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La guerra civile spagnola (1936-1939)

La guerra civile spagnola (1936-1939)

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La guerra civile spagnola (1936-1939)

La Spagna negli anni Trenta.

La Spagna degli anni Trenta del Novecento era un paese in ritardo sul piano dello sviluppo industriale-capitalistico, pur con alcune zone fortemente industrializzate. Nelle campagne le terre appartenevano ancora in larga parte a pochi grandi proprietari terrieri. Sul piano politico, tra gli operai, i minatori e i braccianti agricoli si erano largamente diffusi le idee e i movimenti socialisti e anarchici, mentre tra i ceti medi trovavano maggior consenso le formazioni di ispirazione democratica, repubblicana e anticlericale.

Miguel Primo de Rivera

Nel settembre del 1923, in una situazione di aspre tensioni sociali e politiche, il capitano generale della Catalogna Miguel Primo de Rivera, con l’appoggio di gran parte dell’esercito e degli ambienti conservatori, mise in atto un colpo di Stato, con il consenso del re Alfonso XIII. Fu sospesa la Costituzione e furono sciolte le Cortes (Parlamento), mentre il potere fu assunto da un Direttorio militare con a capo lo stesso De Rivera. 

Il 28 gennaio 1930, perduto ormai l’appoggio degli stessi militari e del sovrano, Primo de Rivera rassegnò le dimissioni e Alfonso XIII affidò il governo al generale Berenguer, che l’anno successivo si dimise dopo aver indetto nuove elezioni.

Il successo elettorale delle sinistre 

I repubblicani e i socialisti alleati ottennero un importante successo alle elezioni comunali dell’aprile del 1931. Lo stesso re Alfonso XIII fu costretto ad abbandonare la Spagna e fu proclamata la Seconda Repubblica. 

Si formò un governo a guida Alcalà-Zamora, mentre nel paese vi furono aspri scontri durante le manifestazioni del Primo maggio. In giugno le elezioni politiche diedero una larga maggioranza ai partiti repubblicani. Alcalà-Zamora fu eletto presidente e Manuel Azaña Díaz divenne primo ministro. 

Fu approvata una nuova costituzione repubblicana liberal-progressista e nel biennio successivo i governi repubblicano-socialisti di Manuel Azaña, con l’opposizione delle destre monarchico-clericali e militariste, cercarono di creare un sistema rappresentativo democratico e concessero l’autonomia alla Catalogna e ai Paesi Baschi. Il governo inoltre varò una legislazione che mirava a laicizzare lo Stato. Furono previsti la separazione tra Stato e Chiesa, lo scioglimento di alcuni ordini religiosi, come la Compagnia di Gesù, e l’eliminazione di alcuni privilegi della Chiesa, che si oppose duramente al governo repubblicano.

La rivincita elettorale delle destre

Fu poi abbozzata una riforma agraria, che però non potè essere attuata a causa della successiva vittoria elettorale delle destre (rappresentate da due nuove formazioni politiche: la CEDA di J. M. Gil Robles e la fascistoide Falange (Falange Española de las J.O.N.S.) di J.A. Primo de Rivera). 

Infatti, mentre la Spagna era attraversata da agitazioni sociali e politiche molto dure e violente, in novembre del 1933 la destra ottenne una vittoria elettorale favorita anche dall’astensionismo della CNT (Confederación Nacional del Trabajo) la confederazione di sindacati anarchici.

Il 1934

Il tentativo di smantellare nel bienio negro (1933-35) le misure progressiste appena introdotte fu all’origine di una serie di lotte durissime e il 1934 fu, in particolare, un anno di grandi tensioni e conflitti. In Catalogna, dove la sinistra aveva vinto le elezioni, il presidente della Generalitat Lluís Companys proclamò la nascita dello Stato catalano all’interno della Repubblica federale spagnola, ma fu arrestato assieme al governo catalano. Intanto nelle Asturie vi fu un’insurrezione dei minatori socialisti, comunisti e anarchici. Il governo a guida Lerroux proclamò in tutto il paese l’”estado de guerra” e chiamò i reparti dell’Armata d’Africa, del “Tercio estranjeros” e il generale Franco a reprimere la rivolta. Fu ristabilita la pena di morte per reati politici e l’insurrezione asturiana fu soffocata, con circa 5000 morti e 30 mila incarcerati.

Il governo Lerroux e lo scandalo dell’Estraperlo

L’anno successivo il governo Lerroux vide l’ingresso di alcuni ministri della CEDA (Confederazione Spagnola delle Destre Autonome) tra cui Gil Robles, Ministro della Guerra. Il Tribunal de garantias condannò i ministri catalani a 30 anni di carcere e le Cortes approvarono una controriforma agraria. Lo scandalo dell’”Estraperlo” costrinse Lerroux a dimettersi, mentre nacque un governo guidato da Joaquìn Chapaprieta. 

Il Fronte popolare

All’inizio del 1936 il PSOE (Partito socialista operaio spagnolo), il PCE (Partito comunista spagnolo), la Sinistra Repubblicana, la Sinistra Repubblicana di Catalogna, il POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista) e l’Unione Repubblicana diedero vita al Patto elettorale del Fronte popolare che in febbraio vinse le elezioni politiche, contro il Fronte Nazionale Controrivoluzionario delle destre (267 seggi contro 132).

La sollevazione dell’esercito

Si creò nel paese un clima di forte tensione e di conflitti, che il governo Azaña faticava a tenere sotto controllo. In maggio lo stesso Azaña divenne presidente della Repubblica mentre Casares Quiroga divenne primo ministro. 

Il 15 luglio 1936 i partiti di destra si ritirarono dalle Cortes e il 17 luglio ebbe inizio la sollevazione dell’esercito a Melilla, in Marocco, che il giorno successivo si estese alla Spagna. Dimessosi Quiroga, Diego Martínez Barrio tentò inutilmente di formare un nuovo governo, attraverso un accordo con i militari. Il repubblicano José Giral, divenuto primo ministro, chiese il sostegno militare del governo francese guidato dal socialista Léon Blum, mentre il generale Francisco Franco, uno dei principali capi della rivolta, cercava l’appoggio di Mussolini e di Hitler. 

L’inizio della guerra civile

Obiettivo degli insorti era di conquistare il Sud della Spagna per arrivare velocemente a Madrid, ma la strenua resistenza delle forze repubblicane portò invece a una lunga guerra civile. Il 20 luglio il generale Sanjurio, uno dei capi della rivolta, morì in un incidente aereo in Portogallo, così la guida dell’insurrezione passo decisamente nelle mani del generale Franco. La sollevazione militare controllò le zone spagnole del Marocco, le Canarie, le Baleari (eccetto Minorca), la Spagna a Nord della Sierra de Guadarrama e del fiume Ebro (eccetto le Asturie, Santander, il nord dei Paesi Baschi). I militari controllarono inoltre, a Sud, Cadice, Siviglia e Cordoba. I nazionalisti crearono un governo, la “Junta de Defensa Nacional”, con sede a Burgos, presieduta dal generale Miguel Cabanellas, con Franco capo dell’esercito.

Il Comintern decise l’invio di volontari e di fondi per la Repubblica e la Francia inviò i primi aerei, mentre Hitler decise di appoggiare militarmente i golpisti. L’invio di aerei forniti da Hitler e Mussolini permise ai rivoltosi di trasferire sulla penisola l’Esercito d’Africa, le loro truppe più efficienti, che iniziarono ad avanzare verso Madrid.

La guerra nel 1936

In agosto si formò il Comitato internazionale per il non intervento, cui aderirono la Francia e l’Inghilterra. Italia, Germania e Portogallo accettarono a parole il non intervento ma nei fatti sostennero i generali golpisti. Intanto, in settembre si formò il governo guidato da Largo Caballero, con repubblicani, PSOE, PCE e con il sostegno della CNT.

A Burgos Franco, proclamato capo dello Stato e Generalissimo, organizzò due eserciti: del Nord, con a capo il generale Mola, e del Sud, comandato dal generale Queipo de Llano.

Il governo repubblicano concesse l’autonomia ai Paesi Baschi ed emanò un decreto di esproprio delle proprietà terriere dei sostenitori della sollevazione militare.

Sul piano militare il 1936 fu caratterizzato principalmente da limitati successi delle truppe dei rivoltosi, che a più riprese cercarono di prendere Madrid ma che furono respinti. Inoltre, intervennero nel conflitto le forze inviate da Germania e Italia ai franchisti e dall’URSS ai repubblicani.

L’intervento delle potenze straniere

Italia e Germania, unite nel Patto d’acciaio dell’ottobre 1936, inviarono consistenti aiuti in uomini, armi e aerei al generale Franco, mentre il Portogallo gli fornì circa 20.000 volontari, garantendo la sicurezza delle frontiere con i territori occupati dai ribelli.

Al cospicuo impegno di Italia e Germania, non corrispose un eguale sforzo da parte di Inghilterra (governata dai conservatori che perseguivano una politica di pace con la Germania) e Francia (governata da un Fronte popolare, ma alle prese con gravi difficoltà interne). L’appoggio più consistente fu quello dell’Urss, che inviò armi e consiglieri militari e che organizzò le Brigate Internazionali.

Le Brigate Internazionali

In soccorso del Fronte popolare, si schierano anche gli antifascisti italiani in esilio, aderenti a Giustizia e Libertà, come Carlo Rosselli, gli anarchici come Camillo Berneri, i socialisti e i comunisti. La partecipazione dei volontari italiani, principalmente inquadrati nella Brigata Garibaldi, fu consistente (oltre 3000) e vide la partecipazione di alcuni tra i maggiori esponenti dell’antifascismo. Le Brigate internazionali ebbero un ruolo determinante nella difesa di Madrid, distinguendosi nella battaglia di Guadalajara nel marzo 1937, dove combatterono da un lato gli antifascisti italiani del battaglione Garibaldi e dall’altro i cosiddetti volontari fascisti del Corpo Truppe Volontarie.

La guerra nel 1937

In gennaio del 1937 le truppe nazionaliste presero la città di Malaga e si diressero su Algesiras, Ronda e Granada. Con il supporto degli aiuti tedeschi e italiani i nazionalisti cercarono nuovamente di prendere Madrid ma le forze repubblicane resistettero. Inoltre le forze nazionaliste iniziarono l’offensiva per la conquista dei Paesi Baschi e il 26 aprile la Legione Condor tedesca e l’Aviazione Legionaria italiana bombardarono la città basca di Guernica, devastandola.

I conflitti interni ai Repubblicani

Intanto nel fronte repubblicano si accesero aspri conflitti tra l’ala stalinista (PCE), alleata con i socialisti e i repubblicani, e le componenti più radicali, costituite principalmente dagli anarchici della CNT e dal POUM, vicino alle posizioni dei trotskisti. I primi sostenevano la necessità di creare un vasto schieramento sociale e che pertanto occorresse rinviare i cambiamenti rivoluzionari, dando priorità alla guerra. I secondi erano invece convinti che la guerra civile e la rivoluzione sociale dovessero muoversi di pari passo, per dare maggior forza all’azione militare grazie al sostegno di operai e contadini.

Le tensioni esplosero a Barcellona quando il 3 maggio 1937 unità della Guardia Civil, la polizia controllata dal PCE, tentarono di impadronirsi della “Telefònica”, la centrale telefonica gestita dagli operai e dagli anarchici. Gli occupanti resistettero e risposero al fuoco, dando inizio ad una serie di scontri che proseguirono per cinque giorni per le strade della città. I ministri anarchici convinsero gli operai a mettere fine all’insurrezione. Il governo repubblicano inviò 10 000 guardie d’assalto e la repressione colpì duramente gli operai insorti. Questi eventi segnarono la disfatta politica degli anarchici, del POUM e dei socialisti massimalisti di Largo Caballero. 

Il governo Negrín e la liquidazione del POUM

Il 15 maggio Largo Caballero fu costretto a dimettersi e il governo repubblicano fu sempre più controllato dagli stalinisti del PCE. Il socialista Juan Negrín divenne capo del governo, escludendone UGT e CNT. Numerosi esponenti di spicco e semplici militanti del POUM e anarchici furono arrestati e uccisi. Camillo Berneri e Francesco Barbieri, anarchici italiani, furono arrestati e uccisi poco dopo il loro arresto. Lo scrittore inglese George Orwell, che militava nel POUM, riuscì a sfuggire alla cattura. Poi, in giugno il POUM fu messo fuori legge e i suoi leader furono arrestati. Tra di essi Andrés Nin, che dopo alcuni giorni fu assassinato. In ottobre, in seguito alle critiche rivolte al governo Negrín, Largo Caballero fu arrestato e posto agli arresti domiciliari.

Mentre nei territori controllati dai repubblicani PSOE e PCE reprimevano le componenti più radicali, degli anarchici e del POUM, le truppe franchiste si impadronirono dei Paesi Baschi e delle Asturie, conquistando così tutto il Nord della Spagna.

La guerra nel 1938

L’esercito repubblicano, per prevenire l’attacco dei nazionalisti alla Catalogna lanciò un’offensiva che portò alla conquista di Teruel, ma in seguito alla controffensiva franchista fu costretto ad abbandonare la città. In marzo i nazionalisti sferrarono una doppia offensiva dall’Aragona verso Lérida e verso la costa del Mediterraneo, che portò alla divisione in due dei territori repubblicani. Intanto, si succedettero intensi bombardamenti su Barcellona da parte dell’aviazione italiana.

Il governo Negrín cercò di trattare la pace, ma Franco pretese una resa senza condizioni. 

Nel mese di luglio le truppe repubblicane iniziarono la battaglia dell’Ebro, nel tentativo di distogliere i nazionalisti dall’attacco su Valencia, lanciato nel mese precedente, e di alleggerire la pressione su Madrid e sulla Catalogna. L’iniziale successo repubblicano si scontrò con la netta superiorità aerea nazionalista.

In settembre, su pressione delle democrazie occidentali il governo Negrín annunciò alla Società delle Nazioni il ritiro delle Brigate internazionali dalle zone di combattimento, con l’obiettivo di ottenere un analogo ritiro delle truppe fasciste e naziste che combattevano per Franco. Il 28 ottobre, dopo una sfilata per le vie di Barcellona le Brigate internazionali abbandonarono i combattimenti.

L’offensiva dei nazionalisti sconfisse le truppe repubblicane nella battaglia dell’Ebro. La sconfitta dell’esercito repubblicano sull’Ebro segnò di fatto la fine della guerra civile spagnola. Proseguirono i bombardamenti su Barcellona e iniziò la grande offensiva nazionalista sulla Catalogna: un attacco su sei direttrici dai Pirenei all’Ebro. I franchisti conquistarono Borjas Blancas, circondarono Terragona e raggiunsero la periferia di Barcellona. Il governo repubblicano fuggì a Girona, anche se le truppe continuarono a difendere la città. 

1939: l’epilogo

Il 14 gennaio 1939 le truppe franchiste occuparono Terragona e il 26 gennaio entrarono a Barcellona, mentre l’esercito repubblicano ripiegò verso il confine francese. La presa di Girona (4-5 febbraio) determinò la rotta dell’esercito repubblicano e la fine della guerra in Catalogna. Tra la fine di gennaio e i primi di febbraio del ’39 circa 200.000 soldati repubblicani (insieme a decine di migliaia di donne e bambini) chiesero asilo in Francia dove furono internati in campi di concentramento. 

La guerra stava volgendo al termine e il 27 febbraio l’Inghilterra e la Francia decisero il riconoscimento ufficiale del governo del generale Francisco Franco. Il giorno seguente, il presidente della Repubblica Azaña, che con un aereo si era rifugiato in Francia, rassegnò le dimissioni.

A Elda (Alicante), dove il governo si era ritirato, il colonnello Segismundo Casado attuò un colpo di Stato contro Negrín e gli stalinisti. Il potere passò al Consejo de Defensa Nacional, di cui facevano parte rappresentati della CNT, del PSOE, dell’Izquierda Republicana, dell’Union Republicana e dell’UDC, e fu presieduto dal generale Miaja. Il colonnello Casado, cercò inutilmente di negoziare la pace con Franco. Alla fine di marzo i nazionalisti occuparono Madrid e Valencia e il 1° aprile Franco annunciò la fine della guerra. 

La fine della guerra di Spagna precedette di pochi mesi lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

 

Bibliografia

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Beevor A., La guerra civile spagnola, Rizzoli, Milano, 2006

Preston P., La guerra civile spagnola 1936-1939, Mondadori, Milano, 1999

Ranzato G., La Guerra di Spagna, Giunti, Firenze 1995

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