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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Diritti civili e movimenti studenteschi in America

> Il 1968

 

La conquista dei diritti civili dei neri

Nel 1865 Abraham Lincoln emanò il Tredicesimo emendamento della Costituzione americana, che aboliva la schiavitù negli Stati Uniti. Tuttavia la discriminazione nei confronti dei neri continuò: nel 1896 una sentenza della Corte Suprema legittimò la politica segregazionista, che prevedeva scuole, ristoranti, toilette, autobus separati. La partecipazione di molti soldati neri alle due guerre mondiali contribuì a migliorare la condizione dei neri, anche se solo nel 1954 una sentenza della Corte Costituzionale abolì la segregazione razziale nelle scuole del Kansas. Fu questo il punto di partenza per l’abolizione di tutte le norme segregazioniste.

La lotta contro la discriminazione razziale, cui parteciparono anche studenti e intellettuali bianchi, percorse la seconda metà degli anni ’50 e tutti gli anni ’60. Il movimento per i diritti civili dei neri americani ebbe come protagonisti da un lato un filone pacifista, il cui leader era Martin Luther King, apostolo della non violenza, ucciso nel 1968, dall’altro l’orientamento più intransigente e combattivo delle Pantere nere e di leader come Angela Davis e Malcom X, assassinato il 21 febbraio 1965.

Leader carismatico della lotta per i diritti civili e politici dei neri fu Martin Luther King, che mirò a guadagnarsi il sostegno del Presidente John Kennedy. Questi in giugno del 1963 affermò la necessità di una totale uguaglianza di diritti per bianchi e neri, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Il 28 agosto 1963 si tenne a Washington una manifestazione a cui parteciparono oltre duecentocinquantamila persone, durante la quale King pronunciò il suo più famoso discorso che iniziò con le parole “I have a dream(>> video), mentre Joan Baez e Bob Dylan cantarono We shall overcome. Dopo l’assassinio di Kennedy, fu il Presidente Johnson a far approvare una legge che eliminava qualsiasi norma di segregazione e discriminazione.

Le agitazioni dei neri si svilupparono anche nelle grandi città del Nord degli Stati Uniti, dove i neri vivevano nei ghetti. Qui molti giovani rifiutarono il pacifismo e la non violenza di Martin Luther King e nei ghetti di alcune città, come Los Angeles e Chicago, vi furono nel corso degli anni Sessanta rivolte represse dalla polizia. Nacque l’organizzazione “Potere nero” (Black Power), che teorizzava la superiorità della razza nera e che esortava i neri a creare una propria cultura, separata da quella dei bianchi. Un personaggio carismatico fu Malcom X, leader dei Black Muslim, da cui in seguito si distaccò per poi fondare l’Organizzazione per l’Unità Afro-americana. Critico nei confronti della non violenza, teorizzava il diritto dei neri all’autodifesa. Malcom X fu assassinato nel 1965, mentre King fu a sua volta assassinato nel 1968. All’interno dei ghetti nacque il partito delle “Pantere nere” (Black Panther), che aveva come principale avversario le forze di polizia che controllavano i quartieri neri delle città.

 

Movimenti studenteschi in America

Negli Stati Uniti il più importante centro della rivolta studentesca fu l’università californiana di Berkeley, dove le agitazioni cominciarono già dalla fine degli anni Cinquanta. Il movimento si ispirò all’antimilitarismo e contestò la partecipazione americana alla guerra in Vietnam. Altre tematiche importanti furono quelle dei diritti civili delle minoranze razziali e delle libertà individuali. Le critiche degli studenti universitari si rivolsero contro l’impersonalità, l’autoritarismo e l’eccesso di formalismo delle università. Essi, inoltre, misero in discussione le restrizioni alle attività politiche degli studenti e le regole di vita interne ai campus universitari, considerate troppo restrittive e repressive. Forti dell’esperienza derivante dalla partecipazione alle lotte per i diritti civili dei neri, nel corso del 1964 diedero vita a una serie di proteste.

All’Università di Berkeley, in California, tra settembre e ottobre del 1964 si inasprirono le tensioni tra gli studenti e le autorità accademiche. Il primo di ottobre la polizia cercò di arrestare lo studente Jack Weiberg, che si era rifiutato di rimuovere i tavoli su cui erano esposti materiali sui diritti civili e altre pubblicazioni. Gli studenti raccoltisi attorno all’auto degli agenti impedirono loro di eseguire l’arresto. Uno dei leader studenteschi, Mario Savio, che poi fu tra i fondatori del Free Speech Movement, salì sul tetto dell’auto e pronunciò un famoso discorso, rivolto alle migliaia di studenti che manifestavano la loro solidarietà. Dopo un sit-in di trentadue ore gli studenti trovarono un accordo con l’amministrazione universitaria. Tuttavia ben presto le agitazioni ripresero, perché l’Università dichiarò di non voler adempiere agli impegni assunti e denunciò i capi del Free Speech Novement. Alla fine, il Senato accademico fu costretto ad approvare un documento con cui si affermava la piena libertà di espressione all’interno dell’Università.

Anche negli altri campus universitari americani scoppiarono proteste che portarono all’abolizione delle rigide regole universitarie e al riconoscimento agli studenti della libertà di espressione. Inoltre, nel corso del 1965 una nuova questione si impose al centro dell’attenzione: la partecipazione americana alla guerra del Vietnam. Su tale questione, fin dall’inizio degli anni Sessanta il movimento studentesco Students for a Democratic Society (SDS) aveva criticato la politica americana, giudicata imperialistica.

Nella tarda primavera del 1962, in un campeggio sul lago vicino a Port Huron, Michigan, per quattro giorni e quattro notti, i membri dello Students for a Democratic Society (SDS), si erano riuniti per discutere di argomenti quali i diritti civili, la politica estera e la qualità della vita americana. La riunione si concluse il 16 giugno con l’elaborazione della Dichiarazione di Port Huron. L’obiettivo fissato nel Port Huron Statement fu la creazione di un movimento politico democratico radicalmente nuovo che rifiutasse la gerarchia e la burocrazia e che lottasse per la “democrazia partecipativa”, ovvero per il diretto coinvolgimento degli individui nelle scelte che li riguardavano. Ebbe così origine un movimento che divenne noto come la Nuova Sinistra (The New Left). Il principale autore del Port Huron Statement fu Tom Hayden, che durante gli anni Sessanta divenne una delle figure chiave della Nuova Sinistra.

Nel 1965 SDS tenne a Washington la sua prima marcia contro la guerra, cui parteciparono oltre 15.000 persone, attirando grande attenzione della stampa. Nei successivi tre anni, l’opposizione alla guerra attirò migliaia di nuovi membri alla SDS. L’organizzazione crebbe straordinariamente, da meno di un migliaio di membri nel 1962 ad almeno 50 mila nel 1968. Alcuni membri della SDS finirono con l’abbracciare la violenza come uno strumento per trasformare la società. Dopo il 1968, SDS rapidamente si lacerò come forza politica efficace, e nella sua convention finale nel 1969, degenerò in una lite tra radicali e moderati.

Molti Americani volevano che il Presidente mettesse fine alla guerra del Vietnam e il movimento contrario alla guerra crebbe notevolmente, fondendosi con quello per i diritti civili. Nell’aprile 1967 si tennero due grandi manifestazioni, a San Francisco e a New York, cui parteciparono oltre duecentomila persone. Il 21 ottobre 1967 gli attivisti contro la guerra organizzarono una manifestazione verso il Pentagono, simbolo della potenza militare americana, cui parteciparono studenti, hippies e cittadini comuni. Il movimento hippy era nato negli Stati Uniti a metà degli anni Sessanta e fu caratterizzato dalla non violenza, dall’antimilitarismo, dalle battaglie per i diritti civili, dal libero amore, dal misticismo orientale, dall’alimentazione alternativa e dall’uso di sostanze stupefacenti, soprattutto l’LSD, un allucinogeno di cui si teorizzavano potenzialità di “espansione” della mente. In particolare gli hippy si battevano contro la guerra nel Vietnam.

Il 23 aprile 1968 iniziò la mobilitazione studentesca alla Columbia University, vicino a New York. L’Università fu occupata, inizialmente contro la decisione di costruire una palestra riservata ai bianchi in luogo di un parco pubblico degli abitanti del quartiere nero di Harlem. In essa, tuttavia, assunsero peso crescente tematiche come la questione razziale, l’opposizione alla guerra del Vietnam e la lotta contro i finanziamenti alla ricerca finalizzata al settore militare. Il Preside fece intervenire la polizia e centinaia di ragazzi furono feriti e arrestati. Gli studenti proclamarono uno sciopero e la polizia intervenne nuovamente. Infine, tuttavia, le richieste degli studenti furono accolte e il preside Kirk fu costretto a dimettersi.

Il 6 giugno1968 fu assassinato a Los Angeles Robert Kennedy e nell’autunno del 1968 fu eletto Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.

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