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Rivoluzione americana: la guerra d’indipendenza.

Rivoluzione americana: la guerra d’indipendenza.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Rivoluzione americana: la guerra d’indipendenza.

 

 

La guerra d’indipendenza americana, denominata anche Rivoluzione americana (American War of Independence, American Revolutionary War o American Revolution) fu il conflitto che, tra il 1775 e il 1783, contrappose le tredici colonie nordamericane, diventate in seguito gli Stati Uniti d’America, alla loro madrepatria, il Regno di Gran Bretagna.

A partire dal 1778 la guerra, iniziata come ribellione locale, si trasformò in un conflitto che vide il coinvolgimento delle grandi potenze europee, come la Francia la Spagna e l’Olanda, che entrarono in guerra a fianco degli Americani, con il comune obiettivo di indebolire la potenza inglese.

La Gran Bretagna rafforzò il suo corpo di spedizione in America reclutando truppe mercenarie tedesche, i cosiddetti Assiani, forniti dietro compenso in denaro dall’Assia-Kassel, dall’Elettorato di Hannover e da altri piccoli stati tedeschi.

Dopo alterne vicende, la sconfitta britannica a Yorktown contro le forze franco-americane guidate dal generale George Washington e dal generale Jean-Baptiste de Rochambeau, segnò una svolta decisiva della guerra.

Il trattato di Parigi, firmato il 13 settembre 1783, pose ufficialmente fine al conflitto.

 

 

La colonizzazione

 

Le cause della guerra d’indipendenza

 

Le prime fasi della guerra d’Indipendenza

 

La Dichiarazione d’indipendenza

 

Dall’entrata in guerra della Francia all’indipendenza degli Stati Uniti

 

La costituzione degli Stati Uniti

 

Cronologia

 

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La Costituzione degli Stati Uniti

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di Giorgio Baruzzi

La Costituzione degli Stati Uniti

>>> Rivoluzione americana

 

Federalisti e antifederalisti

Dopo la guerra d’indipendenza, i tredici stati formarono inizialmente un governo centrale molto debole e con poteri limitati, in base agli Articoli della Confederazione. In questa condizione gli Stati Uniti godevano di scarsa autorità e di limitato prestigio all’estero, con il rischio che il nuovo Stato si disgregasse. Nell’estate del 1787 si riunì a Filadelfia una Convenzione con l’intento di rafforzare il governo federale. La Convenzione votò per tenere segrete le sue deliberazioni e decise la stesura di una nuova Costituzione, stabilendo infine che sarebbero bastati 9 stati su 13 per ratificarla.

Il 17 settembre 1787 la Convenzione di Filadelfia approvò la Costituzione che successivamente fu ratificata dai singoli Stati dopo un aspro confronto interno. Fra i fautori di un forte potere federale si collocarono George Washington, Benjamin Franklin, John Hamilton, James Madison, John Jay, che furono perciò detti “federalisti” di contro agli “antifederalisti”. Si formarono due partiti: il federalista, centralista e legato all’aristocrazia finanziaria urbana, e il repubblicano, che mirava a un regime fondato sugli agricoltori indipendenti tutori dello spirito di libertà e della sovranità popolare. Nel 1789 George Washington fu eletto presidente.

 

Una Costituzione repubblicana federale

La Costituzione repubblicana federale approvata a Filadelfia, entrata in vigore nel 1789 e integrata nel 1791 da una “dichiarazione dei diritti” (Bill of Rights), è stata successivamente emendata più volte ma è ancora oggi vigente. Gli Stati Uniti divennero una federazione di Stati indipendenti, con ampia autonomia riconosciuta ai singoli Stati, ma non sovrani perché comunque uniti sotto l’autorità di un potere centrale federale.

Gli Stati Uniti furono la prima Repubblica parlamentare “borghese” moderna, basata sul suffragio censitario, cioè sul diritto di voto riservato ai benestanti, su istituzioni parlamentari, sulla subordinazione dei militari al potere civile e sulla separazione fra Stato e chiese. Negli Stati Uniti, che contavano allora circa 4 milioni di abitanti, di cui 700 mila neri schiavi e 60 mila neri liberi, erano assenti strutture e gerarchie nobiliari ma fu conservato l’istituto della schiavitù, sulla quale si reggeva gran parte dell’economia degli stati del Sud.

 

Il Congresso

Il potere legislativo fu affidato al Congresso, un parlamento bicamerale composto da un Senato (due senatori per ogni Stato, eletti per sei anni), espressione degli Stati, e da una Camera dei rappresentanti, espressione del popolo nel suo insieme (eletti per due anni, in proporzione alla popolazione di ogni Stato). La principale funzione del Congresso consiste nell’approvazione delle leggi federali, destinate cioè a valere su tutto il territorio degli Stati Uniti. Il congresso può legiferare sulle materie della difesa, della moneta, del commercio internazionale, del fisco (relativamente alle imposte federali), dei dazi doganali, della cittadinanza, della gestione del servizio postale, dei tribunali federali, del bilancio dello Stato e della messa in stato d’accusa. Ogni progetto di legge deve essere approvato sia dalla Camera dei rappresentanti sia dal Senato, dopodiché viene promulgato dal Presidente ed entra in vigore. Se il Presidente non è d’accordo sui contenuti di una legge può, con messaggio motivato, rinviarla alle camere. Se queste la riapprovano a maggioranza dei 2/3 egli è tuttavia tenuto a promulgarla.

 

Il Presidente

Il potere esecutivo centrale (federale) fu affidato a un Presidente eletto dal popolo ogni quattro anni (con sistema a doppio grado, da un apposito collegio di grandi elettori). Il Presidente è capo dello Stato e del governo, oltre che comandante in capo delle Forze armate e massima autorità diplomatica. Secondo la Costituzione, il Presidente deve curarsi che “le leggi siano fedelmente applicate”. Tra le prerogative del Presidente vi sono la politica estera, la sospensione delle leggi, la nomina dei ministri e degli ambasciatori. Con il consenso del Senato, il Presidente nomina i giudici della Corte Suprema e delle altre Corti federali. Il Presidente non può sciogliere le Camere o convocare elezioni anticipate. Il massimo potere che il Congresso può esercitare nei confronti del Presidente è quello di impeachment, cioè la sua rimozione, a cui si giunge attraverso un voto della Camera, un processo tenuto dal Senato, e un voto del Senato a maggioranza dei due terzi.

 

La Corte Suprema

Il potere giudiziario spetta alla Corte Suprema, la più alta istanza del sistema giurisdizionale federale, composta da nove giudici, nominati a vita dal Presidente (nomina che deve essere confermata dal senato). La Corte giudica sulle materie di pertinenza del governo federale, sulle dispute tra Stati e sull’interpretazione di norme costituzionali. Può dichiarare l’incostituzionalità delle leggi e dell’operato del Governo. Sotto la Corte Suprema si trovano le Corti d’appello e, al primo grado della giurisdizione federale, le Corti distrettuali. Separati, ma non del tutto indipendenti, dal sistema di corti federali, esistono i sistemi giurisdizionali dei singoli Stati, ciascuno dei quali costituisce un sistema giuridico autonomo e dispone di leggi sue proprie.

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Dall’entrata in guerra della Francia all’indipendenza degli Stati Uniti

Dall’entrata in guerra della Francia all’indipendenza degli Stati Uniti

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Dall’entrata in guerra della Francia all’indipendenza degli Stati Uniti

>>> Rivoluzione americana

 

L’entrata in guerra della Francia

Durante la guerra giunsero dall’Europa numerosi volontari, per lo più francesi e polacchi, in aiuto delle forze statunitensi. Tra di essi vi furono anche comandanti con grandi competenze militari: il nobile polacco Tadeusz Kościuszko, il barone prussiano Friedrich Wilhelm von Steuben, che contribuì all’addestramento all’Esercito Continentale e il marchese francese Gilbert du Motier de La Fayette. La battaglia di Saratoga diede una svolta decisiva alla guerra, poiché spinse la Francia a entrare in guerra contro la Gran Bretagna, vedendo nella ribellione americana un’occasione per ribaltare la sconfitta della Guerra dei Sette anni. Così, dopo la firma di un’alleanza con gli Americani, in marzo del 1778 la Francia dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Il governo britannico di Lord North presentò agli Americani una proposta di pace, che pur facendo concessioni alle colonie non prevedeva l’indipendenza, ma il Congresso americano la respinse. Nel 1779 anche la Spagna entrò in guerra contro la Gran Bretagna e l’anno successivo l’Olanda fece altrettanto.

Durante la prima metà della guerra gli Inglesi avevano mantenuto l’indiscusso dominio dei mari. Gli Americani avevano una marina militare inconsistente, incapace di impensierire gli Inglesi. Più importante fu la guerra di corsa, che inizialmente inflisse gravi danni alla Gran Bretagna e che fu anche molto redditizia per alcune grandi famiglie di commercianti. La situazione mutò con l’entrata in guerra della Francia, che disponeva di una forte marina militare capace di competere con quella inglese, e con la successiva entrata in guerra della Spagna.

Difficoltà dell’esercito continentale

Dopo la sconfitta subita a Filadelfia, Washington si ritirò negli accampamenti invernali della Pennsylvania, a Valley Forge, dove nel febbraio del 1778 fu raggiunto dal generale prussiano Friedrich von Steuben, che si impegnò nell’addestramento degli ufficiali e delle truppe dell’Esercito Continentale. Il livello qualitativo delle truppe migliorò in modo sensibile. Tuttavia gli Americani attraversarono non poche difficoltà, poiché Washington faticava a tenere unito l’esercito e dovette far fronte a diversi casi di diserzione o di rifiuto a rinnovare la ferma militare. Nel 1780 vi fu persino il caso del generale Benedict Arnold che prima cospirò per consegnare agli inglesi la fortezza di West Point, dietro compenso di 20000 sterline, poi passò a combattere dalla loro parte, al comando di reparti di lealisti. Nel 1781 si ammutinarono le truppe della Pennsylvania, che protestarono per il rancio e il vestiario inadeguati per i ritardi nella corresponsione delle paghe. Il loro successo incoraggiò anche le truppe del New Jersey, ma Washington intervenne immediatamente soffocando sul nascere il tentativo. Il Congresso incontrava gravi difficoltà nel finanziare la guerra e fu costretto stampare grandi quantità di carte moneta, alimentando una forte inflazione.

La Battaglia di Monmouth

Intanto il governo inglese sostituì Howe con il generale Henry Clinton che, giunto a Filadelfia il 3 maggio 1778, si propose di sbarcare in Georgia e in Carolina del Sud. Nel frattempo scoppiarono però le ostilità con il Regno di Francia e l’intervento francese costrinse gli Inglesi sulla difensiva. Così, il 18 giugno le truppe di Clinton lasciarono Filadelfia dirigendosi verso New York. La marcia procedeva lentamente e Washington cercò di sfruttare la lentezza degli Inglesi per raggiungerli e attaccarli. Per agevolare le operazioni divise i suoi in due colonne: 6.000 soldati sotto il suo comando e 5.000, come avanguardia, al comando del generale Lee. Il 28 giugno Lee raggiunse la retroguardia nemica a Monmouth Court House (New Jersey) e l’attaccò ma le sue truppe furono respinte e disperse, tanto che solo con l’arrivo di Washington evitarono una grave sconfitta. Comunque Clinton potè raggiungere New York senza ulteriori ostacoli. Dopo quello di Monmouth non ci furono altri scontri importanti al Nord, anche se continuarono gli attacchi dei lealisti e dei nativi contro gli insediamenti americani in Pennsylvania e nello stato di New York.

La guerra a Sud

L’ultima fase dei combattimenti si svolse a Sud, dove gli Inglesi diressero la loro azione militare. Il 29 dicembre 1778 Savannah cadde nelle loro mani e la Georgia fu rapidamente occupata. Un anno dopo il generale Clinton iniziò l’assedio di Charleston, all’epoca capitale della Carolina del Sud. L’assedio durò quattro mesi e si concluse il 12 maggio 1780 con la resa della città e la cattura dei 5000 uomini della sua guarnigione. Lord Cornwallis fu lasciato al comando delle truppe inglesi, mentre Clinton fece ritorno aNew York. Il generale proseguì la campagna e il 16 agosto 1780 inflisse agli Americani una dura sconfitta a Camden (South Carolina). Tuttavia l’occupazione e il controllo del South Carolina erano tutt’altro che completi. Quando Cornwallis si spinse nel North Carolina, con l’intento di conseguire una vittoria risolutiva, il paese gli si sollevò alle spalle. Anche in North Carolina un contingente di lealisti fu sgominato dai fucilieri americani a King’s Mountain, il 7 ottobre. Poi un esercito guidato dal generale americano Nathanael Greene mise in rotta un distaccamento britannico a Cowpens (6 gennaio 1781). Cornwallis inflisse una serie di sconfitte a Greene, senza però batterlo in modo decisivo e a costo di gravi perdite, tanto da essere costretto a ritirarsi con le sue truppe verso la costa. Quando in aprile Cornwallis entrò in Virginia, Greene riuscì, con l’aiuto di azioni di guerriglia, a eliminare gli isolati capisaldi britannici nelle due Caroline. Di conseguenza, alla fine dell’estate tutte le conquiste di Cornwallis a Sud della Virginia erano sfumate e gli Inglesi occupavano ora soltanto Charleston e Savannah.

La Battaglia di Yorktown

Intanto Washington, che si era proposto di riconquistare New York, in seguito all’arrivo di una flotta francese agli ordini dell’ammiraglio De Grasse, si convinse piuttosto ad attaccare Cornwallis in Virginia. La campagna si realizzò mediante un’efficace azione comune con le truppe francesi del generale de Rochambeau, che era giunto in America già nell’estate del 1780. Le truppe franco-americane raggiunsero la Virginia all’inizio di settembre, opponendo a Cornwallis uno schieramento di forze doppio del suo e bloccandolo nella penisola di Yorktown. Intanto De Grasse era già arrivato nella baia di Chesapeake con altri 4000 soldati francesi per impedirgli di fuggire via mare. Il 5 settembre i Francesi respinsero una flotta britannica giunta in soccorso, mentre tardava a giungere in aiuto un contingente da New York. Così, il 19 ottobre 1781 Cornwallis si arrese, assieme ai suoi 7000 uomini. La Battaglia di Yorktown fu decisiva per l’esito del conflitto.

L’indipendenza degli Stati Uniti

Gli Inglesi si resero conto dell’estrema difficoltà di riprendere il controllo delle colonie e si disposero a riconoscere loro l’indipendenza. La Gran Bretagna concentrò le proprie energie contro le potenze europee che cercavano di mettere in discussione il suo dominio sui mari. La guerra aveva danneggiato fortemente i commerci e l’economia inglese, per cui la Camera dei Comuni, convinta ormai dell’inutilità di ulteriori sforzi, votò nell’aprile del 1782 la rinuncia all’uso della forza contro le colonie americane. Furono avviate trattative di pace a Parigi e dopo lunghe trattative Americani e Inglesi firmarono un trattato preliminare che riconosceva l’indipendenza americana, il 30 novembre 1782. Il Trattato di pace definitivo, sottoscritto anche da Francia, Spagna e Olanda, fu firmato a Versailles il 3 settembre 1783, con il riconoscimento dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

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Dall’occupazione di New York alla Battaglia di Saratoga

Dall’occupazione di New York alla Battaglia di Saratoga

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Dall’occupazione di New York alla Battaglia di Saratoga

>>> Rivoluzione americana

 

L’occupazione britannica di New York

Il 2 luglio 1776 il generale William Howe, supportato da una grande squadra navale comandata da suo fratello, l’ammiraglio Richard Howe, fece sbarcare le proprie truppe sull’isola di Staten Island, davanti a New York. Il Congresso continentale all’inizio pensò che gli Howe fossero incaricati di negoziare i termini della pace ma si resero conto che essi erano autorizzati solo ad accettare la resa.

Il generale Howe decise di trasferire il grosso delle sue truppe sull’isola di Long Island, per poi attaccare direttamente gli Americani via terra. Il 22 agosto furono sbarcati 15.000 britannici che furono rafforzati dopo pochi giorni da 5.000 mercenari tedeschi. Washington schierò circa 10.000 uomini, che furono attaccati dall’esercito anglo-tedesco tra il 26 e il 27 agosto 1776. La battaglia di Long Island si concluse con una grave sconfitta dell’esercito continentale, attaccato frontalmente dagli Assiani e aggirato sul fianco sinistro dalla colonna britannica guidata dal generale Clinton. La lentezza delle operazioni militari di Howe diede la possibilità a Washington di organizzare la ritirata, nella notte del 29 agosto, sfruttando la nebbia e un forte nubifragio. Gli americani passarono l’East River e trovarono riparo a Manhattan.

In seguito al fallimento di nuove trattative di pace con gli inviati del Congresso, il generale Howe riprese l’iniziativa militare e conquistò New York, che restò in mano agli Inglesi fino alla fine del conflitto. Howe proseguì le operazioni militari occupando il New Jersey e inseguendo gli Americani oltre il Delaware, avvicinandosi a Filadelfia.

 

La battaglia di Trenton

L’inizio della stagione invernale indusse Howe a fermare la sua avanzata ritirandosi nei quartieri d’inverno. Dopo la serie di sconfitte subite a New York e la ritirata dal New Jersey verso la Pennsylvania, il generale Washington era in seria difficoltà ed era messo sotto accusa dal Congresso, tuttavia la tregua inattesa gli consentì di attaccare le linee britanniche.

Washington decise di attaccare l’esercito nemico il giorno di Natale, approfittando della scarsa vigilanza indotta dalla celebrazione delle festività. Duemila uomini si misero in marcia divisi in due colonne la sera del 24 dicembre 1776. Nonostante la bassa temperatura e il vento forte che rendeva difficile trasportare le artiglierie, le truppe americane giunsero al fiume Delaware e all’alba del 25 dicembre lo attraversarono. La mattina del 26 dicembre gli Americani attaccarono di sorpresa la guarnigione di Trenton, i cui milleseicento uomini (in gran parte mercenari tedeschi) erano per lo più addormentati. Circa un migliaio di essi furono fatti prigionieri. Washington decise di ripiegare oltre il Delaware con i prigionieri e il bottino.

 

La battaglia di Princeton

Il generale inglese Cornwallis mosse con un esercito di oltre 6000 uomini contro le posizioni americane a Trenton, lasciando una guarnigione di 1200 soldati a Princeton. Cornwallis attaccò Washington il 2 gennaio 1777 ma fu respinto ripetutamente. Durante la notte, Washington mosse il suo esercito, aggirando le truppe di Cornwallis, con l’intento di attaccare la guarnigione di Princeton. Hugh Mercer, che guidava l’avanguardia americana, si scontrò con un contingente britannico nella battaglia di Princeton, durante la quale fu colpito a morte. Washington organizzò rinforzi che costrinsero gli Inglesi a ritirarsi e a raggiungere l’accampamento di Cornwallis a Trenton. I britannici persero un quarto dei soldati della guarnigione. La sconfitta convinse il generale Howe a ritirare la maggior parte del suo esercito dal New Jersey, lasciando solo gli avamposti di New Brunswick e Perth Amboy. Washington portò il suo esercito a Morristown, e riuscì a riprendere il controllo del New Jersey e di una parte consistente dei territori in precedenza perduti.

 

La caduta di Filadelfia

Il generale britannico William Howe propose a Lord Germain, Ministro delle Colonie britannico, di attaccare Filadelfia. Lord Germain acconsentì ma fornì a Howe meno uomini rispetto a quelli richiesti. Al tempo stesso, il Ministro diede il proprio assenso al piano elaborato dal generale John Burgoyne di preparare una spedizione per raggiungere Albany partendo da Montréal e chiese a Howe di fornirgli supporto. Howe tentò invano di ingaggiare battaglia con l’Esercito Continentale di George Washington nel Nord del New Jersey. Dopo una serie di battaglie di secondaria importanza, alla fine di agosto Howe arrivò alla testa di circa 15.000 uomini nella parte settentrionale della Baia di Chesapeake (circa 90 km a Sud-Ovest di Filadelfia). Washington schierò i suoi uomini a difesa della città ma venne aggirato e costretto a ritirarsi subendo forti perdite nella battaglia di Brandywine dell’11 settembre 1777. Il Congresso continentale abbandonò Filadelfia e si stabilì prima a Lancaster e poi a York, in Pennsylvania. Il 26 settembre Howe marciò su Filadelfia senza quasi incontrare resistenza. Dopo aver preso la città Howe lasciò circa 9.000 soldati a Germantown (circa 8 km a nord di Filadelfia). Qui Washington tentò una sortita ma venne nuovamente sconfitto. Nel frattempo i britannici presero il controllo del fiume Delaware occupando le fortezze di Mifflin e Mercer. Tuttavia Howe procedette con grande lentezza e non fu in grado di dare sostegno agli uomini di John Burgoyne, impegnati a Nord nella disastrosa campagna di Saratoga.

 

La battaglia di Saratoga

Il generale John Burgoyne aveva ottenuto il controllo di due armate: una da lui comandata, di circa 10.000 uomini, con la quale partendo dal Canada avrebbe dovuto dirigersi verso Albany, l’altra di circa 2.000 soldati comandati dal colonnello Barry St. Leger. Quest’ultimo avrebbe dovuto effettuare una manovra diversiva attraversando la valle del fiume Mohawk e i due eserciti avrebbero dovuto incontrarsi ad Albany e unirsi a quello di Howe. La campagna aveva l’obiettivo di separare le colonie della Nuova Inghilterra dagli altri territori ribelli.

Burgoyne, che guidava un corpo di spedizione di truppe britanniche e di mercenari tedeschi, si diresse verso Sud lungo la valle del fiume Hudson e le sue truppe riconquistarono il forte Ticonderoga il 4 luglio 1777 e il forte Edward il 24 luglio. Tuttavia le sue perdite furono ingenti e dopo gli iniziali successi la situazione delle forze britanniche divenne difficile, a causa della carenza di rifornimenti e delle crescenti forze americane concentrate contro di lui.

Attaccato ripetutamente dalle forze regolari americane dell’Esercito continentale e dagli agguerriti miliziani della Nuova Inghilterra, guidati dai generali Horatio Gates e Benedict Arnold, il corpo di spedizione anglo-tedesco fu fermato e progressivamente accerchiato a Saratoga. Dopo una serie di aspri e sanguinosi combattimenti, il 17 ottobre 1777 il generale Burgoyne fu costretto alla resa. La battaglia di Saratoga costituì un grande successo militare e propagandistico per le colonie americane e favorì la decisione della Francia di scendere in guerra contro la Gran Bretagna.

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Le prime fasi della guerra d’Indipendenza americana

Le prime fasi della guerra d’Indipendenza americana

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le prime fasi della guerra d’Indipendenza americana

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Lexington e Concord

Il sovrano Giorgio III adottò una linea intransigente e la situazione precipitò nel confronto armato. Il primo scontro tra le truppe regolari britanniche e le milizie del New England avvenne nell’aprile del 1775 nelle cittadine di Lexington e Concord. In quest’ultima cittadina, situata venticinque chilometri a nord-ovest di Boston i due capi radicali John Hancock e Samuel Adams avevano installato i depositi di armi e munizioni e i centri di reclutamento delle milizie. Il generale Thomas Gage inviò una colonna di truppe a Concord per distruggere i depositi e disperdere i miliziani. I soldati cercarono di sorprendere i ribelli ma alcuni patrioti partiti da Boston, tra cui Paul Revere, riuscirono ad avvertire in tempo Adams e Hancock, così le milizie poterono organizzare la difesa e opporre resistenza. Gli Inglesi costrinsero i patrioti a una temporanea ritirata ma poi sulla strada del ritorno a Boston furono attaccati più volte dagli Americani e subirono pesanti perdite.

La creazione dell’Esercito continentale

Il 10 maggio 1775 si riunì a Filadelfia il secondo Congresso Continentale. Su iniziativa dei rappresentanti più moderati il Congresso presentò una petizione al re per giungere a un compromesso con la madrepatria. La cosiddetta Olive Branch Petition, “petizione del ramoscello d’ulivo”, fu tuttavia duramente respinta da Giorgio III che rifiutò persino di leggerla. Il Congresso di Filadelfia promulgò anche un secondo documento, molto meno conciliante, la Declaration of the Causes and Necessity of Taking Up Arms nella quale venivano riassunti i motivi del contrasto con la Gran Bretagna che veniva accusata dell’aggressione militare. I delegati ribadivano risolutamente la legittimità della loro causa e confermavano la ferma decisione di difendere con le armi i loro diritti.  Il 10 maggio i miliziani Green Mountain Boys comandati da Ethan Allen e dal colonnello Benedict Arnold, attaccarono di sorpresa e conquistarono il Fort Ticonderoga mentre il 12 maggio gli uomini del colonnello Joseph Warren presero il forte Crown Point. Il 31 maggio fu creato l’Esercito Continentale il cui comando venne affidato al colonnello della milizia virginiana George Washington. Il 27 giugno 1775 il Congresso Continentale autorizzò, partendo dalle posizioni conquistate a Fort Ticonderoga, una vera e propria invasione del Canada ritenuto una pericolosa base di partenza per attacchi britannici. La campagna si risolse però in un fallimento.

La battaglia di Bunker Hill

Alla fine del mese di maggio il generale britannico Gage ricevette alcuni reggimenti di rinforzo e decise di fare un tentativo di rompere l’accerchiamento dei ribelli intorno a Boston, conquistando le posizioni strategiche di Bunker Hill e Breeds Hill. I generali britannici ritennero che i miliziani non fossero in grado di resistere ad un attacco delle truppe regolari. Il 17 giugno uno scontro di vaste proporzioni oppose Americani e Inglesi nella battaglia di Bunker Hill. Alla fine di aspri scontri i Britannici riuscirono finalmente a conquistare le colline ma con oltre un migliaio di perdite tra morti e feriti.

Il Prohibitory Act e la battaglia di Great Bridge

Il 23 agosto 1775 Giorgio III dichiarò con un apposito proclama lo “stato di ribellione” delle colonie e ordinò alle forze armate britanniche di reprimere con la forza la ribellione e di punire gli insorti. Il Parlamento britannico sostenne a grande maggioranza la posizione del re, nonostante le critiche di Charles James Fox e di pochi altri. Il 22 dicembre 1775 con l’approvazione del Prohibitory Act, fu decretato il blocco navale delle colonie, attivo a partire dal 1º marzo 1776. Dall’ottobre 1775 il comandante in capo delle truppe britanniche in America era il generale William Howe, che sostituì il generale Gage. In Virginia il governatore Lord Dunmore abbandonò la colonia, si rifugiò a bordo di una nave britannica e, dopo aver dichiarato il 7 novembre 1775 la legge marziale, fece intervenire un reggimento di truppe britanniche che attaccò i centri ribelli. Le milizie della Virginia furono mobilitate dall’energico Patrick Henry ed ebbero rapidamente la meglio. Dopo la disfatta di Great Bridge (9 dicembre 1775) Lord Dunmore fece bombardare Norfolk dalle navi, il 1º gennaio 1776, prima di lasciare definitivamente la Virginia.

La guerra nel 1776

Nei primi mesi del 1776 l’Esercito Continentale, nonostante l’impegno di Washington e dei suoi collaboratori, era ancora disorganizzato e male equipaggiato. La disciplina e l’armamento tuttavia erano stati migliorati. Inoltre, l’arrivo di oltre quaranta cannoni da fortezza trasferiti dal forte Ticonderoga a Boston dal colonnello Henry Knox aveva rafforzato lo schieramento americano. Così, tra febbraio e marzo del 1776 gli Inglesi abbandonarono Boston via mare. Il generale Howe, dopo aver evacuato Boston, trasferì le sue truppe ad Halifax in Canada dove intendeva riorganizzare le forze e attendere rinforzi dalla madrepatria. Dall’Europa erano in arrivo 10.000 mercenari tedeschi e 4.500 soldati britannici. Mentre il generale Howe preparava il suo corpo di spedizione, nel mese di giugno si concluse definitivamente con un disastro l’invasione americana del Canada. Intanto fallì la spedizione militare condotta dal generale britannico Henry Clinton negli stati meridionali americani. Il 28 giugno 1776 la squadra navale britannica attaccò il porto di Charleston ma fu duramente respinta e il generale Clinton si ritirò, per poi riunirsi alle forze principali di Howe.

I due eserciti

Gli Inglesi potenziarono l’esercito e reclutarono mercenari stranieri, principalmente i cosiddetti “Assiani” (Hessians), provenienti in gran parte dall’Assia-Kassel e dal Ducato di Brunswick.

Inizialmente gli Americani disponevano solamente di milizie volontarie reclutate dalle varie colonie, tra le quali gli elementi più preparati e motivati erano i minutemen del New England. Queste truppe tuttavia mancavano di organizzazione e disciplina, inoltre i miliziani venivano mobilitati solo per brevi periodi, 30-60 giorni, scaduti i quali i reparti si scioglievano.

Il Congresso di Filadelfia decise di costituire l’Esercito Continentale organizzando reggimenti regolari reclutati su base statale e messi a disposizione per il periodo della guerra. In un primo momento i soldati dell’Esercito Continentale erano reclutati su base volontaria per il servizio di un anno, ma nel 1777 si decise di prolungare la ferma a tre anni.

La differenza principale che emerse tra le tattiche adottata da Washington e quelle dei generali britannici fu quella della mobilità delle truppe. Le truppe britanniche erano addestrate, tenaci e coraggiose, ma utilizzavano le classiche tattiche della guerra settecentesca, che prevedevano lo spostamento di truppe pesantemente equipaggiate seguite dai carriaggi, l’avvicinamento al nemico e la carica alla baionetta dopo alcune raffiche. I reparti americani regolari, i cosiddetti continentals, invece, non essendo addestrati al combattimento di fila e con la baionetta, utilizzarono tecniche flessibili con rapidi movimenti sul campo di battaglia, mentre i miliziani erano impiegati soprattutto per attaccare i fianchi e le vie di comunicazione del nemico e per compiere imboscate. Nel 1780 arrivò in America un piccolo ma temibile corpo di spedizione francese che rafforzò in modo decisivo l’Esercito Continentale.

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