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M. Buber Neumann, Ritorno a casa – Capitolo decimo

Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e di Hitler

 

Margarete viene ospitata da una famiglia di contadini, presso i quali ha trovato rifugio un giovane ebreo fuggito durante il trasporto in treno di rientro da Amburgo al campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove verosimilmente lui e i compagni sarebbero stati eliminati. L’ebreo racconta le disavventure che alla fine lo hanno condotto a trovare rifugio presso la coppia di contadini di cui è ospite. Margarete lo incontrerà nuovamente molti anni dopo, quando si è stabilito a Berlino Ovest. [“Una drammatica testimonianza”.]

Stremata per il viaggio, Margarete cerca ospitalità presso una ricca famiglia che però la tratta con sufficienza e disprezzo, concedendole soltanto di dormire nel fienile ma rifiutando persino di venderle mezzo litro di latte. I lavoratori coatti ucraini dell’azienda agricola la ospitano nella loro misera abitazione. Il giorno successivo Margarete incontra per strada Shenja, la ex sorvegliante della colonna dei giardini di Ravensbrück. [“… come se niente fosse accaduto”.]

Giunta ad Hannover, ridotta in macerie, Margarete va a dormire nel rifugio della stazione, stracolmo di persone. Qui racconta a un soldato suo compaesano il drammatico destino di Grete Sonntag. [“Gomorra 1945”.]

Dopo le ultime traversie di viaggio, tra cui ripetuti guasti della bicicletta e seri problemi a una gamba, Margarete riesce a raggiungere la cittadina di Thierstein, dove spera di poter rivedere la madre e la sorella. Il villaggio è stato semidistrutto e incendiato, perciò Margarete giunge angosciata nei pressi della loro abitazione. Infine però trova le due donne, ad accoglierla con grida di gioia. [“La tappa finale”.]

 

Margarete Buber Neumann, Prigioniera di Stalin e di Hitler, il Mulino, Bologna 1994,

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