Crea sito

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Rivoluzione russa

Il regime totalitario di Stalin

La morte di Lenin e la lotta tra Stalin e Trotzkij.

Il 21 gennaio 1924 Lenin, già ammalato da tempo, morì a Gorki presso Mosca. La sua morte scatenò uno scontro durissimo per la “successione” che si sviluppò tra il 1924 e il 1927 dentro e fuori il partito, nelle piazze e sui giornali, tra Stalin e Trotzkij.

La Russia era l’anello debole della catena imperialista, il paese in cui si era innescata una rivoluzione destinata ad estendersi ai paesi più avanzati, secondo la strategia bolscevica. Infatti non si poteva pensare di realizzare un passaggio immediato al socialismo, saltando la fase di sviluppo del capitalismo, in un paese così arretrato.

La “rivoluzione permanente”

Trotzkij sosteneva pertanto la necessità di compiere ogni sforzo per favorire lo scoppio della rivoluzione in Europa, pena il fallimento della rivoluzione in Russia (Teoria della “rivoluzione permanente”). Solo lo scoppio della rivoluzione nei paesi europei avrebbe consentito al potere sovietico di sopravvivere e di accelerare il passaggio dalla fase democratico-borghese della rivoluzione al socialismo.

Il socialismo in un paese solo

Stalin sosteneva invece che occorreva rinunciare all’”esportazione” immediata della rivoluzione in Europa e mirare all’edificazione del socialismo in Russia (Teoria del “socialismo in un paese solo”). Infatti – sosteneva – la rivoluzione in Europa era per il momento fallita e non sembravano esserci prospettive immediate di un suo sviluppo. Occorreva quindi mobilitare tutte le energie, anche quelle dei partiti comunisti degli altri paesi, per la difesa della “patria” del socialismo.

Stalin prevalse e si sbarazzò di Trotzkij. In seguito riuscì a eliminare anche l’opposizione di Bucharin, altro prestigioso leader del partito, e via via di molti dei leader bolscevichi.

Collettivizzazione e piani quinquennali.

Abrogata la N.E.P., Stalin diede inizio (1929) alla collettivizzazione delle campagne e alla soppressione dei kulaki (contadini ricchi). Inoltre, avviò un processo di industrializzazione a tappe forzate, mediante i cosiddetti piani quinquennali.

Il primo piano quinquennale (1928-32) fece compiere un grande balzo in avanti all’industria russa, specie a quelle metalmeccanica, dell’acciaio ed estrattiva (industria pesante). Negli anni ’30 la crescita industriale fu imponente ma a questo sviluppo fecero da contrappeso le carestie (1931 e 1933), la qualità scadente dei prodotti dell’industria, la povertà dei contadini, la penuria dei beni di consumo.

Culto della personalità e ritorno all’ordine.

Mentre da un lato si instaurava uno spietato regime autoritario e repressivo, dall’altro la propaganda tesseva le lodi del dittatore, trasformandone l’immagine in quella di un semidio, attraverso il cosiddetto “culto della personalità”, attraverso la stampa, i mezzi di comunicazione di massa, le parate militari.

Con il regime totalitario di Stalin ci fu una sorta di ritorno all’ordine. Gli sforzi dei lavoratori furono esaltati e premiati: nel 1935 il minatore . Aleksej Grigorevič Stachanov divenne una celebrità perché riuscì ad aumentare la produttività della sua squadra di lavoro fino a quattordici volte. Il governo sovietico celebrò Stachanov come “lavoratore modello”, dando origine allo “stachanovismo“, fenomeno volto ad aumentare la produttività incoraggiando i lavoratori sia a livello propagandistico che tramite incentivi.

Inoltre, si riportò la disciplina nella scuola, si esaltò di nuovo il concetto di patria (l’URSS patria del socialismo), si reintrodusse il culto delle tradizioni, degli eroi, degli scrittori della vecchia Russia.

Le “purghe staliniane” e l’assassinio di Trotsky

L’assassinio di Kirov, segretario del partito a Leningrado, diede a Stalin l’occasione per avviare una serie di epurazioni, che egli chiamò “purghe”. In particolare le purghe raggiunsero l’apice tra il 1936 e il 1939, con vari processi contro veri o presunti nemici del regime e quasi tutti i vecchi dirigenti del partito, protagonisti della rivoluzione bolscevica, furono eliminati: scomparvero Zinovev, Kamenev, Bucharin, Ordzonikidze, Jagoda, Tuchacevskij e molti altri. La repressione colpì anche molti generali e ufficiali dell’esercito e gli intellettuali.

Nel 1940 Ramòn Mercader, un sicario inviato dall’NKVD, con il falso nome di Frank Jackson e grazie alla sua relazione con la sua segretaria, cominciò a frequentare la casa di Trotsky e il 21 agosto 1940 lo uccise colpendolo al capo con una piccozza.

La persecuzione dei “nemici del popolo” e i gulag

Gli oppositori del regime o presunti tali furono perseguitati come “nemico del popolo” dalla polizia politica (NKVD), eliminati, incarcerati o internati nei gulag (dalla sigla GULag – Glavnoe upravlenie lagerej, ovvero Direzione centrale dei lager), campi di prigionia e di lavoro forzato. Quale sia stato il numero di persone che vi sono state recluse e di vittime è difficile dirlo con precisione. I dati forniti da diverse fonti sono spesso molto distanti. In ogni caso si trattò di decine di milioni di internati e di diversi milioni di morti.

Nel 1936 fu promulgata una nuova Costituzione, apparentemente più democratica e meno radicale di quella del 1924. Furono formalmente riconosciuti a tutti gli stessi diritti, compreso quello di voto, ed erano ammesse la libertà di coscienza, di parola, di stampa, di riunione. Tuttavia, al Partito comunista, ormai strumento passivo nelle mani del dittatore, era assicurata una preminenza assoluta su ogni altra istituzione statale e non era prevista nessuna forma d’opposizione.

Stalin – La storia siamo noi (documentario)

Index Storiaestorie

Index Cinema e storia

Index Tematiche

Link utili

Print Friendly, PDF & Email