pur godendo di privilegi giuridici e di considerevoli vantaggi economici.
Comitato di salute pubblica: organo di governo (potere esecutivo) costituito il 6 aprile 1793 dalla Convenzione nazionale e attivo fino al 26 ottobre 1795, quando cadde la Convenzione. Dal giugno 1793, il Comitato fu dominato dai Giacobini e da Maximilien Robespierre. Esso istituì la leva di massa generalizzata, prese provvedimenti per controllare i prezzi dei generi alimentari, realizzò la centralizzazione amministrativa. Stretti nella morsa della guerra civile e della guerra contro le potenze della coalizione antifrancese, nel settembre 1793 i Giacobini diedero vita ai processi politici che avviarono il periodo del Terrore.
Convenzione nazionale: parlamento eletto nel 1792 (e sciolto il 26 ottobre 1795) dopo la sospensione del re dalle sue funzioni. Prese il posto dell’Assemblea legislativa, ma ebbe maggiori poteri. La proclamazione della Repubblica fu il primo suo atto (21 settembre 1792).
Costituzione: carta fondamentale dello Stato. Una prima Costituzione entrò in vigore nel settembre 1791. Essa riconosceva al re il potere esecutivo e ad un’assemblea elettiva quello legislativo. Il diritto di voto era riservato ai benestanti (suffragio censitario). La Francia divenne una monarchia costituzionale. Il preambolo a questa Costituzione è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Dopo la proclamazione della repubblica, il 24 settembre 1793 fu promulgata una seconda Costituzione (Costituzione dell’anno I) di impronta più democratica che prevedeva il suffragio universale maschile (per  tutti gli uomini maggiorenni). Questa Costituzione, mai effettivamente applicata, è preceduta da una nuova Dichiarazione dei diritti. Infine, nell’agosto 1795, fu approvata una terza Costituzione (Costituzione dell’anno III), di carattere moderato, che a una Dichiarazione dei diritti affianca una Dichiarazione dei doveri del cittadino. Il potere esecutivo fu assegnato a un Direttorio composto da cinque membri.
Deficit/debito pubblico: alla vigilia della rivoluzione, le finanze dello stato francese erano sull’orlo della bancarotta. Il deficit, ossia la differenza fra entrate e uscite, era enorme e il debito dello Stato continuava a crescere. Tale situazione fu causata principalmente dalle ingenti spese militari e dai privilegi dei nobili e dell’alto clero, che non pagavano le tasse.
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: documento approvato dall’Assemblea nazionale il 26 agosto 1789, che si ispirava alle idee dell’Illuminismo. La Dichiarazione riconosce l’esistenza di diritti naturali dell’uomo (diritto alla libertà personale, di pensiero, di opinione, di espressione; alla proprietà; alla resistenza all’oppressione), l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la tolleranza religiosa. Nel 1793 i giacobini emanarono una nuova Dichiarazione dei diritti che affiancava alle libertà civili il diritto all’istruzione e all’assistenza per i cittadini bisognosi.
Divisione dei poteri: l’assolutismo assegnava al re il potere legislativo (quello di fare/approvare le leggi), il potere esecutivo (di farle applicare) e quello giudiziario (che punisce chi non rispetta le leggi). Con la rivoluzione si affermò l’idea che questi tre poteri devono essere divisi, in modo da evitare la loro concentrazione in una sola persona. Chi fa le leggi, dunque, non può al contempo occuparsi della loro applicazione, né del rispetto di esse. È un principio fondamentale delle moderne democrazie.
Giacobini (Società degli amici della costituzione): circolo politico riunitosi per la prima volta a Parigi nel 1789 nell’ex convento dei domenicani (in francese jacobins). Dopo la fuga del re nel giugno 1791 e l’eccidio di Campo di Marte del luglio successivo, tra i Giacobini si verificò una scissione, allorché alcuni membri si distaccarono per costituire il gruppo politico moderato dei “foglianti”. Da quel momento, i Giacobini abbracciarono posizioni radicali. Dopo aver sconfitto i Girondini, essi assunsero con un atto di forza il controllo della Convenzione nazionale (giugno 1793). Dopo la caduta di Robespierre (luglio 1794) furono duramente repressi ed eliminati dalla scena politica.
Girondini: gruppo politico guidato da Jacques-Pierre Brissot i cui componenti provenivano dal dipartimento della Gironda, regione di Bordeaux. Nell’Assemblea legislativa i Girondini avevano una grande influenza e furono alla guida del governo fra il settembre del 1792 e giugno del 1793. I contrasti con i Giacobini condussero i Girondini alla sconfitta e all’uscita dalla Convenzione nel giugno 1793.
Presa della Bastiglia: evento verificatosi il 14 luglio 1789 e diventato il simbolo della rivoluzione. Nella prigione della Bastiglia venivano rinchiusi i detenuti politici durante il periodo dell’assolutismo. L’assalto organizzato dal popolo di Parigi fu scatenato dalla notizia, diffusasi nell’estate del 1789, che Luigi XVI stava richiamando a Parigi truppe di mercenari stranieri per sciogliere l’Assemblea nazionale con la forza. Ciò indusse la popolazione ad assaltare la fortezza e ad appropriarsi delle armi.
Privilegi feudali: privilegi posseduti dall’alto clero e dalla nobiltà francese fin dal Medioevo, come l’esenzione dal pagamento delle imposte, il diritto di esigere dai contadini prestazioni di lavoro gratuite (corvées), il diritto esclusivo di accedere alle cariche pubbliche e di trasmetterle ai propri eredi.
Sanculotti: movimento popolare parigino, formato da artigiani, bottegai, domestici. Il termine indica coloro che indossavano i pantaloni lunghi, anziché i calzoni corti e le calze di seta caratteristici dell’abbigliamento degli aristocratici (sans culottes). I sanculotti sostennero le posizioni più radicalmente democratiche, incarnate da Robespierre, Marat, Hébert. Caduto Robespierre, dopo il fallimento delle insurrezioni della primavera del 1795 perderanno completamente il loro peso politico.
Stati generali: organismo politico, nato in Francia nel XIV secolo, che riuniva i tre “ordini” (Clero, Nobiltà e Terzo stato), ossia i tre gruppi principali della società di Ancien régime. Gli Stati generali avevano una funzione consultiva sulle questioni di natura fiscale ed economica. Di fronte al rischio della bancarotta, su pressione degli aristocratici contrari alle riforme, nel 1788 Luigi XVI decise di convocarli: non si riunivano dal 1614. Con la riunione degli Stati generali prese il via la rivoluzione, quando i deputati del Terzo stato, per protesta sulla questione del sistema di voto, si autoproclamarono Assemblea nazionale, cioè rappresentanti di tutto il popolo francese.
Terrore: periodo della rivoluzione nel quale prevalsero le forze più radicali, che adottarono misure eccezionali per fronteggiare l’opposizione interna e gli eserciti delle potenze europee che combattevano la rivoluzione. Tra il 1793 e il 1794 il Terrore portò al patibolo migliaia di uomini, per il semplice sospetto di essere “controrivoluzionari”. Caduto Robespierre, si scatenò il Terrore bianco contro i Giacobini.
Terzo stato: nella società di “ordini” di Ancien régime, al Terzo stato appartenevano coloro che non facevano parte né del clero né della nobiltà. Era un ordine composto da diversi strati sociali: ne facevano parte piccoli artigiani e contadini, ma la parte più dinamica del Terzo stato era la borghesia delle professioni (avvocati, medici) e mercantile. Questo ordine rappresenta circa il 98% della popolazione.
Vandea: regione della Francia dove scoppiarono diverse rivolte contro il governo rivoluzionario a partire dal marzo 1793. Le ribellioni erano guidate da aristocratici e da religiosi e avevano come protagonisti i contadini, legati alla Chiesa e colpiti dal reclutamento di massa. La Vandea divenne il simbolo della resistenza alla rivoluzione e fu duramente repressa.

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Link utili

Fonti – La rivoluzione francese

La bibliografia sulla rivoluzione Francese è immensa. Indico di seguito i titoli di alcuni saggi.
Albert Mathiez, Georges Lefebvre, La rivoluzione francese, Einaudi, Torino, 1964;
François Furet, Denis Richet, La rivoluzione francese, Laterza, Roma, 1998;
A. Soboul, Storia della rivoluzione francese, Rizzoli, Milano 2001
Michel Vovelle, La rivoluzione francese, Edizioni Angelo Guerini e associati, Milano, 2003.
M. Vovelle, I giacobini e il giacobinismo, Laterza, Roma-Bari 1998
Georges Lefebvre, La grande paura del 1789, Einaudi, Torino, 1953.
A. Forrest, La rivoluzione francese, il Mulino, Bologna 1999
P. Gaxotte, La rivoluzione francese, Mondadori, Milano 2001
E. Mannucci Joy, La rivoluzione francese, Carocci, Roma 2002
Sito dedicato alla rivoluzione: http://revolution.1789.free.fr (in francese)

La Repubblica dei Giacobini: Giugno 1793 – Luglio 1794 

La Repubblica dei Giacobini: Giugno 1793 – Luglio 1794 

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Repubblica dei Giacobini: Giugno 1793 – Luglio 1794

Rivoluzione francese

 

 

La Costituzione dell’Anno I

La Convenzione era stata inizialmente eletta anche per preparare una nuova costituzione. Il 24 giugno l’Assemblea promulgò una nuova Costituzione repubblicana e democratica (detta Costituzione dell’anno I), che però non entrò effettivamente in vigore. La Costituzione prevedeva il suffragio universale maschile, libertà, uguaglianza di fronte alla legge ma anche il diritto al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sociale. Oltre al diritto di resistere all’oppressione (già garantito dalla Dichiarazione del 1789) si riconosceva al popolo il diritto all’insurrezione.

Le condizioni dell’estate 1793 spinge­vano però piuttosto verso una dittatura rivoluzionaria, cosicché l’applicazione del nuovo assetto costitu­zionale fu temporaneamente sospesa. La Costituzione sarà approvata con un referendum popolare il 10 agosto ma non verrà mai applicata a causa della situazione di emergenza e di eccezionalità in cui la Francia si trovava: guerra contro la coalizione antifrancese e guerra civile interna.

 

Il Comitato di salute pubblica e la politica giacobina

Dopo la sconfitta della Gironda e la presa del potere da parte dei Montagnardi (2 giugno 1793), il Comitato di salute pubblica fu riorganizzato e diviso in sei sezioni (Affari generali, Affari esteri, Guerra, Marina, Interni, Petizioni), diventando il principale organo del governo rivoluzionario.
Il 13 luglio Jean-Paul Marat fu assassinato da Charlotte Corday, simpatizzante girondina, ma l’indignazione pubblica per un leader molto popolare tra i sanculotti non fece che accrescere l’influenza giacobina. Danton fu estromesso dal Comitato di salute pubblica e il 27 luglio ne entrò a far parte Robespierre, che ben presto ne assunse la guida, coadiuvato da Louis de Saint-Just, Lazare Carnot, Georges Couthon e altri.
Dopo a una serie di manifestazioni popolari tra il 4 e il 5 settembre 1793, i sanculotti costrinsero la Convenzione a votare l’instaurazione del Terrore. Poi il 17 la Convenzione approvò la cosiddetta “legge dei sospetti”. Iniziarono così i primi grandi processi politici, mentre la Francia iniziava a conseguire alcune importanti vittorie militari, allontanando la minaccia di una invasione del territorio nazionale.
Il Comitato di salute pubblica bandì la leva di massa generalizzata, prese provvedimenti di carattere economico quali l’istituzione di un maximum dei prezzi che si estendeva a tutti i beni e anche ai salari, determinandone il livello massimo, realizzò la centralizzazione amministrativa e iniziò l’opera di scristianizzazione attraverso l’adozione di un nuovo calendario (5 ottobre) e l’istituzione del culto della dea Ragione.

I contadini furono maggiormente legati alle sorti della rivoluzione con la completa abolizione del ri­scatto dei diritti feudali. Nello stesso senso agiva la vendita a piccoli lotti dei beni nazionali, divenuti più consistenti con le confische effettuate contro le ter­re appartenute agli emigrati.

Il governo giacobino organizzò un esercito di massa con caratteristiche del tutto nuove, nel quale i giovani ufficiali di valore potevano fare rapida carriera per le loro effettive capacità.

Un nuovo calendario repubblicano rivoluzionario sostituì il calendario gregoriano. Esso fu istituito nel 1793 ma reso retroattivo, poiché faceva decorrere l’inizio di una nuova era dal 22 settembre 1792. I suoi me­si di 30 giorni, con feste che cadevano ogni dieci giorni e che sostituivano la domenica, traevano i loro nomi dal succedersi delle stagioni e dei lavori agricoli. Il 23 novembre del 1793 il governo municipale di Parigi fece chiudere le chiese, dando inizio alla predicazione di una religione rivoluzionaria nota come “culto della Dea Ragione”.

 

Il Terrore

Il Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre ricorse a misure estreme per schiacciare la controrivoluzione ed ebbe così inizio il periodo del “Terrore”. Il 16 ottobre 1793 la regina Maria Antonietta fu giustiziata e nelle settimane seguenti furono processati e mandati al patibolo migliaia di accusati di attività o simpatie controrivoluzionarie (Girondini, monarchici, nobili, ecclesiastici).
In questo periodo l’inasprimento delle leggi contro gli oppositori della rivoluzione e i tradi­tori della repubblica portò a sanguinosi abusi e a condanne a morte eseguite senza processo sulla base di semplici sospetti.
I detenuti per reati politici nelle prigioni di Parigi passarono dal settembre al dicembre 1793 da 1600 a 4000. A metà aprile 1794 erano diventati 7300. La legge sui sospetti del 10 giugno 1794 rese poi più facile e più spedito il ricorso alla condanna a morte.

Se dal marzo 1793 al maggio 1794 le condanne ca­pitali pronunciate a Parigi furono 1250, nelle sei-sette settimane successive al 10 giugno diven­nero più di 1300. Il “terrore” nelle province ribelli fu ancor più spieta­to di quello esercitato a Parigi. In tutta la Francia si eseguirono circa 17.000 pene capitali che, sommate ai morti nelle prigioni sovraffollate e malsane e ai rivoltosi uccisi sul campo, portarono le vittime del Terrore a circa 40.000.

 

La condanna a morte di Hébert e di Danton

All’interno del club dei Cordiglieri si erano delineate due linee politiche contrastanti. Alla fine del 1793 il prevalere nel gruppo delle posizioni radicali di Hébert provocò la fuoriuscita del più moderato Danton, che diede vita alla corrente dei cosiddetti “indulgenti”. Tra marzo e aprile del 1794 il Comitato di salute pubblica controllato da Robespierre eliminò entrambe le “correnti” e mise il club dei Cordiglieri sotto il controllo dei Giacobini.

Il 21 marzo 1794 iniziò il processo contro Jacques-René Hébert, che aveva combattuto aspramente contro i Girondini e contro gli “indulgenti” di Danton, scagliandosi in particolare contro Desmoulins, e che aveva propugnato una politica intransigentemente rivoluzionaria. Accusato di cospirare contro il governo repubblicano e di aver tentato di organizzare un’insurrezione popolare, Hebert fu ghigliottinato il 24 marzo assieme ad altri imputati.

Pochi giorni dopo il Comitato di salute pubblica fece processare e giustiziare anche Georges Danton e i suoi seguaci. Arrestato, nella notte tra il 30 e il 31 marzo, insieme a Desmoulins, Philippeaux e Lacroix, Danton fu tradotto nella prigione del Luxembourg e il 2 aprile comparve davanti al Tribunale, alla Conciergerie, assieme ad altri tredici accusati, cui se ne sarebbero aggiunti altri due. Accu­sato di corruzione, ma anche di stare costituendo un partito degli “indulgenti” disposto a mettere fine al “terrore”, Danton fu ghigliottinato il 5 aprile. Egli si autodifese con grande eloquenza, pur consapevole, come egli stesso disse, di essere già condannato.

 

Le vittorie dell’esercito rivoluzionario.

Intanto la situazione militare aveva cominciato a migliorare sia sul fronte della guerra civile sia su quello della guerra esterna già alla fine del 1793. L’insurrezione van­deana e la rivolta nelle città girondine erano state represse. La rivolta polacca del 1794, che diede l’avvio alla spartizione definitiva del paese, salvò indirettamente la rivoluzione distogliendo dal fronte francese una parte del­le truppe austriache, prussiane e russe. La vittoria dell’eserci­to rivoluzionario a Fleurus (25 giugno 1794) determinò il ritiro degli Austriaci dal Belgio e dai Paesi Bassi che divennero così oggetto dell’espansionismo francese.

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La Repubblica dei Girondini: Settembre 1792 – giugno 1793 

La Repubblica dei Girondini: Settembre 1792 – giugno 1793 

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Repubblica dei Girondini: Settembre 1792 – giugno 1793 

Rivoluzione francese

 

I massacri di settembre

All’inizio di settembre 1792 l’esercito austro-prussiano proseguì il suo attacco, penetrando sempre più in territorio francese. Dopo la caduta della fortezza di Longwy il 23 agosto, rimaneva la fortezza di Verdun, assediata dal 20 agosto, come ultima difesa lungo la strada per Parigi. Un attacco dell’esercito nemico la fece capitolare il 2 settembre, costringendo la Comune a chiamare alle armi un gran numero di cittadini da inviare al fronte. 

Si diffuse nel popolo un’ondata di panico e di agitazione, per il pericolo esterno dell’invasione e per la convinzione dell’esistenza di un complotto controrivoluzionario interno, che si trasformò in collera verso chi era ritenuto responsabile di questa situazione critica. La popolazione assaltò le carceri di Parigi dal 2 al 7 settembre e oltre mille persone sospettate di atti controrivoluzionari furono sommariamente processate e giustiziate (Massacri di settembre).

La Convenzione nazionale

L’elezione dei deputati della Convenzione nazionale a suffragio universale maschile si svolse dal 2 al 6 settembre 1792 in un’atmosfera molto tesa. In realtà votò solo il 10% degli aventi diritto, a causa principalmente dell’allontanamento dei sostenitori della monarchia, al clima di terrore e alla paura generale.

Il 20 settembre l’avanzata prussiana fu bloccata a Valmy, dove l’armata francese riportò un’importante vittoria, inducendo Austria e Prussia a ritirarsi dalla Francia. Il giorno seguente si riunì la Convenzione nazionale, che proclamò l’abolizione della monarchia e la nascita della repubblica (Prima Repubblica). La Convenzione aveva ora il compito di preparare una nuova costituzione. 

Con la “seconda rivoluzione” dell’agosto-settembre 1792 gli schieramenti politici dell’Assemblea legislativa erano stati sconvolti: gli ultimi aristocratici e monarchici e anche alcuni protagonisti dell’89 co­me La Fayette giudicarono più prudente emigrare.

La Convenzione fu composta da 749 deputati che si divisero in tre gruppi: scomparsi i Foglianti, a destra si collocarono ora i Girondini, a sinistra i Montagnardi e al centro la maggioranza, definita la “pianura” o anche, spregiativamente, la “palude”, che non aveva una linea politica ben definita. I Girondini, che inizialmente ebbero la maggioranza nella Convenzione, erano fautori della guerra rivoluzionaria e rappresentavano fondamentalmente la grande borghesia. La proprietà per loro era sacra. Il nucleo centrale della Gironda era guidato nell’ottobre 1791 da Jacques Pierre Brissot. I Montagnardi (le cui componenti principali erano quella dei Giacobini e dei Cordiglieri) erano dichiaratamente repubblicani, legati alla Comune rivoluzionaria di Parigi e ricercavano il sostegno dei sanculotti. Tra i leader Montagnardi vi furono Maximilien Robespierre, Louis Antoine Saint-Just, Jean-Paul Marat, Georges Jaques Danton, Camille Desmoulins, Georges Couthon.

La Convenzione nominò un Consiglio esecutivo provvisorio, composto in maggioranza da ministri girondini, di cui fece parte anche Georges Danton, che cercò di svolgere un ruolo di media­zione tra le diverse fazioni politiche.

Il processo a Luigi XVI

Fino al dicembre 1792 la Gironda dominò la Convenzione, sull’onda delle vittorie dell’esercito francese. I Girondini mossero una serie di attacchi politici contro esponenti Montagnardi come Marat, Danton e lo stesso Robespierre, senza però conseguire gli obiettivi che si erano proposti. Sicché il peso dei Montagnardi all’interno della Convenzione aumentò, anche per il formarsi di quello che Desmoulins definì il “partito dei flemmatici”, che temporaneamente si schierò con loro.

Il primo compito della Convenzione, ancor prima della stesura di una nuova costituzione, era di stabilire il destino della monarchia. Le divisioni politiche tra Girondini e Montagnardi si esacerbarono, in particolare di fronte alla proposta giacobina di processare Luigi XVI per alto tradimento. L’Assemblea era divisa sull’atteggiamento da adottare. Indisciplinato, senza volontà ferma e timoroso di apparire meno repubblicano della Montagna, il gruppo dei Girondini mancava di coerenza sulla questione del processo al re. La Convenzione restò così, per qualche tempo, incerta in merito. 

Alla fine pe­rò, il ritrovamento di documenti che provava­no i contatti segreti tra Luigi XVI e le forze antifran­cesi e la spinta popolare fecero pendere la bilancia a favore della tesi dei Montagnardi. Così, l’11 dicembre 1792 iniziò il processo al re e il 17 gennaio la Convenzione votò per la sua condanna a morte (con 387 voti favorevoli e 334 contrari). Luigi XVI, designato negli atti del processo come Luigi Capeto, fu ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

L’andamento della guerra

La vittoria di Valmy aveva volto le sorti della guerra a favore della Francia che, oltre a cacciare gli eserciti nemici dal proprio territorio, tra la fine del 1792 e l’inizio del 1793 aveva annesso la Savoia, Nizza, il Belgio e la Renania.

I successi militari francesi e l’esecuzione di Luigi XVI pro­vocarono la reazione delle corti europee, così la Francia si trovò a dover combattere contro un’ampia coalizione che comprendeva la Gran Bretagna, l’Arciducato d’Austria, il Regno di Prussia, l’Impero russo, il Regno di Spagna, il Regno del Portogallo, il Regno di Sardegna, il Regno di Napoli, il Granducato di Toscana, la Repubblica delle Sette Province Unite e lo Stato Pontificio.

Fin dai primi attacchi gli eserciti della Prima coalizione antifrancese ri­conquistarono il Belgio e la riva sinistra del Reno (marzo 1793) ed entrarono in territorio francese. L’esercito del re di Sardegna riconquistò la Savoia e gli Spagnoli oltrepassarono i Pirenei.

Il 24 febbraio i Girondini, che ancora controllavano la Convenzione, imposero il reclutamento di massa obbligatorio per incrementare di 300.000 uomini le file dell’esercito, prevedendo l’esecuzione immediata dei renitenti. Questa decisione provocò in alcune regioni sollevazioni popolari.

La crisi economica

Nel frat­tempo la Francia era travagliata da una gravissima crisi economica. La politica economica liberista dei Girondini e la svalutazione degli assegnati, che venivano utilizzati come cartamoneta, aveva fatto aumentare i prezzi dei generi di prima necessità. La rivoluzione rischiava così di perdere l’appoggio del popolo di Pa­rigi e dei contadini che rifiutavano di consegnare il loro grano in cambio di assegnati deprezzati.

La penuria di generi alimentari e l’inflazione, la fame e la miseria spinsero la popolazione parigina a chiedere misure di emergenza contro il mercato nero, l’abbassamento dei prezzi, la requisizione di viveri presso i produttori e la condanna degli speculatori. Queste richieste furono sostenute dai Montagnardi, mentre i Girondini proseguirono la loro politica liberista, favorevole agli interessi dei ceti benestanti.

La guerra civile in Vandea

In questo contesto, nel marzo del 1793 nel dipartimento della Vandea scoppiò un’insurrezione contro il governo rivoluzionario. In questa zona, da sempre sostenitrice della monarchia, già da tempo si era diffuso il malcontento nei confronti della repubblica. Provocata dalla grande leva di 300.000 uomini, la rivolta scoppiò a marzo con massacri di repubblicani. A capo dell’insurrezione, accanto a popolani come J. Cathelineau e J.-N. Stofflet, si posero parecchi nobili ex ufficiali. Formata in parte da contadini, si costituì l’Armée royale et catholique, organizzata da aristocratici e da esponenti del clero, che costrinse la Convenzione ad attuare un duro intervento repressivo.

L’Armée royale et catholique vandeana prese Fontenay e Saumur, sconfisse F.-J. Westermann a Châtillon (25 luglio) e parve sul punto di riversarsi vittoriosa sulla stessa Parigi. Il 1° agosto la Convenzione ordinò lo sterminio dei ribelli: gli insorti vinsero ancora a Coron e Torfou, ma poi ebbero la peggio a Cholet, Le Mans e Savenay. La rivolta van­deana fu schiacciata nel mese di novembre 1793. Contro i focolai di resistenza, al principio del 1794 le “colonne infernali” di L.M. Turreau ebbero l’ordine di passare per le armi tutti i Vandeani e di bruciare villaggi, case e boschi. Decine di migliaia di persone furono uccise (le stime sul numero di morti sono controverse) e numerosi villaggi furono distrutti.

La successiva politica di conciliazione adottata dal governo termidoriano portò a una momentanea pace tra febbraio e maggio 1795, ma in giugno l’insurrezione ricominciò. Il comandante dell’armata dell’Ovest, il generale L. Hoche, tentò la via delle conciliazioni separate e in breve la maggioranza dei ribelli abbandonò i capi, battuti e giustiziati nel 1796.

Il conflitto tra Giacobini e Girondini

Nella Convenzione lo scontro politico vide protagonisti i Girondini di Brissot contro i Giacobini di Robespierre e di Saint-Just. Il 10 marzo 1793 la Convenzione istituì il Tribunale rivoluzionario, mediante il quale vennero giudicati i nemici, o presunti tali, della rivoluzione. Il 6 aprile, in sostituzione del Comitato di difesa generale, fu istituito il Comitato di salute pubblica, formato da nove membri della Convenzione (allargato in seguito a dodici), che venivano rinnovati mensilmente mediante elezione. Il Comitato di salute pubblica, che fu inizialmente controllato da Danton, proponeva le leggi e nominava i rappresentanti per le missioni di guerra al fronte e all’interno dei dipartimenti, anche se l’approvazione finale delle decisioni spettava alla Convenzione. L’esclusione dei Girondini dal Comitato di salute pubblica fu causa di tensioni tra i rivoluzionari. 

La miccia dello scontro finale tra Girondini e Giacobini fu accesa dalla notizia della defezione del generale Dumouriez il 4 aprile 1793. Il giorno seguente i Giacobini, su proposta di Marat, avanzarono una petizione per chiedere la destituzione dei deputati girondini della Convenzione, considerati complici di Dumouriez. La Gironda reagì con la messa in stato di accusa di Marat in quanto ispiratore della petizione, ma senza successo.

Il 2 giugno una grande manifestazione armata di sanculotti sostenuti dalla Guardia nazionale al comando di François Hanriot circondò il palazzo delle Tuileries, dove era riunita la Convenzione nazionale. I deputati non poterono uscire e uno dei collaboratori di Robespierre, Georges Couthon, chiese l’arresto di due ministri e di ventinove deputati girondini. La Convenzione, sotto assedio, fu obbligata ad approvare.

Brissot, Lebrun, Vergniaud e altri leader girondini, dopo un breve processo tenutosi a Parigi dal 24 al 30 ottobre, furono processati e ghigliottinati. Con la caduta della Gironda, la guida della Convenzione nazionale passò ai Montagnardi, appoggiati esternamente dai sanculotti.

L’allontanamento dei Girondini dal potere scatenò la reazione delle province a loro favorevoli contro la Convenzione: si parlò di “rivolta federalista”. Insorsero contro il governo di Parigi le altre città principali, quasi tutte di simpatie girondine: Lione, Bordeaux, Marsiglia. Tolone, sede della marina militare, si consegnò agli inglesi. Questi pericoli rafforzarono l’intesa tra la borghesia giacobina, rappresentata nella Convenzione dai Montagnardi, e che controllava il Comitato di salute pubblica, e i sanculotti. I sanculotti fino alla primavera del 1794 furono in grado di orientare molte decisioni, come il calmiere dei prezzi, l’instaurazione del Terrore, la legge contro i “sospetti”.

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La Dichiarazione dei diritti dell’uomo

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

Il 26 agosto 1789 gli Stati generali di Francia, ormai divenuti Assemblea nazionale costituente, approvarono la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che sarebbe divenuta due anni più tardi la premessa della prima costituzione scritta della Francia moderna.
Imbevuta dei principi dell’Illuminismo, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino è diventata un punto di riferimento per le società democratiche contemporanee.

L’introduzione alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

 “I rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istante paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.”

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

“Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Art. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Art. 3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non sia da essa espressamente emanata.

Art. 9. Poiché si presume che ogni uomo sia innocente sino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla Legge.

Art. 11. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

Art. 17. Poiché la proprietà è un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previa una giusta e preliminare indennità.”

Medioevo

Medioevo

moderna

Età moderna

settecento

Settecento

Ottocento

Ottocento

'900

Novecento

2000

Nuovo millennio

La caduta di Robespierre e il Direttorio.

La caduta di Robespierre e il Direttorio.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La caduta di Robespierre e il Direttorio

Rivoluzione francese

 

Il 9 termidoro e l’eliminazione di Robespierre

Quando la situazione della Francia sembrò stabilizzarsi, i dissensi all’interno del Comitato di salute pubblica condussero alla caduta di Robespierre. La maggioranza del Comitato, capeggiata da Jacques-Nicolas Billaud-Varenne, Jean-Marie Collot d’Herbois e Lazare Carnot, si oppose a Robespierre e ai suoi seguaci, tra cui Saint-Just e Couthon.
Nella riunione della Convenzione dell’8 termidoro (26 luglio) Robespierre, dopo aver accusato i suoi oppositori, che ora si presentavano come moderati, di essere in realtà i veri responsabili degli eccessi del Terrore, chiese la punizione dei “traditori” e l’epurazione dei Comitati. Si svolse poi una burrascosa discussione al club dei Giacobini, che sancì la definitiva rottura tra Robespierre e i suoi oppositori all’interno del Comitato di salute pubblica.
Jean-Lambert Tallien e Joseph Fouché riuscirono a convincere i moderati della Pianura ad abbandonare Robespierre e a collaborare per destituire il “tiranno”. Nella seduta della Convenzione del 9 termidoro (27 luglio) gli interventi di Saint-Just e dello stesso Robespierre furono interrotti e fu loro impedito di parlare. Billaud-Varenne accusò violentemente Robespierre di fomentare le divisioni e di essere un dittatore e Tallien richiese il suo arresto. Gli eventi si svolsero in una situazione tumultuosa e caotica, in cui alla fine fu approvato un decreto di arresto contro Robespierre, Saint-Just, Couthon, Augustin Robespierre e Le Bas.
Le notizie della turbolenta seduta alla Convenzione e dell’arresto di Robespierre provocarono la reazione dei seguaci del leader giacobino e dei sanculotti. Il Comune parigino e il capo della Guardia nazionale, François Hanriot, reagirono  cercando di organizzare un moto insurrezionale. Robespierre e gli altri deputati giacobini detenuti furono liberati, ma non mostrarono grande risolutezza sul da farsi e sembrarono inizialmente contrari all’insurrezione.
Intanto, la coalizione termidoriana affidò il compito di reprimere l’insurrezione all’energico e spietato Paul Barras, che si avvalse anche dell’aiuto delle sezioni parigine moderate. Le guardie nazionali di Barras marciarono sul Comune e raggiunsero di sorpresa l’Hôtel-de-Ville, irrompendo nella sala del Comitato insurrezionale dove si trovavano Robespierre e gli altri deputati giacobini. Tutti furono arrestati e alcuni di loro feriti, compreso Robespierre, colpito da un colpo di pistola che gli fracassò la mascella. Nel frattempo si scatenava la repressione contro Giacobini e sanculotti in tutta Parigi. Barras ebbe facilmente la meglio sull’insurrezione, anche perché l’appoggio popolare a favore di Robespierre e dei suoi seguaci fu scarso.
La sera del 10 Termidoro (28 luglio) si procedette all’esecuzione capitale di ventidue arrestati, tra cui Maximilien e Augustin Robespierre e Hanriot, tutti e tre gravemente feriti, Saint-Just, Couthon e Dumas. I club giacobini furono chiusi in tutta la Francia, furono aboliti i tribunali rivoluzionari e abrogati alcuni decreti, tra cui quello che fissava il tetto massimo di prezzi e salari.
La congiura del 9 termidoro consegnò il potere nella Convenzione alla “pianura”, che in precedenza aveva da­to il suo tacito assenso al “terrore” giacobino, e rappresentò il predominio dell’alta borghesia. I “termi­doriani” si trovarono in una situazione molto dif­ficile: intendevano procedere allo smantellamento del “terrore”, resti­tuendo la libertà di culto alla Chiesa cattolica, abolendo il controllo sui prezzi e riportando il mercato al libero scambio. Dovevano però fronteggiare anche il ritorno delle forze controrivoluzionarie, mostrando di non essere disposti a mettere in discussione alcune delle conquiste rivoluzionarie, come l’esproprio delle terre del clero e degli aristocratici.

La repressione antigiacobina

I Girondini superstiti furono reintegrati nella Con­venzione, le sezioni elettorali parigine furono epu­rate dai sanculotti e molte sedi giacobine furono chiuse. Le condanne a morte cominciarono ora a colpire i Giacobini (Terrore Bianco), nella capitale e più ancora nelle altre città. Finita l’e­poca della virtù repubblicana e dell’egualitarismo, a Parigi tornava a comparire la vita di so­cietà e la ricchezza, spesso recente e dovuta agli illeciti profitti realizzati sulle forniture militari o sulle speculazioni legate al vettovagliamento urbano. Il 10 aprile 1795 i sanculotti assaltarono la Con­venzione ma la Guardia nazionale riuscì a disperdere gli insorti. A un nuovo sollevamento del 20 maggio la Convenzione rispose impiegando l’esercito. La reazione termidoriana divenne più intensa e i giacobini detenuti nelle car­ceri furono massacrati senza processo.

La Costituzione del 1795 e il Direttorio

La Convenzione nazionale redasse rapidamente una nuova Costituzione (Costituzione dell’anno III), approvata il 22 agosto del 1795. Essa assegnava il potere esecutivo a un Direttorio composto di cinque membri e quello legislativo a due camere, il Consiglio degli Anziani (250 membri) e il Consiglio dei Cinquecento. Il voto divenne nuovamente censitario e fu limitato ai contribuenti residenti da almeno un anno nel proprio distretto elettorale. Pur rimanendo in vita ancora per un anno il Comitato di salute pubblica fu epurato degli elementi vicini a Robespierre, perse il suo ruolo centrale e fu affiancato da altri comitati. Fu infine eliminato quando la Convenzione si sciolse (26 ottobre 1795) e fu insediato il primo Direttorio.
Nonostante il contributo di abili statisti quali Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord e Joseph Fouché, il Direttorio dovette fronteggiare subito numerose difficoltà: sul fronte interno, l’eredità di un’acuta crisi finanziaria aggravata da una disastrosa svalutazione (99% circa) degli assegnati, lo spirito giacobino ancora vivo tra le classi popolari, il proliferare tra i benestanti di agitatori che volevano la restaurazione della monarchia; sul fronte internazionale, le tensioni e i conflitti con le potenze dell’assolutismo monarchico, che ancora dominavano quasi tutta l’Europa.

L’insurrezione dei monarchici

La repressione condotta contro i club popolari (tut­ti chiusi nel mese di agosto per evitare il ripetersi di insurrezioni) aveva ridato spazio alle forze monarchiche. Molti emigrati erano rientrati e il 5 ottobre 1795 i seguaci dei Borbone si sentirono abbastanza forti da scatenare una loro insurrezione. Fu l’esercito a prendere in mano la situazione: il leader dei “termidoriani” Barras, chiamò un ufficiale che era stato considerato in passato vicino a Robespierre, Napoleone Bonaparte (il futuro Napoleone I), che non esitò a spazzare via a colpi di cannone i monarchici insorti.

Il Trattato di Basilea: una pace temporanea

Sul fronte estero, con il trattato di Basilea (5 aprile 1795) la Prussia e altri stati tedeschi stipularono la pace con la Francia. Il 22 luglio si ritirò la Spagna e quindi solo Gran Bretagna, Regno di Sardegna e Austria rimasero in guerra con la Francia. Per quasi un anno però si ebbe una situazione di tregua: la fase successiva fu aperta dalle guerre napoleoniche.

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Rivoluzione francese: Costituzione dell’Anno I (1793)

Rivoluzione francese: Costituzione dell’Anno I (1793)

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione francese

Costituzione dell’Anno I (24 giugno 1793)

 
Il 24 giugno 1793 la Convenzione nazionale promulgò una nuova Costituzione repubblicana e democratica (detta Costituzione dell’anno I), che però non entrò effettivamente in vigore. La Costituzione prevedeva il suffragio universale maschile, libertà, uguaglianza di fronte alla legge ma anche il diritto al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sociale. Oltre al diritto di resistere all’oppressione (già garantito dalla Dichiarazione del 1789) si riconosceva al popolo il diritto all’insurrezione.
 

 

 

ATTO COSTITUZIONALE
Della Repubblica
Art. 1 – La Repubblica francese è una e indivisibile.
Della distribuzione del popolo
Art. 2 – Il popolo francese è distribuito, per l’esercizio della sua sovranità, in Assemblee primarie di cantoni.
Art. 3 – Esso è distribuito per l’amministrazione e per la giustizia, in dipartimenti, distretti, municipalità.
Dello stato dei cittadini
Art. 4 – Ogni uomo nato e domiciliato in Francia, in età di ventun anni compiuti, che, domiciliato in Francia da un anno, – vi vive del suo lavoro; – o acquista una proprietà; – o sposa una francese; – o adotta un fanciullo; – o mantiene un vecchio; – ogni straniero infine, che il Corpo legislativo giudicherà di aver ben meritato dell’umanità; è ammesso all’esercizio dei diritti di cittadino francese.
Art. 5 – L’esercizio dei diritti di cittadino si perde:
– con la naturalizzazione in paese straniero;
– con l’accettazione di funzioni o favori emanati da un Governo non popolare;
– con la condanna a pene infamanti o afflittive, fino alla riabilitazione.
Art. 6 – L’esercizio dei diritti di cittadino è sospeso: – per lo stato di accusa; – per un giudizio di contumacia, fintanto che la sentenza non è annullata.
Della sovranità del popolo
Art. 7 – Il popolo sovrano è l’universalità dei cittadini francesi.
Art. 8 – Esso nomina immediatamente i suoi deputati.
Art. 9 – Esso delega a degli elettori la scelta degli amministratori, degli arbitri pubblici, dei giudici criminali e di cassazione.
Art. 10. – Esso delibera sulle leggi.
Delle Assemblee primarie
Art. 11 – Le Assemblee primarie si compongono dei cittadini domiciliati da sei mesi in ogni cantone.
Art. 12 – Esse sono composte da almeno duecento cittadini, e al massimo da seicento, chiamati a votare.
Art. 13 – Esse sono costituite con la nomina di un presidente, di segretari, di scrutatori.
Art. 14 – Ad esse spetta la loro polizia.
Art. 15 – Nessuno vi può comparire in armi.
Art. 16 – Le elezioni si fanno a scrutinio segreto, o ad alta voce, a scelta di ogni votante.
Art. 17 – Un’Assemblea primaria non può, in nessun caso, prescrivere un modo uniforme di votare.
Art. 18 – Gli scrutatori constatano il voto dei cittadini che, non sapendo scrivere, preferiscono votare a scrutinio segreto.
Art. 19 – I suffragi sulle leggi sono dati con o con no.
Art. 20 – Il voto dell’Assemblea primaria è proclamato così: I cittadini riuniti in Assemblea primaria di… nel numero di… votanti, votano a favore o votano contro, alla maggioranza di…
Della rappresentanza nazionale
Art. 21. – La popolazione è la sola base della Rappresentanza nazionale.
Art. 22 – Vi è un deputato in ragione di quarantamila abitanti.
Art. 23 – Ogni riunione di Assemblee primarie risultante da una popolazione da 39.000 a 41.000 anime, nomina immediatamente un deputato.
Art. 24 – La nomina si fa a maggioranza assoluta dei voti.
Art. 25 – Ogni Assemblea fa lo spoglio dei voti e invia un commissario per il censimento generale, al luogo designato come più centrale.
Art. 26 – Se il primo censimento non dà maggioranza assoluta, si procede ad un secondo appello, e si vota per l’uno o per l’altro dei due cittadini che hanno raccolto il maggior numero dei voti.
Art. 27 – In caso di parità di voti, il più anziano ha la preferenza, sia per essere messo in ballottaggio, sia per essere eletto. In caso di uguaglianza d’età, decide la sorte.
Art. 28 – Ogni Francese che esercita i diritti di cittadino, è eleggibile nel territorio della Repubblica.
Art. 29 – Ogni deputato appartiene alla Nazione intiera.
Art. 30 – In caso di non-accettazione, dimissione, decadenza o morte di un deputato, provvedono alla sua sostituzione le Assemblee primarie che lo hanno nominato.
Art. 31 – Un deputato che ha dato le dimissioni, non può lasciare il posto se non dopo l’ammissione del suo successore.
Art. 32 – Il popolo francese si riunisce in Assemblea tutti gli anni, il primo di maggio per le elezioni.
Art. 33 – Procede ad esse qualunque sia il numero dei cittadini aventi diritto di votare.
Art. 34 – Le Assemblee primarie si formano straordinariamente, su domanda del quinto dei cittadini che hanno diritto di votarvi.
Art. 35 – La convocazione, in questo caso, è fatta dalle municipalità del luogo ordinario della riunione.
Art. 36 – Queste Assemblee straordinarie deliberano solo quando sono presenti la metà più uno dei cittadini che hanno diritto di votare.
Delle Assemblee elettorali
Art. 37 – I cittadini riuniti in Assemblee primarie, nominano un elettore in ragione di 200 cittadini, presenti o no; due da 301 fino a 400; tre da 401 fino a 600.
Art. 38 – Il modo delle sedute delle Assemblee elettorali, e il modo delle elezioni sono gli stessi che nelle Assemblee primarie.
Del Corpo legislativo
Art. 39 – Il Corpo legislativo è uno, indivisibile e permanente.
Art. 40 – La sua sessione è di un anno.
Art. 41 – Esso si riunisce il primo di luglio.
Art. 42 – L’Assemblea non può costituirsi, se non è composta almeno dalla metà più uno dei rappresentanti.
Art. 43 – I deputati non possono essere ricercati, accusati né giudicati in nessun tempo, per le opinioni che essi hanno enunciato in seno al Corpo legislativo.
Regolamento delle sedute del Corpo legislativo
Art. 45 – Le sedute dell’Assemblea nazionale sono pubbliche.
Art. 46 – I verbali delle sedute saranno stampati.
Art. 47 – Essa non può deliberare se non è composta da duecento membri almeno.
Art. 48 – Non può rifiutare la parola ai suoi membri, nell’ordine in cui essi l’hanno chiesto.
Art. 49 – Delibera alla maggioranza dei presenti.
Art. 50 – Cinquanta membri hanno il diritto di esigere l’appello nominale.
Art. 51 – Essa ha il diritto di censura sulla condotta dei suoi membri nel suo seno.
Art. 52 – La polizia le spetta nel luogo delle sue sedute, e nel recinto esterno che essa ha determinato.
Delle funzioni del Corpo legislativo
Art. 53 – Il Corpo legislativo propone delle leggi, ed emette dei decreti.
Art. 54 – Sono compresi sotto il nome generale di Legge gli atti del Corpo legislativo, concernenti:
– la legislazione civile e criminale;
– l’amministrazione generale delle entrate e delle spese ordinarie della Repubblica;
– i demani nazionali;
– il titolo, il peso, il conio e il nome delle monete;
– la natura, la cifra e la riscossione dei contributi;
– la dichiarazione di guerra;
– ogni nuova distribuzione generale del territorio francese;
– l’istruzione pubblica;
– gli onori pubblici alla memoria dei grandi uomini.
Art. 55 – Sono designati sotto il nome particolare di decreto, gli atti del Corpo legislativo, concernenti:
– lo stanziamento annuo delle forze di terra e di mare;
– il permesso o il divieto del passaggio delle truppe straniere sul territorio francese;
– l’introduzione delle forze navali straniere nei porti della Repubblica;
– le misure di sicurezza e di tranquillità generali;
– la distribuzione annua e monetaria dei soccorsi e dei lavori pubblici;
– gli ordini per la fabbricazione delle monete di ogni specie;
– le spese impreviste e straordinarie;
– le misure locali e particolari a un’amministrazione, a un comune, a un genere di lavori pubblici;
– la difesa del territorio;
– la ratifica dei trattati;
– la nomina e la destituzione dei comandanti in capo degli eserciti;
– il perseguimento della responsabilità dei membri del Consiglio, dei pubblici funzionari;
– l’accusa dei prevenuti di complotti contro la sicurezza generale della Repubblica;
– ogni cambiamento nella distribuzione parziale del territorio francese;
– le ricompense nazionali.
Della formazione della Legge
Art. 56 – I progetti di Legge sono preceduti da una relazione.
Art. 57 – La discussione non può aprirsi, e la Legge non può essere provvisoriamente fissata se non quindici giorni dopo la relazione.
Art. 58 – Il progetto viene stampato e inviato a tutti i comuni della Repubblica sotto questo titolo: Legge proposta.
Art. 59 – Quaranta giorni dopo l’invio della Legge proposta, se nella metà dei dipartimenti, più uno, il decimo delle Assemblee primarie di ognuno di essi, regolarmente formate, non ha reclamato, il progetto è accettato e diviene Legge.
Art. 60 – Se vi è reclamo, il Corpo legislativo convoca le Assemblee primarie.
Dell’intitolazione delle leggi e dei decreti
Art. 61 – Le leggi, i decreti, le sentenze e tutti gli atti pubblici sono intitolati: In nome del popolo francese, l’anno… della Repubblica francese.
Del Consiglio esecutivo
Art. 62 – Vi è un Consiglio esecutivo composto da ventiquattro membri.
Art. 63 – L’Assemblea elettorale di ogni dipartimento nomina un candidato. Il Corpo legislativo sceglie sulla lista generale i membri del Consiglio.
Art. 64 – Esso viene rinnovato per metà a ogni legislatura, negli ultimi mesi della sua sessione.
Art. 65 – Il Consiglio è incaricato della direzione e della sorveglianza dell’amministrazione generale; esso non può agire che in esecuzione delle leggi e dei decreti del Corpo legislativo.
Art. 66 – Esso nomina, fuori del suo seno, gli agenti in capo dell’amministrazione generale della Repubblica.
Art. 67 – Il Corpo legislativo determina il numero e le funzioni di questi agenti.
Art. 68 – Questi agenti non formano un Consiglio; essi sono separati senza rapporti immediati fra di loro, non esercitano alcuna autorità personale.
Art. 69 – Il Consiglio nomina, al di fuori del suo seno, gli agenti della Repubblica all’estero.
Art. 70 – Esso negozia i trattati.
Art. 71 – I membri del Consiglio, in caso di prevaricazione, sono accusati dal Corpo legislativo.
Art. 72 – Il Consiglio è responsabile dell’inesecuzione delle leggi e dei decreti, e degli abusi che non denuncia.
Art. 73 – Esso revoca e sostituisce gli agenti da lui nominati.
Art. 74 – Esso è tenuto a denunziarli, se vi è luogo, davanti alle autorità giudiziarie.
Delle relazioni del Consiglio esecutivo con il Corpo legislativo
Art. 75 – Il Consiglio esecutivo risiede presso il Corpo legislativo; ha l’accesso e un posto separato nel luogo delle sue sedute.
Art. 76 – Esso viene ascoltato ogni volta che ha da riferire.
Art. 77 – Il Corpo legislativo lo chiama nel suo seno, in tutto o parte, quando lo crede conveniente.
Dei Corpi amministrativi e municipali
Art. 78 – In ogni comune della Repubblica vi è un’amministrazione municipale; – in ogni distretto, un’amministrazione intermedia; – in ogni dipartimento, un’amministrazione centrale.
Art. 79 – Gli ufficiali municipali sono eletti dalle Assemblee di comune.
Art. 80 – Gli amministratori sono nominati dalle Assemblee elettorali di dipartimento e di distretto.
Art. 81 – Le municipalità e le amministrazioni sono rinnovate tutti gli anni per la metà.
Art. 82 – Gli amministratori e ufficiali municipali non hanno alcun carattere di rappresentanza. – Essi non possono, in nessun caso, modificare gli atti del Corpo legislativo, né sospenderne l’esecuzione.
Art. 83 – Il Corpo legislativo determina le funzioni degli ufficiali municipali e degli amministratori, le regole della loro subordinazione, e le pene in cui essi potranno incorrere.
Art. 84 – Le sedute delle municipalità e delle amministrazioni sono pubbliche.
Della Giustizia civile
Art. 85 – Il Codice delle leggi civili e criminali è uniforme per tutta la Repubblica.
Art. 86 – Non si può attentare in nessun modo al diritto che hanno i cittadini di fare decidere le loro liti da arbitri di loro scelta.
Art. 87 – La decisione di questi arbitri è definitiva, se i cittadini non si sono riservato il diritto di reclamare.
Art. 88 – Vi sono dei giudici di pace eletti dai cittadini dei circondari determinati dalla Legge.
Art. 89 – Essi conciliano e giudicano senza spese.
Art. 90 – Il loro numero e la loro competenza sono regolati dal Corpo legislativo.
Art. 91 – Vi sono degli arbitri pubblici eletti dalle Assemblee elettorali.
Art. 92 – Il loro numero e le loro giurisdizioni sono fissate dal Corpo legislativo.
Art. 93 – Essi prendono conoscenza delle contestazioni che non sono state determinate definitivamente dagli arbitri privati o dai giudici di pace.
Art. 94 – Deliberando in pubblico:
– opinano ad alta voce;
– deliberano in ultima istanza, su difese verbali, o su semplice memoriale, senza procedure e senza spese;
– motivano le loro decisioni.
Art. 95 – I giudici di pace e gli arbitri pubblici sono eletti ogni anno.
Della giustizia criminale
Art. 96 – In materia criminale, nessuno cittadino può esser giudicato se non su un’accusa accolta dai giurati o decretata dal Corpo legislativo. – Gli accusati hanno degli avvocati scelti da essi, o nominati d’ufficio. – L’istruzione è pubblica. – Il fatto e l’intenzione sono dichiarati da un giurì di giudizio. – La pena è applicata da un tribunale criminale.
Art. 97 – I giudici criminali sono eletti ogni anno dalle assemblee elettorali.
Del Tribunale di cassazione
Art. 98 – Vi è per tutta la Repubblica un Tribunale di cassazione.
Art. 99 – Questo Tribunale non prende conoscenza del merito delle questioni. – Esso giudica sulla violazione delle forme e sulle esplicite contravvenzioni alla Legge.
Art. 100 – I membri di questo Tribunale sono nominati ogni hanno dalle Assemblee elettorali.
Dei contributi pubblici
Art. 101 – Nessun cittadino è dispensato dall’onorevole obbligo di contribuire ai carichi pubblici.
Della tesoreria nazionale
Art. 102 – La tesoreria nazionale è il punto centrale delle entrate e delle spese della Repubblica.
Art. 103 – Essa è amministrata dagli agenti contabili, nominati dal Consiglio esecutivo.
Art. 104 – Questi agenti sono sorvegliati da commissari nominati dal Corpo legislativo, presi fuori del suo seno, e responsabili degli abusi che non denunciano.
Della contabilità
Art. 105 – I conti degli agenti della tesoreria nazionale e degli amministratori dei denari pubblici, sono resi annualmente a commissari responsabili, nominati dal Consiglio esecutivo.
Art. 106 – Questi verificatori sono sorvegliati da commissari nominati dal Corpo legislativo, presi fuori del suo seno, e responsabili degli abusi e degli errori che non denunciano. – Il Corpo legislativo convalida i conti.
Delle forze della Repubblica
Art. 107 – La forza generale della Repubblica è composta dal popolo intero.
Art. 108 – La Repubblica mantiene a sue spese, anche in tempo di pace, una forza armata di terra e di mare.
Art. 109 – Tutti i Francesi sono soldati, essi sono tutti esercitati a maneggiare le armi.
Art. 110 – Non vi è generalissimo.
Art. 111 – La differenza dei gradi, i loro segni distintivi e la subordinazione non sussistono che relativamente al servizio e durante la sua durata.
Art. 112 – La forza pubblica impiegata per mantenere l’ordine e la pace nell’interno agisce solo in seguito a richiesta scritta delle autorità costituite.
Art. 113 – La forza pubblica impiegata contro i nemici esterni agisce sotto gli ordini del Consiglio esecutivo.
Art. 114 – Nessun corpo armato può deliberare.
Delle Convenzioni nazionali
Art. 115 – Se nella metà dei dipartimenti, più uno, il decimo delle Assemblee primarie di ognuno di essi, regolarmente formate, domanda la revisione dell’Atto costituzionale, o il cambiamento di qualcuno dei suoi articoli, il Corpo legislativo è tenuto a convocare tutte le Assemblee primarie della Repubblica, per sapere se vi è luogo a una Convenzione nazionale.
Art. 116 – La Convenzione nazionale è formata allo stesso modo delle legislature, e ne riunisce i poteri.
Art. 117 – Essa si occupa, relativamente alla Costituzione, solo degli oggetti che hanno motivato la sua convocazione.
Dei rapporti della Repubblica francese con le nazioni straniere
Art. 118 – Il popolo francese è l’amico e l’alleato naturale dei popoli liberi.
Art. 119 – Esso non s’ingerisce nel governo delle altre nazioni, e non sopporta che le altre nazioni s’ingeriscano nel suo.
Art. 120 – Esso dà asilo agli stranieri banditi dalla loro patria per la causa della libertà. – Lo rifiuta ai tiranni.
Art. 121 – Esso non fa la pace con un nemico che occupa il suo territorio.
Della garanzia dei diritti
Art. 122 – La Costituzione garantisce a tutti i Francesi l’eguaglianza, la libertà, la sicurezza, la proprietà, il debito pubblico, il libero esercizio dei culti, un’istruzione comune, dei soccorsi pubblici, la libertà indefinita della stampa, il diritto di petizione, il diritto di riunirsi in società popolari, il godimento di tutti i diritti dell’uomo.
Art. 123 – La Repubblica Francese onora la lealtà, il coraggio, la vecchiaia, il rispetto filiale, la sventura. Essa affida la custodia della sua Costituzione alla guardia di tutte le virtù.
Art. 124 – La Dichiarazione dei diritti e l’Atto costituzionale sono incisi su tavole poste nel seno del Corpo legislativo e nelle pubbliche piazze.
 
FONTE: A. Saitta, Costituenti e Costituzioni della Francia rivoluzionaria e liberale (1789-1875), Giuffrè, Milano 1975.

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Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (24 giugno 1793)

Il popolo francese, convinto che l’oblio e il disprezzo dei diritti naturali dell’uomo sono le sole cause delle sventure del mondo, ha deciso di esporre in una dichiarazione solenne questi diritti sacri e inalienabili, affinché tutti i cittadini potendo paragonare incessantemente gli atti del Governo con il fine di ogni istituzione sociale, non si lascino opprimere ed avvilire dalla tirannia, affinché il popolo abbia sempre davanti agli occhi le basi della sua libertà e della sua felicità, il magistrato la regola dei suoi doveri, il legislatore l’oggetto della sua missione. – Di conseguenza, esso proclama, al cospetto dell’Essere supremo, la seguente dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

 

Art. 1 – Lo scopo della società è la felicità comune. – Il Governo è istituito per garantire all’uomo il godimento dei suoi diritti naturali e imprescrittibili.
Art. 2 – Questi diritti sono l’uguaglianza, la libertà, la sicurezza, la proprietà.
Art. 3 – Tutti gli uomini sono uguali per natura e davanti alla Legge.
Art. 4 – La Legge è l’espressione libera e solenne della volontà generale; essa è la stessa per tutti, sia che protegga, sia che punisca; può ordinare solo ciò che è giusto e utile alla società; non può vietare se non ciò che le è nocivo.
Art. 5 – Tutti i cittadini sono ugualmente ammissibili agli impieghi pubblici. I popoli liberi non conoscono altri motivi di preferenza nelle loro elezioni, che le virtù e le capacità.
Art. 6 – La libertà è il potere che appartiene all’uomo di fare tutto ciò che non nuoce ai diritti degli altri; essa ha per principio la natura, per regola la giustizia, per salvaguardia la legge; il suo limite morale è in questa massima: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”.
Art. 7 – Il diritto di manifestare il proprio pensiero e le proprie opinioni, sia con la stampa sia in tutt’altra maniera, il diritto di riunirsi in assemblea pacificamente, il libero esercizio dei culti, non possono essere interdetti.
La necessità di enunciare questi diritti presuppone o la presenza o il ricordo recente del despotismo.
Art. 8 – La sicurezza consiste nella protezione accordata dalla società ad ognuno dei suoi membri per la conservazione della sua persona, dei suoi diritti, delle sue proprietà.
Art. 9 – La legge deve proteggere la libertà pubblica e individuale contro l’oppressione di quelli che governano.
Art. 10 – Nessuno deve essere accusato, arrestato, né detenuto, se non nei casi determinati dalla Legge e secondo le forme da essa prescritte. Ogni cittadino arrestato o citato dall’autorità della Legge, deve ubbidire sull’istante; egli si rende colpevole con la resistenza.
Art. 11 – Ogni atto esercitato contro un uomo fuori dei casi e senza le forme che la Legge determina è arbitrario e tirannico; colui contro il quale lo si volesse eseguire con la violenza, ha il diritto di respingerlo con la forza.
Art. 12 – Coloro che procurano, spediscono, firmano, eseguiscono o fanno eseguire degli atti arbitrari, sono colpevoli e devono essere puniti.
Art. 13 – Ogni uomo essendo presunto innocente fino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si giudica indispensabile arrestarlo, ogni rigore che non fosse necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla Legge.
Art. 14 – Nessuno deve essere giudicato e punito se non dopo esser stato ascoltato o legalmente citato, e in virtù di una legge promulgata anteriormente al delitto. La legge che punisse dei delitti commessi prima che essa esistesse, sarebbe una tirannia; l’effetto retroattivo dato alla legge sarebbe un crimine.
Art. 15 – La Legge deve decretare solo pene strettamente ed evidentemente necessarie: le pene devono essere proporzionate al delitto, e utili alla società.
Art. 16 – Il diritto di proprietà è quello che appartiene ad ogni cittadino di godere e disporre a piacimento dei suoi beni, delle sue rendite, del frutto del suo lavoro e della sua operosità.
Art. 17 – Nessun genere di lavoro, di cultura, di commercio, può essere interdetto all’operosità dei cittadini.
Art. 18 – Ogni uomo può impegnare i suoi servizi, il suo tempo; ma non può vendersi, né essere venduto; la sua persona non è una proprietà alienabile. La Legge non riconosce domesticità; può esistere solo un vincolo di cure e di riconoscenza tra l’uomo che lavora e quello che lo impiega.
Art. 19 – Nessuno può essere privato della benché minima parte della sua proprietà, senza il suo consenso, tranne quando la necessità pubblica legalmente constatata lo esige, e sotto la condizione di una giusta e preventiva indennità.
Art. 20 – Nessun contributo può essere stabilito se non per l’utilità generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere alla determinazione dei contributi, di sorvegliarne l’impiego, e di esigerne il rendiconto.
Art. 21 – I soccorsi pubblici sono un debito sacro. La società deve la sussistenza ai cittadini disgraziati, sia procurando loro del lavoro, sia assicurando i mezzi di esistenza a quelli che non sono in età di poter lavorare.
Art. 22 – L’istruzione è il bisogno di tutti. La società deve favorire con tutto il suo potere i progressi della ragione pubblica, e mettere l’istruzione alla portata di tutti i cittadini.
Art. 23 – La garanzia sociale consiste nell’azione di tutti, per assicurare a ognuno il godimento e la conservazione dei suoi diritti; questa garanzia riposa sulla sovranità nazionale.
Art. 24 – Essa non può esistere, se i limiti delle funzioni pubbliche non sono chiaramente determinati dalla Legge, e se la responsabilità di tutti i funzionari non è assicurata.
Art. 25 – La sovranità risiede nel popolo; essa è una e indivisibile, imprescrittibile e inalienabile.
Art. 26 – Nessuna parte di popolo può esercitare il potere del popolo intero; ma ogni sezione del Sovrano riunito in assemblea deve godere del diritto di esprimere la sua volontà con una completa libertà.
Art. 27 – Ogni individuo che usurpa la sovranità, sia all’istante messo a morte dagli uomini liberi.
Art. 28 – Un popolo ha sempre il diritto di rivedere, riformare e cambiare la propria Costituzione. Una generazione non può assoggettare alle sue leggi le generazioni future.
Art. 29 – Ogni cittadino ha un eguale diritto di concorrere alla formazione della Legge ed alla nomina dei suoi mandatari o dei suoi agenti.
Art. 30 – Le funzioni pubbliche sono essenzialmente temporanee; esse non possono essere considerate come distinzioni né come ricompense, ma come doveri.
Art. 31. – I delitti dei mandatari del popolo e dei suoi agenti non devono mai essere impuniti. Nessuno ha il diritto di considerarsi più inviolabile degli altri cittadini.
Art. 32 – Il diritto di presentare delle petizioni ai depositari dell’autorità pubblica non può, in nessun caso, essere interdetto, sospeso né limitato.
Art. 33 – La resistenza all’oppressione è la conseguenza degli altri diritti dell’uomo.
Art. 34 – Vi è oppressione contro il corpo sociale quando uno solo dei suoi membri è oppresso. Vi è oppressione contro ogni membro quando il corpo sociale è oppresso.
Art. 35 – Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.