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Wall streetIl crollo della Borsa di Wall Street.

Le ragioni del crollo vanno ricercate nella crescita indiscriminata del valore dei titoli azionari, avvenuto nel corso degli anni Venti.

http://www.treccani.it/scuola/maturita/prima_prova/tema_di_argomento_storico/depressione.html

In seguito al continuo incremento del volume degli acquisti, i prezzi delle azioni divennero sempre più alti e si creò così un boom che spinse molti americani a investire il proprio denaro in Borsa.

Molti impegnarono tutti i propri risparmi, incoraggiati da consulenti disonesti o incompetenti. Si trattò di un boom eccezionale, sganciato però dallo sviluppo dell’economia reale e fondato soprattutto sui movimenti di capitale a scopo speculativo di finanzieri spregiudicati.

A un certo punto iniziò a diffondersi il timore che questa crescita sarebbe cessata. Quando nell’autunno del 1929 iniziarono a manifestarsi i primi segnali della crisi di sovrapproduzione che colpiva gli Stati Uniti a causa sia della ridotta offerta di moneta sia della riduzione della domanda interna e delle sempre maggiori difficoltà di esportazione, l’ondata speculativa si orientò al ribasso, provocando immediatamente il crack.

Alcuni operatori finanziari pensarono di poter realizzare maggiori profitti speculando al ribasso, perciò iniziarono a svendere le proprie azioni. Tale tendenza si sviluppò al punto che il 23 ottobre più di sei milioni di azioni furono vendute a prezzi sempre più bassi e il giorno seguente, il “giovedì nero”, ne furono negoziate più del doppio. Il lunedì successivo (28 ottobre) furono ceduti nove milioni di azioni.

Martedì 29 ottobre (il “martedì nero”) ne furono negoziate oltre sedici milioni: il prezzo delle azioni di numerose imprese di grandi dimensioni, come la General Electric, precipitò. Il valore delle azioni diminuì di quattordici miliardi di dollari in meno di una settimana. Ciò ebbe un riflesso immediato sulle altre Borse valori degli Stati Uniti, da Chicago a San Francisco.

Le quotazioni caddero a picco: in un mese i titoli persero il 40 per cento del loro valore. Alla fine dell’anno le perdite ammontavano già a 40 miliardi di dollari, ma il crollo continuò ininterrotto fino all’8 luglio 1932, quando l’indice del “New York Times”, fondato sulle quotazioni di venticinque titoli particolarmente significativi, toccò il suo minimo storico (58 punti contro i 452 del settembre 1929).

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