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L’Illuminismo in Italia

 

L’illuminismo italiano ha come riferimento principale il pensiero illuministico francese di Montesquieu, Voltaire, Rousseau e Diderot.

beccariaCentro vitale dell’Illuminismo fu Milano, con la rivista Il Caffè, fondata dai fratelli Pietro Verri e Alessandro Verri, che diedero vita anche all’Accademia dei Pugni, fondata nel 1761.

A Milano visse e operò il più celebre filosofo illuminista italiano, Cesare Beccaria, autore del trattato giuridico Dei delitti e delle pene (1763), che ebbe molta influenza anche su sovrani stranieri e indusse Pietro Leopoldo di Toscana ad abolire nel 1786 entrambe la tortura e la pena di morte.

Assieme all’Accademia dei Pugni, la città di Milano vide l’operato dell’Accademia dei trasformati, che era caratterizzata da una componente in prevalenza aristocratica e assumeva posizioni più moderate tentando di conciliare le nuove idee illuministiche con le tradizioni classiche.

L’illuminismo italiano fu sempre prudente e mirò principalmente a uno svecchiamento della cultura. I nostri illuministi, nonostante indubbie esitazioni, diedero comunque un contributo interessante al dibattito europeo, arricchendo e giustificando il pensiero laico italiano.

Il veneziano Francesco Algarotti (1712-1764) è un esempio notevole di cosmopolitismo illuministico. Grande successo internazionale ebbe il suo Newtonianismo per le dame (1737), un’esposizione salottiera della scienza newtoniana in forma dialogica, dove una marchesa “si converte” dalla fisica di Cartesio a quella di Newton. Scrive saggi su diversi argomenti ma il suo libro più bello è Viaggi di Russia, vero reportage giornalistico, curioso e intelligente, scritto in una lingua facile e ordinata. Saverio Bettinelli (1718-1808), mantovano, gesuita, propose una polemica letteraria feroce e aggressiva, spesso capziosa e confusa. Girolamo Tiraboschi (1731-1794), bergamasco, gesuita, è autore di un’interessante Storia della letteratura italiana, che segue e in qualche modo sintetizza altre storie letterarie precedenti.

Giuseppe Baretti (1719-1789), torinese, è un esempio di lavoro intellettuale interessato alla formazione di una cultura comune. Fra il 1751 e il 1760 trascorse un primo periodo in Inghilterra. Tornato in Italia attraverso il Portogallo, la Spagna e la Francia, lasciò una vivace testimonianza di quei paesi nelle Lettere familiari a’ suoi tre fratelli, pubblicate nel 1770 e tradotte anche in inglese. Fra il 1762 e il 1765 visse a Venezia e lì pubblicò la rivista “Frusta letteraria” (1763-65), sulle cui pagine, sotto le spoglie di un personaggio fittizio, Aristarco Scannabue, militare in pensione, prese di mira con una violenta polemica il “flagello dei cattivi libri”, che venivano pubblicati in Italia. Per lui la letteratura non è un’operazione salottiera e distaccata dalla concretezza della vita, bensì una comunicazione forte, votata a negare la pedanteria e le convenzioni.

Il sacerdote Antonio Genovesi (1713-1769), figura di grande rilievo dell’illuminismo meridionale, propose un liberismo moderato, che criticava i privilegi feudali e il protezionismo e sostenne l’utilità sociale delle lettere (Vero fine delle lettere e delle scienze, 1753).

L’abate abruzzese Ferdinando Galiani (1728-1787) ebbe un notevole successo con il trattato Della moneta (1751), in cui sottolineò la moderna concezione del valore simbolico del danaro. Entrato nell’amministrazione borbonica, fu inviato a Parigi in qualità di segretario dell’ambasciata napoletana. Pubblicò in francese Dialoghi sul commercio dei grani (1770), in cui contrasta le teorie economiche fisiocratiche, che sostenevano la centralità dell’agricoltura e del libero commercio dei prodotti agricoli. Rientrato a Napoli, rivestì importanti cariche pubbliche.

Gaetano Filangieri (1753-1788) scrisse La scienza della legislazione, opera di grandissimo impegno e intelligenza sul carattere razionale della legislazione.

Tra gli scrittori italiani più rappresentativi dell’Illuminismo italiano si possono annoverare Parini, Alfieri e, nel campo del teatro, Carlo Goldoni.

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