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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le cause della Prima guerra mondiale. 

 

La prima guerra mondiale ebbe inizio in seguito alla grave crisi politica e diplomatica suscitata dall’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero asburgico, a opera del nazionalista serbo Gavrilo Princip (28 giugno 1914). Al di là di tale causa occasionale, le radici della guerra vanno ricercate nei caratteri che furono propri dell’età dell’imperialismo (il periodo della Belle Époque), tra gli ultimi decenni del XIX secolo e il 1914, con la crescita delle tensioni tra le grandi potenze europee.
La politica internazionale viveva tutta una serie di tensioni e contrasti e da parecchi anni l’Europa era attraversata da venti di guerra, che lasciavano presagire la fine del lungo periodo di pace.

Nell’area dei Balcani le difficoltà dell’Impero Ottomano lasciavano spazio alle altre potenze. Le crisi internazionali si fecero ricorrenti, in particolare a seguito dell’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria (1908), che alimentò gli scontri nei Balcani, principale focolaio di tensioni insieme con la competizione franco-tedesca, accesa dalla sconfitta francese di Sedan del 1870. 

L’Impero Austro-ungarico mirava a consolidare la propria presenza nei Balcani, riducendo il ruolo della Serbia e l’influenza dell’Impero russo che la proteggeva.

Inoltre, al centro dell’Europa si fronteggiavano Germania e Francia. Quest’ultima, dopo l’umiliante sconfitta del 1870, nella guerra franco-prussiana, manifestava la volontà di una rivincita, in particolare riconquistando l’Alsazia e la Lorena che le erano state sottratte.

La Gran Bretagna intendeva conservare il suo primato sul piano economico, che sentiva minacciato dal dinamismo produttivo e commerciale tedesco, e voleva difendere la propria supremazia di prima potenza coloniale, sul piano geopolitico. 

Le tensioni derivanti dalla politica aggressiva della Germania, che rivendicava un maggior peso sul piano della spartizione coloniale, furono alimentate dalla decisione del Kaiser Guglielmo II di portare avanti una politica di riarmo navale.

Infine, l’irrigidimento del sistema delle alleanze riduceva i margini di mediazione in caso di crisi internazionale. In Europa si fronteggiavano due sistemi di alleanze tra grandi potenze: la Triplice Intesa, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia; la Triplice Alleanza, costituita da Germania, Austria-Ungheria e Italia. 

 

La polveriera balcanica

La penisola balcanica rappresentava l’area più instabile del continente. All’origine di tale instabilità vi era la crisi dell’Impero Ottomano, da tempo incapace di reggere la competizione con i più moderni stati europei. A lungo l’integrità territoriale dell’Impero Ottomano sui Balcani era stata comunque assicurata da Francia e Gran Bretagna, preoccupate di “neutralizzare” la situazione al fine di impedire un’espansione della Russia e dell’Austria-Ungheria. 

La situazione nei Balcani tornò a essere esplosiva nei primi anni del secolo. Nel 1908 l’Austria-Ungheria si annesse la regione della Bosnia-Erzegovina. Tra il 1912 e il 1913 l’area fu poi sconvolta dalle due guerre balcaniche che coinvolsero l’Impero ottomano e gli stati dell’area (Bulgaria, Serbia, Montenegro e Grecia). In questo panorama confuso emerse fu l’attivismo della Serbia, alleata alla Russia e decisa a rappresentare il punto di riferimento per le ambizioni panslave esistenti nell’area balcanica.

 

Fattori interni agli Stati

Una serie di fattori interni agli Stati alimentò la corsa verso la guerra. Gli stretti legami tra una parte della classe politica e gli industriali portarono a una crescita del settore degli armamenti. Inoltre, le gerarchie militari ottennero ingenti finanziamenti per potenziare gli eserciti. Si affermò poi in tutti i paesi un nazionalismo aggressivo, che rivendicava una politica di potenza e che esaltava la guerra come “igiene del mondo” (Futurismo). Il nazionalismo coinvolse ampi strati della popolazione, mentre entrarono in crisi il pacifismo e l’internazionalismo socialista. I partiti socialisti votarono il finanziamento dell’impegno bellico e solo tardivamente si delineò una politica di opposizione rivoluzionaria alla guerra, con l’eccezione della Russia. Pochi si resero conto che la guerra sarebbe stata molto più lunga e cruenta di quelle combattute in passato.

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