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M. Buber Neumann, L’abisso – Capitolo settimo

> Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e di Hitler

 

L‘ispettrice generale Langefeld chiede a Margarete di svolgere le mansioni di segretaria per lei. [“Segretaria dell’ispettrice generale”.]

L’ispettrice generale Langefeld è una persona più umana dei suoi colleghi e tormentata dai dubbi sull’operato delle SS e del regime, pur restando fedele a Hitler e al nazionalsocialismo. Margarete cerca più volte con successo di convincerla a prendere decisioni favorevoli alle prigioniere e a impedire che vengano adottati provvedimenti  duramente punitivi. Tuttavia i gerarchi delle SS complottano per eliminarla, avvalendosi della loro rete di spie e la  Langefeld viene convocata nell’ufficio del comandante. Poco dopo Margarete viene prelevata dal suo ufficio e accusata di aver distrutto messaggi clandestini delle prigioniere e di aver fatto propaganda comunista. Viene così rinchiusa in una cella d’isolamento. [“Una donna tormentata dai dubbi”.]

Nella cella d’isolamento Margarete viene lasciata al buio, al freddo e a lungo senza cibo. Il giorno non si distingue dalla notte e il suo stomaco è contratto per la fame. Il lungo digiuno le fa avere delle allucinazioni. L’ottavo giorno la sorvegliante le porta pane e surrogato di caffè, poi le viene portato del cibo ogni quattro giorni. Nel primo interrogatorio Margarete viene accusata di aver costituito una rete spionistica con l’ispettrice generale. I detenuti riescono in qualche modo a comunicare tra di loro da una cella all’altra. La comunicazione con una compagna di prigionia da lei conosciuta viene bruscamente interrotta dalla sorvegliante che lascia Margarete per tre giorni senza cibo. Milena, l’amica di Grete, le fa pervenire un po’ di cibo tramite la Testimone di Geova che ogni giorno le porta la scopa e la paletta per pulire la stanza. Nel corso di un interrogatorio l’SS Ramdor la minaccia di inviarla ad Auschwitz. Margarete ha l’impressione di sentire puzzo di carne bruciata e poco dopo apprende da una detenuta che in effetti anche a Ravensbrück è entrato in funzione un forno crematorio. Un mattino di luglio una sorvegliante e la secondina aprono la serranda della finestra e la luce invade la cella. Inoltre, due compagne vengono introdotte nella cella e Margarete finalmente non è più sola. [“In cella d’isolamento”.]

Finalmente Margarete esce dall’isolamento e ritorna alla baracca delle “politiche”, dove Milena la informa dell’arresto e della successiva assoluzione dell’ispettrice Langefeld, esonerata però dal suo incarico. Dopo un incontro con una prigioniera polacca, che le mostra un volantino della Royal Air Force, Margarete viene di nuovo rinchiusa in cella di isolamento. Una mattina, fuori dalla finestra, scorge un gruppo di prigioniere vestite con abiti civili variopinti, contrassegnati sul busto e sulla schiena da una grande croce. Mancando la stoffa per le nuove divise, le SS erano ricorse ai vagoni stipati di vestiti e scarpe dei deportati mandati allo sterminio, non prima di essersi appropriate degli oggetto di valore. A Ravensbrück l’«ufficio del lavoro» provvedeva ogni giorno a costituire nuove squadre addette alle fabbriche di munizioni, agli stabilimenti aeronautici e alle industrie belliche. Margarete riesce a procurarsi un “buon” lavoro esterno, nella “colonna forestale”. Può così muoversi all’aria aperta, inoltre ha ottimi rapporti con le polacche, che costituiscono il gruppo, con la giovane sorvegliante Shenja e con il gurardaboschi che dirige il loro lavoro. Poiché nella “colonna forestale” a rotazione si può di tanto in tanto disertare il lavoro, Margarete un giorno può incontrare Milena e trascorrere del tempo con lei chiacchierando. A un certo punto incontrano il direttore dell’ufficio del lavoro Dittmann che minacciosamente intima a Margarete di presentarsi subito da lui, che la assegna alla catena di montaggio della sartoria numero 1. [“Tenebre e salvazione”.]

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