II guerra mondiale: Africa, Balcani, Mediterraneo

 

La guerra in Africa

Mussolini decise di dare inizio alla cosiddetta “guerra parallela”, che l’Italia avrebbe dovuto condurre nel Mediterraneo, in Africa e nei Balcani. Essa tuttavia ebbe esiti pressoché disastrosi e costrinse l’alleato tedesco a intervenire. Il 27 settembre 1940 Germania, Italia e Giappone sancirono la loro alleanza, firmando a Berlino il Patto tripartito.

Offensiva italiana e controffensiva inglese

Quando l’Italia dichiarò guerra alla Gran Bretagna, nel giugno 1940, aveva quasi 300.000 uomini al comando del maresciallo Rodolfo Graziani in Cirenaica (Libia), per affrontare i circa 36.000 uomini che il generale Sir Archibald Wavell aveva a disposizione in Egitto. Le truppe italiane nel settembre 1940 occuparono Sidi Barrani, 270 chilometri a ovest di Mersa Matruh, la posizione più occidentale in mano agli inglesi. Dopo avervi stanziato sei divisioni, restarono però inattivi per settimane, mentre nel frattempo Wavell riceveva rinforzi.

Il 7 dicembre 1940 iniziò la controffensiva inglese: circa 30.000 uomini e 275 carri armati, al comando del generale Richard Nugent O’Connor, avanzarono verso ovest, da Mersa Matruh, contro 80.000 italiani che però disponevano di soli 120 carri armati. L’offensiva britannica (operazione Compass) fu un successo ben oltre ogni aspettativa: le forze di Graziani furono accerchiate e duramente sconfitte, mentre l’avanzata proseguì oltre il confine fino in Cirenaica, portando alla caduta delle piazzeforti di Tobruk e di Bengasi, tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Per completare la conquista della Libia, gli inglesi dovevano prendere la capitale, Tripoli.

Erwin Rommel e il Deutsches Afrikakorps

RommelMussolini fu costretto a chiedere aiuto a Hitler che, nel febbraio del 1941 inviò in Nordafrica il generale Erwin Rommel al comando di due divisioni meccanizzate, il Deutsches Afrikakorps, mentre nel frattempo Churchill aveva distolto una parte delle truppe inglesi per inviarle in aiuto della Grecia. 

Arrivato in Tripolitania, Rommel decise di tentare un’offensiva con le poche forze che aveva. Nella primavera del 1941 passò all’attacco e in tre settimane, con un’avanzata di quasi 1000 chilometri, riconquistò la Cirenaica tranne la piazzaforte di Tobruk. Dopo altri successi, le forze italo-tedesche furono però costrette, nell’inverno dello stesso anno, a ripiegare entro il confine della Tripolitania.

Nell’agosto 1940 le forze italiane occuparono la Somalia britannica, ma in novembre gli inglesi iniziarono un vittorioso contrattacco, che li portò all’occupazione dell’intera Africa orientale italiana (Eritrea, Somalia, Etiopia). Le truppe britanniche, rafforzate da contingenti etiopi e indiani, prevalsero e il 6 aprile 1941 entrarono nella capitale etiope, Addis Abeba. Il 17 maggio 1941 le truppe comandate dal Viceré d’Etiopia Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, si arresero ad Amba Alagi.

La guerra nei Balcani

Il 28 ottobre 1940, senza aver informato Hitler sulle sue intenzioni, Mussolini dall’Albania lanciò sette divisioni italiane (155.000 uomini) in guerra contro la Grecia. Tuttavia l’esercito greco fermò le truppe italiane poco oltre il confine (8 novembre 1940) e la controffensiva del generale Alexandros Papagos portò i greci a occupare una parte dell’Albania in dicembre. Inoltre, le truppe britanniche sbarcarono a Creta e alcuni aerei britannici furono inviati in alcune basi vicino ad Atene, da dove avrebbero potuto attaccare i giacimenti petroliferi rumeni, da cui la Germania otteneva gran parte dei rifornimenti di carburante.

Nel novembre 1940 Ungheria, Romania e Slovacchia si schierarono con il Patto tripartito (firmato il 27 settembre 1940 da Germania, Italia e Giappone) e all’inizio del 1941 truppe tedesche iniziarono ad ammassarsi al confine greco-bulgaro in vista di un’invasione. Anche la Bulgaria e la Jugoslavia, in marzo del 1941 aderirono al Patto. Tuttavia il 27 marzo 1941 un gruppo di ufficiali dell’esercito jugoslavo attuò un colpo di stato a Belgrado, ribaltando la politica del precedente governo.

L’intervento militare tedesco

Così, il 6 aprile 1941 i tedeschi, con 24 divisioni e 1.200 carri armati, invasero sia la Jugoslavia che la Grecia. Le operazioni furono condotte con modalità analoghe a quelle delle precedenti campagne di guerra lampo. Mentre massicci raid aerei colpivano Belgrado, colonne di truppe e carri tedeschi si riversarono oltre la frontiera partendo dalle loro basi in Bulgaria, in Romania e in Austria seguite da forze italiane dalla Venezia-Giulia e dall’Albania e da unità ungheresi nella Voivodina. Belgrado fu occupata il 12 aprile e la Jugoslavia firmò la capitolazione il 17 aprile.

Contemporaneamente all’attacco alla Jugoslavia, truppe tedesche iniziarono l’invasione della Grecia partendo dalla Bulgaria. L’esercito greco, pur sostenuto da un corpo di spedizione britannico, non riuscì a fermare la travolgente avanzata dei panzer tedeschi, appoggiati dalla Luftwaffe. I tedeschi aggirarono lo schieramento nemico passando per la Macedonia e, mentre gli inglesi facevano evacuare le loro truppe, occuparono Atene il 27 aprile. Poi, tra il 20 maggio e il 1º giugno occuparono la strategica isola di Creta, tramite massicci lanci di paracadutisti, costringendo la Royal Navy a evacuare le truppe alleate.

La Croazia, la cui indipendenza era stata proclamata il 10 aprile 1941, si espanse fino a formare la Grande Croazia, comprendente anche la Bosnia-Erzegovina. La maggior parte della Dalmazia fu annessa all’Italia, il Montenegro fu riportato all’indipendenza, la Macedonia jugoslava fu spartita tra Bulgaria e Albania, mentre la Slovenia fu spartita tra Italia e Germania. La Grande Croazia, governata dal gruppo nazionalista di estrema destra Ustascia (“Insorti”) di Ante Pavelić, e il Montenegro erano sfere di influenza italiane. In Serbia nell’agosto 1941 fu creato dai tedeschi un “governo fantoccio”. La Grecia fu occupata congiuntamente dall’Italia e dalla Germania.

La guerra nel Mediterraneo e nell’Atlantico

Nel Mediterraneo l’Italia subì due gravi colpi: il 13 novembre 1940 la flotta italiana alla fonda nel porto di Taranto fu duramente colpita da aerosiluranti inglesi. Successivamente, il 28 marzo 1941, fu sconfitta da quella britannica nei pressi di capo Matapan (Peloponneso meridionale).

Grande importanza assunse la battaglia dell’Atlantico, che vide un aspro scontro tra la flotta inglese e quella tedesca. Inizialmente la guerra volse a favore della Germania, in particolare grazie agli attacchi dei sommergibili (U-Boote) alle navi da guerra e mercantili. Nella seconda metà del 1942 le perdite alleate diminuirono e le sorti del conflitto s’invertirono, in seguito all’intervento statunitense.

Il Lend-Lease Act

Negli Stati Uniti l’11 marzo 1941 fu approvato il Lend-Lease Act (legge degli affitti e prestiti), che consentiva al Presidente di fornire assistenza materiale e bellica a tutti i governi la cui difesa fosse da lui ritenuta “essenziale per la sicurezza” del paese. Il provvedimento legislativo firmato da Franklin Delano Roosevelt permise agli Stati Uniti di fornire materiale bellico a Regno Unito, Unione Sovietica, Francia, Cina e altri paesi alleati senza esigere l’immediato pagamento. In precedenza le esportazioni di materiali bellici erano soggette a norme che richiedevano il pagamento alla consegna e il trasporto su navi mercantili del compratore.

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