Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La politica demografica del Fascismo: “Il numero è la forza dei popoli”.

La politica demografica fascista si inserisce nel quadro del progetto totalitario mussoliniano che ha come obiettivo centrale quello di riportare l’Italia ai fasti della Roma imperiale, restituendole un ruolo centrale tra le grandi potenze. Essa è quindi strettamente connessa alla politica imperialista e razzista, alla creazione delle organizzazioni giovanili, al controllo della scuola, delle attività culturali e sportive, all’educazione fisica e paramilitare dei giovani. 

Il numero è la forza dei popoli

Per Mussolini un popolo forte sul piano demografico potrà esserlo anche sul piano delle relazioni internazionali. 

Nel famoso Discorso dell’Ascensione del 26 marzo 1926 Mussolini dichiara:

Qualche inintelligente dice: siamo in troppi. Gli intelligenti rispondono: Siamo in pochi. Il numero è la forza dei popoli che dispongono della terra necessaria: e ciò non occorre nemmeno dimostrarlo. Ma è anche la forza dei popoli che non dispongono della terra necessaria, se sanno tendere mente e muscoli per conquistarla. Conquistarsela in Patria, utilizzando ogni palmo libero, bonificando e coltivando a regola d’arte o conquistarsela fuori, dove che sia il soverchio e il vacante”.

In un discorso tenuto a Cuneo il 24 agosto del 1933 proclama:

Bisogna essere forti prima di tutto nel numero, poiché se le culle sono vuote la nazione invecchia e decade”.

Nella prefazione al libro di Riccardo Korherr Regresso delle nascite: morte dei popoli, risalente al 1928 Mussolini dichiara:

[…] Si tratta di vedere se l’anima dell’Italia fascista è o non è irreparabilmente impestata di edonismo, borghesismo, filisteismo. Il coefficiente di natalità non è soltanto l’indice della progrediente potenza della patria […], ma è anche quello che distinguerà dagli altri popoli, europei, il popolo fascista, in quanto indicherà la sua vitalità e la sua volontà di tramandare questa vitalità nei secoli. […] Ora una Nazione esiste non solo come storia o come territorio, ma come masse umane che si riproducono di generazione in generazione. Caso contrario è la servitù o la fine. Fascisti Italiani: Hegel, il filosofo dello Stato, ha detto: Non è un uomo chi non è padre! In una Italia tutta bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata: cioè fascista, c’è posto e pane ancora per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni di italiani faranno sentire il peso della loro massa e della loro forza nella storia del mondo.

La politica natalista.

La politica demografica fascista si propose, di conseguenza, di mettere in atto molteplici iniziative a favore della natalità e della famiglia. Il fascismo esaltò un modello di famiglia fondata sull’identità di paternità-maternità che aveva come scopo la procreazione, intesa come obbligo sociale volto a rendere grande la nazione. 
La donna “angelo del focolare

In quest’ottica la donna fu ridotta a “macchina riproduttiva della razza”, mentre l’emancipazione della donna era vista negativamente, poiché la allontanava dal suo ruolo essenziale di madre. La propaganda di regime alimentò l’immagine della donna moglie e madre che si prende cura dei figli, angelo del focolare, florida e feconda. Quest’immagine della donna-madre dedita alla famiglia, trovò il pieno appoggio della Chiesa cattolica e viceversa il regime vide nella religione cattolica uno strumento utile a diffondere tra le donne una morale fatta di rassegnazione, spirito di sacrificio, umiltà.

La propaganda creò anche una serie di stereotipi e modelli negativi (la donna che lavora, la donna spendacciona, la donna longilinea) spesso biasimati con sarcasmo dalla stampa e dagli altri mezzi di comunicazione. Le donne che si dedicavano al lavoro e allo studio furono guardate con sospetto. Il regime ostacolò il loro accesso agli istituti di istruzione superiore e all’Università e vietò quello a determinate professioni considerate prettamente maschili. 

L’uomo virile e guerriero

Anche per l’uomo valeva, ovviamente, il dovere di generare figli per la patria. Tuttavia, nella costruzione dell’immagine dell’uomo, al quale per legge spettava il ruolo di capofamiglia, il fascismo esaltò l’aspetto virile, guerriero, la cura e l’esercizio del corpo, lo spirito di disciplina e al tempo stesso l’agonismo. La virilità fu vista come la caratteristica essenziale dell’identità maschile e ogni manifestazione diversa, come l’omosessualità, fu condannata. 

Il modello per eccellenza dell’uomo virile era il Duce. La propaganda ne costruì il mito, persino in riferimento all’aspetto fisico, con particolare riguardo per il volto dai tratti marcati e dalla mascella volitiva, visti come emblema della virilità.

I provvedimenti legislativi

Numerosi furono i provvedimenti legislativi con cui il regime cercò di incrementare il tasso di natalità. Furono attuate misure punitive come la tassa sui celibi, istituita nel 1927 e raddoppiata nel ’28 e nel ’34. 

Viceversa, furono previsti: esenzione dalle tasse o riduzioni fiscali per le famiglie numerose, premi per le madri prolifiche, premi di nuzialità e di natalità a carico dello stato e di enti pubblici.

I celibi furono inoltre discriminati sul lavoro, infatti in caso di assunzione o promozione veniva data la precedenza agli uomini coniugati e fra questi a quelli con figli. Negli impieghi pubblici furono favoriti i coniugati e i padri di numerosa prole e lo stato di coniugato o di vedovo con prole divenne requisito essenziale per la nomina a podestà. Furono previsti poi gli assegni familiari a favore di tutti i lavoratori dipendenti coniugati con prole e prestiti matrimoniali. Dal 1932 il regime introdusse riduzioni sulle tariffe ferroviarie per i viaggi di nozze. 

Il congedo di maternità e la cassa di maternità per le lavoratrici dell’industria, anteriori all’ascesa del fascismo, furono estesi alle lavoratrici del commercio e il periodo di congedo obbligatorio fu prolungato a un mese prima e uno dopo il parto. 

Le famiglie con molti figli ebbero la precedenza nell’assegnazione delle case popolari e l’indennità di disoccupazione fu rapportata al numero dei figli a carico.

Il regime mise in atto una campagna contro la propaganda e l’utilizzo di mezzi contraccettivi e contro l’aborto. Quest’ultimo, illegale anche secondo il precedente Codice penale Zanardelli, fu incluso dal Codice Rocco tra i crimini contro l’integrità della stirpe.

La organizzazioni. 

L’ONMI. 
A sostegno delle politiche della natalità il regime creò l’ONMI (Opera nazionale maternità e infanzia), con legge 10 dicembre 1925, modificata nel ’33, poi nel ’34 per promuovere “la difesa e il miglioramento fisico e morale della razza”. 

L’Istituzione, completamente controllata dal regime che la pose alle dipendenze del Ministero degli interni e dei prefetti, aveva in particolare l’obiettivo di tutelare la maternità e l’infanzia. Nel ’37 fu riorganizzata con l’ingresso di rappresentanti dell’Ufficio centrale demografico e dell’Unione fascista per le famiglie numerose, e con la creazione della nuova carica di ispettore provinciale per la verifica del suo funzionamento a livello locale. 

L’ONMI aveva uffici in ogni provincia per coordinare e controllare tutte le iniziative a favore della maternità e suo compito primario era quello dell’assistenza alle donne incinta, alle puerpere e ai neonati fino al terzo anno di età. Essa svolgeva, in particolare, attività di educazione sul piano dell’igiene, dell’alimentazione, della prevenzione e profilassi di malattie come la tubercolosi e la sifilide. Essa realizzava corsi di formazione per medici e ostetriche. Nonostante le resistenze dei medici, il regime attribuì a queste ultime un ruolo centrale. Fu costituito l’albo nazionale delle ostetriche, cui si accedeva tramite il conseguimento di un diploma e i loro compiti furono estesi, oltre che alla fase del parto, ai primi tre anni di vita del bambino. 

Dal 1932 l’ONMI creò le Case della madre e del bambino, consultori forniti di personale sanitario con il compito di offrire assistenza nonché interventi terapeutici e sanitari a favore della maternità e dell’infanzia. Essa, infine, organizzava ogni anno la Giornata della madre e del fanciullo, istituita nel 1933, che si svolgeva alla vigilia di Natale. In tale occasione erano previste la  proiezione di documentari dell’ONMI, l’assegnazione di premi di fecondità, celebrazioni in chiesa e l’inaugurazione di istituzioni dell’ONMI. 

L’UCD e l’UFFN

Nel 1937 fu creato l’Ufficio centrale demografico (che l’anno successivo assunse la denominazione di Direzione generale per la demografia e la razza) dipendente dal ministero degli Interni con funzione di coordinamento e incoraggiamento delle politiche demografiche.

Fu inoltre istituita l’Unione fascista famiglie numerose (UFFN) che si proponeva  di offrire una serie di benefici, inizialmente riservati ai soli dipendenti pubblici e successivamente estesi a tutti i capofamiglia con più di sette figli conviventi.

L’esito della battaglia natalista.

L’intensa battaglia demografica e natalista del regime fascista non ottenne i risultati sperati, poiché il tasso di natalità continuò la sua tendenza strutturale a calare, secondo un trend che ha caratterizzato tutti i paesi dell’Europa occidentale. Essa ha piuttosto contribuito fortemente alla creazione di rapporti di genere codificati sul piano legislativo e radicati nella mentalità. Questi sarebbero stati messi in discussione solo dopo decenni, per effetto dei processi di sviluppo economico e di modernizzazione che hanno trasformato il paese. 

Solo nel 1975 fu modificato il diritto di famiglia fascista, con il passaggio dalla potestà del marito alla potestà (ora “responsabilità genitoriale”) condivisa dai coniugi. Nello stesso anno fu abolito il divieto alla propaganda e all’uso di mezzi contraccettivi e l’aborto non fu più reato contro la razza.  

Stupro e violenza sessuale solo in anni recentissimi sono diventati reati contro la persona e non contro la moralità.

Bibliografia: 

Gianpiero Dalla Zuanna, Numeri e potere. Statistica e demografia nella cultura italiana fra le due guerre, L’ancora del Mediterraneo, Napoli, 2004. 

Emilio Gentile, Il culto del Littorio, Laterza, Roma-Bari, 1993 

Carl Ipsen, Demografia totalitaria. Il problema della popolazione nell’Italia fascista., Il Mulino, Bologna, 1992. 

Luisa Passerini, Mussolini immaginario. Storia di una biografia 1915-1939., Laterza, Roma-Bari, 1991. 

Luisa Passerini, Costruzione del femminile e del maschile. Dicotomia sociale e androginia simbolica, in AA.VV., Il regime fascista, Laterza, Roma-Bari, 1995. 23 

Chiara Saraceno, Costruzione della maternità e della paternità, in A.VV., Il regime fascista, Laterza, Roma-Bari, 1995. 

R. Korherr, Regresso delle nascite: morte dei popoli, prefazione di Spengler e Mussolini, Libreria del Littorio, Roma 1928.

 

https://www.youtube.com/watch?v=NnMHnP3QOUY 

https://www.youtube.com/watch?v=LQuxKz0owes 

https://www.youtube.com/watch?v=y0r7dOcqLYQ. 

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