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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Napoleone

Sesta coalizione, battaglia di Lipsia, esilio all’Elba

 
 
La maggior parte degli stati europei diede vita alla sesta coalizione contro Napoleone, che fu sconfitto nella battaglia di Lipsia ed esiliato all’isola d’Elba.

 

La sesta coalizione 

Dopo la disastrosa campagna di Russia, che aveva provocato la distruzione della Grande Armata, le potenze continentali ripetutamente battute da Napoleone videro finalmente la possibilità di sconfiggere l’Imperatore. Dopo complesse manovre diplomatiche, riuscirono a unirsi in un’alleanza guidata dallo zar Alessandro, collegata alla Gran Bretagna che non aveva mai cessato la lotta antifrancese.

L’alleanza era di fatto iniziata con la defezione della Prussia nella fase finale della campagna di Russia e con la decisione del re Federico Guglielmo III di affiancarsi, con il suo esercito ricostituito e rafforzato, all’esercito dello zar che, inseguendo i resti della Grande Armata, era entrato in Polonia. 

Napoleone, dopo aver abbandonato i resti del suo esercito ed essere rientrato a Parigi, cercò di organizzare nuove forze e tentò di sconfiggere la nuova alleanza. L’imperatore vinse ancora, contro le forze russo-prussiane, le battaglie non decisive di Lützen (2 maggio 1813) e di Bautzen (21 maggio 1813).

Dopo il breve armistizio di Pleiswitz e l’apertura di infruttuosi negoziati che diedero tempo ai coalizzati di potenziare le loro forze e che indussero anche l’Impero austriaco a entrare in guerra, a fianco di Prussia, Russia e Svezia, contro la Francia, la guerra riprese. 

In agosto, la maggior parte degli Stati Europei, compresi quelli precedentemente alleati dell’Impero francese, era schierata a fianco dell’alleanza anglo-russa: l’Austria, la Prussia, la Svezia, il Regno di Napoli, la Spagna, il Portogallo, la Confederazione del Reno si unirono e attaccarono la Francia.

 

La battaglia di Lipsia

La vittoria di Napoleone nella battaglia di Dresda (27 agosto) venne vanificata dalle ripetute sconfitte dei suoi luogotenenti. L’imperatore, in netta inferiorità numerica e con truppe inesperte, combatté in Sassonia la grande battaglia di Lipsia, che terminò con la disastrosa sconfitta dei Francesi. La battaglia di Lipsia (16-19 ottobre 1813), definita anche come la battaglia delle nazioni, fu lo scontro più grande, in termini di forze impegnate e di perdite subite dalle due parti, verificatosi durante le guerre napoleoniche. La battaglia, combattuta con grande accanimento dalle due parti, vide la partecipazione contemporanea sul campo degli eserciti delle potenze europee continentali anti-francesi (Russia, Prussia, Austria e Svezia). Il suo esito fu determinato soprattutto dalla netta superiorità numerica dei coalizzati.

Costretto a ripiegare in Francia, con i resti delle sue forze, Napoleone cercò ancora di resistere di fronte agli eserciti alleati che invasero la Francia. L’imperatore combatté una serie di vittoriose battaglie, impiegando con grande abilità le sue limitatissime forze nella campagna di Francia. Egli riuscì a ritardare la vittoria della coalizione antifrancese ma poi, schiacciato dalla preponderanza numerica nemica, dopo aver saputo che il Senato lo aveva destituito, che Talleyrand aveva formato un governo provvisorio, che i suoi marescialli lo avevano abbandonato, cedette e il 6 aprile 1814 firmò l’atto di abdicazione.

 

L’esilio all’isola d’Elba

Con il trattato di Fontainebleau (11 aprile 1814) le potenze alleate riconobbero a Bonaparte, in cambio della sua abdicazione, la sovranità sull’isola d’Elba. Napoleone sarebbe diventato sovrano dell’isola, trasformata in principato, con una rendita annua, versatagli dal nuovo governo francese, mentre la moglie Maria Luisa sarebbe diventata duchessa di Parma con diritto di successione per il figlio

Il 3 maggio la fregata inglese Indomable con a bordo Napoleone e i suoi più stretti collaboratori arrivò a Portoferraio, il capoluogo dell’Isola d’Elba. Lo sbarco avvenne il giorno successivo, il 4 maggio, e quasi immediatamente Napoleone si diede da fare con la sua consueta energia. Diede ordine di avviare una serie di opere pubbliche, fece allargare e costruire nuove strade per collegare le varie parti dell’isola e fece aprire nuove miniere di ferro a Rio nell’Elba.

Napoleone viveva nella Palazzina dei Mulini, un edificio costruito nella parte alta di Portoferraio e nella villa di San Martino, nell’entroterra.

L’imperatore rimase alla guida del piccolo Stato per dieci mesi, dal 14 aprile 1814 al 1º marzo 1815, e pur dedicandosi nel frattempo all’amministrazione dell’isola, preparò il proprio ritorno in Francia.

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