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L’Italia da paese di emigranti a paese di immigrati

L’Italia da paese di emigranti a paese di immigrati

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

L’Italia da paese di emigranti a paese di immigrati

 

Negli ultimi decenni, mentre dall’Italia continua un esodo in varie direzioni, in particolare di giovani lavoratori altamente qualificati, si è manifestato un flusso migratorio in direzione opposta. Verso l’Italia e verso altri paesi europei sono infatti confluiti consistenti flussi migratori, in particolare dall’Europa Orientale, dall’Africa settentrionale, dall’Africa sub-sahariana, dalla Cina e dall’India.
Dal 1973 il saldo migratorio è positivo e l’Italia diviene, da paese di emigranti, paese di immigrati. Fin dagli anni Settanta iniziarono ad arrivare immigrati “economici” in cerca di lavoro e rifugiati politici dal Cile e dall’Iran.
Il flusso migratorio divenne più consistente dagli anni ’80. Superata nel 1987 la soglia del mezzo milione di soggiornanti, da fenomeno episodico l’immigrazione divenne una realtà socialmente ed economicamente rilevante.
Con la crisi e il crollo dell’URSS e dei regimi filosovietici del Patto di Varsavia e con la caduta del Muro di Berlino molti cittadini dell’Europa Orientale emigrarono verso i paesi dell’Europa Occidentale, Italia compresa. L’Italia fu direttamente coinvolta nel crollo del regime albanese di Enver Hoxha, con il conseguente afflusso di Albanesi che sbarcavano sulle coste della Puglia. Inoltre, costituì una delle mete dei profughi dell’ex Iugoslavia, che si diressero verso Trieste.
Nel 2010 era notevolmente cresciuto il numero di immigrati provenienti dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale (sia Ue sia non Ue): in testa la Romania con quasi un milione di residenti (9,1% in più rispetto all’anno precedente, 21,2% sul totale degli stranieri), seguita da Moldavia (+24,0%), Federazione Russa (+18,3%), Ucraina (+15,3%) e Bulgaria (+11,1%). Anche i cittadini dei Paesi del Sud Est asiatico fecero registrare incrementi importanti: Pakistan (+16,7%), India (+14,3%), Bangladesh (+11,5%), Filippine (+8,6%), Sri-Lanka (+7,6%).
Dopo l’incremento dovuto alle regolarizzazioni (picco negli anni 2003-2004) e all’allargamento dell’Unione europea, culminato nel 2007 con l’adesione di Romania e Bulgaria, il flusso migratorio dall’estero ha avuto un lento declino. La crisi economica dell’ultimo decennio ha segnato una graduale diminuzione dei flussi fino al 2013.
Dal 2014 a oggi, invece, le immigrazioni presentano un trend in aumento riconducibile ai flussi sempre più numerosi provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Le composizioni dei flussi in ingresso per cittadinanza negli ultimi due decenni sono cambiate: se dalla fine degli anni Novanta al 2006 erano più consistenti i flussi di immigrati albanesi, marocchini e serbi, dal 2007 a oggi gli immigrati rumeni sono i più numerosi. Inoltre, dal 2014 sono diventati sempre più consistenti i flussi di immigrati nigeriani, senegalesi, gambiani e maliani.

 

L’immigrazione in Italia oggi

Secondo dati ISTAT al 1° gennaio 2018 risiedono in Italia 5,1 milioni di cittadini stranieri, l’8,5% del totale dei residenti. Rispetto a un anno prima aumentano di 97 mila unità (+1,9%).
La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 23,1% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall’Albania (8,6%) e dal Marocco (8,1%).
https://www.tuttitalia.it/statistiche/cittadini-stranieri-2018/
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=3&tx_usercento_centofe%5Bcategoria%5D=4&tx_usercento_centofe%5Baction%5D=show&tx_usercento_centofe%5Bcontroller%5D=Categoria&cHash=015f1be0ca6693e56b80c16b4e35ea54
http://www.comuni-italiani.it/statistiche/stranieri/
Diminuiscono le nascite di bimbi stranieri (68 mila). Aumentano le iscrizioni dall’estero (301 mila) mentre restano pressoché stabili le cancellazioni per l’estero (41 mila). Nel 2017 147 mila cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana (-37,5% rispetto al 2016).
Nello stesso anno, si registrano 262.770 nuovi ingressi di cittadini non comunitari (all’inizio del 2018 sono regolarmente presenti 3.714.934) nel nostro Paese (+15,8%), che riprendono ad aumentare dopo il trend decrescente osservato negli anni tra il 2010 e il 2016. I permessi di soggiorno, sostanzialmente stabili rispetto al 2017, sono rilasciati soprattutto per motivi di lavoro e per motivi di famiglia.
Il grado di istruzione degli stranieri è ancora inferiore a quello degli italiani: tra gli stranieri di 15-64 anni, oltre la metà ha conseguito al massimo la licenza media (circa 4 su 10 gli italiani), il 34,7% ha un diploma di scuola superiore e l’11,0% una laurea (mentre sono laureati il 17,8% degli italiani di 15-64 anni).
Storicamente gli stranieri sul territorio italiano si sono concentrati soprattutto nelle ripartizioni del Centro-Nord. Nel 2017 tuttavia essi sono cresciuti di più nel Mezzogiorno (+ 4,5%) e nel Centro (+1,9%), che nel Nord (+1,2%). Il fenomeno è in parte dovuto agli sbarchi (pur diminuiti nel corso dell’anno).
Il numero dei nati si conferma più elevato nel Nord e nel Centro, a causa della maggiore presenza complessiva di cittadini stranieri. Al 1° gennaio 2018 quasi l’86% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti hanno un permesso rilasciato o rinnovato nel Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno sono solo il 14,3%. Le incidenze più alte di permessi di soggiorno si riscontrano in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto.
L’incidenza percentuale dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati è pari al 10,5%, e differenze significative emergono sul piano dei comparti produttivi. Nel caso degli “Altri servizi collettivi e personali”, infatti, tale incidenza è pari al 37,3%; in “Alberghi e ristoranti” al 18,5%; in “Agricoltura” al 16,9%; nelle “Costruzioni” al 16,6%.
Più del 70% dei cittadini stranieri è impiegato con una posizione di operaio. Dal punto di vista dell’istruzione, dal Rapporto emerge come il 47,5% dei cittadini non UE laureati in una disciplina STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sia impiegato con una qualifica low skill, a fronte dell’1,8% degli italiani e del 21,9% dei comunitari.
http://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/
 

L’Italia nel contesto europeo

Al 1° gennaio 2017, data più recente della disponibilità dei dati a livello europeo, l’incidenza degli stranieri in Italia è pari all’8,3%, dato leggermente superiore alla media Ue. Al quattordicesimo posto nella graduatoria decrescente dei 28 paesi, l’Italia segue la Germania (11,2%), la Spagna (9,5%) e il Regno Unito (9,2%). Precede invece la Francia (6,9%). Meno del 15 % degli immigrati diretti verso l’Europa ha origine dai paesi meno sviluppi dell’Africa e del Medio – oriente, una percentuale molto simile proviene dai paese dell’area asiatica e del Pacifico mentre la parte più consistente, per oltre il 50 %, proviene dai paesi dell’Europa centro-orientale.

 

Una ripresa delle emigrazioni Italiane?

Da quando il numero degli immigrati ha superato quello degli emigrati, si è pensato che l’emigrazione italiana fosse finita: in realtà migliaia di persone continuavano a spostarsi, sia all’interno del Paese secondo l’asse Sud-Nord, sia verso l’estero.
Nel 2017, più della metà dei cittadini italiani che si sono trasferiti all’estero (52,6%) erano in possesso di un titolo di studio medio-alto: circa 33 mila diplomati e 28 mila laureati. Rispetto all’anno precedente il numero di diplomati emigrati è sostanzialmente stabile mentre quello dei laureati mostra un incremento del 3,9%. Tuttavia l’aumento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto al 2013, gli emigrati diplomati aumentano del 32,9% e i laureati del 41,8%.

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La questione meridionale

La questione meridionale

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La questione meridionale

Dopo l’unificazione italiana, si fece strada la consapevolezza dell’arretratezza in cui si trova il Meridione rispetto al Settentrione del paese. Il fenomeno del brigantaggio, tra il 1860 e il 1865, e una rivolta popolare a Palermo, scoppiata nel 1866, mostrarono il disagio delle popolazioni meridionali. La vendita delle terre demaniali ed ecclesiastiche subirono forti ritardi, mentre l’introduzione nel 1868 della tassa sul macinato e della leva obbligatoria rese impopolare il nuovo Stato italiano.

La questione meridionale. – Lezione di Rosario Villari.

L`EMIGRAZIONE IN AMERICA. LA QUESTIONE MERIDIONALE

Il filmato, tratto da una serie di documentari realizzati nel 1972 dal regista Alessandro Blasetti, fornisce un valido contributo all’analisi dell’emigrazione meridionale verso l’America.

 

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L’ emigrazione italiana

L’ emigrazione italiana

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Emigrazione italiana 1876 – 1976

Regioni a maggiore emigrazione

emigrazione italiana

 

 

America 1904: italiani arrestati per omicidio

Noi italiani eravamo allora il 4,7% della popolazione.

(fonte: Colajanni Napoleone, La criminalità italiana negli Stati Uniti d’America, Bollettino dell’Emigrazione, n. 4, Ministero degli esteri, Roma 1910)

 

 

 

 

Usa 1908: immigrati in cella per reati gravi

(fonte: Colajanni Napoleone, La criminalità italiana negli Stati Uniti d’America, Bollettino dell’Emigrazione, n. 4, Ministero degli esteri, Roma 1910)

stranieri_carcere

 

 

 

 

Assassini dopo due bicchieri

Scriveva il New York Times il 14-5-1909: “L’Italia è prima in Europa con i suoi crimini violenti. […] Il criminale italiano è una persona tesa, eccitabile, è di temperamento agitato quando è sobrio e ubriaco furioso dopo un paio di bicchieri. Quando è ubriaco arriva lo stiletto. […] Di regola, i criminali italiani non sono ladri o rapinatori – sono accoltellatori e assassini”. Uno stereotipo odioso. Ma è vero che nel 1881, ad esempio, furono compiuti in Italia 16,8 omicidi ogni 100.000 abitanti. Una media spaventosamente più alta di quella di oggi: 1,34. La violenza era particolarmente radicata in Sicilia (46,9 omicidi ogni 100.000 abitanti) e in Sardegna (32,5) ma anche molte aree dell’Italia centro-settentrionale erano sconvolte da un numero impressionante di omicidi: 10,6 ogni 100.000 in Toscana (con una punta di 12,8 a Lucca), 12 in Emilia, 10,5 in Piemonte.

 

saccovanzettiSacco e Vanzetti, i capri espiatori

Nella foto, gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Pugliese il primo, piemontese il secondo, furono arrestati il 5 maggio 1920 con l’accusa di avere commesso una sanguinosa rapina. Le prove, in realtà, erano piuttosto fragili per non dire inesistenti e il loro processo, parte di una durissima campagna repressiva contro la “sovversione” voluta dal presidente Woodrow Wilson e venato di una profonda xenofobia, scatenò reazioni in tutto il mondo. Al punto di far dire a Vanzetti subito dopo la lettura della sentenza di condanna a morte “Mai vivendo l’intera esistenza avremmo potuto sperare di fare cosi tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione tra gli uomini”. Furono giustiziati il 23 agosto 1927. Per essere riabilitati avrebbero dovuto attendere il 1977.

Una bomba a Wall Street

Il 16 settembre 1920 scoppia una bomba a Wall Street, che produce una spaventosa esplosione, 39 morti e 200 feriti. È il più sanguinoso attentato mai avvenuto a New York, prima dell’11 settembre 2001. Si pensa che a commetterlo sia stato l’italiano Mario Buda, che intanto è fuggito. Lui, considerato l’inventore dell’autobomba, negherà ogni addebito fino alla morte, nel 1963.

 

L’ emigrazione italiana

da http://www.orda.it/rizzoli/stella/home.htm

Espatri dalle regioni italiane 1876 – 1900 – Totale espatriati = 5.257.830 
fonte: Centro studi emigrazione – Roma 1978

emigr 1876_1900

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Espatri dalle regioni italiane 1901 – 1915 – Totale espatriati = 8.768.680
fonte: Centro studi emigrazione – Roma 1978
emigr 1901_1915

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Espatri dalle regioni italiane 1916 – 1942 – Totale espatriati = 4.355.240 

fonte: Centro studi emigrazione – Roma 1978

emigr 1916_1942

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Espatri dalle regioni italiane 1946 – 1961 – Totale espatriati = 4.452.200

fonte: Centro studi emigrazione – Roma 1978

emigr 1946_1961

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alpi, 1946: disperati in fila nella neve 

Nella fotografia tratta da una rivista francese del 1946 conservata al “Corriere della Sera”, un gruppo di emigranti italiani percorre in fila indiana un sentiero di alta montagna, già coperto dalla prima neve, per passare in Francia. Spiega la storica italo-francese Simonetta Tombaccini nel saggio La frontière bafouée che nell’immediato dopoguerra le autorità francesi fermavano (poi c’erano quelli che riuscivano a sfuggire ai controlli) almeno un’ottantina di immigrati clandestini al giorno solo sui monti dietro Ventimiglia. Tanto che furono costrette ad aprire un centro d’accoglienza che Nice Matin descriveva così: “Un immondo casermone dove le camere offrono come confort un po’ di paglia umida, vento gelido garantito a tutti i piani, vetri alle finestre serviti come obiettivi a tutte le artiglierie del mondo“. Fonte: “Il Corriere della Sera”

 

Italiani? Di origine abissina

sergi

Nella foto, Giuseppe Sergi, uno dei grandi antropologi italiani (il più famoso fu Cesare Lombroso) di fine Ottocento. Fu lui, con Luigi Pigorini, a teorizzare che l’Italia era stata colonizzata in tempi antichissimi da una popolazione africana, probabilmente abissina.

Furono proprio i loro studi, secondo la studiosa francese Bénedicte Deschamps, a confermare gli xenofobi americani nella loro convinzione che gli italiani fossero una razza “per metà bianca e per metà negra”.

 

Sopra arii, sotto negroidi

Il rapporto della Commissione sull’immigrazione americana, nel Dictionary of Races and Peoples, stabilì a cavallo degli Anni Venti del Novecento, con demente “scientificità”, che “tutti gli abitanti della penisola propriamente detta così come le isole della Sicilia e della Sardegna […] sono italiani del Sud. Anche Genova fa parte dell’Italia del Sud”. La linea di “frontiera” tra “arii” e “negroidi” era, secondo gli xenofobi più convinti, il 45° parallelo nord, posto a metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore.

 

da http://www.orda.it/rizzoli/stella/home.htm

 

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