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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

I Curdi e la Turchia

 

La Repubblica turca

Ataturk

In Turchia, con l’avvento di Atatürk nel 1923 e la nascita della Repubblica Turca, dominata da un’ideologia nazionalista che professava l’esistenza di un’unica nazionalità (quella turca), lo scontro tra Curdi e Turchi si radicalizzò.
Durante la guerra di liberazione turca contro le potenze straniere fu chiesto l’appoggio curdo in cambio della promessa di uno statuto di autonomia nell’ambito di uno Stato federale, che però non fu mantenuta. La Repubblica turca anzi si propose di sradicare l’identità nazionale curda, disconoscendone l’esistenza. La difficile coesistenza tra Turchi e Curdi fu così causa di continue rivolte.
Due rivolte scoppiarono nel 1925 e una terza nel 1937 nel Nord-Ovest del Kurdistan turco, tutte duramente represse. Il governo turco decise di eliminare il problema curdo per sempre, colpendo le radici stesse dell’identità curda. Interi villaggi curdi furono distrutti e la popolazione massacrata. Fu persino bandito l’uso dei termini «curdo» e «Kurdistan». I termini furono sostituiti con «turchi di montagna» e «Anatolia sud-orientale». Negli anni del secondo dopoguerra il nazionalismo curdo avanzò rivendicazioni sociali oltre che nazionalistiche ma non trovò ascolto.
 

Colpi di Stato e repressione

Nel 1960 l’esercito attuò un colpo di Stato. La repressione contro la comunità curda fu molto dura: furono arrestati molti esponenti curdi, furono “turchizzati” i nomi dei bambini e dei villaggi curdi. Quando fu approvata una nuova costituzione che concedeva una relativa libertà politica, nacquero in Turchia gruppi di sinistra, tra cui il Partito dei lavoratori della Turchia, nelle cui file militavano diversi Curdi. Lo scenario politico curdo si sviluppò in due direzioni: l’ala nazionalista (legata ai gruppi curdi tradizionali dell’Iraq) rappresentata dal Partito democratico del Kurdistan, che come obiettivo aveva l’autonomia, e l’ala più radicale, di ispirazione socialista, che rivendicava non solo riforme sociali ma anche l’indipendenza.
Un altro golpe, attuato nel 1971, fu per il movimento curdo l’ennesimo colpo di freno, anche a causa delle sue divisioni interne. Furono messe fuori legge le organizzazioni curde, imprigionati i leader e la repressione nei villaggi curdi portò alla deportazione di parte della popolazione.

 

Il Pkk di Öcalan

L’ala moderata curda in Turchia diventò minoritaria, mentre nei gruppi della sinistra curda si affermò l’Associazione patriottica democratica degli studi superiori, fondata nel 1974, che nel 1977 si trasformò in Pkk, (Partito dei lavoratori curdi). Fondato da Abdullah Öcalan, detto Apo, ex studente di scienze politiche all’Università di Ankara, il Pkk si ispirava al marxismo-leninismo, con una forte dose di nazionalismo.
Un terzo colpo di Stato, nel 1980, portò alla soppressione di vari movimenti politici e alla messa fuori legge di partiti e sindacati. La repressione colpì duramente le aspirazioni dei Curdi. La nuova costituzione del 1982 vietava l’uso della lingua curda e il codice penale riformato criminalizzava ogni espressione che affermasse un’identità curda.

 

Tra guerra civile e potenziali aperture

Negli anni Ottanta il nuovo regime, guidato da Turgut Özal (la cui madre era curda), si propose di promuovere lo sviluppo dell’Anatolia del Sud-Est (Kurdistan), per integrare l’economia curda nel sistema economico turco. In quest’ottica si posero le basi per la progettazione e la costruzione dell’imponente sistema di dighe e di irrigazione Atatürk, monumentale strumento per lo sviluppo dell’Anatolia del Sud-Est.
Tuttavia il Pkk nel 1984 iniziò la lotta armata contro il potere centrale. Nel Sud-Est della Turchia si scatenò una vera e propria guerra civile con scontri feroci e numerosi morti da ambo le parti. Il governo turco iniziò ad impiegare in modo massiccio l’esercito. Viceversa il Pkk colpì i simboli dello Stato turco, facendo ricorso al terrorismo.
Il Pkk fu aiutato dalla Siria, nel cui territorio erano concentrati campi di addestramento, così come nella Valle della Bekaa, dove dopo il colpo di Stato del 1980 Öcalan e i suoi collaboratori avevano trovato rifugio. Il Pkk trovava protezione anche in alcune aree dell’Iran e dell’Iraq. Si stima che dal 1984 ad oggi siano morte in Turchia più di 30 mila persone tra soldati turchi, miliziani del Pkk e civili di ambo le parti.
Nel corso degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta si cercò di sondare la possibilità di reciproche aperture. Il Pkk sembrò puntare all’autonomia e non più all’indipendenza, mentre da parte turca ci fu una certa disponibilità da parte del premier Özal. Egli propose la creazione di una regione autonoma, con un proprio parlamento e governo autonomi, una propria polizia, la lingua curda dichiarata ufficiale, un sistema di telecomunicazioni in curdo. Nel 1991 fu abrogata la legge che proibiva l’uso della lingua curda in Turchia e furono liberalizzate le pubblicazioni sulla questione curda. Questo però non fermò la repressione poliziesca e giudiziaria. In aprile del 1993 la morte improvvisa del presidente Ozal interruppe la svolta moderata di Ankara e portò all’affermazione della destra e dell’esercito. Inizio così la strategia della “terra bruciata”, che durò fino al 1995.

 

La cattura di Apo

Il 15 febbraio 1999 fu catturato in Kenya il leader del Pkk Abdullah Öcalan, dopo che egli era stato costretto a lasciare l’Italia il 16 gennaio, dove aveva richiesto inutilmente asilo politico. La cattura di Öcalan fu però l’occasione per far conoscere al mondo le condizioni miseria e di discriminazione in cui i Curdi vivevano. Öcalan, come aveva già in precedenza anticipato, mostrò la volontà di abbandonare la strada del terrorismo. Lo aveva infatti già unilateralmente annunciato il 1° settembre del 1998, proclamando una tregua.
Lo scontro tra lo Stato turco e il Pkk è poi proseguito nel tempo, nonostante vari tentativi di giungere a una soluzione. Attualmente Öcalan sconta l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza.

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