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Rivoluzione russa: cronologia ed esercizi.

Rivoluzione russa: cronologia ed esercizi.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Rivoluzione russa: cronologia ed esercizi.

1917:

*      Febbraio: abdicazione Nicola II – formazione del Governo provvisorio

*      Ottobre: i bolscevichi rovesciano in Russia il governo provvisorio.

1918:

*      Trattato di Brest-Litovsk con la Germania

*      Inizia la guerra civile

1919:

*      A Mosca nasce l’Internazionale comunista

1921:

*      Rivolta di Kronstadt e inizio della NEP

1922:

*      X congresso panrusso dei Soviet: nasce l’Urss;

*      Stalin segretario del Pcus;

1924:

*      Morte di Lenin

*      Stalin al potere dopo lo scontro con Trotskij

Esercizi

  1. Quali erano le condizioni della Russia pre-rivoluzionaria?
  2. Quali avvenimenti caratterizzarono la rivoluzione del 1905?
  3. Quali furono le principali cause della rivoluzione russa?
  4. Quali eventi caratterizzarono la rivoluzione di febbraio del 1917?
  5. Che cosa sostenevano le Tesi di aprile di Lenin?
  6. Quali eventi caratterizzarono la rivoluzione d’ottobre?
  7. Quali provvedimenti furono adottati dal governo bolscevico dopo la presa del potere?
  8. Che cosa fu la pace di Brest-Litovsk?
  9. Quale esito ebbe la guerra civile?
  10. Che cosa fu la NEP?
  11. Quando nacque l’URSS e che cosa prevedeva la nuova costituzione?
  12. Come avvenne l’ascesa al potere di Stalin?
  13. Che cosa caratterizzò il regime totalitario di Stalin?

 

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Il regime totalitario di Stalin

Il regime totalitario di Stalin

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Il regime totalitario di Stalin

La morte di Lenin e la lotta tra Stalin e Trotzkij.

Il 21 gennaio 1924 Lenin, già ammalato da tempo, morì a Gorki presso Mosca. La sua morte scatenò uno scontro durissimo per la “successione” che si sviluppò tra il 1924 e il 1927 dentro e fuori il partito, nelle piazze e sui giornali, tra Stalin e Trotzkij.

La Russia era l’anello debole della catena imperialista, il paese in cui si era innescata una rivoluzione destinata ad estendersi ai paesi più avanzati, secondo la strategia bolscevica. Infatti non si poteva pensare di realizzare un passaggio immediato al socialismo, saltando la fase di sviluppo del capitalismo, in un paese così arretrato.

La “rivoluzione permanente”

Trotzkij sosteneva pertanto la necessità di compiere ogni sforzo per favorire lo scoppio della rivoluzione in Europa, pena il fallimento della rivoluzione in Russia (Teoria della “rivoluzione permanente”). Solo lo scoppio della rivoluzione nei paesi europei avrebbe consentito al potere sovietico di sopravvivere e di accelerare il passaggio dalla fase democratico-borghese della rivoluzione al socialismo.

Il socialismo in un paese solo

Stalin sosteneva invece che occorreva rinunciare all’”esportazione” immediata della rivoluzione in Europa e mirare all’edificazione del socialismo in Russia (Teoria del “socialismo in un paese solo”). Infatti – sosteneva – la rivoluzione in Europa era per il momento fallita e non sembravano esserci prospettive immediate di un suo sviluppo. Occorreva quindi mobilitare tutte le energie, anche quelle dei partiti comunisti degli altri paesi, per la difesa della “patria” del socialismo.

Stalin prevalse e si sbarazzò di Trotzkij. In seguito riuscì a eliminare anche l’opposizione di Bucharin, altro prestigioso leader del partito, e via via di molti dei leader bolscevichi.

Collettivizzazione e piani quinquennali.

Abrogata la N.E.P., Stalin diede inizio (1929) alla collettivizzazione delle campagne e alla soppressione dei kulaki (contadini ricchi). Inoltre, avviò un processo di industrializzazione a tappe forzate, mediante i cosiddetti piani quinquennali.

Il primo piano quinquennale (1928-32) fece compiere un grande balzo in avanti all’industria russa, specie a quelle metalmeccanica, dell’acciaio ed estrattiva (industria pesante). Negli anni ’30 la crescita industriale fu imponente ma a questo sviluppo fecero da contrappeso le carestie (1931 e 1933), la qualità scadente dei prodotti dell’industria, la povertà dei contadini, la penuria dei beni di consumo.

Culto della personalità e ritorno all’ordine.

Mentre da un lato si instaurava uno spietato regime autoritario e repressivo, dall’altro la propaganda tesseva le lodi del dittatore, trasformandone l’immagine in quella di un semidio, attraverso il cosiddetto “culto della personalità”, attraverso la stampa, i mezzi di comunicazione di massa, le parate militari.

Con il regime totalitario di Stalin ci fu una sorta di ritorno all’ordine. Gli sforzi dei lavoratori furono esaltati e premiati: nel 1935 il minatore . Aleksej Grigorevič Stachanov divenne una celebrità perché riuscì ad aumentare la produttività della sua squadra di lavoro fino a quattordici volte. Il governo sovietico celebrò Stachanov come “lavoratore modello”, dando origine allo “stachanovismo“, fenomeno volto ad aumentare la produttività incoraggiando i lavoratori sia a livello propagandistico che tramite incentivi.

Inoltre, si riportò la disciplina nella scuola, si esaltò di nuovo il concetto di patria (l’URSS patria del socialismo), si reintrodusse il culto delle tradizioni, degli eroi, degli scrittori della vecchia Russia.

Le “purghe staliniane” e l’assassinio di Trotsky

L’assassinio di Kirov, segretario del partito a Leningrado, diede a Stalin l’occasione per avviare una serie di epurazioni, che egli chiamò “purghe”. In particolare le purghe raggiunsero l’apice tra il 1936 e il 1939, con vari processi contro veri o presunti nemici del regime e quasi tutti i vecchi dirigenti del partito, protagonisti della rivoluzione bolscevica, furono eliminati: scomparvero Zinovev, Kamenev, Bucharin, Ordzonikidze, Jagoda, Tuchacevskij e molti altri. La repressione colpì anche molti generali e ufficiali dell’esercito e gli intellettuali.

Nel 1940 Ramòn Mercader, un sicario inviato dall’NKVD, con il falso nome di Frank Jackson e grazie alla sua relazione con la sua segretaria, cominciò a frequentare la casa di Trotsky e il 21 agosto 1940 lo uccise colpendolo al capo con una piccozza.

La persecuzione dei “nemici del popolo” e i gulag

Gli oppositori del regime o presunti tali furono perseguitati come “nemico del popolo” dalla polizia politica (NKVD), eliminati, incarcerati o internati nei gulag (dalla sigla GULag – Glavnoe upravlenie lagerej, ovvero Direzione centrale dei lager), campi di prigionia e di lavoro forzato. Quale sia stato il numero di persone che vi sono state recluse e di vittime è difficile dirlo con precisione. I dati forniti da diverse fonti sono spesso molto distanti. In ogni caso si trattò di decine di milioni di internati e di diversi milioni di morti.

Nel 1936 fu promulgata una nuova Costituzione, apparentemente più democratica e meno radicale di quella del 1924. Furono formalmente riconosciuti a tutti gli stessi diritti, compreso quello di voto, ed erano ammesse la libertà di coscienza, di parola, di stampa, di riunione. Tuttavia, al Partito comunista, ormai strumento passivo nelle mani del dittatore, era assicurata una preminenza assoluta su ogni altra istituzione statale e non era prevista nessuna forma d’opposizione.

Stalin – La storia siamo noi (documentario)

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Dalla guerra civile alla nascita dell’U.R.S.S.

Dalla guerra civile alla nascita dell’U.R.S.S.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

Dalla guerra civile alla nascita dell’U.R.S.S.

La guerra civile.

Ebbe così inizio una drammatica guerra civile (1918-1920), che vide contrapporsi militarmente le “armate bianche” antibolsceviche, guidate da ex generali zaristi o dagli altri partiti di opposizione, e l’Armata Rossa bolscevica, organizzata da Trotzkij, commissario del popolo per la guerra.

Anche le potenze occidentali, temendo il diffondersi della rivoluzione bolscevica, organizzarono un intervento militare contro il potere sovietico e fornirono consistenti aiuti ai bianchi. Tuttavia, l’Armata rossa respinse i vari tentativi di penetrazione nella regione di Mosca e Pietrogrado, e riuscì in seguito ad attuare una controffensiva che portò alla definitiva sconfitta delle forze controrivoluzionarie.

Il “comunismo di guerra”.

Nel periodo della guerra civile, nel tentativo di esercitare un più stretto controllo sulle scarse risorse a disposizione i bolscevichi adottarono una serie di provvedimenti sociali ed economici che furono definiti da Lenin “comunismo di guerra”. Le misure intraprese comportarono la nazionalizzazione dell’industria, la soppressione del commercio privato (sostituito da razionamento e distribuzione statale dei generi alimentari), l’invio di distaccamenti operai nelle campagne per la requisizione di viveri a favore dell’esercito e degli abitanti delle città.

La rivolta di Kronstadt.

Nel 1921, un anno difficile che vide la chiusura di molte fabbriche e una grave penuria di generi alimentari, scoppiò la rivolta antibolscevica dei marinai di Kronstadt, che si ribellarono e resistettero per oltre due settimane alle forze governative. Lenin si vide costretto a reprimere la rivolta con la forza (marzo 1921).

La NEP.

Terminata la guerra civile, Lenin abbandonò il comunismo di guerra. In Russia si moriva di fame, di freddo, di stenti e nessun aiuto proveniva dall’estero, perché molti Stati avevano deciso il blocco delle relazioni commerciali con la Russia. In particolare nelle città la situazione era grave, perché non arrivavano eccedenze di produzione dalle campagne. Nel tentativo di rilanciare l’economia nel 1921 Lenin varò la Nuova Politica Economica (N.E.P.), che reintrodusse l’iniziativa privata nelle piccole e medie industrie e nel commercio interno, promuovendo nelle campagne il libero mercato, che ebbe come conseguenza la formazione di uno strato di contadini ricchi (i kulàki).

Nascita dell’URSS, nuova Costituzione.

Il 27 dicembre 1922 fu decisa, al Congresso Panrusso dei Soviet, la creazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, che diventò uno Stato plurinazionale. Nel gennaio 1924 entrò in vigore la Costituzione dell’U.R.S.S., che prevedeva la dittatura del proletariato: i borghesi, gli ecclesiastici e quanti non svolgevano un lavoro produttivo erano esclusi dal voto.

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La Rivoluzione d’ottobre.

La Rivoluzione d’ottobre.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Rivoluzione d’ottobre.

La presa del potere da parte dei bolscevichi.

Viene decisa l’insurrezione armata.

Resosi conto della crisi del governo Kerenskji e della crescente influenza delle forze rivoluzionarie, Lenin ritenne la situazione matura per conquistare il potere. Rientrato clandestinamente in Russia, fece approvare in una riunione del comitato centrale del partito bolscevico tenutasi il 10 ottobre (calendario russo) la sua proposta di passare all’insurrezione armata.

Contrari si dichiarano due fra i più autorevoli dirigenti del partito, Kamenev e Zinov’ev.

La presa del Palazzo d’Inverno

Trotzkij creò un comitato militare rivoluzionario, insediatosi all’istituto Smolnyi sede del Soviet di Pietrogrado, composto da 48 bolscevichi, 14 socialrivoluzionari di sinistra e 4 anarchici.

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre (24/25 ottobre per il calendario russo), sotto la direzione del comitato militare rivoluzionario, le truppe rivoluzionarie occuparono i punti strategici della città. Kerenskji fuggì a bordo di una vettura dell’ambasciata americana, mentre gli altri ministri restarono asserragliati in attesa di rinforzi.

Il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio, era presidiato da un migliaio di ufficiali cadetti e da un battaglione di donne. Le forze rivoluzionarie inviarono un ultimatum che concedeva ai ministri mezz’ora per arrendersi, minacciando di aprire il fuoco con i cannoni della fortezza di Pietro e Paolo e delle navi da guerra.

Scaduto l’ultimatum, verso le nove di sera un colpo di cannone a salve sparato dalla fortezza di Pietro e Paolo diede il segnale d’inizio dell’attacco al Palazzo d’Inverno. Iniziò il cannoneggiamento ma pochi colpi andarono a segno, mentre nel frattempo un gruppo di combattenti bolscevichi penetrò in un’ala del palazzo e ottenne la resa dei resistenti.

Il 26 ottobre (8 novembre) alle 2 e 10 di notte i soldati rivoluzionari entrarono nella sala del governo provvisorio: i ministri furono arrestati e condotti alla fortezza di Pietro e Paolo.

Kamenev, presidente del congresso dei Soviet, annunciò la caduta del Palazzo d’Inverno e alle cinque di mattina fu decretata l’assunzione del potere da parte dei Soviet.

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Rivoluzione russa: la rivoluzione di febbraio.

Rivoluzione russa: la rivoluzione di febbraio.

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Rivoluzione russa

La rivoluzione di febbraio.

La Prima Guerra mondiale.

La partecipazione alla Prima guerra mondiale fu un massacro che comportò enormi perdite di territori e di vite umane (circa due milioni di soldati), mentre nel 1916 il numero dei disertori raggiunse il milione. Il malcontento della popolazione crebbe e la Russia divenne una polveriera pronta a esplodere.

Le “giornate di febbraio”

Questa situazione sfociò nelle “giornate di febbraio”, dal 23 al 27 febbraio del 1917, in una serie di proteste e di manifestazioni popolari. Il 23 febbraio (8 marzo per il calendario occidentale) era la giornata internazionale della donna, che per impulso delle operaie tessili di Pietrogrado si trasformò da giornata di celebrazione nel primo giorno della rivoluzione, con scioperi e manifestazioni sempre più numerosi, che si ripeterono nei giorni successivi, con una crescente partecipazione degli operai.

Il governo dello zar diede inizio alla repressione e il 26 febbraio fece sparare sulla folla, ma i soldati iniziarono a solidarizzare con i manifestanti, tanto che il giorno successivo operai e soldati occuparono la fortezza di Pietro e Paolo, procurandosi armi. In poche ore Pietrogrado fu nelle mani degli insorti.

Abdicazione dello zar e governo provvisorio

Lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare e i principali partiti che componevano la Duma (parlamento), ottobristi (monarchico-costituzionali) e cadetti, formarono un governo provvisorio, guidato dal principe Georgij L’vov. In un secondo momento, entrò a far parte dell’esecutivo anche il socialrivoluzionario Aleksander Kerenskij, come ministro della Giustizia.

Il governo provvisorio aveva due obiettivi: costruire un regime liberal-parlamentare e proseguire il conflitto contro la Germania.

Tuttavia, al potere ufficiale si affiancò presto quello dei Soviet, organismi di rappresentanza eletti nelle fabbriche, nelle campagne e nell’esercito, che da Pietrogrado si erano diffusi in tutto il paese. Intanto nelle campagne i contadini iniziarono a insorgere dando l’assalto alle terre dei grandi proprietari.

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