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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

L’età d’oro della pirateria

 

Pirati dei Caraibi

L’età d’oro della pirateria, alla quale si ispirano molti romanzi e film sui pirati, va all’incirca dal XVI al XVIII secolo, scorrendo parallela e intrecciandosi strettamente alle prime fasi di sviluppo del capitalismo, all’espandersi del commercio mondiale, alla colonizzazione dell’America e alla contesa tra le grandi potenze. La scoperta del Nuovo Mondo e l’espansione dei commerci aprirono nuove rotte per l’attività dei pirati. Dopo la scoperta dell’America, il Mare dei Caraibi fu teatro delle più audaci imprese di pirateria e di guerra di corsa di tutti i tempi. La pirateria potè espandersi notevolmente perché di fatto sostenuta da Olandesi, Inglesi e Francesi, per contendere alla Spagna il monopolio del continente americano e del suo oro. Sono di questo periodo le avventurose gesta di uomini di mare come Sir Francis Drake, nominato in seguito baronetto dalla Regina Elisabetta per i suoi meriti di corsaro, di Henry Morgan, il saccheggiatore di Panama, e di tanti altri filibustieri. Tra questi l’olandese Van Graf, lo spietato “Olonese”, Edward Teach, il terribile e leggendario Barbanera o donne come Mary Read ed Anny Bonny.

 

Pirati e corsari tra ‘500 e ‘600

La pirateria moderna iniziò nel XVI secolo, nel Mar delle Antille, quando Inglesi, Francesi e Olandesi cercarono di ridimensionare il predominio degli Spagnoli nelle Americhe e sull’Atlantico, finanziando vascelli corsari che saccheggiassero i loro mercantili. La pirateria fu spesso esercitata sotto una parvenza di legalità: i corsari combattevano, depredavano e uccidevano con tanto di “patenti di marca” e “lettere di corsa” concesse dai sovrani europei.

Le continue guerre tra Spagna e Inghilterra diedero origine a una quasi ininterrotta lotta di corsari, che raggiunse la sua epoca d’oro al tempo della regina Elisabetta I, che si avvalse della preziosa azione di corsari come John Hawkins, Francis Drake, Walter Raleigh e Thomas Cavendish. Francis Drake combatté contro gli Spagnoli per conto della regina Elisabetta I e riuscì ad arricchire le casse dello stato con un bottino di oltre 200.000 sterline.

Nell’immaginario collettivo la pirateria ha come principale riferimento i pirati del 1600, che per alcuni decenni controllarono vaste aree del mar dei Caraibi, minacciando le ricche colonie spagnole e i galeoni carichi d’oro e d’argento diretti verso la madrepatria. Poco dopo la sua scoperta, questo mare attirò l’interesse delle corone inglese e francese. I Francesi si impadronirono di alcune isole quali Martinica e Guadalupa, mentre gli Inglesi occuparono Antigua, Montserrat, Barbados e Giamaica, tutti territori sottratti alla Spagna.

A esercitare la pirateria erano principalmente i bucanieri o filibustieri, avventurieri di nazionalità europea, in origine piantatori e cacciatori nelle Antille e a Santo Domingo.

 

Bucanieri e filibustieri

Il termine bucaniere deriva dal francese boucanier, usato dagli Arawak, una tribù caraibica, per indicare i cacciatori di frodo che si nutrivano di carne affumicata sulla graticola di legno (barbicoa), un metodo che proprio gli indigeni avevano insegnato loro. Il termine divenne d’uso comune con la pubblicazione nel 1684 del libro di Alexandre Exquemelin The Bucaniers of America.

In origine i bucanieri erano cacciatori e vivevano fornendo carne, grasso e pelli alle navi di passaggio. Catturavano il bestiame che si era riprodotto rapidamente dopo che i conquistatori spagnoli avevano lasciato l’isola di Hispaniola. Coloni francesi e inglesi occuparono l’isola di Hispaniola (oggi Santo Domingo) creando la prima base pirata nei Caraibi. Nei primi anni del XVII secolo le coste nord-occidentali dell’isola erano diventate un punto di rifornimento di pirati. Gli Spagnoli condussero diversi attacchi contro Hispaniola e costrinsero una parte dei pirati ad abbandonare l’isola (1630). Molti di essi si trasferirono sull’isola di Tortuga (tartaruga), da dove potevano attaccare più facilmente le navi spagnole.

Dal 1640 i bucanieri della Tortuga furono noti come i Fratelli della Costa. La popolazione pirata era composta per la maggior parte di Francesi e Inglesi con un piccolo numero di Olandesi. Pregiudicati, fuorilegge, schiavi fuggiti, si unirono ai bucanieri, ubbidendo alle loro leggi e sottostando alla ferrea disciplina imposta dai capi pirata.

Essi allestirono una flotta mercenaria, spesso alleata dell’Inghilterra. Vedendo nei bucanieri degli utili alleati, l’Inghilterra li finanziò e li protesse per attaccare in particolare le navi spagnole, offrendo loro come base Port Royal in Giamaica. Col benestare della Corona inglese, i bucanieri attaccarono le navi francesi, spagnole e olandesi, e Port Royal divenne la città più fiorente delle Indie occidentali.

Gli Inglesi che si trovavano fra i bucanieri si chiamavano freebooters (saccheggiatori), da cui derivò il termine francese filibustiers e l’italiano filibustieri. Per un certo tempo i bucanieri erano distinti dai filibustieri, ma poi i due nomi indicarono indifferentemente i pirati in generale.

Uno dei più famosi bucanieri fu Henry Morgan, che nel 1671 occupò Panama, la più ricca città del Nuovo Mondo. Nel 1674 il re inglese Charlo II lo nominò cavaliere e vicegovernatore della Giamaica.

 

Quando il gioco si fa duro…

All’inizio del Settecento, il mutato equilibrio tra le potenze europee e gli accordi di pace intervenuti fra di esse resero la pirateria inutile e addirittura ingombrante. Tutte le potenze ormai potevano contare su potenti flotte marittime e gli Stati nazionali pretendevano l’esclusiva nell’uso della forza armata. Essi non potevano perciò più ammettere le scorrerie dei pirati, anche se questi agivano nel loro interesse. In sostanza la pirateria era divenuta ormai per tutti un ostacolo da eliminare.

In seguito alla pace di Utrecht del 1713, che pose fine alla guerra di successione spagnola (1702-1713), le cosiddette “licenze di corsa“, concesse in particolare da Inglesi e Francesi, furono abolite. L’epoca dei pirati dei Caraibi volgeva verso il suo epilogo. Tuttavia, fu proprio in quegli anni che si verificò una recrudescenza del fenomeno, tanto che l’attività piratesca giunse al suo apice verso il 1720, probabilmente alimentata dal forte afflusso di ex-corsari e di ex-marinai smobilitati.

Nel 1717 re Giorgio I d’Inghilterra offrì il perdono ai pirati nella speranza di indurli ad abbandonare la pirateria, ma il provvedimento non si dimostrò del tutto efficace. Nel 1718 gli Inglesi inviarono a Nassau come governatore Woodes Rogers, un ex-corsaro. Egli si presentò sull’isola offrendo un’amnistia totale a chiunque volesse abbandonare la pirateria. Una parte dei pirati rientrò nella legalità e alcuni ex-pirati furono incaricati di dare la caccia a quelli che resistevano e di eliminarli.

Per velocizzare i processi, le autorità cominciarono a giudicare i pirati dove erano stati catturati, anziché in Inghilterra. Le corti erano presiedute dal governatore e le sentenza, spesso di morte, venivano eseguita immediatamente. I pirati impiccati tra il 1716 e il 1726 furono più di 400, non meno di 82 nel solo 1723. Le impiccagioni divennero uno spettacolo pubblico e un monito per chiunque volesse intraprendere la carriera di pirata.

Restarono non pochi “irriducibili”, ai quali fu data una spietata caccia da parte di navi corsare, autorizzate dai governi, che ormai avevano deciso di eliminare i pirati dall’Atlantico. Alle spedizioni militari e alle esecuzioni di filibustieri si contrapposero le violenze sempre più efferate dei pirati. Alcuni di essi emigrano in terre lontane, come il Madagascar.

Nacquero in questi anni alcune delle icone stesse della pirateria come Edward Teach, Bartholomew Roberts, Charles Vane, Samuel Bellamy e John Rackham, ma già all’inizio degli anni ’20 del 1700 molti capi pirata erano stati eliminati. In circa quattro anni la pirateria fu quasi completamente eliminata dall’Oceano Atlantico. Da un numero di circa duemila pirati nel 1720 si passò a mille nel 1723 e a non più di duecento nel 1726. Conseguentemente diminuirono drasticamente i loro abbordaggi.

La Dichiarazione di Parigi del 1856 proibì definitivamente la guerra di corsa e mise fuorilegge la figura del corsaro, inteso come armatore/conduttore di navi private armate per funzioni belliche, affermando che solo le navi da guerra avevano diritto di partecipare alle operazioni militari.

Benché il fenomeno della pirateria fosse drasticamente ridimensionato, i pirati continuarono ad agire nell’Atlantico fin oltre la metà dell’Ottocento. Le aree considerate ad alto rischio erano il Mar dei Caraibi, lo stretto di Gibilterra, il Madagascar, il Mar Rosso, il Golfo Persico, la costa indiana di Malabar e tutta l’area tra le Filippine e l’Indonesia

All’inizio dell’Ottocento il Mar Cinese Meridionale ospitò la più temuta e numerosa comunità di pirati, che fu guidata per un certo periodo da una donna, Ching Shih (Madame Cheng), che alla morte del marito aveva preso il suo posto di comandante.

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