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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La guerra del Vietnam e la morte di Che Guevara

Il Sessantotto

 

 

Bipolarismo e guerra fredda

Tre nazioni erano uscite vincitrici dalla Seconda guerra mondiale: USA, URSS e Gran Bretagna. Solo le prime due assunsero però il ruolo di grandi potenze anche nel dopoguerra e diedero origine a un sistema di relazioni internazionali di tipo bipolare. Gli USA assunsero un evidente primato economico a livello mondiale, infatti nel 1945 possedevano i 2/3 delle risorse aurifere del pianeta, metà della produzione industriale e ¾ dei capitali mondiali investiti. Tale predominio economico fu accompagnato dalla superiorità militare, anche per il possesso della bomba atomica. Il giornalista Walter Lippmann usò il termine “guerra fredda” nel suo libro The Cold War (1947) per definire la situazione delle relazioni internazionali delineatasi dopo la Seconda Guerra mondiale, caratterizzata da una forte conflittualità e da un perenne stato di tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, con il superamento dell’ordine multipolare ed eurocentrico.

Il Muro di Berlino

Il Muro di Berlino (1961) fu un sistema di fortificazioni fatto erigere dal governo della Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca) per impedire la libera circolazione delle persone da e soprattutto verso Berlino Ovest (Repubblica Federale Tedesca). Esso fu considerato il simbolo della divisione della Germania e massima espressione della cosiddetta cortina di ferro che divideva l’Europa sotto influenza sovietica da quella sotto influenza americana durante la guerra fredda.

La guerra di Corea

Nel 1949 l’esplosione della prima bomba atomica sovietica, che pose fine al monopolio atomico americano, alimentò il clima della “guerra fredda” e diede inizio a politiche di riarmo. In Cina fu creata da Mao Zedong la Repubblica popolare cinese che inizialmente si alleò con l’U.R.S.S., facendo anche dell’Estremo Oriente un teatro dello scontro bipolare tra le due superpotenze. Proprio in quest’area si verificò uno dei momenti più drammatici della guerra fredda, quando il regime filosovietico della Corea del Nord invase la Corea del Sud nell’estate del 1950. Su mandato delle Nazioni Unite, ma con l’effettiva leadership statunitense, una forza d’intervento internazionale fermò l’avanzata nordcoreana ristabilendo il precedente status quo nella penisola a prezzo di un sanguinoso conflitto.

La guerra del Vietnam

In Vietman, dopo la Seconda guerra mondiale, il 2 settembre del 1945, Ho Chi-minh proclamò l’indipendenza della Repubblica democratica del Vietnam. Ma la Francia non intendeva rinunciare alla sua colonia, e riprese il controllo del sud del paese. La guerra si protrasse fino al 1954, quando il generale Giap sconfisse i Francesi a Dien Bien Phu (7 maggio). Gli accordi di Ginevra (21 luglio del 1954) previdero la temporanea divisione del Vietnam in due zone lungo la linea del 17° parallelo in attesa di elezioni che nel 1956 avrebbero dovuto portare alla riunificazione. Ma i contrasti tra Nord e Sud si inasprirono e la riunificazione non ebbe luogo. Gli Americani inviarono aiuti militari sempre più massicci al Vietnam del Sud: sotto la presidenza Kennedy la presenza americana giunse a trentamila uomini e con la presidenza di Johnson superò i settecentomila, nel 1968. Gli Stati Uniti non riuscirono tuttavia ad avere ragione della resistenza dei Vietcong (i guerriglieri antigovernativi), che ricevettero crescenti aiuti militari da parte della Cina e dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti diedero inizio a massicci bombardamenti a nord del 17° parallelo, ma le forze congiunte dei Vietcong e dei Nordvietnamiti resistettero e contrattaccarono nel gennaio del 1968 (offensiva del Tet). In marzo del 1968 il presidente Johnson, anche per la forte opposizione alla guerra nell’opinione pubblica, decise la cessazione dei bombardamenti sul Nord Vietnam. In maggio a Parigi iniziarono colloqui preliminari per verificare le possibili condizioni di pace. Nel gennaio del 1973 a Parigi le trattative portarono a un cessate il fuoco e previdero il ritiro delle forze americane. La guerra si protrasse ancora per due anni, fino al 1975. Il 2 luglio 1976 fu proclamata la Repubblica socialista del Vietnam.

La rivoluzione cubana e la morte del Che

Nel 1953, con l’assalto alla caserma Moncada di Santiago (26 luglio), Fidel Castro, organizzò un tentativo insurrezionale contro il dittatore Batista, che fallì. Imprigionati e in seguito amnistiati, i capi del movimento si rifugiarono in Messico. Nel 1956 Castro, con un’ottantina di seguaci tra i quali Ernesto Guevara, di origine argentina, sbarcò a Cuba e, dopo i primi insuccessi, organizzò un’efficace guerriglia, sostenuta dai contadini. La guerriglia rapidamente si estese a tutto il paese e il 1° gennaio del 1959, con l’insurrezione dell’Avana, Batista fu costretto alla fuga. Il governo guidato da Castro attuò una politica economica (nazionalizzazione delle imprese straniere) che subito lo mise in rotta di collisione con gli Stati Uniti. Tra il 1959 e il 1960 Cuba firmò importanti accordi commerciali con l’URSS. Nel 1960 gli Stati Uniti attuarono l’embargo per le merci dirette a Cuba. Nel 1961 vi fu la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi e il fallito tentativo, in aprile dello stesso anno, da parte di esuli cubani armati e finanziati dalla CIA, di sbarcare sull’isola nella baia dei Porci per rovesciare il regime di Castro. L’installazione di rampe missilistiche sull’isola da parte di tecnici militari sovietici, nell’ottobre del 1962, portò a una crisi tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La prova di forza tra le due superpotenze si concluse con lo smantellamento delle rampe da parte dell’URSS. Nell’ottobre 1967 i militari boliviani annunciarono la morte di Ernesto Che Guevara. Leader della rivoluzione cubana assieme a Fidel Castro, poi ministro dell’economia a Cuba, il Che si era allontanato dall’isola l’anno precedente dar vita alla guerriglia sulle montagne della Bolivia. Nella primavera del 1967 era stato reso noto un suo appello ai rivoluzionari del mondo, dal titolo Creare due, tre, molti Vietnam. Compito dei rivoluzionari, secondo Guevara, era affiancare il Vietnam con numerosi altri movimenti insurrezionali in tutte le aree del mondo. La sua morte contribuì a fare di Che Guevara un simbolo della lotta contro ogni forma di oppressione.

La rivoluzione culturale cinese.

In Cina, dopo la rottura con l’Unione Sovietica nei primi anni Sessanta, nel 1966 gli studenti dell’università di Pechino cominciarono una violenta contestazione delle autorità accademiche accusate di essere legate a una concezione capitalistica della cultura. Partito da gruppi di studenti universitari, il movimento fu appoggiato da Mao Tse-tung, che lo utilizzò come strumento di pressione contro l’opposizione interna. Nell’estate del 1967 e agli inizi del 1968 lo scontro sembrò sfociare in una vera e propria guerra civile. La rivoluzione culturale cinese ebbe una forte influenza sui movimenti di contestazione dei paesi occidentali.

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