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M. Buber Neumann, Consegnati ai nazisti – Capitolo quinto

> Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e di Hitler

 

Il treno si ferma alla stazione di Brest-Litovsk e i prigionieri sono costretti ad attraversare il ponte ferroviario nelle mani delle SS. Betty non si sente bene, viene messa vicino alla stufa e viene assistita dagli altri prigionieri. Ascoltando i racconti degli uomini Margarete comprende che molti hanno avuto una sorte più dura della sua: erano stati picchiati e condannati a pene tra i dieci e i quindici anni. Quasi tutti i prigionieri erano stati membri del Partito comunista tedesco o austriaco, ora accaniti oppositori del regime di Stalin, con qualche simpatia per il nazionalsocialismo. Margarete riporta la storia di Hamilton Gold. [“Il ponte di Brest-Litovsk”.]

I prigionieri in treno raggiungono Lublino dove vengono rinchiusi nel carcere che si trova al centro del ghetto. Tra le compagne di cella c’è una giovane bionda che è stata reclusa con Hilde Duty, amica di Margarete. Durante un interrogatorio Margarete viene accusata di aver celato a sua vera identità, di compagna di Heinz Neumann. Il funzionario della Gestapo è a conoscenza di molte informazioni, probabilmente rivelate da spie. Nel carcere c’è una certa tolleranza, frutto del sotterraneo contrasto tra il personale carcerario polacco e gli uomini della Gestapo. Le prigioniere di una cella accanto confidano di poter espatriare in Unione Sovietica e quando Margarete racconta loro l’esperienza da lei vissuta in Russia la isolano. L’ufficiale SS concede ai prigionieri di far visita ai coniugi estradati. Una cinquantina di uomini dichiarano che le mogli si trovano tra le prigioniere, anche se in realtà c’è solo una coppia. L’SS allora pone come condizione che gli uomini prendano tra le braccia le compagne e le bacino. Così, per evitare conseguenze, appena entrati gli uomini abbracciano una donna sussurrandole di fingere di essere la loro moglie. A differenza delle compagne, Margarete resta in cella, mentre le altre sono trasferite. Poi anche lei viene prelevata e assieme ad altri prigionieri condotta alla stazione di Lublino, per poi raggiungere Varsavia in treno. Il treno si arresta poi a Schwiebus, dove i prigionieri vengono collocati in una locanda, in buone condizioni. Il terzo giorno giungono i capi delle SS, che preannunciano loro un periodo di “rieducazione” e intonano l’inno nazionale facendo il saluto hitleriano, imitati da quasi tutti i prigionieri. Ancora, i prigionieri si chiedono quale futuro li attenda. [“Nelle mani della Gestapo”.]

L’ 8 marzo 1940 due autocarri prelevano i prigionieri e li conducono a Berlino, dove vengono rinchiusi nell’Alex, un carcere di transito, in cui le persone arrestate dalla Gestapo e le criminali comuni, dopo alcuni interrogatori, venivano inviate al carcere giudiziario di Moabit oppure rimesse in libertà. Qui le condizioni di vita sono discrete, se paragonate a quelle della Butirka e della Siberia. Sono in cella le donne implicate nel «processo di Adlershof», accusate di diffusione di volantini di propaganda comunista, antimilitaristi. Una delle donne, Melitta, tradisce i compagni, ma ugualmente viene condannata a quindici anni di carcere. [“1940: Berlino, Alexanderplatz”.]

Entrano in cella anche donne arrestate per reati relativamente “lievi”, come una accusata di aver usato fogli del ‘Völkischer Beobachter’ con le foto del Führer e di Göring per foderare le cassette del carbone o un’altra, denunciata per aver scambiato le interiora del suo banco di vendita con frutta. Vi sono insomma, nella prigione, anche persone arrestate che contano di essere rilasciate in breve tempo. Le arrestate chiedevano di nominare un avvocato difensore, cosa che veniva loro negata, ma nel penitenziario sovietico questa era una pretesa neppure immaginata. La Gestapo si accaniva in particolare conto ebrei, zingari e uomini che si erano macchiati di «reati contro la razza». Margarete viene accusata di essere un’agente della polizia segreta russa o un’emissaria del Comintern in Germania e viene condannata alla detenzione in campo di concentramento. Il funzionario Krohn organizza un colloquio tra Margarete e la sua sorella minore. Poi fa conoscenza con Lotte Henschel che, in origine membro del Partito socialista operaio, in carcere si era avvicinata alle detenute comuniste. Margarete le racconta la sua storia e lei la accusa di toglierle così la sua unica speranza. [“Condannata al campo di concentramento”.]

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