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Saul Bravetti e il Progetto “Aquarium” di Cesenatico

Saul Bravetti e il Progetto “Aquarium” di Cesenatico

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Saul Bravetti e il Progetto “Aquarium” di Cesenatico

Estratto dalla Tesi di Laurea triennale in Architettura di Giulia Baruzzi- Anno 2012-13
Sul finire degli anni ’50, sull’onda del turismo di massa, nasce a Cesenatico l’idea di realizzare un delfinario con caratteristiche di adeguatezza e modernità, in sostituzione di quello precario e provvisorio preesistente, nella “Vena Mazzarini”. L’incarico viene affidato all’architetto Raul Bravetti, ma quando il “Progetto Aquarium” è pronto per la realizzazione, non viene poi attuato, presumibilmente per ragioni finanziarie.

 

Antefatto

La Vena Mazzarini
La “Vena Mazzarini” attraversa, parallelamente alla linea di costa, il centro abitato di Cesenatico, a 250 metri dal mare, in un’area residenziale e turistica di grande importanza. Fu scavata perpendicolarmente al porto canale come bacino di deflusso delle acque, per tener sgombro il fondale del porto canale.
La Vena Mazzarini comunicava con il canale principale, proseguendo verso Sud, oltre la zona dove oggi è situato l’Ospedale. Si discusse più volte sull’opportunità di interrare completamente la Vena, per ragioni igieniche e perché venuta meno la sua funzione originaria. Oggi la Vena Mazzarini si ferma a viale Trento, dopo che nel dopoguerra è stato interrato un tratto. Essa divenne uno spartiacque che divideva il vecchio borgo dalla nascente città turistica. Tale divisione (meno marcata) è anche oggi visibile.
La costruzione della Vena Mazzarini
Nel 1502: Leonardo ristrutturò il porto di Cesenatico su commissione di Cesare Borgia (il Duca Valentino). Leonardo pensava di realizzare una serie di vene per tenere pulito il fondale del porto canale ed evitare l’insabbiamento. Nel periodo dell’Amministrazione Pontificia furono elaborati in 20 anni due progetti: di Maurizio Brighenti e di Luigi Mazzarini. Quest’ultimo divenne progettista/direttore dei lavori di scavo della Vena (1850) e voleva creare un braccio di canale laterale che confluisse in quello principale, facendo aumentare il flusso delle acque. Fu invece in seguito approvata la proposta di scavare una vena perpendicolare a destra del porto-canale. Nel 1853 su progetto di Mazzarini iniziarono i lavori di scavo. L’anno seguente Mazzarini fu assassinato e in novembre una violenta burrasca provocò l’insabbiamento della vena.  Nel 1855, tuttavia, l’ingegner Bettocchi portò a completamento i lavori.
Origini del turismo balneare
Dopo l’Unità d’Italia nella riviera romagnola, si crearono le premesse per uno sviluppo sempre più autonomo e svincolato dalle influenze dell’entroterra e da attività di tipo tradizionale, quali la pesca e il mercato del pesce. Il turismo balneare nacque in Romagna circa a metà dell’Ottocento. Nel 1843 fu costruito a Rimini il primo stabilimento balneare “Tintori-Baldini”. Si diffuse la moda dei bagni di mare tra le classi sociali medio-alte, anche perché i nuovi orientamenti della medicina li consideravano benefici per la salute. Anche sulla spiaggia di Cesenatico furono costruiti i primi capanni e nel 1878 fu inaugurato il primo Stabilimento  balneare, realizzato da Giuseppe Bravetti (nonno paterno di Saul Bravetti) su incarico del Consiglio comunale cittadino. Il 25 agosto 1890 una violenta tempesta di mare distrusse lo stabilimento, costruito in legno come quello di Rimini. Poiché Bravetti non disponeva del denaro necessario alla ricostruzione, il Comune nel 1891 provvide a erigere uno stabilimento in muratura, lasciando in legno solo una piccola piattaforma e i casotti. Nei primi anni del ‘900 il Comune (1903) deliberò la lottizzazione dell’area a destra del porto, tra paese e spiaggia, per la costruzione di “villini” per i turisti, con concessione gratuita di aree fabbricabili. Nel 1913 si tentò una prima pianificazione urbanistica della zona a mare, dove venivano edificati i villini e i primi alberghi. La Vena Mazzarini costituì una sorta di “confine” tra il paese e la zona turistico-balneare e divenne in seguito l’asse sul quale avrebbe avuto luogo la lottizzazione. La rapida evoluzione economica si rifletté anche sulla struttura urbanistica, tanto che all’antico borgo di pescatori, che aveva conservato il suo volto quasi intatto per secoli, si contrapposero una nuova espansione urbana e nuove strutture per il soggiorno e la balneazione: nel 1914 si potevano contare ben 210 ville costruite in prossimità del mare. Poco prima dal secondo conflitto mondiale Cesenatico si era affermata come la terza città turistica della Riviera dopo Rimini e Riccione.
Miracolo economico
Nel secondo dopoguerra la ricostruzione dell’Italia fu realizzata dai governi centristi guidati da Alcide De Gasperi; la ripresa economica fu all’inizio lenta, nonostante i finanziamenti e le risorse ottenuti con il piano Marshall. Gli anni che vanno dal 1950 al 1963 furono un periodo di rapida crescita economica (detto anche “miracolo economico”) particolarmente intenso tra 1958 e 1963. Il boom economico fu favorito dai finanziamenti americani, dall’aumento delle esportazioni all’estero; dalla forte crescita domanda interna; dal basso costo del lavoro (anche per la migrazione interna di lavoratori); dal basso costo delle fonti di energia e da notevoli investimenti dell’industria pubblica, soprattutto nel settore siderurgico.
Produzione in serie e nuovi stili di vita
In Italia, pur in ritardo, si realizzò uno sviluppo basato sulla produzione in serie automatizzata di beni e consumi (elettrodomestici, televisori, ciclomotori, automobili). Fu uno sviluppo squilibrato per la presenza di settori dinamici contrapposti ad altri arretrati e per l’aggravarsi dello squilibrio tra Nord e Sud. Nel 1963 vi fu un rallentamento della crescita con una ripresa a ritmo più lento, nel 1966. In questi anni cambiarono le tradizioni, le culture, le abitudini, lo stile di vita degli Italiani. L’Italia divenne una società industriale avanzata con un cambiamento radicale che portò alla nascita della cosiddetta società dei consumi su modello americano.
Cultura giovanile e turismo di massa
Nacque anche la cosiddetta cultura giovanile, con la diffusione della musica pop e della musica rock. 1964: Gran Bretagna – Beatles e Rolling Stones; le giovani iniziarono a indossare la minigonna, si diffuse la radio a transistor, come oggi il cellulare. Si creano mode da seguire, “divi” e stili di vita provenienti dal mondo anglosassone da imitare; i giovani divennero consumatori ambiti dal sistema produttivo; si crearono spettacoli televisivi e cinematografici, capi di abbigliamento, ecc. dedicati specificamente al target giovanile. Vi fu poi un cambiamento radicale negli stili di vita  che fece nascere il turismo di massa diretto alle località balneari, montane o termali.
Il turismo di massa a Cesenatico: gli “anni gloriosi”
Tra gli anni  ’50 e gli anni ’60 nasce il turismo di massa. Molti villini si trasformano in pensioni e alberghi economici, a gestione familiare. L’Azienda di soggiorno guidata da Primo Grassi svolse un’importante funzione di promozione turistica, con l’arricchimento dell’offerta culturale, dello spettacolo e dei servizi. Vi furono a Cesenatico iniziative culturali e mondane con personaggi del cinema, della televisione e dello sport. Frequentarono Cesenatico: Dario Fo e Franca Rame, Lina Volonghi e Carlo Cataneo, Tinin Mantegazza, Gino Bramieri, Walter Chiari e Paolo Ferrari; il portiere cesenaticense Giorgio Ghezzi. Molte sono le immagini di quel “periodo d’oro” contenute nell’archivio online dell’Azienda di Soggiorno: http://www.archivimmc.eu/index.html. Furono anche realizzate opere importanti, come il Bagno Marconi (di Bravetti), il delfinario (benché provvisorio), il Camping di Cesenatico, il Museo della Marineria.

 

Cesenatico, città dei delfini

La vena Mazzarini agli onori della cronaca
Nel 1952 la Giunta Comunale approvò l’interramento della vena fino al Viale Trento a causa di focolai di miasmi, residui putridi e di acque stagnanti pericolose per la salute pubblica. L’anno successivo ne fu deliberata la sistemazione e manutenzione delle rive. Alla fine degli anni ’50 giunse un momento di notorietà, per la Vena Mazzarini, per il suo utilizzo come “delfinario”.  Il 28 febbraio 1959 il motopeschereccio “Amor di patria”, ritirando le reti a bordo, pescò un delfino vivo che, al rientro nel porto di Cesenatico, anziché essere ucciso, fu immesso nelle acque della vena Mazzarini. Il delfino, presumibilmente una delfina, cui fu dato il nome di Lalla, cominciò ad ambientarsi nel canale, divenendo fonte di attrazione per curiosi e, successivamente, per i turisti. Nella notte tra l’1 e il 2 aprile Lalla fu rapita e portata a Cervia, dove fu immessa in un piccolo porto canale. Recuperata a furor di popolo dai pescatori di Cesenatico, pochi giorni dopo Lalla morì per lo stress provocatole dal rapimento e dal successivo viaggio di ritorno. La morte della delfina suscitò emozione e rabbia, anche perché aleggiò il sospetto che nel rapimento fossero implicati alcuni personaggi eminenti di Cesenatico. L’Ente del Turismo promise un premio di 150.000 lire a chi avesse pescato un delfino vivo da immettere nuovamente nella Vena Mazzarini. Alcuni giorni dopo fu pescata al largo di Pescara una seconda delfina, fortunosamente portata a Cesenatico, immessa nella Vena Mazzarini e “battezzata” con il nome di Lalla II nel corso di una cerimonia ufficiale che vide l’afflusso di migliaia di persone e la presenza della stampa nazionale e della televisione, oltre ovviamente alle autorità locali. La cerimonia si concluse con i fuochi d’artificio.  Furono presi contatti con il “SeaQuarium” di Miami con la richiesta di procurare un compagno a Lalla. L’arrivo di Palooza, questo il nome del delfino maschio inviato dall’America, fu un evento di grande risonanza, che richiamò migliaia di persone sulle sponde dell’Acquario, con la presenza della direttrice del “SeaQuarium”, delle autorità locali, della televisione e della stampa. Sorse un comitato “Pro acquario” che aveva come obiettivo quello di realizzare un acquario per i delfini. Sulla statale Adriatica, nei pressi di Cesenatico comparve un grande cartello che annunciava “Benvenuti a Cesenatico: città dei delfini”.
L’Acquario del mare di Cesenatico.
L’acquario creato nella Vena Mazzarini, unico in Europa dotato di delfini, suscitò l’interesse della popolazione e richiamò molti turisti a Cesenatico. Tuttavia le condizioni della vena non erano idonee, soprattutto per il basso fondale, così maturò l’idea di costruire un acquario adatto a ospitare i delfini. Il Comune deliberò nel giugno del 1959 il mantenimento dei delfini, ma la G.P.A. rinviò la delibera con tre motivazioni: che si trattava di attività estranea ai compiti del Comune; che tale attività rientrava invece tra quelle proprie dell’Azienda di soggiorno; che le condizioni finanziarie non consentivano al Comune di sostenere tale attività. Considerata l’importanza per lo sviluppo turistico della città, il Comitato amministrativo dell’Azienda di soggiorno deliberò all’unanimità di assumersi la gestione dell’acquario per il 1960.  Porta la data del 7 novembre 1963 la delibera all’unanimità del Comitato amministrativo dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo con cui si conferisce all’architetto Saul Bravetti l’incarico di elaborare il progetto esecutivo per la costruzione dell’Acquario del Mare di Cesenatico. La relazione elaborata in seguito a incarico conferito a Bravetti dall’Azienda di soggiorno di predisporre il progetto di massima per la costruzione dell’acquario è stata accolta positivamente sia dall’AST sia dall’Amministrazione Comunale. Si prevede di finanziare l’opera e le spese tecniche mediante un mutuo di 130 milioni di lire, offerto dal Ministero del Tesoro. Si rileva che l’architetto Bravetti ha fatto visita ai principali acquari italiani e a quello dell’Istituto oceanografico del Principato di Monaco. L’architetto, inoltre, è disponibile a praticare uno sconto sulle tariffe professionali. Bravetti si mise all’opera e nel marzo del 1964 presentò all’Azienda di soggiorno:
  • La relazione dell’ingegner Vittorio Cariati relativa all’Impianto di trattamento dell’acqua delle vasche.
  • La Relazione tecnica per il progetto Aquarium
  • Il Capitolato speciale d’appalto.
  • Il Computo metrico estimativo
Il Comitato amministrativo dell’Azienda di soggiorno delibera, in data 31 dicembre 1964 il progetto tecnico esecutivo relativo alla costruzione dell’Acquario del mare, presentato dall’ingegner Bravetti. Si prevede di finanziare la spesa per la costruzione mediante un mutuo che risulta richiesto in precedenza con delibera n. 39 del 30 aprile 1964 con l’Istituto di previdenza (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali).  L’Azienda di soggiorno delibera inoltre di chiedere l’autorizzazione prefettizia a procedere mediante licitazione privata per aggiudicare gli appalti tra idonee ditte iscritte presso il Provveditorato opere pubbliche di Bologna. In data 3 dicembre 1964, a nome dell’Azienda di soggiorno, il Presidente Dante Matassoni presentò alla Capitaneria di porto di Rimini una richiesta di concessione dell’area terminale della Vena Mazzarini per la costruzione dell’Acquario. La richiesta è motivata dalla necessità di “dare una definitiva sistemazione alla zona stessa creando un’opera pubblica di notevole interesse turistico”. Nella richiesta si aggiunge che la durata della concessione dovrà essere di almeno trent’anni, considerate le notevoli spese che la realizzazione del progetto comporta. Contestualmente all’attestazione (in data 18 gennaio 1965) da parte della Capitaneria di porto di Rimini, della presentazione della domanda di concessione di durata trentennale da parte dell’Azienda di soggiorno, viene presentata da Matassoni una richiesta di occupazione anticipata dell’area della Vena Mazzarini, indirizzata al Ministro della marina mercantile. Tale richiesta è motivata dall’urgenza di procedere con alcuni lavori preliminari, inoltre l’Azienda si impegna ad adempiere alle condizioni imposte dalla concessione e al ripristino della situazione esistente qualora la concessione non fosse rilasciata.
Tuttavia, nel giugno del 1966 il progetto Aquarium si arena. In una lettera a Bravetti il presidente dell’Azienda di soggiorno Angelo Pagliarani ringrazia in premessa l’architetto per il lavoro svolto ma lo informa che il progetto dell’Aquarium da lui elaborato non potrà essere realizzato perché “a causa delle leggi che regolano l’attività bancaria – l’Azienda di soggiorno non può accendere mutui presso istituti finanziari”. Questo, nonostante l’interessamento dell’onorevole Mattarelli, del Rettore dell’Università di Bologna, del presidente della Camera di commercio di Forlì e di “altri amici”. Il presidente, rammaricandosi per la mancata realizzazione del progetto, dichiara a Bravetti che, qualora vi fosse la possibilità di attuarlo in futuro, sarebbe conferito a lui l’incarico di realizzare i lavori. Viene più che naturale chiedersi: come mai il progetto Bravetti, dopo aver ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie, non fu poi realizzato? Se prendiamo per buona la motivazione addotta dal presidente dell’Azienda di soggiorno – Angelo Pagliarani, non più Dante Matassoni – è logico chiedersi: possibile che la direzione dell’Azienda sia stata così sprovveduta da non verificare che vi fossero le condizioni per ottenere il mutuo di 130 milioni, che peraltro nelle delibere dell’Azienda sembra essere cosa fatta? Che cosa è cambiato tra la lettera in cui il presidente Matassoni chiede al ministro di consentire l’occupazione anticipata dell’area Vena Mazzarini per poter avviare i lavori e la lettera del 15 giugno 1966 con cui il presidente Pagliarani comunica a Bravetti l’impossibilità di procedere? L’improvvisato delfinario, creato all’inizio degli anni ’60 è sopravvissuto fino al 1979, ma non era certo l’ambiente ideale per i delfini, infatti, molti di loro morirono o furono liberati in mare. L’immagine del delfino divenne, tuttavia, per molti anni il simbolo di Cesenatico. Il 24 ottobre 1968 l’Azienda di soggiorno deliberò la rinuncia alla gestione dell’acquario a partire dal 31 dicembre, così esso fu gestito direttamente dal Comune a partire dal 1 gennaio 1969, mediante l’utilizzo delle strutture di proprietà dell’Azienda, messe a disposizione gratuitamente. A far parte della commissione comunale incaricata di gestire l’Acquario furono nominati i consiglieri Belletti, Gualtieri e Urbini. Finita l’epoca del delfinario, il bacino è rimasto inutilizzato e l’area è stata per anni in stato di abbandono, fino al recente arredo urbano.

 

Il progetto dell’Aquarium di Saul Bravetti.

In seguito all’incarico conferitogli dall’Azienda di soggiorno, l’architetto Saul Bravetti redige una relazione tecnica per il progetto di massima per la costruzione dell’acquario, che porta la data del 30 settembre 1961. L’Acquario è previsto nella zona terminale Sud della Vena Mazzarini, dove già si trova un bacino in cui si sono collocati i delfini. Il bacino esistente è di 190 x 28 metri, profondo circa 2,5 metri. L’impianto, con le sponde contornate da strutture in cemento armato, è dotato di un impianto di ricambio d’acqua con una condotta di presa a mare. Il nuovo progetto avrebbe dovuto occupare un’area di 96×42 metri, con un’area pari a 4032 mq e prevedeva l’utilizzo degli impianti esistenti.
Il progetto di massima prevedeva:
  • Ingresso principale da viale Trento
  • Fabbricato per Acquario e servizi, formato da un corpo principale a due piani, parallelo a viale Trento, e da un corpo secondario per i servizi, parallelo a viale Abba. [….]
In seguito all’unanime deliberazione del 7 novembre 1963 da parte del Comitato amministrativo dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, con cui si conferiva a Bravetti l’incarico di elaborare il progetto esecutivo per la costruzione dell’Acquario, l’architetto si mise al lavoro e, dopo avere acquisito la relazione sull’impianto di trattamento delle acque dell’ingegner Cariati, predispose la Relazione tecnica per il progetto Aquarium, il Capitolato speciale d’appalto e il Computo metrico estimativo. Nella premessa della relazione tecnica, l’architetto Bravetti indica quale sia l’area destinata alla costruzione dell’aquarium, nel tratto terminale della Zona Mazzarini, delimitato da viale Trento, viale Manzoni, viale Abba e dal ponte pedonale di viale Bologna. Si tratta di un’area di mq 8360, centrale rispetto la zona balneare di Cesenatico. Dopo una prima sistemazione provvisoria del tratto, che aveva permesso per un certo periodo di ospitare alcuni delfini, l’Azienda di soggiorno aveva, infatti, deciso di dare una sistemazione definitiva alla zona, mediante la costruzione di un aquarium.
La sistemazione dell’area prevedeva:
  1. un fabbricato per impianti e servizi;
  2. un vasto piazzale con vasche esterne, gradinate, sistemazioni a giardino;
  3. un fabbricato per bar-ristorante;
  4. uno specchio d’acqua con pontili per mostra di imbarcazioni e attrezzature marinare e da pesca antiche e moderne;
  5. un fabbricato per Acquario a vasche per fauna di piccole dimensioni, e museo storico etnografico;
  6. un fabbricato per Centro Studi Ittiologici.
Il progetto presentato da Bravetti riguardava, tuttavia, soltanto il primo lotto di lavori, relativo ai punti a) e b).
  1. Fabbricato ingresso e servizi:
consistente in un edificio di 246 mq disposto lungo viale Manzoni, costituito da due piani.
Il piano inferiore doveva ospitare:
  • biglietteria e ingresso del personale; servizi per uomini e donne; magazzino e celle frigorifere per conservare il pesce destinato a nutrire la fauna marina ospitata nelle vasche; locali per impianti di prelievo filtrazione e distribuzione dell’acqua per le vasche, per impianti di riscaldamento e per impianti elettrici.
Il piano superiore prevedeva:
  • locali per uffici di direzione e amministrazione; laboratorio acquariologista; abitazione del custode; cabina elettrica di trasformazione;
Il progetto prevedeva l’ingresso del pubblico da viale Trento.
  1. Piazzale delle vasche e sistemazioni esterne.
Il piazzale delle vasche prevedeva la creazione di tre vasche destinate ad accogliere fauna marina di grosse dimensioni. La vasca A destinata a ospitare delfini, la più grande, avrebbe dovuto misurare 30 x 12 m con tirante d’acqua di mt 6 (adatta anche per attività sportive e tuffi, si rileva nella relazione). Sarebbe stata fiancheggiata su due lati da gradinate di terrapieno capaci di 450 posti a sedere. Si prevedeva di disporre, su un lato lungo la vasca, una galleria dalla quale attraverso 6 ampie vetrate sarebbe stato visibile l’interno della vasca stessa sotto il pelo dell’acqua. Si prevedeva che la vasca B, destinata a ospitare tartarughe, misurasse 6 mt di diametro, mentre la vasca C, destinata a otarie e foche, 6 metri x 2,80. Le vasche A e B dovevano essere collegate tra di loro e alla parte restante del bacino mediante un piccolo canale di 2 metri di larghezza e 1,50 di altezza, attraverso il quale provvedere allo spostamento degli animali per le necessarie operazioni di manutenzione e pulizia.
Le vasche sarebbero poi state dotate di un impianto di filtrazione e ricambio dell’acqua, con lo scopo di garantirne la limpidezza e la depurazione dalle sostanze nocive. Si prevedeva, inoltre, l’installazione di un impianto per il riscaldamento delle acque nella stagione invernale, per assicurare la sopravvivenza della fauna ospitata. Nella relazione si prevedeva che la parte restante del bacino, non destinata ad accogliere i delfini e l’altra fauna marina, fosse riservata all’esposizione di imbarcazioni e attrezzature da diporto e da pesca. All’interno della struttura era previsto l’allestimento di un piccolo giardino con un piazzale, destinato all’accoglienza e al gioco dei bambini. L’importo complessivo per il primo lotto di lavori, relativo ai punti a) e b), previsto dalla relazione, assomma a 130.000 lire.

Progetto Aquarium: ipotesi tecnico-interpretativa.

L’adeguatezza del progetto.
Il progetto di Bravetti prevedeva, come rilevato nell’analisi dello stesso, una vasca per i delfini di 30x12m, con tirante d’acqua di mt 6. L’area quindi era di 360 mq, sufficientemente ampia per ospitare, secondo le norme attuali, almeno 5 delfini. Infatti, la normativa EAAM prevede per cinque delfini una superficie di 275 m² più altri 75 m² per ogni ulteriore animale, con una profondità di 3,5 m ed un volume d’acqua di almeno 1000 m³ con altri 200 m³ per ogni ulteriore animale. Se almeno due di queste condizioni sono raggiunte e la terza non scende sotto gli standard del 10%, la EAAM considera la dimensione della vasca accettabile.
Lo stile
Sul piano dello stile architettonico appare, a mio giudizio, evidente l’influenza dell’Architettura organica di Frank Lloyd Wright. Le pensiline che si protendono verso l’esterno, richiamano quelle di Wright in Casa sulla cascata e nella Robie House; il ritmo cadenzato delle aperture sul prospetti principali; gli elementi strutturali sono evidenziati da una sottolineatura realizzata mediante materiali decorativi diversi.

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Link utili

Saul Bravetti e il Progetto “Aquarium” di Cesenatico

Estratto dalla Tesi di Laurea triennale in Architettura di Giulia Baruzzi- Anno 2012-13
 
Bibliografia.
E.J. Hobsbawm, Il secolo breve, RCS Libri, Milano, 2000.
Davide Gnola, Cesenatico nella storia, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena, 2008.
Riqualificazione ambientale e recupero ad approdo turistico della vena Mazzarini. Conferenza tenuta Martedi’ 21 novembre 2006 per il gruppo del quinto anno della Facoltà di Architettura di Ferrara. Relazione Arch. Paolo Cavallucci
Paolo Cavallucci, Saul Bravetti. Testimonianze di un artista, architetto ed urbanista”. In La chiesa nella pineta – Architettura e territorio. A cura di Michele Zecchin Liberty House Editrice.
Valentina Orioli, Cesenatico: turismo e città balneare fra Otto e Novecento
G. Dorfles, A. Vattese, Storia dell’arte vol. 4, Atlas, Bergamo, 2009.
C. N. Schultz, Il significato dell’architettura, Electa, Milano, 2006.
Brunella Garavini – Davide Gnola, Una fonte per la storia del turismo: l’archivio dell’Azienda di soggiorno e turismo di Cesenatico
 
Fonti
Estratto del verbale di delibera dell’Azienda di soggiorno del 2 gennaio 1960
Relazione tecnica – Progetto di massima Acquario – arch. Saul Bravetti- 30 settembre 1961
Estratto verbale deliberazione del Comitato amministrativo -Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo – 7 novembre 1963
Delibera del Comitato amministrativo dell’Azienda di soggiorno di approvazione del progetto tecnico esecutivo dell’Acquario del mare di Cesenatico. 31 dicembre 1964
Azienda di soggiorno: Richiesta di concessione della zona Vena Mazzarini per acquario delfini. Indirizzata a Capitaneria di porto. – 3 dicembre 1964.
Relazione tecnica dell’architetto Saul Bravetti per il progetto Aquarium – 30 marzo 1964.
Progetto Acquarium – Impianto di trattamento dell’acqua delle vasche – relazione dell’ingegner Vittorio Cariati – 14 marzo 1964
Azienda di soggiorno: Richiesta di concessione della zona Vena Mazzarini per acquario delfini. Indirizzata a Capitaneria di porto. – 3 dicembre 1964.
Azienda di soggiorno: Richiesta anticipata di occupazione del bene demaniale marittimo Vena Mazzarini per acquario delfini. Indirizzata al Ministro della marina mercantile. (18 gennaio 1965).
Lettera del presidente dell’Azienda di soggiorno all’Architetto Saul Bravetti – 15 giugno 1966.
Archivio fotografico dell’Azienda di soggiorno online: http://www.archivimmc.eu/index.html
 
Ringraziamenti.
Prof. Pier Giorgio Massaretti.
Architetto Paolo Cavallucci.
Biblioteca di Cesenatico.
 

Cultura giovanile e turismo di massa.

Cultura giovanile e turismo di massa.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Cultura giovanile e turismo di massa.

La cultura giovanile

Gli anni Sessanta furono un decennio caratterizzato da un grande rinnovamento generazionale: prima la beat generation, poi la musica pop, diventarono il nuovo modo di espressione dei giovani, che si identificano sempre di più nei loro idoli musicali.

Nel 1964, un anno di grandi fermenti culturali e sociali, in Gran Bretagna imperversarono i Beatles e i Rolling Stones. Nacque lamusica rock, che diventò espressione delle nuove generazioni. In Italia gli echi di questi fermenti si fecero sentire con qualche anno di ritardo. La maggiore disponibilità di tempo e di denaro fece delle nuove generazioni consumatori particolarmente ambiti dal sistema produttivo, tanto che ai giovani furono sempre più frequentemente destinati spettacoli televisivi e cinematografici, capi di abbigliamento, dischi e mezzi di trasporto. Furono gli anni in cui si affermarono i media, la cultura pop e la minigonna. Fecero la loro comparsa le prime radio a transistor che sostituirono le vecchie e ingombranti radio a valvole: fu il boom delle radioline portatili a batteria che gli Italiani portavano ovunque con sé, quasi come accade oggi con i cellulari. Si crearono mode da seguire,”divi” da imitare e modelli di comportamento ai quali conformarsi, la maggior parte dei quali proveniva dal mondo anglosassone, che prese definitivamente il posto di Parigi e della Francia come punto di riferimento internazionale: Londra, New York, San Francisco divennero le grandi capitali della moda “giovane” (dei teenager, come vengono chiamati, con termine inglese, i ragazzi tra i 13 e i 19 anni) e dell’industria discografica. Si imposero così in tutta il mondo capi d’abbigliamento come i jeans o le t-shirt, le bevande gassate e le canzoni in lingua inglese.

Di questo fenomeno traccia un’efficace sintesi lo storico E.J. Hobsbawm nel suo saggio Il secolobreve:

Gli stili della gioventù americana si diffusero direttamente o attraverso l’amplificazione dei loro segnali mediante la cultura inglese, che faceva da raccordo tra America ed Europa, per una specie di osmosi spontanea. La cultura giovanile americana si diffuse attraverso i dischi e le cassette, il cui più importante strumento promozionale, allora come prima e dopo, fu la vecchia radio. Si diffuse attraverso la distribuzione mondiale delle immagini; attraverso i contatti personali del turismo giovanile internazionale che portava in giro per il mondo gruppi ancora piccoli, ma sempre più folti e influenti, di ragazzi e ragazze in blue jeans; si diffuse attraverso la rete mondiale delle università, la cui capacità di rapida comunicazione internazionale divenne evidente negli anni ’60. Infine si diffuse attraverso il potere condizionante della moda nella società dei consumi, una moda che raggiungeva le masse e che veniva amplificata dalla spinta a uniformarsi propria dei gruppi giovanili. Era sorta una cultura giovanile mondiale.”

E.J. HOBSBAWM, Il secolo breve, trad. it., Milano 1997

Il turismo di massa.

Uno dei più profondi cambiamenti prodotti dal boom economico italiano fu sicuramente costituito dal notevole aumento del tempo libero. La riduzione degli orari di lavoro nelle aziende, la diffusione di massa degli elettrodomestici che liberò le donne da una parte consistente del loro lavoro nell’ambito della famiglia determinarono l’aumento del tempo libero. Inoltre, all’urbanizzazione derivata dallo sviluppo industriale si accompagnò la diffusione dell’automobile e di più veloci mezzi di trasporto, che permettevano ora una mobilità enormemente maggiore rispetto al passato. Di conseguenza cambiarono radicalmente gli stili di vita e le aspettative per il futuro, soprattutto tra le giovani generazioni. In questa fase di grandi cambiamenti trova le sue radici lo sviluppo del turismo di massa, che estese a vaste fasce della popolazione la possibilità di trascorrere l’estate presso località balneari, montane o termali. Tale opportunità fu principalmente consentita da tre fattori: l’aumento del tempo libero, le ferie retribuite, il miglioramento dei redditi e la motorizzazione di massa. Le vacanze al mare e in montagna non furono più un privilegio di pochi ma divennero un fenomeno di massa, assurgendo talora a status simbol di una condizione economica famigliare nettamente migliorata.

Nella prima parte degli anni ’60 l’Italia beneficiò ancora degli effetti del boom economico. Il 1960 fu l’anno del film “La dolce vita” di Federico Fellini, che era lo specchio di una società in trasformazione, in bilico fra il vecchio e il nuovo.

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Nuovi stili di vita.

AutopertuttiNuovi stili di vita.

L’accelerato processo di sviluppo verificatosi negli anni ’50 e ‘60 travolse tradizioni, culture e abitudini degli Italiani. L’Italia si trasformò in pochi anni da società agricola a società industriale avanzata e lo sviluppo economico cambiò radicalmente i consumi, le condizioni e gli stili di vita. All’inizio degli anni Cinquanta un quarto delle case era senza acqua corrente, quasi tre quarti era senza bagno e solo una su dieci aveva il termosifone e il telefono.

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I governi di centro-sinistra.

I governi di centro-sinistra.

moro nenni saragatI governi di centro-sinistra.

Le premesse per un superamento dei governi centristi sono individuabili nella linea  di un accordo tra DC e PSI lanciata da Aldo Moro al congresso democristiano dell’ottobre 1959. Nacquero così i primi governi di centrosinistra basati su accordi politici tra DC, PSI, PSDI e PRI.

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