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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Napoleone: la prima campagna d’Italia

 

 

Il governo del Direttorio aveva deciso, anche nel tentativo di recuperare consenso in Francia, di riprendere la guerra contro l’impero asburgico, con l’obiettivo di annettere il Belgio e la riva sinistra del Reno. Napoleone assunse così il comando dell’esercito destinato alla campagna d’Italia, mentre ai generali Jourdan e Moreau fu affidato il comando dell’esercito sul fronte del Reno, ritenuto quello più importante. Su questo fronte i due generali incontrarono forte resistenza, mentre Bonaparte svolse l’azione decisiva.

Quando Napoleone assunse il comando della campagna d’Italia nessuno pensava che, con poche migliaia di soldati male equipaggiati e indisciplinati avrebbe in breve tempo sconfitto il nemico. Alla guida di circa 40000 uomini, con solo trenta cannoni, a fronte dell’esercito austro-piemontese dotato di forze superiori di circa due volte, condusse un’abile campagna che mise in mostra il suo genio militare.

Penetrato in Piemonte da Nizza, Napoleone sconfisse l’esercito di Vittorio Amedeo III nella battaglia di Mondovì (22 aprile), costringendolo all’armistizio di Cherasco (28 aprile). 

Successivamente mosse contro l’esercito austriaco guidato dal generale Johann Peter Beaulieu, già sconfitto nelle battaglie di Montenotte e di Millesimo (12-14 aprile). In poche settimane sbaragliò gli austriaci, dopo aver guadato il Po e forzato il passaggio dell’Adda, sconfiggendoli nella battaglia di Lodi (10 maggio) e occupando Milano il 15 maggio. Il generale Beaulieu ripiegò verso il Tirolo e i sovrani italiani, scossi dal travolgente successo francese, abbandonarono l’alleanza con l’Austria. Quest’ultima inviò in Italia un nuovo esercito, al comando del generale Dagobert Sigmund von Wurmser. Sconfitto a Castiglione (5 agosto), a Rovereto (4 settembre) e a Bassano (8 settembre) Wurmster dovette ritirarsi nella fortezza di Mantova, dopo aver perduto circa 50000 uomini.

Nel novembre 1796 l’Austria inviò un nuovo esercito, comandato dal generale Joseph Alvinczy, in aiuto di Wurmster assediato a Mantova. I Francesi inizialmente si ritirarono, ma dopo tre giorni di combattimenti (15-18 novembre) Bonaparte, affiancato dai generali Charles Pierre François Augereau  e Andrea Massena riuscirono a forzare il ponte di Arcole. Gli austriaci furono nuovamente sconfitti a Rivoli (14 gennaio 1797) e Wurmster fu costretto a capitolare a Mantova. (2 febbraio).

Parallelamente caddero gli stati italiani circostanti, Modena, Parma e, dopo la pace di Tolentino (febbraio 1797), lo stato pontificio rinunciò ai possedimenti romagnoli. 

Invasa l’Austria, Napoleone la costrinse a firmare il Trattato di Campoformio (18 ottobre 1797) che prevedeva: l’annessione del Belgio e della riva a occidente del Reno alla Francia; la nascita della Repubblica Cisalpina (Lombardia ed Emilia-Romagna) e della Repubblica ligure alleate della Francia; la cessione della Repubblica di Venezia all’ Austria. 

 

I Francesi in Italia

 
In Italia gli intellettuali, la borghesia e i nobili progressisti accolsero i Francesi come liberatori, ma spesso ne furono delusi, accogliendo con disappunto la cessione di Venezia all’Austria, prevista dal Trattato di Campoformio. Nel novembre 1797 Napoleone rientrò in Francia da trionfatore, dopo avervi fatto pervenire ricchezze e tesori d’arte prelevati dall’Italia. Inoltre, per sanare bilancio statale francese e finanziare la guerra, i Francesi ricorsero a sequestri di terre e all’imposizione di  tasse.

Le istituzioni giuridiche e sociali introdotte nei territori italiani conquistati dai francesi (le cosiddette “repubbliche giacobine”) apportarono mutamenti notevoli rispetto alle strutture giuridico-sociali preesistenti. I nuovi governi abolirono i diritti signorili e i privilegi del clero e della nobiltà. I Francesi realizzarono alcune riforme, come l’abolizione dei vincoli proprietari nobiliari (fidecommesso=obbligo dell’erede di trasmettere l’eredità al successivo erede; maggiorascato=eredità esclusiva primogenito). I beni terrieri della Chiesa furono in parte espropriati e poi venduti ai privati, mentre le proprietà dei nobili non vennero toccate. 

In Piemonte la monarchia sabauda sopravvisse, con Carlo Emanuele IV, in realtà sotto il controllo dei Francesi, ai quali la pace di Parigi (15 maggio 1796) aveva lasciato alcune città militarmente molto importanti, come Alessandria. 

In Liguria la vecchia repubblica aristocratica di Genova fu sostituita dalla Repubblica ligure. Nel luglio del 1797 la Repubblica Cispadana (Emilia e Romagna) si fuse con la Repubblica transpadana (Lombardia) formando la Repubblica cisalpina. 

Nel 1798 anche Roma venne occupata dai francesi e nacque la Repubblica romana. L’influenza francese in Italia si estese nel corso del 1798 con la proclamazione della Repubblica Romana, che abbatté il potere temporale del Papa. Pio VI fu costretto a rifugiarsi in Toscana (morì nel 1800 e gli succedette Pio VII).

Agli inizi del 1799 i francesi occuparono anche la Toscana e l’Italia meridionale. All’inizio del 1799, il generale Championnet si impadronì di Napoli e proclamò la Repubblica partenopea, mentre Ferdinando IV di Borbone fuggì in Sicilia sotto la protezione della marina britannica.

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