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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Cultura giovanile e turismo di massa.

La cultura giovanile

Gli anni Sessanta furono un decennio caratterizzato da un grande rinnovamento generazionale: prima la beat generation, poi la musica pop, diventarono il nuovo modo di espressione dei giovani, che si identificano sempre di più nei loro idoli musicali.

Nel 1964, un anno di grandi fermenti culturali e sociali, in Gran Bretagna imperversarono i Beatles e i Rolling Stones. Nacque lamusica rock, che diventò espressione delle nuove generazioni. In Italia gli echi di questi fermenti si fecero sentire con qualche anno di ritardo. La maggiore disponibilità di tempo e di denaro fece delle nuove generazioni consumatori particolarmente ambiti dal sistema produttivo, tanto che ai giovani furono sempre più frequentemente destinati spettacoli televisivi e cinematografici, capi di abbigliamento, dischi e mezzi di trasporto. Furono gli anni in cui si affermarono i media, la cultura pop e la minigonna. Fecero la loro comparsa le prime radio a transistor che sostituirono le vecchie e ingombranti radio a valvole: fu il boom delle radioline portatili a batteria che gli Italiani portavano ovunque con sé, quasi come accade oggi con i cellulari. Si crearono mode da seguire,”divi” da imitare e modelli di comportamento ai quali conformarsi, la maggior parte dei quali proveniva dal mondo anglosassone, che prese definitivamente il posto di Parigi e della Francia come punto di riferimento internazionale: Londra, New York, San Francisco divennero le grandi capitali della moda “giovane” (dei teenager, come vengono chiamati, con termine inglese, i ragazzi tra i 13 e i 19 anni) e dell’industria discografica. Si imposero così in tutta il mondo capi d’abbigliamento come i jeans o le t-shirt, le bevande gassate e le canzoni in lingua inglese.

Di questo fenomeno traccia un’efficace sintesi lo storico E.J. Hobsbawm nel suo saggio Il secolobreve:

Gli stili della gioventù americana si diffusero direttamente o attraverso l’amplificazione dei loro segnali mediante la cultura inglese, che faceva da raccordo tra America ed Europa, per una specie di osmosi spontanea. La cultura giovanile americana si diffuse attraverso i dischi e le cassette, il cui più importante strumento promozionale, allora come prima e dopo, fu la vecchia radio. Si diffuse attraverso la distribuzione mondiale delle immagini; attraverso i contatti personali del turismo giovanile internazionale che portava in giro per il mondo gruppi ancora piccoli, ma sempre più folti e influenti, di ragazzi e ragazze in blue jeans; si diffuse attraverso la rete mondiale delle università, la cui capacità di rapida comunicazione internazionale divenne evidente negli anni ’60. Infine si diffuse attraverso il potere condizionante della moda nella società dei consumi, una moda che raggiungeva le masse e che veniva amplificata dalla spinta a uniformarsi propria dei gruppi giovanili. Era sorta una cultura giovanile mondiale.”

E.J. HOBSBAWM, Il secolo breve, trad. it., Milano 1997

Il turismo di massa.

Uno dei più profondi cambiamenti prodotti dal boom economico italiano fu sicuramente costituito dal notevole aumento del tempo libero. La riduzione degli orari di lavoro nelle aziende, la diffusione di massa degli elettrodomestici che liberò le donne da una parte consistente del loro lavoro nell’ambito della famiglia determinarono l’aumento del tempo libero. Inoltre, all’urbanizzazione derivata dallo sviluppo industriale si accompagnò la diffusione dell’automobile e di più veloci mezzi di trasporto, che permettevano ora una mobilità enormemente maggiore rispetto al passato. Di conseguenza cambiarono radicalmente gli stili di vita e le aspettative per il futuro, soprattutto tra le giovani generazioni. In questa fase di grandi cambiamenti trova le sue radici lo sviluppo del turismo di massa, che estese a vaste fasce della popolazione la possibilità di trascorrere l’estate presso località balneari, montane o termali. Tale opportunità fu principalmente consentita da tre fattori: l’aumento del tempo libero, le ferie retribuite, il miglioramento dei redditi e la motorizzazione di massa. Le vacanze al mare e in montagna non furono più un privilegio di pochi ma divennero un fenomeno di massa, assurgendo talora a status simbol di una condizione economica famigliare nettamente migliorata.

Nella prima parte degli anni ’60 l’Italia beneficiò ancora degli effetti del boom economico. Il 1960 fu l’anno del film “La dolce vita” di Federico Fellini, che era lo specchio di una società in trasformazione, in bilico fra il vecchio e il nuovo.

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