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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le Pandemie Influenzali

>>> Le epidemie nella storia. Dalla peste al coronavirus

https://www.epicentro.iss.it/influenza/

Epidemie di influenza sono documentate fin dall’antichità. Nel XIX secolo si registrarono due grandi epidemie influenzali: nel 1830 e nel 1880. Quest’ultima, detta «influenza russa» ebbe origine in Asia centrale e, in tre ondate successive, fece circa un milione di vittime.

Le Pandemie Influenzali del Ventesimo Secolo

Nel ventesimo secolo si sono verificate tre grandi pandemie influenzali: nel 1918, nel 1957 e nel 1968, che sono identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Esse sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2.

L’influenza spagnola – H1N1 (1918–1919)

La Spagnola fu la peggiore pandemia della storia dell’umanità per numero di contagiati e di morti. È un tipo di influenza A, l’unico che causa pandemie. Il responsabile è il virus A/H1N1, che tra il 1918 e il 1920 contagiò circa un terzo della popolazione mondiale, mietendo tra i 50 e i 100 milioni di morti, con una letalità superiore al 2,5%. Mentre normalmente i tipi nuovi di virus attaccano soprattutto anziani e persone debilitate, questo particolare virus fu particolarmente letale nei soggetti tra i 15 e i 44 anni. Circa la metà dei decessi si verificò infatti tra giovani adulti di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Il 99% dei decessi fu a carico delle persone con meno di 65 anni. Si trattava di un virus nuovo e quindi sconosciuto a tutti i sistemi immunitari. I sintomi erano febbre superiore ai 38°, tosse, mal di gola e raffreddore e altre manifestazioni come dolori alle articolazioni, letargia e mancanza di appetito. Il termine “Spagnola” deriva dal fatto che furono i giornali nella Spagna neutrale a parlarne per primi, mentre negli Stati in guerra la censura proibiva di parlarne. Partita forse dall’infermeria di un campo militare in Kansas, in tre ondate successive l’epidemia si estese al mondo intero, veicolata dai soldati. Passò molto tempo prima che diventasse chiaro che si trattava di un fenomeno di dimensioni globali.
Negli anni Trenta furono isolati virus influenzali dai maiali e dagli uomini che, attraverso studi sieroepidemiologici furono messi in relazione con il virus della pandemia del 1918. Si è visto che i discendenti di questo virus circolano ancora oggi nei maiali. Forse hanno continuato a circolare anche tra gli esseri umani, causando epidemie stagionali fino agli anni ’50, quando si fece strada il nuovo ceppo pandemico A/H2N2 che diede luogo all’Asiatica del 1957. Il virus del 1918 è probabilmente l’antenato dei 4 ceppi umani e suini A/H1N1, A/H3N2 e del virus A/H2N2 estinto.

L’influenza asiatica – H2N2 (1957)

Dopo la pandemia del 1918, l’influenza ritornò al suo andamento abituale per tutti gli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, fino al 1957, quando si sviluppò una nuova pandemia. L’influenza asiatica, provocata dal virus A/H2N2, fu chiamata così perché rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, per raggiungere  gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno. Di origine aviaria, fece almeno 1 milione di morti, ma è stimato che può averne provocati fino a 4. Il virus colpì soprattutto le persone affette da malattie croniche e meno le persone sane. Dopo 11 anni dalla pandemia il virus scomparve e fu soppiantato da una mutazione, il virus A/H3N2.

La pandemia Hong Kong o influenza spaziale – H3N2 (1968-69)

L’influenza di Hong Kong fu un’influenza aviaria di tipo A, dovuta al ceppo H3N2, una mutazione del virus H2N2 dell’asiatica.
L’epidemia si diffuse inizialmente a Hong Kong nel 1968 e nel Sud Est Asiatico, per poi estendersi alla costa occidentale degli USA e all’Europa, facendo circa un milione di vittime in tutto il mondo, mentre in Italia morirono circa 20000 persone. I sintomi furono simili a quelli dell’asiatica. Proprio in Italia, dove si ripresentò nel 1972, fu ribattezzata “Influenza spaziale”.

L’influenza suina – AH1N1 (2009)

https://www.epicentro.iss.it/focus/h1n1/aggiornamenti

Prima del Covid-19, l’unica pandemia influenzale del Ventunesimo secolo è stata quella del 2009, che viene chiamata, impropriamente, “influenza suina”, causata da un virus AH1N1 fino a quel momento sconosciuto. Chiamata influenza suina perché trasmessa originariamente dai maiali all’uomo, sembra che il primo caso si sia verificato in Messico. La grande maggioranza dei casi e dei decessi si verificò in America, in particolare negli Stati Uniti e in Messico, mentre in Europa il paese più colpito fu la Gran Bretagna. Nel 2009 quest’influenza ha causato tra i 100000 e i 400000 morti.

I Coronavirus

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/cosa-sono

https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/news/editorial/2020/02/27/15/55/covid-19-what-we-know?sccamp=sccamp

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratory syndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.
I Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.
Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l’uomo:
  • Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 (Betacoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (Alphacoronavirus); essi possono causare raffreddori comuni ma anche gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore
  • altri Coronavirus umani (Betacoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e 2019-nCoV (ora denominato SARS-CoV-2).
Quattro di queste 7 infezioni da coronavirus umano comportano forme lievi a carico delle vie aeree superiori, che causano i sintomi del raffreddore comune.
Tuttavia, 3 delle 7 infezioni da coronavirus umano possono essere molto più gravi e hanno recentemente causato gravi epidemie:
  • Il SARS-CoV è stato identificato nel 2002 come responsabile dell’epidemia della sindrome respiratoria acuta grave (severe acute respiratory syndrome, SARS).
  • Il MERS-CoV è stato identificato nel 2012 come la causa della sindrome respiratoria mediorientale (Middle East respiratory syndrome, MERS).
  • Il SARS-CoV2 è un nuovo coronavirus che è stato identificato per la prima volta a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019 come causa della sindrome da coronavirus 2019 (COVID-19) e si è diffuso in tutto il mondo.

SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome)

La sindrome respiratoria acuta grave (Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS) è stata rilevata per la prima volta in Cina alla fine del 2002. A metà del 2003, si è verificata un’epidemia a livello mondiale che ha causato più di 8.000 casi e più di 800 decessi in tutto il mondo, compresi il Canada e gli Stati Uniti. Si è presunto che la fonte immediata fosse costituita da zibetti, mammiferi simili a gatti, che venivano venduti nei mercati di animali vivi come cibo esotico. Come siano stati contagiati gli zibetti non è chiaro, anche se si pensa che i pipistrelli siano l’ospite serbatoio del virus della SARS in natura.
La SARS è molto più grave della maggior parte delle altre infezioni da coronavirus, che generalmente provocano soltanto sintomi simil-influenzali. Essa si trasmette da persona a persona attraverso il contatto diretto con persone infette o attraverso le goccioline disperse nell’aria con la tosse o gli starnuti da una persona infetta. I sintomi della SARS assomigliano a quelli di altre infezioni respiratorie virali più comuni, ma sono più gravi. Comprendono febbre, cefalea, brividi e dolori muscolari, seguiti da tosse secca e, talvolta, da difficoltà di respirazione. La maggior parte dei pazienti si è ripresa in una o due settimane. Alcuni tuttavia hanno sviluppato gravi difficoltà respiratorie e in circa il 10% dei casi si è verificato il decesso.

Mers CoV (Middle East respiratory syndrome coronavirus infection)

Da aprile 2012 al 13 ottobre 2015 sono stati notificati complessivamente all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) 1616 casi di infezione da coronavirus (Mers CoV) e almeno 624 decessi. Il virus della MERS è stato rilevato per la prima volta in Giordania e in Arabia Saudita e la maggior parte dei casi si è verificata in Paesi del Medio Oriente (Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Yemen, Egitto, Libano e Iran). Casi con storia di viaggi in Medio Oriente o di contatto con persone che avevano viaggiato in queste zone sono stati segnalati in numerosi Paesi: Austria, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Olanda, Grecia, Turchia, Algeria, Tunisia, Malesia, Filippine, Sud Corea e Stati Uniti. L’infezione da MERS è ancora presente in Medio Oriente, in particolare in Arabia Saudita.
Si sospetta che la principale fonte di infezione siano i dromedari. Il virus della MERS si trasmette anche attraverso il contatto con persone affette dalla malattia o attraverso le goccioline disperse nell’aria con la tosse o gli starnuti da un soggetto infetto. La maggior parte dei casi di trasmissione da persona a persona si sono verificati tra gli operatori sanitari che assistevano le persone infette.
La maggior parte delle persone presenta febbre, brividi, dolori muscolari e tosse. Circa un terzo lamenta diarrea, vomito e dolore addominale. L’infezione è più comune e più grave nelle persone anziane e/o affette da patologie croniche preesistenti, come il diabete o una malattia cardiaca o renale. L’infezione è stata letale in circa un terzo delle persone infette.

SARS-CoV-2 (Severe acute respiratory syndrome coronavirus 2) – Covid-19

Quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan in Cina nel dicembre 2019, presumibilmente ricollegabile a un mercato di animali vivi. Il virus che causa l’attuale epidemia di coronavirus è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2) dall’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV), che si occupa della denominazione dei virus. Il nuovo coronavirus è “fratello” di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs). La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è stata denominata “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata).
La COVID-19 si diffonde principalmente da persona a persona attraverso le goccioline disperse nell’aria con la tosse o gli starnuti da un soggetto infetto. Le persone possono anche contrarre l’infezione COVID-19 toccando superfici su cui è presente il virus e poi toccandosi la bocca, il naso o gli occhi. La maggior parte dei soggetti con COVID-19 presentano sintomi lievi o sono del tutto asintomatici, ma alcune persone si ammalano gravemente e muoiono. I sintomi possono comprendere febbre, tosse e respiro affannoso. I sintomi solitamente compaiono da 1 a 14 giorni dopo il contagio.
Al momento non sono disponibili vaccini per le infezioni da coronavirus. Le autorità sanitarie raccomandano azioni per ridurre e prevenire la diffusione del virus, tra cui lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone, usare un disinfettante (come la famosa Amuchina), evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca con le mani non lavate, pulire e disinfettare oggetti e superfici, evitare contatti ravvicinati con altre persone malate, restare a casa il più possibile, per evitare di contagiare altre persone o di essere contagiati, coprirsi naso e bocca con un fazzoletto quando si starnutisce o tossisce, gettando poi il fazzoletto nella spazzatura. Se non si ha a disposizione un fazzoletto è preferibile starnutire nell’incavo del gomito per evitare di contaminare le mani con le goccioline di muco e saliva che possono contenere il virus.
Le infezioni causate dai coronavirus comuni sono per lo più lievi e non causano disturbi apprezzabili (asintomatiche). Tuttavia, soprattutto negli individui con problemi al sistema immunitario, nelle persone con malattie cardiopolmonari o con diabete possono provocare infezioni gravi, in particolare la polmonite, che può causare anche il decesso.

https://www.epicentro.iss.it/index/MalattieInfettive

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati

http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

https://www.focus.it/cultura/storia/lezioni-di-storia-peste-influenza-spagnola-vaiolo

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