Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Il fascismo e la Seconda guerra mondiale

Dalla non belligeranza all’intervento

Scoppiata la seconda guerra mondiale nel settembre del 1939, l’Italia, dopo un periodo di “non belligeranza”, entrò nel conflitto a fianco della Germania il 10 giugno 1940. Il paese si trovava in uno stato di grave impreparazione militare, ma Mussolini si illuse che la guerra si sarebbe conclusa in poco tempo a favore dei tedeschi.

Il discorso sulla dichiarazione di guerra

Lunedì 10 giugno 1940 alle 18 Mussolini, di fronte alla folla “oceanica” radunatasi in Piazza Venezia pronunciò il discorso che annunciava la dichiarazione di guerra dell’Italia a Gran Bretagna e Francia. L’EIAR (l’ente radiofonico) trasmise il discorso del dittatore nelle piazze delle principali città italiane, tra cui Bari, Bologna, Firenze, Forlì, Genova, Milano, Napoli, Torino, Trieste e Venezia, tramite altoparlanti.

La “guerra parallela”

Nei propositi del regime l’Italia avrebbe dovuto combattere una “guerra parallela”, ovvero autonoma e con obiettivi italiani, avente come scopo il controllo del Mediterraneo. Invece l’impreparazione militare italiana costrinse i Tedeschi a intervenire su tutti i fronti, a supporto dell’esercito italiano.

La guerra fu tutt’altro che breve e come è noto, dopo gli iniziali travolgenti successi tedeschi, le sorti del conflitto (a partire dal 1942-43) volsero a favore degli Alleati (Gran Bretagna, Stati Uniti, URSS).

La caduta del regime

In seguito alle pesanti sconfitte italo-tedesche in Africa, nel luglio del 1943 gli angloamericani sbarcarono in Sicilia, determinando il crollo del regime fascista (25 luglio). Lo stesso  Gran Consiglio del fascismo, per iniziativa di Achille Grandi, mise in minoranza Mussolini, che fu arrestato per ordine del re, che affidò il governo al maresciallo Pietro Badoglio. In una situazione di caos, nel corso del governo detto dei “quarantacinque giorni”, l’Italia uscì dal conflitto in seguito all’armistizio del 3 settembre, cui seguirono l’8 settembre il crollo dell’esercito e la fuga a Brindisi del sovrano.

La Repubblica di Salò

Mussolini fu liberato dai tedeschi e diede vita, nell’Italia settentrionale occupata dai tedeschi, a un regime neofascista repubblicano (Repubblica Sociale Italiana) con sede a Salò (23 settembre 1943). La Repubblica Sociale Italiana, proclamata il 23 settembre 1943, rivendicava la propria sovranità su tutto il territorio italiano, ma poté esercitarla solo sulle province non soggette all’avanzata alleata. La RSI fu in realtà un protettorato tedesco, senza alcun effettivo potere autonomo.

Il “Regno del Sud”

Nell’Italia occupata dagli Alleati, fu formato il “Regno del Sud”, che dichiarò guerra alla Germania il 13 ottobre, e nacquero governi di coalizione fra i partiti antifascisti guidati prima da Badoglio (1943-44) e successivamente da Bonomi (1944-45).

La Resistenza

Nell’Italia dominata dai nazifascisti, il Comitato di liberazione nazionale (CLN) e il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI) guidarono la Resistenza armata partigiana, a cui diedero un particolare impulso le formazioni comuniste e quelle del Partito d’azione.

La fine di Mussolini

Il 25-26 aprile 1945, ebbe luogo l’insurrezione nazionale. Mussolini, catturato mentre fuggiva in Svizzera, fu giustiziato il 28 aprile. Il suo cadavere, assieme a quello di Claretta Petacci, la sua giovane amante, e di alcuni esponenti del fascismo fu appeso a testa in giù a Piazzale Loreto a Milano.

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