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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Interpretazioni del nazismo.

Il Nazismo è il punto d’arrivo di tendenze già presenti in Germania sin dai tempi di Lutero o è una deviazione patologica dalla tradizione culturale tedesca?

Gerhard Ritter

Secondo lo storico tedesco conservatore Gerhard Ritter, il nazismo è una forma particolare della crisi generale dei valori liberal-democratici (tolleranza, ragionevolezza, moderazione, libertà, fiducia nel progresso storico etc.) che investì tutto l’Occidente, e non un evento che ha radici unicamente nella storia tedesca.

Enzo Collotti

Secondo Enzo Collotti (La Germania nazista, 1962), invece, il nazismo si colloca all’interno di una tradizione tipicamente tedesca, nazionalista, militarista, antisemita, che va da Lutero a Fichte, Hegel, Wagner, Nietzsche, il pangermanesimo etc. Collotti respinge il tentativo di scaricare sulla sola figura di Hitler (e dei leader nazisti) ogni responsabilità. Hitler non avrebbe mai potuto scatenare la guerra e l’Olocausto senza l’aiuto degli industriali, delle classi politiche conservatrici, degli Junker e dei militari.

Friedrich Meinecke

Altri studiosi ritengono che gli orrori del nazismo siano il frutto della crisi morale europea, e in particolare della ebbrezza di potere della borghesia e dei militari tedeschi. Tuttavia secondo costoro (tra i quali lo storico liberale Meinecke) tutti questi mali non avrebbero potuto portare a una simile catastrofe senza la comparsa di una personalità eccezionale, di una ‘forza demoniaca’ come quella di Hitler.

Gli storici marxisti

Gli storici marxisti interpretano il nazismo come lo strumento usato dal grande capitale, dalla borghesia reazionaria per distruggere il movimento proletario-socialista. Questa tesi è stata negata da autori come Fest e K. Hildebrand (Il Terzo Reich, 1979), che sottolineano l’autonomia politica del nazismo dal grande capitale e le intenzioni anticapitaliste del nazismo. I nazisti avrebbero voluto, dopo la vittoria nella guerra, sbarazzarsi dell’industrialismo capitalista. Protessero la grande industria solo perché ne avevano bisogno per vincere il conflitto.

George Mosse

Secondo George Mosse (Le origini culturali del Terzo Reich, 1968) il successo di Hitler sarebbe dovuto alla capacità di dare uno sbocco concreto alla fumosa e indefinita volontà rivoluzionaria dei ceti medi. La “rivoluzione germanica”, la ricerca di una terza via alternativa a capitalismo e comunismo, divenne rivoluzione antiebraica. Hitler distinse tra capitalismo ebraico (responsabile dei mali dei ceti medi) e capitalismo tedesco (=ariano e ‘buono’). Il nemico non fu più il capitalismo in quanto tale, bensì il capitale ebraico (oltretutto, secondo Hitler, gli ebrei erano anche i capi del movimento bolscevico internazionale).

Deviando la rabbia dei ceti medi in crisi contro i capitalisti ebrei e la “cospirazione giudaico-marxista”, Hitler salvò il capitalismo tedesco dalla rovina, schiacciando i movimenti di sinistra. ‘Capitalismo’, per i nazisti, era sinonimo di ‘industrialismo ebraico’. Quello di Krupp e della Farben non era, per i nazisti, capitalismo in senso proprio ma piuttosto, industrialismo ariano, al servizio del Volk.

Il revisionismo storiografico.
Ernst Nolte

A partire dal 1986, si è sviluppata in Germania la historikerstreit (“polemica storiografica”), aperta dagli scritti di Ernst Nolte (l’articolo “Il passato che non vuole passare”, del 1986; il libro Nazionalsocialismo e bolscevismo. La guerra civile europea 1917-1945, del 1987).

Nolte ha sostenuto che:

Il genocidio razziale fu certo una triste realtà, ma ebbe un ruolo secondario e subordinato rispetto al vero obiettivo della dittatura nazista: la lotta senza quartiere contro il comunismo. Il nazismo volle essere essenzialmente anticomunismo.

Il nazismo è stato la risposta preventiva alla minaccia bolscevica. Le violenze politiche all’interno dei vari Stati europei tra il 1917 e il 1945 e la seconda guerra mondiale nascono a partire dalla rivoluzione d’Ottobre. Il nazismo non ci sarebbe stato, senza la minaccia del comunismo.

I nazisti, nel costruire i loro lager, hanno preso a modello il gulag sovietico. Il metodo dello sterminio fu analogo, anche se il bolscevismo tentò di attuare lo sterminio di classe (contro kulaki e borghesi), mentre il nazismo tentò di attuare lo sterminio biologico contro gli ebrei e contro i popoli non ariani.

Lo sterminio nazista fu peggiore, moralmente più riprovevole di quello bolscevico, ma fu il bolscevismo a causare il nazismo, che ha rappresentato la risposta dell’Occidente alla sfida dell’Oriente sovietico.

Habermas e Hobsbawm
Contro Nolte, filosofi come Habermas e storici come Hobsbawm hanno fatto notare che questa tesi è contraddetta dai fatti.

In primo luogo, il razzismo antisemita di Hitler è una componente fondamentale del programma nazista fin dall’inizio, nettamente più presente dell’anticomunismo.

Senza la punitiva pace di Versailles con le conseguenti perdite territoriali subite dalla Germania e la crisi economica del 1929 l’avvento di Hitler al potere non sarebbe stato possibile. Tutto avrebbe inizio con la Grande guerra, che generò sia la rivoluzione sovietica sia la dittatura nazista. Il 1914 (e non il 1917) segna secondo Hobsbawm l’inizio del terribile Novecento, il più sanguinoso secolo della storia umana. E la prima guerra mondiale fu la conseguenza delle tensioni imperialistiche tra le potenze.

Daniel Jonah Goldhagen 

I volonterosi carnefici di Hitler (1996) di Daniel Jonah Goldhagen è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l’inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l’antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il ’45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali.

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