Il governo bolscevico.

Il governo bolscevico.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Dal governo bolscevico alla costituzione sovietica.

I provvedimenti del governo bolscevico.

Una serie di decreti del Congresso dei Soviet deliberò:

  • l’avvento di una pace senza annessioni né indennità;
  • la nazionalizzazione delle grandi proprietà terriere e la distribuzione delle terre ai contadini;
  • il controllo operaio sulle fabbriche, l’istituzione di un governo di “commissari del popolo”.

Chiuso il Congresso, l’attività legislativa del nuovo governo proseguì : un decreto sospese la libertà di stampa, un altro creò la milizia operaia (poi Armata Rossa), un terzo proclamò l’eguaglianza e la sovranità dei popoli dell’ex Impero russo, riuniti volontariamente in un’Unione Sovietica (15 novembre), altri nazionalizzarono le banche e le industrie e soppressero il commercio privato.

L’Assemblea costituente.

Il governo bolscevico, benché ostile a un’Assemblea Costituente, non si oppose alla sua convocazione per il 5 (18) gennaio 1918. Guidata dai social-rivoluzionari, che ne costituivano la maggioranza, mentre i rappresentanti bolscevichi erano solo un quarto degli eletti, essa assunse un atteggiamento di netta opposizione ai recenti decreti governativi e rifiutò di riconoscere la legittimità del nuovo regime dei soviet. I bolscevichi, allora, abbandonarono l’assemblea e la fecero sciogliere con un intervento di forza, con due motivazioni: le liste elettorali erano state erano state stilate prima della rivoluzione; i soviet erano vera espressione della rivoluzione, mentre l’assemblea rappresentava il parlamentarismo borghese.

La pace di Brest-Litovsk.

Nonostante forti resistenze interne, il 3 marzo 1918 fu firmato il trattato di Brest-Litovsk, un accordo che imponeva alla Russia la cessione di numerosi territori già occupati dalle truppe tedesche, comprendenti ben un terzo della popolazione e a circa metà degli impianti industriali del Paese.

L’accettazione di queste condizioni, definite “vergognose” dallo stesso Lenin, provocò la rottura tra bolscevichi e socialrivoluzionari di sinistra. Questi ultimi organizzarono una serie di attentati, tra cui l’assassinio dell’ambasciatore tedesco e un attentato a Lenin, nel quale il leader bolscevico restò gravemente ferito, e organizzarono un colpo di stato, che fu duramente represso.

Il governo sovietico varò drastiche misure per fronteggiare le enormi difficoltà causate dalla guerra, dal blocco economico imposto dagli Alleati e dalla controrivoluzione interna che si stava sviluppando.

La prima costituzione sovietica.

Il Quinto Congresso dei soviet, tenutosi a Mosca il 10 luglio 1918, promulgò la prima costituzione sovietica, che attribuiva la sovranità «all’intera popolazione lavoratrice del Paese, unita nei soviet delle città e delle campagne». Erano esclusi dal diritto di voto e di appartenenza ai soviet gli esponenti dei cosiddetti «ceti sfruttatori»: imprenditori che utilizzano mano d’opera salariata, proprietari terrieri che percepiscono rendite, commercianti, ecclesiastici, ex-poliziotti. Inoltre, nei Comitati Esecutivi e al Congresso Centrale dei soviet, la rappresentanza della popolazione urbana e di quella rurale era sbilanciata a favore delle città: un deputato ogni 25.000 elettori per le città, un deputato ogni 125.000 elettori per le campagne.

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Rivoluzione e controrivoluzione

Rivoluzione e controrivoluzione

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

I falliti tentativi controrivoluzionari

Prove di rivoluzione.

Nel mese di maggio del 1917 si costituì  un secondo governo provvisorio, di cui fecero parte sei ministri socialisti su quattordici. Kerenskji, divenuto ministro della Guerra, scatenò un’offensiva militare in Galizia ma l’esito fu disastroso.

Ai primi di luglio, a Pietrogrado, iniziò una serie di manifestazioni popolari contro il governo provvisorio che assunse tratti insurrezionali. I bolscevichi erano consapevoli che i tempi non erano ancora maturi per una presa del potere e cercarono di frenare i manifestanti. Quando il movimento di massa rifluì, il governo scatenò la repressione contro il partito bolscevico: Lenin e Zinov’ev furono costretti a rifugiarsi in Finlandia, Trotzkij, Kamenev e altri leader bolscevichi finirono in galera. Infine furono sospese le pubblicazioni del giornale bolscevico “Pravda”.

Il 21 luglio si formò un nuovo governo guidato da Kerenskji, che continuò nel suo impegno a proseguire la guerra e stabilì la data (28 novembre) e le regole per l’elezione di un’assemblea costituente.

Il fallito colpo di stato del generale Kornilov

Il 26 agosto il generale Kornilov, comandante in capo dell’esercito, tentò di effettuare un colpo di stato, ordinando alle sue truppe di marciare verso la capitale. Kerenskji fece allora appello ai Soviet e alle organizzazioni rivoluzionarie: una parte delle unità militari si mobilitò in difesa del governo e fu costituita la guardia rossa operaia, mentre l’avanzata dell’esercito di Kornilov fu ostacolata dall’azione dei ferrovieri che impedirono il trasporto delle truppe. Il tentativo controrivoluzionario fallì completamente, mentre crebbe il prestigio dei bolscevichi, protagonisti della resistenza, che conquistarono la maggioranza nei Soviet di Pietrogrado e di Mosca.

Una profonda crisi investì, al contrario, il governo provvisorio in seguito alle dimissioni dei cadetti. Socialrivoluzionari e menscevichi non riuscirono, inoltre, a trovare un accordo sulla linea politica da seguire. Fu così il Soviet di Pietrogrado, presieduto da Trotzkij, a dominare la scena rivoluzionaria.

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La rivoluzione del 1905.

La rivoluzione del 1905.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

La rivoluzione del 1905.

All’inizio del 1900 le condizioni di vita nelle campagne peggiorarono notevolmente, così si susseguirono le sommosse contadine e le manifestazioni di protesta degli operai. Nel 1904 la sconfitta in una guerra contro il Giappone, aveva alimentato le tensioni interne.

La Russia zarista viveva un momento molto difficile, e il tradizionale sistema di potere autocratico rivelava tutta la sua debolezza.

Il 22 gennaio 1905 (9 gennaio secondo il calendario giuliano) una grande manifestazione popolare di circa 200.000 manifestanti, divisi in undici cortei, fu duramente repressa dall’esercito (domenica di sangue). La marcia era stata organizzata dal pope Gapon con lo scopo di presentare allo zar una petizione degli operai di Pietroburgo. Fonti governative stimarono un numero di 130 morti e 299 feriti. Molto più alti i dati riferiti da altre fonti, che parlano di diverse migliaia tra morti e feriti. Secondo lo storico bolscevico Vladimir Nevskij le vittime furono circa un migliaio, tra morti e feriti.

A Mosca, San Pietroburgo e in molte altre città si formarono i soviet, consigli di fabbrica composti da rappresentanti eletti dagli operai (il primo fu il Consiglio dei deputati operai di Ivanovo-Voznesensk).  Intanto, nelle campagne si diffusero le rivolte contro i proprietari terrieri. Da comitato di sciopero, il soviet di Pietroburgo si trasformò in breve in organo politico e rivoluzionario del proletariato cittadino. Il suo esempio fu rapidamente imitato e sorsero in tutta la Russia una cinquantina di soviet operai, oltre a qualche soviet di soldati e di contadini.

Le agitazioni popolari crebbero in tutta la Russia, perciò lo Zar Nicola II decise di concedere una costituzione, che proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi, e di promettere l’elezione di una Duma, un parlamento elettivo, i cui poteri tuttavia erano molto limitati.

Tuttavia, alla fine del 1905 il governo riuscì, anche grazie a una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese e di fatto la Russia continuò ad essere uno Stato assoluto. Infatti la Duma fu più volte sciolta e i suoi poteri ulteriormente ridotti.

Il governo zarista rafforzò l’apparato poliziesco e anziché tentare di risolvere, i più gravi problemi sociali moltiplicò gli arresti e le deportazioni, censurò, sequestrò, represse. Tutto ciò mise in crisi, per qualche momento, i partiti rivoluzionari ma non ne impedì lo sviluppo.

La riforma agraria del 1907 si rivelò in pratica un fallimento, mentre la forte crescita industriale, avvenuta anche grazie all’afflusso di capitali stranieri, per lo più inglesi e francesi, favorì l’esodo dei contadini dalle campagne e aumentò notevolmente il numero dei proletari, concentrati in poche città.

La politica repressiva dello zar suscitò dissensi e malcontento anche nell’ambiente di corte e soprattutto della zarina, sospettata di filogermanesimo era accusata di essere succube del misterioso monaco Rasputin, che sarà assassinato da alcuni nobili nel 1916.

Sulla rivoluzione del 1905 in Russia: https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_russa_del_1905

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Lenin, Le “Tesi di aprile”

Lenin, Le “Tesi di aprile”

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Lenin, Le “Tesi di aprile”

Il rientro di Lenin dall’esilio e le “Tesi di aprile”

La situazione creatasi in Russia dopo la rivoluzione di febbraio, consentì a Lenin, leader del partito bolscevico, e ad altri dirigenti rivoluzionari esuli in Svizzera, di rientrare in Russia. Poiché la Gran Bretagna ostacolava il rientro in Russia degli emigrati internazionalisti, Lenin decise di trattare con la Germania le condizioni per il passaggio su territorio tedesco. Così, alla fine di marzo circa trenta esuli, tra cui lo stesso Lenin, partirono dalla Svizzera e attraversarono la Germania in treno, su un vagone al quale non era concesso l’accesso a nessun estraneo durante il viaggio (per questo si parlò poi di vagone “piombato”).

Rientrato il 3 aprile 1917 e accolto a Pietrogrado da una folla entusiasta, il 4 aprile espose al partito le “tesi di aprile”, che sconfessavano la linea politica “collaborazionista” fino ad allora seguita, sotto la guida di Kamenev e di Stalin.

Le cosiddette “Tesi di aprile” furono elaborate da Lenin in una fase cruciale della rivoluzione, quando si era formato in Russia un dualismo di poteri fra il governo provvisorio e i soviet. Il leader bolscevico le enunciò subito dopo il suo rientro in Russia dall’esilio svizzero e le fece pubblicare sulla Pravda del 20 aprile con il titolo Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale.

Nelle tesi Lenin sosteneva che la fase borghese della rivoluzione era superata.

Egli aggiungeva che la guerra non aveva perso il suo carattere imperialistico, anche se non era condotta dallo zar ma da un governo repubblicano. Perciò i bolscevichi non dovevano dare nessun appoggio al governo provvisorio e la Russia doveva passare da una fase in cui il potere era in mano alla borghesia a una fase in cui il potere statale fosse esercitato dalla classe operaia, attraverso i soviet. Solo in questo modo si sarebbe potuta realizzare compiutamente in Russia una rivoluzione democratico-borghese radicale e al tempo stesso innescare la scintilla che avrebbe scatenato in Europa la rivoluzione socialista.

Egli poi indicava tra gli obiettivi della rivoluzione:
  • la fine immediata della guerra;
  • la soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari;
  • la confisca delle terre di tutti i grandi proprietari che dovevano essere messe a disposizione dei soviet dei contadini;
  • la fusione delle banche in un’unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei soviet;
  • la creazione di una nuova Internazionale per sostenere la rivoluzione negli altri paesi.

Le parole d’ordine dei bolscevichi erano ancora minoritarie all’interno dei Soviet, ma trovavano sempre più consensi in un paese stremato dalla guerra.

Le “Tesi di aprile” https://www.marxists.org/italiano/lenin/1917/4/18-tesia.htm

[1] Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale […] rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialistica di brigantaggio, non è ammissibile nessuna benché minima concessione al «difensismo» rivoluzionario. A una guerra rivoluzionaria che realmente giustifichi il «difensismo» rivoluzionario, il proletariato può dare il suo consenso soltanto alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere nelle mani del proletariato e degli strati più poveri della popolazione contadina che si mettono dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione; c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale. […]
[2] La peculiarità dell’attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione che, a causa dell’insufficiente coscienza ed organizzazione del proletariato, ha dato il potere alla borghesia alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini. […][3] Non appoggiare in alcun modo il governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di «esigere» […] che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialista.
[4] Riconoscimento del fatto che il nostro partito è una minoranza e, finora, una piccola minoranza, nella maggior parte dei Soviet deputati degli operai […] Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario […]. Finché saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, affinché le masse, sulla base dell’esperienza, possano liberarsi dei loro errori.
[5] Niente repubblica parlamentare – ritornare ad essa, dopo i Soviet dei deputati operai, sarebbe un passo indietro – ma repubblica dei Soviet dei deputati operai, dei braccianti e dei contadini, in tutto il paese, dal basso in alto. Soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari. Salario ai funzionari – tutti eleggibili e revocabili in qualunque momento – non superiore al salario medio d’un buon operaio.
[6] Nel programma agrario, trasferire il centro di gravità nel Soviet dei deputati dei salariati agricoli. Confiscare tutte le terre dei grandi proprietari fondiari. Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione dei Soviet locali dei deputati dei salariati agricoli e dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta […] una azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposta al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli.
[7] Fusione immediata di tutte le banche del paese in una unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei Soviet dei deputati operai.
[8] Come nostro compito immediato, non l’«instaurazione» del socialismo, ma per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati operai. […]

Lenin, Opere scelte, Roma 1965, pp. 713-716.

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Lev Trockij – La nascita del soviet di Pietroburgo

Lev Trockij – La nascita del soviet di Pietroburgo

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Lev Trockij – La nascita del soviet di Pietroburgo

Il soviet dei deputati operai sorse come risposta ad una esigenza oggettiva, partorita dal corso stesso degli eventi […] Su cosa fondarsi? La risposta era automatica.

Poiché l’unico legame tra le masse proletarie, vergini da un punto di vista organizzativo, era costituito dal processo di produzione, non rimaneva che far coincidere la rappresentanza con le fabbriche e le officine. […]

L’iniziativa della creazione di un autogoverno operaio rivoluzionario fu presa da una delle due frazioni socialdemocratiche il 10 ottobre, quando già si avvicinava il più imponente degli scioperi. Il 13 sera, nell’edificio dell’Istituto Tecnologico, si svolse la prima assemblea del futuro soviet.

Erano presenti non più di 30-40 delegati. Fu deciso di invitare tutti i lavoratori di Pietroburgo allo sciopero generale ed alle elezioni dei delegati. […]

L. Trockij, 1905, a cura di V. Zilli, La Nuova Italia, Firenze 1971, pp. 211-213.

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