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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

I Curdi e l’illusione del Kurdistan

 

Il Kurdistan

Per Kurdistan si intende comunemente un’area di circa 450.000 kmq, abitata dalla popolazione di etnia curda, suddivisa tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq. Comunità curde si trovano anche in alcune repubbliche ex sovietiche, come l’Armenia e l’Azerbaigian. Il Kurdistan turco è di circa 230 mila kmq (30% del territorio turco), quello iracheno di circa 74 mila kmq (17%), quello iraniano di circa 125 mila kmq (7,5%) e quello siriano di circa 18.300 kmq (10%).
Se il Kurdistan fosse unito potrebbe essere uno degli Stati più ricchi del Medio Oriente, considerate le materie prime di cui dispone, dal petrolio alle risorse idriche. Il petrolio infatti viene estratto in tutte e quattro le aree in cui sono insediati i Curdi, della Turchia, della Siria, dell’Iran e dell’Iraq.
Per quanto riguarda le risorse idriche, nell’area del Kurdistan sgorgano i principali fiumi della regione: il Tigri e l’Eufrate, che costituiscono le principali risorse idriche di Turchia, Siria e Iraq. Nel Kurdistan turco è inoltre situato il lago Van, con una superficie di circa 3.700 kmq. Nel Kurdistan iraniano sgorgano i quattro fiumi principali e il lago Urmia, con una superficie di circa 5.500 kmq e diverse dighe per la produzione di energia idroelettrica. Nel Kurdistan iracheno, oltre al Tigri, scorrono altri fiumi importanti. Il Kurdistan è il passaggio obbligato per alcune importanti vie di comunicazione tra i paesi di quest’area. Un ipotetico Stato curdo potrebbe contare presumibilmente oltre 24 milioni di persone, il quarto gruppo nazionale del Medio Oriente.
Le aspirazioni alla creazione del Kurdistan come entità statale indipendente si sono scontrate con una serie di difficoltà che, ancor oggi, sembrano rendere impossibile o molto improbabile la loro realizzazione. In primo luogo, gli Stati in cui si trova distribuita l’etnia curda contrastano la creazione di uno Stato curdo indipendente, in particolare sul proprio territorio ma anche in quelli confinanti. Le grandi potenze e le potenze regionali hanno talvolta prospettato ai Curdi la possibilità di creare un proprio Stato o quanto meno di poter godere di un’ampia autonomia, in cambio del loro appoggio militare. Salvo però di volta in volta tradire le promesse allo stabilizzarsi della situazione. Un ulteriore, non irrilevante fattore di difficoltà è poi costituito dalle forti divisioni interne allo stesso popolo curdo, per ragioni insite nella sua storia (divisioni linguistiche e tribali nonché, in epoca contemporanea, divisioni tra partiti spesso in conflitto tra di loro).

La lingua

Non esiste un’unica lingua curda ma varie lingue. Tra i motivi, l’assenza fino al XIX secolo di una lingua scritta. Il curdo appartiene al ceppo iranico, famiglia indo-europea. Esso è più vicino al persiano che all’arabo. Le principali lingue curde sono due: il kurmangi, parlato dai Curdi della Turchia e della Siria e il sorani parlata dalle popolazioni curde dell’Iraq settentrionale e dell’Iran occidentale. Il kurmangi è scritto in caratteri latini, il sorani in caratteri adattati dall’arabo. Le lingue curde sono dotate di strutture grammaticali e lessicali diverse le une dalle altre e reciprocamente esclusive e incomprensibili.

I Curdi fino al XVIII secolo

I Curdi sono una popolazione nata dalla fusione fra genti autoctone e tribù indoeuropee, giunte a partire dal III millennio a.C. dal mar Caspio e dagli altopiani iranico e afghano. La religione originaria dei Curdi era la zoroastriana. Dopo la conquista araba dei loro territori, i Curdi si convertirono all’Islam. Oltre il 70% aderì al rito sunnita, mentre una minoranza aderì a quello sciita. Nel Kurdistan sono inoltre presenti altre minoranze religiose, numericamente poco significative.
Il grande condottiero musulmano Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb (Saladino), che nel 1192 sconfisse i Crociati di Riccardo Cuor di Leone, dopo aver riconquistato Gerusalemme nel 1187, era di origine curda. Nato a Tikrit, fondò la dinastia Ayyubi che governò il regno d’Egitto e Siria.
Tra l’XI e il XVI secolo il Kurdistan visse tre invasioni. La prima, quella turca, risale al 1051. La seconda, quella mongola, dilagò nel XIII secolo. L’ultima fu quella di Tamerlano (Timur-lenk) il grande conquistatore turcomanno che si scontrò con i Curdi nel 1402. Un secolo di guerre sconvolse il Kurdistan fino alla battaglia di Gialdiran nel 1514, che vide lo scontro fra i due grandi imperi del Medio Oriente, il persiano e l’ottomano. Il trattato di Gialdiran (1514) e il successivo Trattato di Kasiri-Sirin (1639) sancirono la definizione dei confini tra i due imperi e la definitiva spartizione del Kurdistan. I due imperi, in particolare quello ottomano, che inglobò la maggior parte del Kurdistan, lasciarono ai principati curdi ampia autonomia in cambio del loro appoggio militare. Tuttavia, tale autonomia e la struttura feudale e tribale su cui essa era basata, finirono per alimentare le conflittualità interne alla comunità curda e ostacolarono la formazione di una coscienza nazionale.

I Curdi nel XIX secolo

Quando nel corso dell’Ottocento l’Impero ottomano ebbe bisogno di maggiori risorse finanziarie e umane, i feudatari curdi cercarono di resistere alle pressioni di Istanbul, anche ribellandosi. La situazione era tale da favorire l’ingerenza esterna per strumentalizzare la questione curda. La Persia agevolò la contrapposizione tra la Sublime Porta e i Curdi, sperando in conquiste territoriali. Nella disputa si inserì anche la Russia, desiderosa di indebolire l’Impero ottomano. Nel corso del XIX secolo i principati scomparvero mentre aumentò il potere delle singole tribù, spesso in conflitto tra di loro, determinando un’ulteriore frammentazione della società curda.
Alla fine del XIX secolo, grazie all’opera di Shaikh Obeydullah, ci fu un primo tentativo di unificare il Kurdistan ottomano e iraniano, ma il tentativo fu stroncato dall’accordo tra la Sublime Porta e la Persia. Tuttavia, la decadenza dell’Impero ottomano sollecitò una presa di coscienza da parte del popolo curdo. Nel 1898 al Cairo uscì il primo giornale in curdo, il Kurdistan, nacquero diversi club letterari curdi e per un breve periodo fu attiva, fino alla sua chiusura nel 1909, una scuola curda a Istanbul. Nel 1910 sorse la prima organizzazione politica: Hiviya Kurd (“Speranza curda”). Ben presto il potere militare turco ne limitò le attività, chiudendo scuole e associazioni.
Nel corso della Prima guerra mondiale alcune tribù curde combatterono con gli Imperi centrali, a fianco dell’Impero ottomano, mentre altre si schierarono con l’Intesa. Durante la guerra gli Inglesi, in cambio dell’appoggio dei Curdi contro l’Impero Ottomano, promisero la creazione, dopo la guerra, di uno Stato curdo indipendente. Così, dopo la guerra, con il disfacimento dell’Impero ottomano sembrò possibile la nascita di uno Stato curdo indipendente.
Il Trattato di Sèvres dell’agosto del 1920 previde il diritto dei Curdi a uno Stato indipendente. Ma con il successo militare del generale Mustafa Kemal, detto Atatürk e con la nascita della Repubblica Turca tale promessa venne meno. Il Trattato di Losanna (24 giugno del 1923) non prevedeva più uno Stato curdo e non menzionava nemmeno il popolo curdo. Il Kurdistan fu spartito tra quattro Stati diversi: Turchia, Siria, Iran e Iraq.

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