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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Rivoluzione russa

La rivoluzione del 1905.

All’inizio del 1900 le condizioni di vita nelle campagne peggiorarono notevolmente, così si susseguirono le sommosse contadine e le manifestazioni di protesta degli operai. Nel 1904 la sconfitta in una guerra contro il Giappone, aveva alimentato le tensioni interne.

La Russia zarista viveva un momento molto difficile, e il tradizionale sistema di potere autocratico rivelava tutta la sua debolezza.

Il 22 gennaio 1905 (9 gennaio secondo il calendario giuliano) una grande manifestazione popolare di circa 200.000 manifestanti, divisi in undici cortei, fu duramente repressa dall’esercito (domenica di sangue). La marcia era stata organizzata dal pope Gapon con lo scopo di presentare allo zar una petizione degli operai di Pietroburgo. Fonti governative stimarono un numero di 130 morti e 299 feriti. Molto più alti i dati riferiti da altre fonti, che parlano di diverse migliaia tra morti e feriti. Secondo lo storico bolscevico Vladimir Nevskij le vittime furono circa un migliaio, tra morti e feriti.

A Mosca, San Pietroburgo e in molte altre città si formarono i soviet, consigli di fabbrica composti da rappresentanti eletti dagli operai (il primo fu il Consiglio dei deputati operai di Ivanovo-Voznesensk).  Intanto, nelle campagne si diffusero le rivolte contro i proprietari terrieri. Da comitato di sciopero, il soviet di Pietroburgo si trasformò in breve in organo politico e rivoluzionario del proletariato cittadino. Il suo esempio fu rapidamente imitato e sorsero in tutta la Russia una cinquantina di soviet operai, oltre a qualche soviet di soldati e di contadini.

Le agitazioni popolari crebbero in tutta la Russia, perciò lo Zar Nicola II decise di concedere una costituzione, che proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi, e di promettere l’elezione di una Duma, un parlamento elettivo, i cui poteri tuttavia erano molto limitati.

Tuttavia, alla fine del 1905 il governo riuscì, anche grazie a una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese e di fatto la Russia continuò ad essere uno Stato assoluto. Infatti la Duma fu più volte sciolta e i suoi poteri ulteriormente ridotti.

Il governo zarista rafforzò l’apparato poliziesco e anziché tentare di risolvere, i più gravi problemi sociali moltiplicò gli arresti e le deportazioni, censurò, sequestrò, represse. Tutto ciò mise in crisi, per qualche momento, i partiti rivoluzionari ma non ne impedì lo sviluppo.

La riforma agraria del 1907 si rivelò in pratica un fallimento, mentre la forte crescita industriale, avvenuta anche grazie all’afflusso di capitali stranieri, per lo più inglesi e francesi, favorì l’esodo dei contadini dalle campagne e aumentò notevolmente il numero dei proletari, concentrati in poche città.

La politica repressiva dello zar suscitò dissensi e malcontento anche nell’ambiente di corte e soprattutto della zarina, sospettata di filogermanesimo era accusata di essere succube del misterioso monaco Rasputin, che sarà assassinato da alcuni nobili nel 1916.

Sulla rivoluzione del 1905 in Russia: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_russa_del_1905

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