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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

I prodromi del Sessantotto in Italia

> 1968

 

Il boom economico

Nella seconda metà degli anni Sessanta l’Italia del boom economico, che aveva caratterizzato la fine degli anni ’50 e la prima metà del decennio successivo, viveva le conseguenze di quella grande fase di sviluppo e al tempo stesso i primi segni di crisi. La migrazione interna dal Meridione al triangolo industriale aveva trasformato le città, ponendo problemi di integrazione, mentre il Sud permaneva in una condizione di sottosviluppo. Nel complesso, tuttavia, lo sviluppo economico era stato intenso e aveva trasformato le condizioni di vita di larga parte della popolazione. Tra il 1950 e il 1964 i proprietari di automobili passarono da 342.000 a 4.600.000, la televisione e gli elettrodomestici erano entrati nelle case di molte famiglie. In questa fase di grandi cambiamenti trova le sue radici lo sviluppo del turismo di massa, che estese a vaste fasce della popolazione la possibilità di trascorrere l’estate presso località balneari, montane o termali.

 

I governi di centro-sinistra

Dal punto di vista politico, dopo il governo Tambroni del 1960, che si reggeva con l’appoggio del MSI, erede del fascismo, si formarono i primi governi di centro-sinistra, nati dall’alleanza fra la Democrazia cristiana e il Partito socialista italiano. Tra le prime importanti riforme dei governi di centro-sinistra vi furono la nazionalizzazione dell’industria elettrica e la riforma della scuola dell’obbligo, con l’introduzione della scuola media unica, entrambe del 1962. Tuttavia i governi che si susseguirono, quasi tutti guidati da Aldo Moro, poco realizzarono sul piano delle riforme, per le resistenze interne e per l’opposizione del PCI.

 

La cultura giovanile

Gli anni Sessanta furono un decennio caratterizzato da un grande rinnovamento generazionale: prima la beat generation poi la musica pop, diventarono un punto di riferimento per giovani. Nel 1964, un anno di grandi fermenti culturali e sociali, in Gran Bretagna imperversarono i Beatles e i Rolling Stones. Nacque la musica rock, che diventò espressione delle nuove generazioni. In Italia gli echi di questi fermenti si fecero sentire con qualche anno di ritardo. Fecero la loro comparsa le prime radio a transistor che sostituirono le vecchie e ingombranti radio a valvole. Si crearono mode da seguire,”divi” da imitare e modelli di comportamento ai quali conformarsi, la maggior parte dei quali proveniva dal mondo anglosassone. Attraverso la televisione arrivarono anche le immagini degli studenti americani che si battevano per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. Fiorirono le band musicali e si diffusero i capelli lunghi, i jeans e le minigonne. Il mito della beat generation, che faceva riferimento a scrittori americani come Kerouac e Ginsberg, si diffuse anche in Italia, assumendo tratti di rivolta generazionale. Il primo maggio 1967 i giovani beats milanesi aprirono un campeggio in una zona affittata dalla rivista “Mondo beat”. La stampa (in particolare il Corriere della Sera) si scagliò contro di loro con una campagna denigratoria, definendo la comunità “Barbonia City” e il 12 giugno 1967 la polizia intervenne facendo irruzione nel campeggio e mettendo fine all’esperienza. D’altronde, il fenomeno non fu ben visto neppure dall’estrema sinistra e dalle sue organizzazioni giovanili e anche lo scrittore Pier Paolo Pasolini polemizzò duramente con questa parte del mondo giovanile.

 

Fermenti critici

Nel 1967 don Lorenzo Milani, un prete cattolico del dissenso, pubblicò un libro che fece scalpore, Lettera a una professoressa, in cui gli studenti della scuola di Barbiana, in provincia di Firenze, documentavano i pregiudizi di classe del sistema educativo e il trionfo dell’individualismo nella nuova Italia. Nello stesso periodo si era manifestata una ripresa del pensiero marxista da parte di giovani intellettuali che si collocavano al di fuori dei partiti tradizionali della sinistra e gravitavano intorno alle riviste «Quaderni rossi» e «Quaderni piacentini».

 

Il caso Zanzara

Nel mese di febbraio del 1966 il giornale studentesco del Liceo classico Parini La Zanzara pubblicò un’inchiesta-sondaggio su tematiche sessuali intitolata Che cosa pensano le ragazze d’oggi. I redattori del giornale, Marco De Poli, Claudia Beltramo Ceppi e Marco Sassano, si proposero di raccogliere e commentare le risposte di alcune ragazze a questioni come “Qual è la posizione della donna nella società italiana? Quali sono i problemi che si trova ad affrontare? Qual è il suo atteggiamento di fronte all’educazione, alla cultura, alla morale, alla religione, al matrimonio ed al lavoro?”. Emerse che c’era chi non trovava per niente scandaloso fare l’amore prima del matrimonio, chi era favorevole alla pillola e ancora chi poteva capire una convivenza anche senza matrimonio. Vi fu chi gridò allo scandalo, in particolare gli ambienti cattolici più conservatori, che ritennero l’inchiesta offensiva per la morale. I giovani redattori furono convocati in questura e sottoposti a perquisizioni e domande vessatorie. Poi furono processati. 20.000 studenti scesero in piazza a Milano per protestare. Erano gli albori del movimento studentesco. Al processo parteciparono 240 giornalisti accreditati, da tutte le parti del mondo. Alla fine gli imputati e il preside dell’Istituto furono assolti.

 

L’occupazione di Sociologia a Trento

Il 24 gennaio 1966 vi fu a Trento la prima occupazione della Facoltà di Sociologia, da parte degli studenti che protestavano per il riconoscimento della laurea in Sociologia. Nei mesi seguenti il movimento studentesco trentino, animato tra gli altri da Marco Boato, Mauro Rostagno e Renato Curcio, condusse un’accesa battaglia per lo sviluppo della scienza sociologica e del sistema di insegnamento universitario, del quale venivano contestati forme e contenuti. Nel 1967 le rivendicazioni studentesche abbandonarono le aule universitarie e assunsero i contorni della contrapposizione ideologica e della lotta politica con manifestazioni contro la guerra del Vietnam e a scontri con le forze politiche di destra.

 

L’alluvione di Firenze

Nel mese di settembre del 1966, inoltre, vi fu l’alluvione di Firenze che indusse molti studenti a recarsi nella città come volontari per portare aiuto. Si trattò di una significativa esperienza, che mise a contatto, in modo solidale, giovani delle più diverse provenienze geografiche, ideali e politiche.

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