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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Lenin, Le “Tesi di aprile”

Il rientro di Lenin dall’esilio e le “Tesi di aprile”

La situazione creatasi in Russia dopo la rivoluzione di febbraio, consentì a Lenin, leader del partito bolscevico, e ad altri dirigenti rivoluzionari esuli in Svizzera, di rientrare in Russia. Poiché la Gran Bretagna ostacolava il rientro in Russia degli emigrati internazionalisti, Lenin decise di trattare con la Germania le condizioni per il passaggio su territorio tedesco. Così, alla fine di marzo circa trenta esuli, tra cui lo stesso Lenin, partirono dalla Svizzera e attraversarono la Germania in treno, su un vagone al quale non era concesso l’accesso a nessun estraneo durante il viaggio (per questo si parlò poi di vagone “piombato”).

Rientrato il 3 aprile 1917 e accolto a Pietrogrado da una folla entusiasta, il 4 aprile espose al partito le “tesi di aprile”, che sconfessavano la linea politica “collaborazionista” fino ad allora seguita, sotto la guida di Kamenev e di Stalin.

Le cosiddette “Tesi di aprile” furono elaborate da Lenin in una fase cruciale della rivoluzione, quando si era formato in Russia un dualismo di poteri fra il governo provvisorio e i soviet. Il leader bolscevico le enunciò subito dopo il suo rientro in Russia dall’esilio svizzero e le fece pubblicare sulla Pravda del 20 aprile con il titolo Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale.

Nelle tesi Lenin sosteneva che la fase borghese della rivoluzione era superata.

Egli aggiungeva che la guerra non aveva perso il suo carattere imperialistico, anche se non era condotta dallo zar ma da un governo repubblicano. Perciò i bolscevichi non dovevano dare nessun appoggio al governo provvisorio e la Russia doveva passare da una fase in cui il potere era in mano alla borghesia a una fase in cui il potere statale fosse esercitato dalla classe operaia, attraverso i soviet. Solo in questo modo si sarebbe potuta realizzare compiutamente in Russia una rivoluzione democratico-borghese radicale e al tempo stesso innescare la scintilla che avrebbe scatenato in Europa la rivoluzione socialista.

Egli poi indicava tra gli obiettivi della rivoluzione:
  • la fine immediata della guerra;
  • la soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari;
  • la confisca delle terre di tutti i grandi proprietari che dovevano essere messe a disposizione dei soviet dei contadini;
  • la fusione delle banche in un’unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei soviet;
  • la creazione di una nuova Internazionale per sostenere la rivoluzione negli altri paesi.

Le parole d’ordine dei bolscevichi erano ancora minoritarie all’interno dei Soviet, ma trovavano sempre più consensi in un paese stremato dalla guerra.

Le “Tesi di aprile” https://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/4/18-tesia.htm

[1] Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale […] rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialistica di brigantaggio, non è ammissibile nessuna benché minima concessione al «difensismo» rivoluzionario. A una guerra rivoluzionaria che realmente giustifichi il «difensismo» rivoluzionario, il proletariato può dare il suo consenso soltanto alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere nelle mani del proletariato e degli strati più poveri della popolazione contadina che si mettono dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione; c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale. […]
[2] La peculiarità dell’attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione che, a causa dell’insufficiente coscienza ed organizzazione del proletariato, ha dato il potere alla borghesia alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini. […][3] Non appoggiare in alcun modo il governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di «esigere» […] che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialista.
[4] Riconoscimento del fatto che il nostro partito è una minoranza e, finora, una piccola minoranza, nella maggior parte dei Soviet deputati degli operai […] Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario […]. Finché saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, affinché le masse, sulla base dell’esperienza, possano liberarsi dei loro errori.
[5] Niente repubblica parlamentare – ritornare ad essa, dopo i Soviet dei deputati operai, sarebbe un passo indietro – ma repubblica dei Soviet dei deputati operai, dei braccianti e dei contadini, in tutto il paese, dal basso in alto. Soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari. Salario ai funzionari – tutti eleggibili e revocabili in qualunque momento – non superiore al salario medio d’un buon operaio.
[6] Nel programma agrario, trasferire il centro di gravità nel Soviet dei deputati dei salariati agricoli. Confiscare tutte le terre dei grandi proprietari fondiari. Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione dei Soviet locali dei deputati dei salariati agricoli e dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta […] una azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposta al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli.
[7] Fusione immediata di tutte le banche del paese in una unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei Soviet dei deputati operai.
[8] Come nostro compito immediato, non l’«instaurazione» del socialismo, ma per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati operai. […]

Lenin, Opere scelte, Roma 1965, pp. 713-716.

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