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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Rivoluzione americana: la colonizzazione

>>> Rivoluzione americana
Nel secolo XVI il territorio degli attuali Stati Uniti era abitato da tribù indiane che contavano circa un milione di persone. Tra esse, le principali erano gli irokesi, i muskhogee e gli algonchini, dediti alla caccia e alla pesca e solo secondariamente all’agricoltura. La colonizzazione europea ebbe come conseguenza la progressiva cacciata degli indiani nordamericani dai loro territori.

Spagnoli, Francesi e Olandesi

L’immensa parte del Nord America divenuta poi gli Stati Uniti vide fra i secoli XVI e XVIII la penetrazione di quattro potenze: la Spagna, la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra. Gli Spagnoli, alla ricerca dell’oro che non trovarono, esplorarono una parte assai ampia del territorio (California, Arizona, Nuovo Messico, Virginia, Carolina, Florida) giungendo a penetrare a fine Settecento anche nel Michigan, dove vennero create colonie e missioni. La colonizzazione francese, iniziata nella prima metà del Cinquecento, si sviluppò fra Cinque e Seicento partendo dal Canada e penetrando nell’Acadia (poi Nuova Scozia), nella baia di Hudson, a Terranova, fino a comprendere l’immensa fascia a ovest del Mississippi (chiamata Louisiana in onore di Luigi XIV) che giungeva fino a Nuova Orléans.

L’impero coloniale francese fu tuttavia interamente perduto a favore dell’Inghilterra in seguito ai trattati del 1713 e del 1763 che posero fine, rispettivamente, alla guerra di Successione spagnola e alla guerra dei Sette anni. L’Olanda ebbe un ruolo minore ma non trascurabile nella regione. Ad essa fu dovuta la costituzione della Nuova Olanda, il cui primo nucleo fu formato da Nuova Amsterdam (dal 1664 New York), fondata nel 1624, che fu popolata anche da protestanti francesi, inglesi e tedeschi. Nel 1667 i possedimenti olandesi, che si erano estesi agli insediamenti svedesi nel Delaware, furono ceduti all’Inghilterra.

La colonizzazione inglese

L’impronta determinante alle zone della costa orientale che costituirono il nucleo iniziale degli Stati Uniti fu data dalla colonizzazione inglese. La colonizzazione inglese si sviluppò a cavallo fra i secoli XVI e XVII, con la costituzione della colonia della Virginia. Poco dopo, nella parte settentrionale della costa atlantica, e cioè nella Nuova Inghilterra, l’arrivo nel 1620 di un centinaio di dissidenti puritani inglesi, i “padri pellegrini”, sbarcati dalla Mayflower nel Massachusetts con l’intento di fondare una società cristiana di eletti, segnò l’inizio di insediamenti che portarono alla creazione di altre colonie quali il New Hampshire, il Connecticut e il Rhode Island, il Maryland, la Carolina e la Pennsylvania. Nelle colonie inglesi vennero a incontrarsi e a scontrarsi diverse fedi religiose: a Nord prevalevano i puritani e i quaccheri; a sud gli anglicani; una piccola minoranza erano i cattolici. A metà del Settecento la Gran Bretagna, in seguito a una serie di guerre vittoriose, controllava le tredici colonie del Nordamerica che occupavano la regione sulla costa atlantica compresa fra i Grandi Laghi a Nord, la catena degli Appalachi a ovest e la Florida spagnola a Sud.

Fu proprio il pluralismo religioso, l’assenza di una consolidata casta aristocratica, la necessità di regolare differenze religiose e culturali e di dare espressione agli interessi emergenti in un territorio aperto e nuovo a favorire il sorgere nelle colonie inglesi d’America di istituti di autogoverno. Questi si conservarono anche dopo che, a partire dalla fine del Seicento, la corona inglese subordinò strettamente l’economia coloniale agli interessi di Londra, senza però imporre un controllo centralistico sulla loro vita politica e sociale. Pur soggette alla sovranità dell’Inghilterra e amministrate da governatori nominati dal re, le colonie maturarono gradualmente un’identità materiale e culturale autonoma, eleggendo assemblee locali a suffragio censitario.

Le tredici colonie inglesi nel secolo XVIII

A metà del Settecento, le colonie apparivano divise in tre grandi regioni:

  • al Nord (New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut) la popolazione era a grande maggioranza inglese; accanto alla media e piccola proprietà agricola, erano assai sviluppati la pesca e il commercio; sul piano religioso la maggioranza era puritana.
  • al Centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware), se l’attività economica prevalente era l’agricoltura, il primato sociale era saldamente tenuto dal ceto commerciale; qui risultava maggioritaria la componente non inglese della popolazione (assai forti le componenti tedesca e olandese) e prevalente lo spirito di tolleranza religiosa in relazione alla varietà delle sette protestanti.
  • al Sud (Maryland, Virginia, Carolina del Nord e Carolina del Sud, Georgia), povero di centri urbani, predominava l’economia delle piantagioni di riso e di tabacco e la popolazione bianca, anglicana, dominava sugli schiavi neri.

Data la grande disponibilità di terra e di occasioni di lavoro e un grado di libertà religiosa senza paragone maggiore rispetto al Vecchio Mondo, le colonie erano meta di un costante flusso di immigrati alla ricerca di migliori condizioni di vita. Lo sviluppo demografico era intenso, tanto che gli abitanti passarono da meno di 300.000 agli inizi del XVII secolo a 1.700.000 nel cinquantennio successivo. Nel 1790, conquistata l’indipendenza, sarebbero diventati 4 milioni. I neri passarono da circa 20.000 a oltre 400.000.

Nel Nuovo Mondo l’impronta sociale dominante era data non dall’aristocrazia di sangue ma da quella del denaro, non dalla nobiltà ma dalla borghesia. Le élites intellettuali mantenevano un forte rapporto di dipendenza dalla cultura europea, ma erano ormai in grado di esprimere una propria originalità.

Una caratteristica dominante della vita americana era la spinta verso Ovest, alla conquista di nuove terre da occupare e porre a coltura. In questa corsa, i bianchi furono indotti a scontrarsi sistematicamente con gli indiani che, in quanto popolazioni di nomadi e cacciatori, erano ostili all’insediamento nelle proprie terre di popolazioni estranee e sedentarie. Non mancarono i tentativi, di stabilire accordi pacifici, ma per lo più i rapporti fra i bianchi e gli indiani furono improntati alla violenza.

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