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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Lo squadrismo fascista

Inizialmente i Fasci di combattimento si erano presentati come una delle tante iniziative volte a dar voce alle più estreme aspirazioni nazionalistiche e che miravano a contrastare anche con la violenza l’avanzata del “bolscevismo”.

Lo squadrismo *, che ben presto fu una caratteristica peculiare dei Fasci, nacque come reazione armata antisindacale e soprattutto antisocialista. Una reazione che si organizzava appunto in squadre che adottavano tecniche d’azione militare, mettendo a frutto le esperienze della guerra, proprie dei reduci e in particolare degli arditi **.

Fallimento del “sansepolcrismo”

L’obiettivo iniziale di Mussolini di creare uno schieramento “progressista” incentrato sul combattentismo rivoluzionario non ebbe successo. In primo luogo perché il Fascio di Milano, che aveva elaborato il programma di San Sepolcro, era molto più a sinistra di quanto non fossero gli altri Fasci.

Inoltre, perché i Fasci avrebbero potuto realizzare tale programma solo ottenendo l’appoggio degli operai e dei contadini, che invece davano il loro consenso al Partito Socialista Italiano e alla CGdL. Tra l’altro, la distanza tra il fascismo e il movimento operaio, anziché restringersi, divenne incolmabile dopo l’assalto e la distruzione della sede del quotidiano socialista “Avanti” il 15 aprile 1919.

Il fallimento del progetto politico di Mussolini fu poi evidente dopo l’insuccesso elettorale del 16 novembre 1919. In queste elezioni i Fasci di combattimento avevano presentato una propria lista per la circoscrizione di Milano ma ottennero solo 4.657 voti (su circa 270.000 votanti) e nessun eletto.

Squadrismo urbano e squadrismo agrario

I Fasci iniziarono ad affermarsi solo nella seconda metà del 1920, quando ormai il fascismo assunse o tratti di un movimento chiaramente orientato a destra, dopo l’entrata in gioco dello squadrismo agrario.

Lo squadrismo agrario ebbe alcuni punti di contatto con lo squadrismo urbano. In primo luogo perché, ebbe origine da nuclei di squadristi urbani di città come Bologna e Ferrara. In secondo luogo perché anche gli squadristi agrari erano accesamente antisocialisti e antibolscevichi. Infine perché anche lo squadrismo agrario era nazionalista e difendeva le ragioni degli ex combattenti.

Tuttavia, lo squadrismo agrario ebbe un carattere nettamente reazionario e decisamente di destra, proponendosi come obiettivo prioritario la difesa degli interessi degli agrari.

I grandi proprietari terrieri della Valle Padana si avvalsero dello squadrismo, fornendogli denaro e armi, allo scopo di smantellare l’apparato organizzativo del movimento sindacale e del Partito socialista e di annullare le conquiste da essi conseguite negli anni precedenti. Perciò la violenza squadrista colpì soprattutto le amministrazioni comunali socialiste, i sindacati e le cooperative.

Sviluppo dello squadrismo

Un’accelerazione dello squadrismo vi fu dopo le elezioni amministrative dell’autunno 1920, nelle quali molte amministrazioni locali furono conquistate dai socialisti. In particolare, dopo i tragici eventi di Palazzo D’Accursio a Bologna lo squadrismo si diffuse in tutte le regioni dell’Italia settentrionale e centrale, e in molte zone dell’Italia meridionale.

Nel 1920 in tutte le principali città cominciarono a essere formate squadre d’azione armate alle dipendenze del Fascio di combattimento locale. Tra la fine del 1920 e la prima metà del 1921 vi fu un grande sviluppo dello squadrismo e dei Fasci, che diventarono rapidamente una delle più consistenti forze politiche del paese. In essi erano presenti molti ex-combattenti (per lo più “arditi” e “legionari fiumani”), molti studenti nazionalisti e, in prevalenza, individui appartenenti ai ceti medi.

Alla guida delle squadre fasciste vi furono i cosiddetti “ras”, capi locali del fascismo come Dino Grandi a Bologna, Italo Balbo a Ferrara, Roberto Farinacci a Cremona, Cesare Forni a Pavia, Dino Perrone Compagni a Firenze, Giuseppe Caradonna a Bari.

La nascita delle squadre fu spesso il frutto di iniziative locali e non raramente Mussolini si trovò in conflitto con i capi locali del fascismo. Tuttavia, egli seppe abilmente coordinare il movimento e creare una struttura nazionale, divenendone il capo (il Duce).

Modalità d’azione

L’obiettivo che i Fasci si prefissero fu quello di una sistematica occupazione del territorio attraverso incursioni (le cosiddette spedizioni punitive) che muovevano per lo più da un centro urbano e miravano alla devastazione di sedi e alla intimidazione degli avversari politici.

Gli squadristi si avvicinavano a bordo di camion aperti cantando inni e mostrando armi e manganelli. Essi colpivano le sedi e i luoghi di aggregazione dei partiti (principalmente il Partito socialista), le Camere del Lavoro, le sedi delle cooperative e delle leghe rosse. Queste venivano danneggiate e spesso completamente devastate, le suppellettili e le pubblicazioni propagandistiche bruciate nella pubblica piazza. Gli esponenti o i militanti delle fazioni avverse venivano bastonati e costretti a bere olio di ricino.

Nelle fasi più calde degli scontri divenne frequente l’uso di armi da fuoco, con modalità operative di tipo militare. Infatti non pochi membri delle camicie nere erano reduci di guerra, per lo più “arditi”, che conducevano vere e proprie azioni “belliche”, che spesso terminavano con morti e feriti.

Le connivenze dello Stato

Il successo di questi metodi violenti non sarebbe stato possibile senza il concorso e spesso la connivenza o quantomeno la tolleranza dello Stato. Una quasi naturale intesa si ebbe tra Fasci e forze militari, forze di polizia e carabinieri, che vedevano con favore le azioni dei fascisti perché erano rivolte contro coloro che essi consideravano come i nemici dell’ordine. Anche la stessa magistratura, in più di una occasione, dimostrò verso i fascisti grande tolleranza.

A favore del fascismo giocò anche l’atteggiamento di Giolitti che, nei primi mesi del 1921, quando le azioni squadriste si diffusero nel paese, sperando di riuscire a risolvere la paralisi parlamentare, decise di sciogliere la Camera e indire nuove elezioni. Nel tentativo di rafforzare la propria base parlamentare il governo promosse liste di coalizione (i cosiddetti blocchi) nelle quali erano presenti anche i candidati fascisti. Giolitti contava così di poter utilizzare il fascismo contro i partiti di sinistra, convinto come era di poterlo poi “costituzionalizzare” e integrare nel sistema liberale.

Alle elezioni del maggio 1921 furono eletti 35 deputati fascisti, tra cui Mussolini.

Ingovernabilità del paese

In effetti le elezioni del 1921 non avevano affatto risolto quella paralisi parlamentare che privava ogni governo in carica della necessaria autorità. Il fatto stesso che si consentisse a un partito politico di avere una sua forza armata significava che il paese era senza governo. In questa situazione la violenza fascista, che dall’autunno del 1921 era ripresa su ancor più larga scala, procedeva ormai incontrastata. Se un anno prima i nemici dell’ordine erano potuti apparire i socialisti, sicché la reazione fascista era sembrata restauratrice, ora la situazione si era rovesciata. La legalità veniva sistematicamente infranta dall’azione delle squadre fasciste, che non incontrava più alcuna resistenza.

La classe politica liberale, ormai allo sbando, sempre più si veniva convincendo che, per riportare il paese alla normalità e ristabilire l’ordine, l’unico modo fosse quello di dare ai fascisti stessi responsabilità di governo. In questo clima maturò, alla fine di ottobre, la cosiddetta marcia su Roma.


* Lo squadrismo era un fenomeno diffuso nel primo dopoguerra in molti paesi. Lo squadrismo consisteva nella formazione di squadre paramilitari da parte di molte organizzazioni politiche. Costituire squadre di difesa non era illegale, ma divenne molto pericoloso nell’immediato dopoguerra perché circolavano parecchie armi e anche molti individui pronti a usarle.

** Gli arditi erano i combattenti dei reparti d’assalto della Prima guerra mondiale, che effettuavano attacchi all’arma bianca. Armati di pugnale e bombe a mano, compivano fulminee azioni di sabotaggio e colpivano di sorpresa le linee nemiche.

 

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