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dichiarazione dirittiRivoluzione francese: la costituzione del 1791.

La notte tra il 20 e il 21 giugno 1791 il re tentò la fuga travestito da domestico, ma fu arrestato. Dopo aver sospeso Luigi XVI dalle sue funzioni, la maggioranza moderata della Costituente, temendo ulteriori disordini, reintegrò il re nella speranza di contenere le spinte radicali e di evitare l’intervento straniero.

Infatti, Leopoldo II e Federico Guglielmo II, re di Prussia, avevano emanato una dichiarazione congiunta contenente minacce di intervento armato contro la rivoluzione (27 agosto 1791).

campodimarteIl 17 luglio del 1791 i repubblicani di Parigi si erano riuniti al Campo di Marte chiedendo la deposizione del sovrano. All’ordine di La Fayette, affiliato ai foglianti (monarchici moderati), la Guardia nazionale aprì il fuoco disperdendo i dimostranti (Strage del Campo di Marte).

La Carta costituzionale (monarchica) della Francia fu approvata il 4 settembre del 1791 e il 14 settembre il re giurò di rispettarla. Il diritto di voto fu legato al censo (suffragio censitario) e alla proprietà: la Costituzione distinse la popolazione in cittadini attivi (maschi adulti che pagano un minimo di imposte) e cittadini passivi, che non avevano diritti politici. Essa limitò quindi l’elettorato alla borghesia e alle classi più elevate. Il potere legislativo fu conferito a un’Assemblea composta da 745 membri. Sebbene il re detenesse il potere esecutivo, gli furono imposte rigide limitazioni: il suo veto aveva esclusivamente effetto sospensivo e all’Assemblea spettava il controllo sulla sua condotta negli affari esteri.

L’Assemblea legislativa, riunitasi il 1° ottobre, era divisa in fazioni (dette “club”) le cui idee politiche erano ampiamente divergenti: la più moderata era quella dei foglianti, sostenitori della monarchia costituzionale prevista nella Costituzione del 1791; al centro si collocava la maggioranza (detta “Pianura”), senza un programma preciso, ma compatta nell’opposizione ai repubblicani; a sinistra, vi erano i girondini, che chiedevano la trasformazione della monarchia costituzionale in repubblica federale, e i montagnardi (giacobini e cordiglieri, che occupavano i seggi più in alto, quelli appunto della “Montagna”), che propugnavano una repubblica fortemente centralizzata.

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