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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Riforma cattolica o Controriforma?

 
Al concetto di Controriforma, elaborato da una parte degli storici per sottolineare il carattere repressivo della risposta della Chiesa alla Riforma protestante, gli storici cattolici hanno opposto quello di Riforma cattolica, per evidenziare lo sforzo di rinnovamento e di rigenerazione della Chiesa nei primi decenni del 1500. Tuttavia, il sostanziale fallimento di quel moto di rinnovamento interno e la diffusione del luteranesimo determinarono una radicalizzazione dello scontro e la reazione intransigente della Chiesa acuì acuì la divisione con i Protestanti.
La Chiesa cattolica reagì alla Riforma con una certa lentezza, sia perché era travagliata al suo interno da posizioni diverse rispetto alla necessità di una riforma ecclesiastica sia per l’assenza di una chiara dottrina su alcuni dei punti in questione. All’interno della Chiesa, ad esempio, il movimento per la Riforma cattolica era fautore di un profondo rinnovamento disciplinare e morale del clero.

 

I nuovi ordini religiosi

La prima metà del ‘500 vide la nascita di nuovi ordini religiosi, maschili e femminili, come i cappuccini (1525), i teatini (1524), i barnabiti (1530), le orsoline (1535), i somaschi (1532), i gesuiti (1540) e successivamente nacquero anche gli oratoriani (1552) e gli scolopi. Predicazione, attività missionaria, assistenza ai malati e ai poveri e insegnamento rappresentarono le principali attività di questi ordini, tra cui emerse per importanza la Compagnia di Gesù fondata da Ignazio di Loyola, che si diffuse in tutto il mondo, fornendo alle principali corti europee consiglieri e confessori. I gesuiti si impegnarono in particolare sul fronte dell’educazione e dell’istruzione che, accanto alla disciplina e al principio d’autorità, introduceva elementi di introspezione e l’uso del gioco e del teatro come strumenti didattici. Ai tre voti tradizionali della professione monacale (povertà, castità e obbedienza), Ignazio aggiunse il voto di obbedienza al Papa fino al sacrificio della vita. L’ordine riuscì a riconquistare territori protestanti e ad arginare l’eresia in Francia, Spagna e Italia. Dopo il Concilio di Trento gli ordini religiosi diventarono le milizie della Controriforma. La spinta luterana alla lettura personale delle Scritture spinse all’alfabetizzazione di massa i fedeli protestanti, influendo positivamente sull’istruzione nel suo complesso. Al contrario nel mondo cattolico la lettura personale della Bibbia fu scoraggiata a favore del linguaggio delle immagini che adornavano le chiese e che poteva essere compreso dagli analfabeti.

 

Verso il Concilio

Papa Paolo III (Alessandro Farnese, 1534-1549) avviò un processo di rinnovamento della Chiesa cattolica, per reagire all’avanzata del protestantesimo. Tale processo, che vide anche l’immissione nel collegio dei cardinali di esponenti riformatori, si concretizzò, nel riconoscimento dei nuovi ordini religiosi e nell’approvazione della loro “regola”. Il Papa inoltre annunciò la convocazione di un concilio (1535) che tuttavia fu più volte rinviato. A premere per la convocazione di un concilio era stato soprattutto Carlo V, già al tempo di Clemente VII: per il suo disegno imperiale la pacificazione della Germania e la riforma della Chiesa risultavano essenziali. Il Papa e la Curia si opposero e ne differirono la convocazione, mentre vi furono tentativi di riforma senza concilio, che videro l’elaborazione del Consilium de emendanda ecclesia (1537). La Pace di Crépy (1544), che impegnava Carlo V e Francesco I a favorire la convocazione di un concilio e a rispettarne le decisioni, indusse Paolo III alla sua effettiva organizzazione. Esso finalmente ebbe inizio a Trento nel 1545 e proseguì con interruzioni fino al 1563, sotto il pontificato di cinque papi (Paolo III, Giulio III , Marcello II, Paolo IV e Pio IV). Inizialmente indetto per tentare una mediazione tra cattolici e protestanti, esso divenne uno strumento per combattere la Riforma protestante e si concluse con la riaffermazione dei princìpi della dottrina cattolica. Intanto il Papa adottò anche misure repressive, come l’istituzione nel 1542 della Suprema sacra congregazione del Santo Uffizio dell’Inquisizione generale romana, derivante dal Tribunale dell’Inquisizione, che si occupava di combattere le eresie.

 

Il Concilio di Trento

Nel 1537 papa Paolo III tentò una convocazione del concilio prima a Mantova e poi a Vicenza, ma l’ipotesi fu presto accantonata. Si tentò allora la strada dei colloqui religiosi con i protestanti: il più importante di essi, quello di Ratisbona del 1541, che vide la partecipazione del cardinale Gasparo Contarini, il più attivo fautore della riconciliazione, fallì.

La prima fase (Trento e Bologna, 1545-48)

Nel 1542, anno della morte di Contarini, fu emanata la prima convocazione a Trento, sede di un principato vescovile facente parte del Sacro Romano Impero di Carlo V. Ma non se ne fece nulla fino al dicembre 1545. Il concilio vedeva alla sua apertura la partecipazione di soli 31 vescovi, quasi tutti italiani e la guerra di Carlo V contro la Lega di Smalcalda, iniziata nell’aprile 1546, impedì la partecipazione all’assemblea di delegati protestanti.
Furono adottate alcune prime importanti deliberazioni, in contrasto con la concezione protestante: fondamenti della fede erano, con pari importanza, la Scrittura e la Tradizione ecclesiastica; il Peccato originale veniva completamente mondato dal battesimo. Mentre era in corso la guerra e le truppe protestanti minacciavano di invadere i territori trentino-tirolesi, si svolse il dibattito sulla questione teologica della giustificazione. Il Concilio sancì la cooperazione tra la grazia giustificante e i meriti nel procurare la salvezza all’uomo, approvando il decreto “De giustificatione”, nel quale si affermava che la salvezza non si ottiene senza le opere meritorie. Il Concilio condannò così le tesi luterane sulla giustificazione: Lutero affermava che bastava la sola fede e che solo essa e non le “opere” salvano l’uomo peccatore. Furono inoltre approvati il decreto sull’obbligo della residenza dei vescovi nelle proprie diocesi e il decreto sui sacramenti, fissati nel numero di sette, in contrasto con la dottrina protestante, che ne ammetteva solo due, il Battesimo e l’eucarestia. In seguito a un’epidemia di tifo, nell’ottava sessione dell’11 marzo 1547 si decise il trasferimento a Bologna. Si trattò di un ottimo pretesto per spostare l’assemblea in una città sotto il controllo politico diretto del papa, facente parte dello Stato della Chiesa, e limitare così l’influenza dell’imperatore, che protestò vivamente. Sfumata la possibilità di far partecipare al concilio i protestanti, auspicata da Carlo V, a causa dell’opposizione imperiale il concilio fu di fatto sospeso dal 1548 al 1551.

 

La seconda fase (1551-52)

Il concilio fu riconvocato da papa Giulio III per il 1° maggio 1551 a Trento. Il più importante tra i decreti approvati fu quello sull’eucarestia, che confermava la dottrina della transustanziazione contro quella della consustanziazione protestante. Questa fase del concilio vide l’effimera partecipazione di una delegazione protestante. Nel marzo 1552 Maurizio di Sassonia, postosi alla guida dei principi protestanti e alleatosi con la Francia, riprese le ostilità contro Carlo V. L’imperatore fu colto di sorpresa dall’offensiva e dovette fuggire in tutta fretta da Innsbruck, dove si trovava per seguire da vicino l’evoluzione del concilio. Di fronte al precipitare della situazione politico-militare, il 28 aprile il concilio fu sospeso a tempo indeterminato. Nelle sessioni successive si riaffermò l’importanza dei sacramenti della penitenza (o confessione) e dell’unzione degli infermi, rifiutati da Lutero ma considerati dalla Chiesa cattolica istituiti direttamente da Cristo. Nell’aprile del 1552 il concilio venne di nuovo sospeso a causa delle guerre che vedevano l’Impero scontrarsi contro la Francia e i principi protestanti.
Alla morte di Giulio III nel 1555 si susseguirono i pontefici Marcello II (al soglio pontificio per solo 23 giorni) e Paolo IV. La Pace di Augusta (1555) aveva intanto fatto svanire la speranza di ricondurre i protestanti tedeschi in seno alla Chiesa cattolica. Per diversi anni non si parlò più di concilio, soprattutto per la fiera ostilità di papa Paolo IV, fieramente “rigorista” e antispagnolo, che deprecava l’ipotesi di un concilio in territorio protestante. Paolo IV compì alcune scelte di rilievo, molte di carattere repressivo, come il rafforzamento dell’Inquisizione, di cui estese le competenze all’ambito della morale e alla repressione degli abusi ecclesiastici. Furono inquisiti per eresia anche cardinali riformatori, come Giovanni di Morone che, liberato solo alla morte del Papa, diede un importante contributo al concilio di Trento. Inoltre Paolo IV istituì  nel 1559 l’Indice dei libri proibiti, un elenco di pubblicazioni proibite. In politica estera il Papa cercò un’intesa con la Francia in chiave antiasburgica, che però si rivelò fallimentare. La Francia fu duramente sconfitta e costretta a firmare il trattato di Cateau-Cambrésis (1559), che segnò l’inizio della dominazione asburgica in Italia.Alla morte di Paolo IV salì al soglio pontificio Pio IV (1559), che riconvocò il Concilio per il 18 gennaio 1562, in un contesto ormai profondamente diverso. Carlo V aveva abdicato e l’impero asburgico era stato diviso tra i domini spagnoli di Filippo II e quelli tedeschi del nuovo imperatore Ferdinando. Inoltre, la frattura tra l’Europa protestante e quella cattolica appariva ormai insanabile.

 

La terza e ultima fase (1562-63)

Il Concilio si riaprì dunque a Trento il 18 gennaio 1562, dove si sviluppò un grave contrasto sulla natura dell’obbligo di residenza dei vescovi. Una parte del Concilio, infatti, sosteneva che esso fosse sancito de iure divino, al di là dell’autorità papale. Nel marzo 1563 morirono entrambi i cardinali legati (inviati del Papa), che furono sostituiti da Giovanni Morone, precedentemente perseguitato per eresia da Paolo IV ma assolto da Pio IV, e da Bernardo Navagero, ex ambasciatore veneziano a Roma ed elevato al rango cardinalizio da Pio IV. In particolare l’azione di Morone diede nuovo slancio ai lavori dell’assemblea, che approvò importanti decreti sia sul piano dottrinario sia sul piano organizzativo.
Sul piano dottrinario-dogmatico il Concilio:
  • ribadì la validità dei sette sacramenti e la necessità delle opere per raggiungere la salvezza;
  • riaffermò la sacralità del matrimonio, considerato indissolubile, e stabilì le norme per un suo eventuale annullamento;
  • riaffermò la dottrina cattolica sul Purgatorio, sulla pratica delle indulgenze, sul culto della Vergine e dei santi, delle reliquie e delle immagini sacre;
  • ribadita la distinzione tra sacerdoti e laici, riaffermò il valore del sacramento dell’ordine, ritenuto come istituito da Gesù, e la legittimità delle gerarchie ecclesiastiche, costituite in primo luogo dal Papa, successore di Pietro, e dai vescovi e cardinali;
  • confermò e rese vincolante il celibato ecclesiastico.
Sul piano organizzativo il Concilio:
  • deliberò che ogni parroco dovesse tenere un registro dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e delle sepolture;
  • ribadì l’obbligo della residenza per i vescovi (che potevano però esserne dispensati dal Papa).
  • deliberò che i vescovi espletassero la visita pastorale nelle parrocchie della diocesi ogni anno, completandola ogni due anni.
  • decise l’istituzione dei seminari per la formazione del clero in ogni diocesi e le modalità di ammissione dei candidati al sacerdozio.
  • deliberò sui doveri dei cardinali, dei vescovi e dei preti, sull’organizzazione delle diocesi e delle province ecclesiastiche, sulla regolamentazione degli ordini religiosi;
Il concilio fu sciolto nel dicembre 1563. Papa Pio IV ne confermò i decreti con la bolla Benedictus Deus nel 1564 e istituì poi la Congregazione del Concilio, che aveva il compito di vigilare sulla loro osservanza. Nel novembre 1564 promulgò inoltre la Professione tridentina della fede (Professio fidei tridentina), breve compendio dei risultati dogmatici del Concilio, obbligatoria per vescovi, superiori degli ordini religiosi e teologi. Toccò poi al suo successore, l’ultraconservatore papa Pio V, far pubblicare i decreti e inviarne la stampa a tutti i vescovi, nonché pubblicare il Catechismo Romano, una summa della dottrina tridentina a uso dei parroci.
Nel 1571 Pio V sottrasse all’Inquisizione il compito di aggiornare l’elenco dei libri proibiti, creando un apposito organismo, la Congregazione per la riforma dell’Indice dei libri proibiti, che lo esercitò per oltre tre secoli. La Congregazione si occupava di valutare tutti i libri di più o meno recente pubblicazione, di redigere un Indice dei libri proibiti aggiornato e di sorvegliarne l’applicazione.
La Congregazione del Sant’Uffizio, che coordinava i lavori dell’Inquisizione, fu il principale strumento di repressione e di lotta contro le eresie e contro l’avanzare delle dottrine luterana e calvinista. L’Inquisizione istruì numerosi processi per eresia, spesso estorcendo le confessioni con la tortura. A chi veniva condannato per eresia spettava il carcere o, nei casi più gravi, il rogo. La proclamazione solenne della sentenza era un evento pubblico (chiamato in Spagna e nei suoi domini (acto de fe, “atto di fede”). Esso si svolgeva sulla pubblica piazza con la partecipazione di autorità ecclesiastiche e civili e poteva essere seguito dall’abiura o dalla condanna per chi rifiutasse l’atto di abiura. Un autodafé (dal portoghese auto da fé) prevedeva una messa, preghiere, una processione pubblica dei colpevoli e la lettura della loro sentenza. Il condannato che non aveva mostrato di pentirsi (pertinace) o che era già stato in precedenza condannato dall’Inquisizione (relapso) era destinato ad essere arso vivo.
La repressione ecclesiastica colpì non solo gli eretici ma anche coloro che erano accusati di stregoneria: intellettuali dissidenti, donne che curavano le malattie mediante erbe medicinali, studiosi dediti all’alchimia. Vittime della “caccia alle streghe” furono in prevalenza le donne, considerate dai trattati ecclesiastica facile preda del demonio. Tra Cinquecento e Seicento la persecuzione contro la stregoneria fu sempre più accanita in tutta Europa, anche in ambito protestante: furono celebrati circa 20.000 processi.

http://www.ereticopedia.org/concilio-di-trento

http://www.treccani.it/enciclopedia/concilio-di-trento/

https://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Trento

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