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>>>>Rivoluzione francese

 

La Rivoluzione Francese mise fine all’Antico Regime e segnò il passaggio alla storia contemporanea. In Francia, tra il 1789 e il 1795, si verificò una serie di eventi che ebbero come conseguenza la nascita della repubblica e la caduta della monarchia e dell’Ancien Régime.

Gli anni che precedettero la rivoluzione furono caratterizzati da una situazione di crisi e di aspri conflitti sociali, dovuti in primo luogo alla debolezza dello Stato e in particolare alla sua organizzazione fiscale iniqua, che l’opinione pubblica mal sopportava.

La società francese era tradizionalmente divisa in tre ordini: Nobiltà, Clero e Terzo Stato. Oltre il 90% della popolazione era costituito dal Terzo Stato ma i primi due ordini beneficiavano di ampi privilegi, ormai considerati ingiusti non solo dal popolo, ma anche da una parte degli aristocratici e degli ecclesiastici. Si erano infatti diffuse largamente le idee di uguaglianza e le critiche alle ingiustizie degli scrittori illuministi. Nelle logge massoniche, nelle accademie letterarie, nelle società scientifiche, nelle redazioni dei giornali crescevano le voci dell’opposizione.

La monarchia si mostrò incapace di riformare il sistema: il re Luigi XVI, salito al trono nel 1774, non riuscì a mettere in atto le riforme necessarie, per incapacità personale e per la resistenza dei ceti privilegiati (nobiltà e clero), perciò crebbe nell’opinione pubblica l’avversione per il regime assolutistico e per l’Ancien Régime basato sugli ordini.

Inoltre, il malcontento fu alimentato dall’impopolarità della regina Maria Antonietta, che contribuirono alla diffusione di maldicenze e dicerie contro di lei, considerata con diffidenza in quanto austriaca.

La Francia aveva accumulato un debito nazionale gigantesco, dovuto fondamentalmente a tre ragioni:

–      l’impegno francese in numerose conflitti, nel corso del ‘700, e il sostegno dato alla guerra d’indipendenza americana contro l’Inghilterra;

–      le enormi spese della corte regia (circa 36 milioni in feste e pensioni per i cortigiani);

–      un sistema di tassazione iniquo, che esentava le classi privilegiate (nobiltà e clero) dal pagare le tasse e che si basava sul sistema dell’appalto delle imposte.

La crisi economica e finanziaria si aggravò negli anni ‘80, ma le proposte di riforma del banchiere ginevrino Jacques Necker, controllore generale delle finanze, non poterono essere realizzate per l’opposizione dell’alta nobiltà, della corte e dei parlamenti ed egli fu costretto a dimettersi. Inoltre, nelle campagne cresceva il malcontento dei contadini, sui quali gravavano una pesante tassazione e lo sfruttamento da parte dei nobili.

Nel 1787 una serie di disastri meteorologici causò un forte calo della produzione di cereali cui seguì una forte crescita dei prezzi. L’intreccio di questi fattori scatenò una grave carestia.

Per evitare la bancarotta dello Stato, il nuovo controllore generale delle finanze Charles-Alexandre de Calonne tentò di imporre una tassa sulle proprietà terriere ma il Parlamento di Parigi, roccaforte dei nobili, si oppose, così anch’egli dovette rinunciare. Anche il suo successore, l’arcivescovo di Tolosa Etienne-Charles Loménie de Brienne, propose una nuova imposta fondiaria, ma i notabili riuniti a Versailles rifiutarono l’imposta e chiesero la convocazione dell’Assemblea degli Stati Generali, come unico organo competente a stabilire nuove forme di tassazione. Prima di dare le dimissioni (agosto 1788), Loménie de Brienne comunicò la convocazione degli Stati Generali per il 1° maggio dell’anno seguente.

Gli Stati Generali (l’assemblea formata da rappresentanti del clero, della nobiltà e del Terzo Stato) non si riunivano dal 1614. La loro convocazione fu l’occasione per un grande dibattito che coinvolse tutta la popolazione francese: nel corso delle assemblee elettorali furono redatti i cahiers de doléances (“quaderni di lagnanze”) che dovevano riportare al re le critiche e le richieste del popolo.

Durante le elezioni si diffusero migliaia di opuscoli che sostenevano le idee riformiste dell’Illuminismo. Al Terzo Stato fu attribuito un numero di rappresentanti agli Stati Generali equivalente a quelli attribuiti al Primo e al Secondo Stato messi insieme.

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