La Guerra dei Trent’anni

La Guerra dei Trent’anni

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Guerra dei Trent’anni

La cosiddetta “guerra dei Trent’anni” fu un complesso di guerre che sconvolsero l’Europa centro-settentrionale, e in particolare la Germania, dal 1618 al 1648, con notevoli ripercussioni sull’assetto politico ed economico europeo. Essa portò massacri, saccheggi, violenze di ogni genere sui civili, scatenò epidemie e distruzioni. La guerra ebbe origine nei territori del Sacro Romano Impero e che vide l’intervento, in fasi successive, delle maggiori potenze europee del tempo. Fu per certi aspetti l’ultimo grande conflitto antico e per altri il primo moderno: iniziò apparentemente per motivi dinastico-religiosi e territoriali, ma divenne un conflitto generalizzato di potenze. La pace di Westfalia, che pose termine alla guerra nel 1648, segnò l’inizio di una nuova era negli equilibri tra gli Stati europei e negli stessi princìpi su cui si sarebbero da quel momento basati i rapporti tra le potenze del continente.

 

I precedenti

La Pace di Augusta del 1555 aveva stabilito il principio in base al quale le due confessioni religiose, cattolica e luterana, avrebbero potuto convivere nell’Impero. Non si affermava la libertà di coscienza, ma il principio riassunto dalla formula latina del cuius regio, eius religio (in latino: “di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione”). In altri termini, la religione professata dal principe sarebbe stata quella imposta ai suoi sudditi. Per i dissenzienti era prevista la possibilità di usufruire del beneficium emigrandi (la possibilità di emigrare in un altro territorio). La pace di Augusta non teneva conto dell’esistenza di altre confessioni religiose oltre alla cattolica e alla luterana.

La Francia

Agli inizi del Seicento la Francia era appena uscita da una sanguinosa guerra civile, scatenata anch’essa da motivazioni religiose. Il conflitto si era concluso con la definitiva presa del potere da parte di Enrico IV di Borbone, ufficialmente sovrano dal 1589 ma consacrato solo nel 1594 con l’abiura e la presa di Parigi. L’ugonotto Enrico, già re di Navarra, uscito vincitore dalla “guerra dei tre Enrichi” (1585-1589), si convertì al cattolicesimo pur di diventare re di tutta la Francia, ed emanò l’editto di Nantes (1598) atto conclusivo di quasi quattro decenni di guerra civile. A Enrico IV succedette Luigi XIII, che all’epoca aveva solo nove anni. Durante la reggenza della madre, Maria de’ Medici, la situazione politica interna peggiorò. La reggente si circondò di favoriti corrotti e incapaci e l’aristocrazia di sangue tentò di rialzare la testa. Luigi uscì dalla minore età nel 1617 e nel Consiglio di Stato fece ingresso il cardinale di Richelieu, che divenne presto il vero arbitro dei destini della monarchia francese.

La Spagna

La monarchia spagnola si trovava in una fase di declino politico, economico e finanziario, cui contribuì anche la rivolta dei Paesi Bassi, provocata dalla politica di intransigenza cattolica di Filippo II d’Asburgo. La rivolta delle Fiandre, che diede origine alla cosiddetta “guerra degli ottant’anni” (1568-1648), fu un colpo molto duro per le finanze della Monarchia spagnola, cui non giungevano più con la stessa intensità di un tempo i metalli preziosi americani. Filippo II volle mantenere con la forza militare le Fiandre ma il costo della guerra si rivelò presto insostenibile. Il suo successore, Filippo III d’Asburgo (1598-1621), fu artefice di una politica di compromesso che portò a una serie di trattati di pace: la Pace di Vervins del 1598 con la Francia, il Trattato di Londra del 1604 con l’Inghilterra, la Tregua dei Dodici Anni del 1609 con le Province Unite. All’inizio della Guerra dei Trent’anni Filippo III intervenne a fianco dell’Impero. 

Le Province Unite

La Repubblica delle Sette Province Unite, nacque nel 1581 in seguito della separazione delle province fiamminghe meridionali cattoliche rimaste fedeli alla Monarchia spagnola. Si trattava di una piccola realtà politica, se raffrontata con le principali monarchie europee, ma essa mostrò una straordinaria vitalità e assunse un ruolo di primo piano dal punto di vista economico, commerciale, militare, coloniale e culturale. Potenza egemone nei commerci marittimi, in grado di competere vittoriosamente con la concorrente Inghilterra, la Repubblica d’Olanda costruì un vasto impero coloniale e seppe diventare la principale piazza commerciale e finanziaria del continente.

Danimarca e Svezia

Nel settore settentrionale del continente europeo due regni avrebbero giocato un ruolo di assoluto rilievo nelle vicende della Guerra dei Trent’anni: la Danimarca e la Svezia. Nel 1592 Sigismondo Vasa, già eletto re di Polonia, nel 1587 ereditò anche la corona di Svezia. Lo zio di Sigismondo, Carlo, si oppose alla realizzazione di ciò che avrebbe comportato la formazione di una vastissima e potente aggregazione di territori nell’Europa settentrionale, senza contare i conseguenti rischi di una restaurazione cattolica in Svezia. Appoggiato dall’aristocrazia e al termine di una guerra civile, Carlo fece deporre Sigismondo dalla Dieta svedese e assunse formalmente la corona con il nome di Carlo IX. Il nuovo sovrano manifestò da subito mire espansionistiche sia ai danni della Polonia sia ai danni della Danimarca di Cristiano IV (re dal 1588 al 1648). Il figlio e successore di Carlo IX, Gustavo Adolfo, continuò la politica del padre e nel giro di due decenni riuscì a imporre la supremazia svedese su tutto il Baltico. 

Gli Asburgo e l’Impero

Sin dal XV secolo gli Asburgo d’Austria avevano inaugurato una politica di guerre di conquista e soprattutto, di alleanze matrimoniali che li avevano portati ad ampliare la loro influenza sull’Impero. Il potere dell’imperatore, tuttavia, era effettivo solo nei territori dove egli era sovrano, ossia nei possedimenti ereditari degli Asburgo (Austria, Ungheria, Boemia, le Fiandre fino all’abdicazione di Carlo V). Gli Asburgo tentarono di imporre l’effettivo controllo sui territori dell’Impero, mentre i principi tedeschi intendevano conservare la loro autonomia. Dopo l’abdicazione dell’imperatore Carlo V nel 1556, la dinastia degli Asburgo si divise nei due rami degli Asburgo di Spagna e degli Asburgo d’Austria. Il titolo imperiale passò a suo fratello Ferdinando I, nel 1558. A Ferdinando I succedettero Massimiliano II e Rodolfo II. A Rodolfo II succedette Mattia, che dopo la nomina a imperatore tentò di togliere i privilegi che un decennio prima Rodolfo II aveva concesso ai nobili boemi. La conseguenza fu lo scoppio della Guerra dei trent’anni, in seguito alla defenestrazione di Praga.

Verso la guerra

Rodolfo II (1576–1612), pur avendo introdotto la riforma tridentina nei domini asburgici su pressione dei gesuiti, non fece nulla per metterla in pratica, anzi nel 1609 accordò, con la cosiddetta “Lettera di Maestà“, la libertà religiosa ai protestanti boemi di tradizione hussita. Le tensioni fra principi protestanti e cattolici portarono al formarsi di due “leghe”: una “Lega Evangelica” nel 1608, che riuniva i principi protestanti, guidata dall’elettore del Palatinato Federico V e una “Lega Santa” nel 1609, cattolica, guidata dal duca di Baviera Massimiliano I.

La politica di relativa tolleranza messa in atto dall’imperatore Rodolfo II mutò e si irrigidì con l’elezione al trono imperiale di Mattia d’Asburgo e le tensioni si accentuarono. Nel 1617 l’imperatore Mattia, che aveva sposato la cugina Anna ma era privo di eredi, abdicò al trono di Boemia, territorio prevalentemente protestante (soprattutto ussita), a favore del cugino Ferdinando di Stiria, principe cattolico intransigente, che avrebbe ereditato due anni dopo anche il titolo di imperatore come Ferdinando II d’Asburgo. Il cattolicesimo intollerante di quest’ultimo causò però fin dall’inizio moltissime tensioni nei territori imperiali non cattolici, in particolare in Boemia. Egli non rispettava le libertà religiose garantite dai suoi predecessori e in particolare dalla Lettera di maestà di Rodolfo II. La politica di intolleranza di Federico diede vita a forti proteste. Ferdinando, con l’approvazione dell’imperatore, dispose la distruzione di alcuni edifici di culto delle confessioni protestanti, costruiti su terreni appartenenti alla Chiesa cattolica.

Il 23 maggio del 1618 il conte di Thurn, a capo di una delegazione di aristocratici protestanti boemi, entrò con la forza nel castello di Praga per ottenere la revoca dell’ordine. Due luogotenenti imperiali (Jaroslav Martinitz e Wilhelm Slavata) e il loro segretario, che erano lì presenti per dirimere la questione, furono gettati da una finestra del castello di Hradčany a Praga. Nonostante l’altezza di 15 metri essi si salvarono, riportando solo contusioni in quanto atterrarono sul letame presente nel fossato del castello. La cosiddetta “defenestrazione di Praga” accese la miccia della rivolta boema.

 

La fase boemo-palatina (1618-1625)

Gli insorti praghesi istituirono un governo provvisorio e cercarono di reclutare un esercito. Poi chiesero l’aiuto internazionale in vista dell’inevitabile guerra contro le truppe degli Asburgo ma le potenze europee si mantennero caute e per il momento sostanzialmente neutrali. Alla defenestrazione di Praga seguì la rivolta degli abitanti della Boemia, che si estese ai possedimenti asburgici circostanti. 

Nel 1619 l’imperatore Mattia morì e il governo boemo non riconobbe come suo successore e come proprio re Ferdinando II. La corona di Boemia fu offerta a Federico V, calvinista, nella speranza che intorno a lui potesse aggregarsi una coalizione di principi protestanti.

In precedenza quattro elettori erano cattolici (Boemia asburgica, arcivescovadi elettorali di Treviri, Colonia e Magonza) e tre erano protestanti (Brandeburgo, Sassonia e Palatinato). La nomina di Federico V a re di Boemia e la continuità della sua dinastia nel Palatinato sconvolsero gli equilibri elettorali dell’Impero, portando a quattro elettori protestanti contro tre cattolici.

In agosto del 1619, intanto, Ferdinando II divenne ufficialmente imperatore. Questi non aveva un esercito sufficiente a riprendere la Boemia, così nell’ottobre ottenne dal duca Massimiliano di Baviera venticinquemila soldati, agli ordini del generale vallone Johann Tserclaes de Tilly. L’imperatore aveva l’appoggio dei prìncipi cattolici e luterani dell’Impero. Nel 1620 Tilly attaccò la Boemia, mentre l’elettore luterano di Sassonia attaccava la Slesia. Inoltre, il generale genovese Ambrogio Spinola guidò le truppe spagnole a occupare la parte del Palatinato posta sulla riva sinistra del Reno. Infine, l’8 novembre 1620 le truppe di Tilly sconfissero l’esercito boemo nella battaglia della Montagna Bianca. Il 9 novembre gli imperiali entrarono a Praga, da cui Federico V fuggì, rifugiandosi nelle Province Unite.

La Boemia fu inglobata nei possedimenti asburgici. A Praga gli imperiali decapitarono una trentina di capi della ribellione e i beni dei sostenitori della rivolta furono confiscati. La metà circa dei domini signorili passò dai protestanti ai cattolici.

Fu abolita la “Lettera di Maestà”, che assicurava libertà religiosa ai boemi, e molti protestanti furono costretti a emigrare. Fu immesso in Boemia clero cattolico appartenente agli ordini religiosi e i Gesuiti fondarono scuole destinate ai figli delle classi dominanti. Nel 1627 una nuova costituzione boema rinforzò i poteri del re e rese ereditario il titolo.

Nel gennaio 1621 Ferdinando II mise al bando dell’Impero Federico V e confiscò i suoi beni. I prìncipi protestanti sciolsero l’Unione evangelica e si sottomisero all’imperatore. Il Palatinato, appartenuto a Federico V, fu diviso. La parte a sinistra del Reno rimase alla Spagna, costituendo una via importante verso l’Olanda, dove nel 1621 riprese la guerra contro le Province Unite. Nel 1623 Ferdinando affidò la parte del Palatinato a destra del Reno al capo della Lega cattolica, Massimiliano I di Baviera, riconoscendogli titolo di principe elettore. Sembrò così realizzarsi il progetto assolutista degli Asburgo e questo suscitò l’inquietudine dei prìncipi tedeschi. 

Nel 1621, alla scadenza della tregua dei dodici anni con l’Olanda, si riaprì il fronte di guerra tra la Spagna e le Province Unite. Dai confini tedeschi di queste ultime, armate protestanti fecero alcune conquiste in Germania, tra il 1622 e il 1623. Tuttavia il generale Tilly ebbe ragione dei nemici, costringendoli a rientrare nelle Province Unite.

Intanto in Francia il cardinal di Richelieu divenne nel 1624 il principale ministro di Luigi XIII, orientando la politica estera francese in senso antiasburgico. Nell’immediato fu però impegnato a reprimere le rivolte ugonotte in Francia e lo Stato francese non aveva ancora i mezzi finanziari per un intervento militare diretto.

 

La fase danese (1625-1629)

Sul fronte olandese, nel 1625 gli Spagnoli conquistarono la città di Dresda. Fu questo uno dei motivi che indussero il re di Danimarca Cristiano IV a entrare in guerra, nel timore che una vittoria spagnola sulle Province Unite avesse dei contraccolpi nella Germania settentrionale. La Danimarca controllava il commercio tra il mare del Nord e il Baltico attraverso la stretto del Sund, e mirava a costituire una sua zona d’influenza nel Nord tedesco, gestendo lo sbocco al mare dei traffici della regione. Il sovrano danese, che era anche duca di Holstein (un ducato appartenente al Sacro Romano Impero), aveva come obiettivo prioritario la conquista della zona delle foci dell’Elba e del Weser.

La Danimarca fu sostenuta dalla Francia che, sotto la guida del cardinale Richelieu, cominciò a contrastare la politica espansionista asburgica, temendo un nuovo accerchiamento come ai tempi di Carlo V. Anche, l’Inghilterra e l’Olanda appoggiarono la Danimarca, mentre la Svezia rimase neutrale.

Cristiano IV entrò in territorio tedesco nella primavera del 1625 con un esercito di oltre 25.000 uomini. Secondo i piani, l’armata danese avrebbe dovuto unirsi con altre due provenienti dall’Olanda. L’esercito imperiale comandato dal generale Tilly, tuttavia, si rafforzò notevolmente in seguito all’intervento del generale Albrecht von Wallenstein, nobile boemo convertito al cattolicesimo, che mise al servizio dell’Impero oltre 20.000 mercenari, in cambio del bottino saccheggiato nei territori conquistati.

La campagna militare danese fu fallimentare. Tilly sconfisse Cristiano IV nella Battaglia di Lutter, in Turingia (1626), mentre Wallenstein sconfisse ripetutamente un’armata alleata con i Danesi.

Nel 1627 gli imperiali conquistarono il Mecleburgo e la Pomerania, poi l’Holstein (di cui era principe il re danese) e lo Jutland, cioè gran parte della Danimarca. 

Cristiano IV si ritirò nella parte insulare del suo regno, poi fu costretto a firmare la pace di Lubecca (1629), con cui s’impegnava, se voleva salvare la propria corona, a non intromettersi più nelle vicende tedesche.

L’editto di restituzione

L’occupazione del Nord della Germania consentì a Ferdinando II di disporre in quelle regioni, parallelamente alla riaffermazione del potere imperiale, una riorganizzazione confessionale. Nel 1629 egli emanò l’Editto di Restituzione, in forza del quale dovevano essere riconsegnate alla Chiesa cattolica tutte le proprietà confiscate dopo il 1552. L’editto toglieva ai protestanti gli arcivescovati di Magdeburgo e di Brema, dodici vescovati e un gran numero di conventi e di abbazie. Inoltre, molti protestanti furono forzati alla conversione o costretti a espatriare. Il provvedimento suscitò la reazione dei principi luterani rimasti fino ad allora neutrali.

 

La guerra in Italia

La crisi della Valtellina

Durante la fase danese della guerra dei Trent’anni si verificarono degli scontri minori in Nord Italia tra il 1620 ed il 1630, riguardanti il controllo della Valtellina, la successione al ducato di Mantova e il possesso del Monferrato.

La popolazione cattolica della Valtellina insorse nel 1620 contro i protestanti dietro sollecitazione della Spagna, per la quale la valle rappresentava un importante punto di transito lungo la via spagnola che dalla Liguria conduceva ai Paesi Bassi. Nel 1620 una congiura cattolica, pilotata dalla Milano spagnola, portò a un massacro di protestanti in Valtellina, che era sotto il dominio protestante del cantone dei Grigioni. Dopo la strage, la Spagna occupò la Valtellina con il pretesto di difenderne gli abitanti cattolici contro un’eventuale reazione protestante. Per rispondere all’intervento spagnolo, venne formata una lega tra Francia, Ducato di Savoia e Repubblica di Venezia, che tuttavia non riuscì a ribaltare la situazione. In seguito al trattato franco-spagnolo di Monzòn del 1626 la Valtellina divenne di fatto indipendente, soggetta a un tributo verso i Grigioni e gli Spagnoli controllarono la valle.

La successione di Mantova

Nel 1627 si aprì la questione del controllo del territorio di Mantova e del Monferrato, a seguito dell’estinzione della linea dinastica diretta della famiglia Gonzaga. Infatti, Vincenzo II Gonzaga, duca di Mantova, era morto alla fine del 1627 senza lasciare eredi. L’erede più prossimo era il francese Charles Gonzaga, duca di Nevers, ma il ducato era feudo imperiale e la decisione spettava quindi a Vienna. Inoltre Mantova aveva il dominio del Monferrato, il che catalizzava le attenzioni spagnole (era un punto di passaggio verso il Nord italiano ed europeo), francesi (significava un piede in Italia) e sabaude (era in Piemonte). 

La Spagna appoggiò la candidatura al ducato del ramo dei Gonzaga di Guastalla, filo-spagnolo. Dopo l’insediamento di Nevers, truppe spagnole, provenienti da Milano, invasero il territorio di Mantova e del Monferrato, appoggiati da truppe sabaude. La Francia, impegnata sul fronte interno contro gli ugonotti, al momento non poté intervenire ma, debellata la fazione ugonotta, alla fine del 1628 un esercito francese entrò in Italia, costringendo il duca di Savoia Carlo Emanuele I a scendere a patti e il governatore di Milano a togliere l’assedio di Casale.

La situazione si capovolse alla fine del 1629, quando intervenne un poderoso esercito imperiale, che pose l’assedio a Mantova, costretta a capitolare e sottoposta a un brutale saccheggio. Nel frattempo, una terribile epidemia di peste, probabilmente veicolata dalle truppe tedesche, dilagò in tutto il Nord Italia, colpendo particolarmente la città di Milano, che vide dimezzata la propria popolazione. Successivamente, con la Germania minacciata da un’invasione svedese, si giunse al trattato di Cherasco, che riconosceva la successione alla casa Gonzaga-Nevers e il possesso di Pinerolo alla Francia, mentre una parte del Monferrato fu ceduta ai Savoia.

 

La fase svedese (1629-1635)

Le potenze protestanti, e dietro a loro la Francia dei Borbone, non potevamo assistere inerti al trionfo degli Asburgo senza tentare di rovesciare le sorti del conflitto. I prìncipi tedeschi protestanti erano insofferenti per l’applicazione dell’editto di Restituzione e per il potere acquisito da Wallenstein. Nell’estate del 1630, sollecitati anche dagli emissari di Richelieu, chiesero all’imperatore la testa del generale. Così, Ferdinando II decise di togliere a Wallenstein il comando delle truppe imperiali e il condottiero tornò in Boemia nelle sue terre. Richelieu voleva contrastare il rafforzamento dell’Impero e della Spagna, in particolare impedendo che i due rami degli Asburgo di unissero. La Francia si propose da un lato di rafforzare le sue frontiere e di aiutare le Province Unite contro la Spagna, dall’altro di impedire una centralizzazione asburgica in area tedesca. Tuttavia la Francia nel 1630 non era ancora porta a un intervento diretto e si limitò ad agire per via diplomatica. I suoi disegni coincisero con quelli del re svedese Gustavo II Adolfo Casa (1611-32), che mirava a fare del Baltico un “lago svedese”. Gustavo Adolfo, luterano e anticattolico, aveva uno dei migliori eserciti europei, con armi, tattiche e servizi moderni: un esercito nazionale di contadini, disciplinato e pervaso di rigore religioso. 

Nel 1630 Gustavo Adolfo sbarcò con le proprie truppe in Pomerania, occupò Stettino, poi entrò nel Meclemburgo. L’impresa svedese fu fortemente sovvenzionata dal cardinale Richelieu (con il Trattato di Bärwalde) e dagli Olandesi, permettendo a Gustavo Adolfo ingenti spese belliche durante tutto il corso della guerra. Nel maggio del 1631 le forze cattoliche imperiali attaccarono la città di Magdeburgo, alleata della Svezia, sottoponendola a un feroce saccheggio: 24.000 morti tra uomini, donne e bambini. Questo episodio indusse Pomerania, Brandeburgo e Sassonia ad appoggiare gli Svedesi.

Grazie ai fondamentali aiuti finanziari francesi e all’appoggio dell’elettore del Brandeburgo, Gustavo II Adolfo poté finalmente riportare il primo grande successo delle forze protestanti ai danni di quelle cattoliche nel 1631, nella battaglia di Breitenfeld, nei pressi di Lipsia, in Sassonia. La via per la Germania meridionale era così aperta. 

Mentre i Sassoni entravano in Boemia, l’esercito svedese invase la Baviera. Alla fine dell’estate anche tutta l’Alsazia era in mano degli Svedesi, cosa che però Richelieu non gradiva, perché il dominio svedese in Germania stava diventando troppo esteso. Ferdinando II, in difficoltà, richiamò intanto al suo servizio Wallenstein, che con oltre 60.000 uomini espulse i Sassoni dalla Boemia e affrontò gli Svedesi in marcia verso Nord. Nella battaglia di Lützen (16 novembre 1632), nei pressi di Lipsia, gli Svedesi ebbero il sopravvento ma Gustavo Adolfo cadde sul campo di battaglia. 

Nonostante la perdita del sovrano la Svezia non si diede per vinta, perché considerava vitale mantenere un piede in Pomerania e in Prussia, essenziali per il controllo del Baltico. L’erede Cristina aveva solo sei anni, perciò fondamentale fu l’abilità politica di Axel Oxenstierna, cancelliere del Regno, che rinnovò l’alleanza con la Francia e con i prìncipi protestanti tedeschi.

In campo imperiale, intanto si era aggravata la posizione di Wallenstein, accusato da alcuni di tradimento. Accusa in parte giustificata dalle trattative non autorizzate da lui intavolate con i protestanti, in parte alimentata da gelosie e invidie di palazzo. Ferdinando gli revocò il comando delle truppe e si accinse a ordinare il suo arresto. Mentre cercava di accordarsi con gli Svedesi e di trovare protezione presso di loro, la notte del 25 febbraio 1634 Wallenstein fu ucciso da alcuni ufficiali imperiali.

Anche senza l’abilità militare del Wallenstein, il 6 settembre 1634 l’esercito asburgico sconfisse Bernardo di Sassonia-Weimar e gli Svedesi, nella battaglia di Nordlingen, in Baviera. Gli Svedesi evacuarono la Germania meridionale e la Sassonia avviò trattative con Vienna.

Fu così che si giunse alla Pace di Praga del 1635, tra l’imperatore, la Sassonia e il Brandeburgo. Essa prevedeva le seguenti condizioni:

  • spostamento della data di decorrenza dell’Editto di Restituzione di 40 anni;
  • diritto ai protestanti di trattenere i territori ecclesiastici secolarizzati detenuti nel 1627;
  • amnistia per i nemici dell’imperatore che si fossero uniti agli scontri dopo l’intervento svedese nel 1630;
  • divieto agli Stati tedeschi di formare alleanze tra loro o con potenze straniere;
  • unione di tutti gli eserciti degli Stati imperiali in un’unica armata al servizio dell’imperatore.

La pace, tuttavia, non fu firmata da molti prìncipi protestanti e non soddisfaceva la Svezia e la Francia. Quest’ultima, temendo l’accerchiamento da parte degli Asburgo d’Austria e di Spagna, decise di entrare attivamente nel conflitto.

 

La fase francese (1635-1648)

La Francia si trovava in quel momento nelle condizioni economiche, finanziarie e militari di sostenere un impegno del genere. Obiettivi dell’intervento erano il rafforzamento dei confini nazionali e la conquista di territori come il Rossiglione, i passi alpini, l’Alsazia, parte delle Fiandre. Nel 1635 i Francesi si impegnarono direttamente nella guerra dei Trent’anni, prima a fianco della Svezia e contro la Spagna, poi sempre più anche contro l’Impero. La guerra perdeva definitivamente la maschera religiosa per mostrare il suo vero volto di conflitto politico-militare tra le massime potenze continentali.

Prima del 1635 la Francia era già intervenuta realizzando limitate conquiste, come quella dell’elettorato imperiale di Treviri e della Lorena, che aveva notevole importanza strategica perché vi passava la via militare spagnola verso i Paesi Bassi. Inoltre, nell’ottobre 1634 le truppe francesi erano subentrate a quelle svedesi in Alsazia.

Nel 1635 la Francia dichiarò guerra alla Spagna, poiché gli Spagnoli avevano sferrato un’offensiva contro l’Elettore di Treviri, sotto protezione francese dal 1632. La prima fase della guerra non andò come sperato da Luigi XIII e dal primo ministro Richelieu. Nel 1636 la Francia subì anzi un’offensiva sul fronte dei Paesi Bassi che fece giungere le truppe imperiali a circa 150 chilometri da Parigi. Tuttavia l’Impero doveva fare i conti con le truppe svedesi e con lo stato di guerra civile al proprio interno, ormai intollerabile per gran parte della popolazione, che aveva dovuto subire violenze e saccheggi. 

Nel febbraio 1637 morì Ferdinando II e gli succedette il figlio Ferdinando III (1637-57). Il nuovo imperatore riunì una Dieta a Ratisbona nel settembre del 1640, tra l’altro sotto la minaccia costante delle truppe svedesi. La Dieta, nonostante le pressioni del nunzio papale, decise di far cadere l’Editto di Restituzione, stabilendo che chi aveva incamerato beni ecclesiastici fino al 1627 poteva definitivamente conservarli. 

Nell’ottobre 1639 la flotta spagnola fu duramente battuta da quella olandese al largo di Dover (battaglia delle Dune). La caduta in mani francesi della piazzaforte asburgica di Arras (9 agosto 1640) volse gli eventi a favore di Luigi XIII e a scapito della Spagna e le truppe francesi occuparono le Fiandre. Intanto, venti di ribellione iniziavano a soffiare in maggio in Catalogna e in dicembre in Portogallo. Il governo del conte-duca de Olivares, con la sua politica di inasprimento fiscale, aveva provocato forte malcontento. Il cardinale Richelieu approfittò della crisi interna spagnola, fornendo aiuto ai Catalani e ai Portoghesi. Filippo IV di Spagna fu costretto a ritirare le truppe da altri fronti per impiegarle all’interno.

Intanto in Germania, nel 1641 l’elettore del Brandeburgo giunse a una pace separata con la Svezia. La coalizione imperiale precipitò in una profonda crisi. Nel Mediterraneo e nell’Atlantico le flotte francesi e olandesi vinsero ripetutamente quelle spagnole, mentre le forze francesi e svedesi riguadagnavano l’iniziativa nella Germania meridionale: nella seconda battaglia di Breitenfeld del 2 novembre 1642 il feldmaresciallo svedese Lennart Torstenson sconfisse duramente l’esercito imperiale guidato da Leopoldo Guglielmo d’Austria e dal principe generale Ottavio Piccolomini.

La morte del cardinale Richelieu il 4 dicembre 1642 non mutò gli equilibri bellici. Il suo successore, cardinale Giulio Mazzarino, continuò la sua opera: aiuti economici e militari continuarono a fluire verso gli insorti catalani e i ribelli lusitani. A fronte di una situazione così critica, Olivares cercò invano la pace con la Francia e con le Province Unite: questo nuovo insuccesso, sommato alla disfatta subita dagli Spagnoli a Rocroi il 19 maggio 1643 da parte del generale francese Luigi II di Borbone-Condé, segnò la fine della carriera duca di Olivares. Il 14 maggio 1643, intanto, moriva Luigi XIII, lasciando al governo il cardinale Mazzarino e Anna d’Austria, reggenti in nome di Luigi XIV, di soli cinque anni.

Tra il 1643 e il 1645 si svolse un conflitto tra Svezia e Danimarca, ora alleata con l’Impero. Cristiano IV di Danimarca fu costretto alla pace dell’agosto 1645, che metteva fine alle ambizioni danesi nel Baltico, a vantaggio dell’egemonia svedese.

La guerra continuò con esiti alterni, mentre nel frattempo, nel 1644, erano iniziate trattative di pace, poiché appariva impossibile per le forze in campo ottenere una vittoria decisiva sullo schieramento avversario, anche se le sorti dell’Impero e della Spagna volgevano al peggio. Nel 1646 un’offensiva franco-svedese contro la Baviera spinse il duca Massimiliano a firmare un trattato che metteva fine alle ostilità. Nello stesso anno, considerati i progressi francesi nelle Fiandre, gli Olandesi sciolsero di fatto l’alleanza con la Francia, che ormai si rivelava un alleato scomodo e pericoloso, e avanzarono offerte di pace alla Spagna, che finì per riconoscere l’indipendenza politica dell’Olanda (poi ratificata anche dall’impero con la pace di Vestfalia).

Infine, mentre gli Svedesi assediavano Praga, giunse la notizia che il 24 ottobre 1648 la guerra era finita, con la firma della Pace di Vestfalia. Nel corso della guerra gli stati tedeschi avevano perso una fetta consistente della popolazione (si stima tra il 20% e il 30%), mentre i sopravvissuti avevano conosciuto la miseria, le deportazioni, lo svuotamento di villaggi, le epidemie, le brutalità degli delle soldatesche. 

La pace di Westfalia

La guerra dei Trent’anni giunse a conclusione con i lunghi negoziati di Vestfalia, nel Nord-Ovest della Germania. Le trattative si svolsero nelle città di Münster per i cattolici (Francia, Impero, Provincie Unite, Spagna e prìncipi cattolici) e di Osnabrück per i protestanti (Svezia, prìncipi protestanti e Impero). Il 30 gennaio 1648 a Münster la Spagna e le Province Unite siglarono una pace separata, inutilmente ostacolata dal Cardinal Mazzarino, con cui gli Spagnoli riconoscevano l’indipendenza delle Province Unite. Il 24 ottobre 1648 si arrivò ad una serie di trattati firmati nelle due città, rispettivamente tra Olanda e Spagna, Francia e Impero, Svezia e Impero, noti nel loro insieme come Pace di Vestfalia. Alle trattative non presero parte l’Inghilterra, la Russia e la Turchia.

La Pace di Vestfalia confermò e sancì il riconoscimento dell’indipendenza delle Province Unite dalla Spagna. Inoltre, alla Francia fu riconosciuto il possesso dei vescovati lorenesi di Metz, Toul e Verdun, di gran parte dell’Alsazia, di altre piazzeforti sul Reno e in Piemonte. La Spagna non firmò la Pace di Vestfalia e proseguì la guerra contro la Francia. Tuttavia, Il conflitto tra Francia e Spagna proseguì ma la Spagna, che non aveva firmato la Pace di Vestfalia, con la Pace dei Pirenei del 1659, dovette alla fine cedere ai Francesi il Rossiglione e l’Artois. La Francia si affermò come prima potenza continentale.

Alla Svezia fu riconosciuto il controllo della Pomerania occidentale a Ovest del fiume Oder e le città di Stettino e Wismar, e inoltre l’arcivescovato e ducato di Brema. La Svezia in tal modo si assicurava il predominio sul Baltico e il re svedese diveniva principe dell’Impero, possedendo territori tedeschi in feudo. All’elettore del Brandeburgo-Prussia, Federico Guglielmo di Hoenzollern, furono dati la Pomerania orientale, i vescovati di Magdeburgo, Minden e Halberstadt, ponendo così le basi per la successiva ascesa del regno di Prussia.

A tutti i prìncipi tedeschi che si erano battuti contro l’imperatore fu concessa l’amnistia, esclusi i ribelli boemi del 1618-20. L’imperatore restava alla testa di un Impero frammentato in quasi trecentocinquanta unità territoriali fra elettorati, principati laici, ecclesiastici e città libere. I prìncipi avevano il diritto di concludere trattati tra di loro e con le potenze straniere, a condizione che non fossero diretti contro l’Impero. Essi divenivano così sovrani indipendenti, come di fatto erano da tempo. Gli Asburgo rimanevano pienamente sovrani nei loro domini dinastici (Austria, Ungheria e Boemia) ai quali da questo momento in poi si dedicarono maggiormente, dato che ormai l’Impero non aveva alcuna possibilità di intervenire negli affari degli Stati tedeschi, nemmeno nelle questioni di politica estera.

Dal punto di vista religioso il calvinismo fu riconosciuto come confessione, accanto al cattolicesimo e al luteranesimo, mentre fu spostato al 1624 l’anno a partire dal quale i beni ecclesiastici secolarizzati avrebbero dovuto essere restituiti alla Chiesa di Roma. Doveva inoltre essere tollerato ovunque il passaggio ad altra confessione, a eccezione dell’Alto Palatinato e dei domini ereditari degli Asburgo, dove vigeva la sola fede cattolica. Il papa Innocenzo X non riconobbe le deliberazioni prese a Vestfalia, poiché esso comportava per la Chiesa la perdita di tutti i vescovati della Germania settentrionale e centrale, e di molti conventi e monasteri.

La Pace di Vestfalia chiuse il periodo delle guerre di religione e l’inizio di un processo di secolarizzazione delle relazioni internazionali, basate sugli interessi degli Stati e non su interessi confessionali. Essa segna la nascita del sistema degli Stati europei, basato sul principio dell’equilibrio: bisognava evitare che qualche potenza acquisisse una forza tale da coltivare progetti di egemonia continentale.

La fine del conflitto confermò la marginalità e la frammentazione politica dell’Italia, in parte asservita alla Spagna. I traffici oceanici la tagliarono fuori sempre più dalle principali direttrici dei commerci. Milano e Napoli rimasero spagnole. Venezia restò indipendente ma in declino. Firenze si chiuse nell’ambito regionale e i Savoia centrarono i loro domini in Piemonte ma, schiacciati tra Francia e domini lombardi della Spagna, non ebbero sufficiente forza autonoma per condurre una politica di ampio respiro. Una sorte analoga toccò al Papato.

Fonti

https://library.weschool.com/lezione/defenestrazione-praga-pace-di-vestfalia-cuius-regio-eius-religio-guerra-dei-30-anni-riassunto-16922.html 

https://www.homolaicus.com/storia/moderna/monarchie_nazionali/guerra_trentanni.htm 

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dei_trent%27anni 

R. Romano, L’Europa tra due crisi. XIV e XVII secolo – Einaudi, 1980

Josef V. Polisensky, La Guerra dei Trent’Anni: da un conflitto locale a una guerra europea nella prima metà del Seicento. Einaudi, 1982.

Georges Pages, La Guerra dei Trent’Anni. ECIG, 1993

Geoffrey Parker, La Guerra dei trent’anni. Vita e Pensiero, 1994

C. V. Wedgwood, La Guerra dei Trent’Anni. Mondadori, 1998.

Georg Schmidt, La guerra dei Trent’anni. Il Mulino, 2008

Schiller Friedrich, Storia della guerra dei trent’anni, A&P (Milano) 2010

Carlo Avalli, La questione storica dell’unità italiana, Ed. Lotta comunista, 2018

Index Storiaestorie

Index Cinema e storia

Index Tematiche

Link utili

Le scoperte geografiche

Le scoperte geografiche

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le scoperte geografiche

Le esplorazioni geografiche dei secoli XV e XVI

Rotte per l’India e America
1.    Quali sono le due fondamentali scoperte dei navigatori europei tra XV e XVI sec.?

Tra il XV e la prima metà del XVI secolo gli europei, in particolare i navigatori sostenuti dalla Spagna e dal Portogallo, esplorano nuovi territori e nuove rotte.

Queste esplorazioni portano alla scoperta della rotta che permette di raggiungere l’India circumnavigando l’Africa e di un continente fino allora del tutto ignoto agli europei: l’America.

2.    Perché la ricerca di nuove rotte commerciali per l’Oriente s’intensificò dopo il 1453?

Una delle ragioni fondamentali fu la necessità di trovare nuove vie e rotte marittime per i commerci con l’Oriente, dopo che la conquista turca di Costantinopoli (1453) aveva limitato fortemente i traffici via terra, e nuove fonti di merci pregiate, soprattutto spezie, seta e pietre preziose.

Inoltre, vi fu la curiosità di scoprire nuove terre e la volontà di convertire al cristianesimo i popoli extraeuropei.

3.    Quale nuova rotta fu scoperta dai navigatori portoghesi (Bartolomeo Diaz; Vasco da Gama).

I navigatori portoghesi cercarono una rotta che permettesse di raggiungere l’India circumnavigando l’Africa. Durante questo tentativo essi si assicurarono il monopolio dei commerci lungo le coste atlantiche dell’Africa. Nel 1488 Bartolomeo Diaz superò il capo di Buona Speranza, il punto più meridionale del continente africano. Il 20 maggio 1498 Vasco da Gama raggiunse l’India circumnavigando l’Africa.

Cristoforo Colombo
4.    Quali furono gli avvenimenti che condussero alla scoperta dell’America?

Nel timore di perdere la corsa all’India, i sovrani spagnoli Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia finanziano il genovese Cristoforo Colombo che intende arrivare in Asia navigando verso occidente.

Il 3 agosto 1492 inizia il viaggio di Colombo. La spedizione è costituita da due caravelle, la Niña e la Pinta, dalla nave Santa Marìa e da circa 90 marinai.

Il 12 ottobre 1492 la spedizione sbarca su un’isola dell’arcipelago delle Bahamas; gli indigeni la chiamano Guanahanì, Colombo la ribattezza San Salvador.

Colombo non sa di essere arrivato in un nuovo continente; egli è convinto di essere arrivato in India. Il nome indios (“indiani”) è rimasto da allora a indicare gli abitanti dell’America centro-meridionale.

5.    Qual è l’importanza della scoperta dell’America?

La scoperta dell’America è un avvenimento così importante che l’anno 1492 è usato come data-simbolo della fine del Medioevo e dell’inizio dell’Età moderna. Essa segnò il declino commerciale del Mediterraneo e lo spostamento del baricentro dei traffici commerciali e degli interessi strategici delle potenze europee sull’oceano Atlantico.

Amerigo Vespucci
6.    Chi comprese che Colombo aveva scoperto un nuovo continente?

1499-1503: Amerigo Vespucci esplora le coste dell’America meridionale (Brasile, Argentina) e dimostra che Colombo non aveva raggiunto l’Asia, ma aveva scoperto un nuovo continente. Il Nuovo Mondo fu chiamato “America” in omaggio a Vespucci.

Nel 1513 si ebbe la conferma che l’America era un nuovo continente. Infatti, il portoghese Vasco Núñez de Balboa attraversò via terra lo stretto di Panama e scoprì un nuovo oceano poi chiamato Pacifico per la tranquillità delle sue acque al momento della scoperta.

All’inizio del Cinquecento, mentre gli spagnoli dilagavano nella parte centrale e meridionale del continente, altri europei presero a esplorare le coste atlantiche della sua parte settentrionale. Così fecero l’Inghilterra (con Giovanni Caboto e Sebastiano Caboto) e la Francia (per mezzo di Giovanni da Verrazzano).

Ferdinando Magellano
7.    In cosa consiste l’impresa compiuta da Magellano?

Tra il 1519 e il 1522 i portoghesi, al comando di Ferdinando Magellano, circumnavigano la Terra. La spedizione durò circa tre anni e delle cinque navi e 238 uomini partiti il 29 settembre 1519 tornò solo una nave con 18 marinai. Magellano era stato ucciso durante l’approdo alle Filippine.

Le civiltà amerindie

8.    Quali popolazioni abitavano l’America all’arrivo degli Europei?

All’arrivo degli europei, in America vivono circa 75 milioni di abitanti, pochi meno di quelli dell’Europa del 1500. Gli abitanti originari del continente americano vi erano giunti dall’Asia circa 18-20 mila anni fa.

In America vi erano centinaia di civiltà, con caratteristiche molto diverse tra di loro. Le più avanzate sono le civiltà maya, azteca e inca, stanziate nell’America centrale e andina.

I Maya

9.    Che cosa caratterizzava la civiltà maya?

La civiltà maya si sviluppò nella penisola dello Yucatán nel 1500 a.C. e conobbe il suo massimo splendore tra il IV e il X secolo d.C.

L’organizzazione politica era basata su città-Stato indipendenti.

La società era dominata dalla casta sacerdotale. Al centro dell’economia vi era la coltivazione del mais.

I maya svilupparono conoscenze astronomiche e matematiche avanzate. Sapevano costruire palazzi e templi monumentali. Al tempo stesso non conoscevano l’uso della ruota e dell’aratro e non sapevano lavorare il ferro.

Gli Aztechi

10.Quali erano le caratteristiche della civiltà azteca?

Nel XIII secolo d.C. gli Aztechi si insediarono nell’America centrale e diedero vita a un vasto impero con capitale Tenochtitlán.

Come i maya, gli aztechi costruivano enormi templi piramidali. Veneravano dei benigni e divinità distruttive e terrificanti, la cui ira veniva placata attraverso frequenti sacrifici umani.

Gli Inca

11. Che cosa caratterizzava la civiltà inca?

L’Impero inca si sviluppò nel XV secolo d.C., nella regione a cavallo della Cordigliera delle Ande.

La loro economia si basava sulla coltivazione del mais e della patata. Le regioni più impervie erano riservate all’allevamento.

L’abilità degli inca si manifestò nella costruzione di strade, ponti e città in un territorio molto impervio. La città di Machu Picchu si trovava a 2280 metri.

Dalle scoperte alle conquiste

12. Quale diverso tipo di colonizzazione attuarono Spagna e Portogallo?

Gli interessi economici di Spagna e Portogallo furono alla base della scelta di creare veri e propri imperi coloniali.

Il Portogallo diede vita a un impero di tipo commerciale, basato su porti fortificati sulle coste dell’Africa e dell’Asia.

La Spagna, invece, formò un impero territoriale, costituito dalle terre strappate alle popolazioni d’America.

13. Che cosa prevedeva il trattato di Tordesillas?

Con il trattato di Tordesillas del 1494 Spagna e Portogallo si accordano per dividersi le aree del globo al di fuori dell’Europa.

Fu tracciata una linea chiamata raya. Le terre a est di questa linea erano riservate ai portoghesi, quelle a ovest agli spagnoli.

L’impero portoghese
14. Dove si espanse l’impero portoghese?
  • Asia: i Portoghesi creano un sistema di porti fortificati sulle coste (Goa, Ceylon, Giava) per controllare il traffico delle spezie.
  • Africa occidentale: i Portoghesi commerciano con le tribù che forniscono loro oro e schiavi da condurre in America per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere del Brasile.
  • Africa orientale: i Portoghesi controllano molte città swahili della costa, indispensabili per dominare i commerci sull’oceano Indiano.
Le conquiste spagnole
15. In quali aree si espanse l’impero spagnolo?

In America gli spagnoli conquistano ampi territori, in seguito all’attività dei conquistadores (“conquistatori”), avventurieri in cerca di fortuna, militari intraprendenti, personaggi spesso senza scrupoli.

1519-1521: Hernán Cortés conquista e distrugge l’Impero azteco, nonostante la netta inferiorità numerica spagnola.

I vantaggi di Cortés rispetto agli aztechi sono:

  • disponibilità di armi da fuoco e di cavalli, ignoti alle popolazioni locali;
  • credenza, diffusasi tra i nativi, del carattere divino degli spagnoli;
  • capacità di sfruttare le divisioni interne agli aztechi;
  • diffusione tra gli aztechi di un’epidemia di vaiolo.

Il Messico divenne un “vicereame” con il nome di Nuova Spagna.

1531-1533: Francisco Pizarro, con soli 200 uomini, conquista l’Impero inca e fa uccidere l’imperatore Atahualpa.

Viene così costituito il Vicereame del Perù.

16. Come furono organizzate le colonie spagnole?

Ai coloni fu riconosciuta la proprietà esclusiva delle terre e per garantire sufficiente manodopera furono adottati:

  • la schiavitù, che inizialmente permetteva di fare schiavi gli indios, poi consentì solo di acquistare schiavi neri dai portoghesi;
  • l’encomienda, azienda in cui i padroni delle terre (i coloni spagnoli) avevano poteri feudali sui contadini indios, ridotti alla condizione di servi della gleba.
  • la mita, che costringeva i villaggi indios a fornire migliaia di uomini per lavorare nelle miniere, con conseguenze demografiche disastrse.

Il genocidio delle popolazioni amerinde

17. Quali furono le cause del genocidio delle popolazioni amerinde?

Una delle conseguenze della conquista dell’America fu il genocidio delle popolazioni locali che, nell’arco di un secolo, si ridussero di più del 90%.

Le cause del crollo demografico furono:

  • le stragi perpetrate dagli spagnoli durante la conquista;
  • lo sfruttamento cui gli spagnoli sottoposero la popolazione, obbligata a lavorare in condizione di schiavitù nei campi o nelle miniere;
  • la diffusione in America di microbi europei che portarono malattie che ebbero sulla popolazione locale effetti disastrosi.

L’incontro con i popoli extraeuropei creò anche problemi culturali, cioè legati alla comprensione delle caratteristiche delle altre civiltà. In una prima fase molti europei considerarono gli amerindi non del tutto umani; successivamente se ne riconobbe l’umanità, ma si giudicò la loro civiltà inferiore a quella europea.

Index Storiaestorie

Index Cinemaestoria

Index Tematiche

Link Utili

Il quadro politico dell’Europa del ‘500

Il quadro politico dell’Europa del ‘500

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Il quadro politico dell’Europa del ‘500

La formazione dello Stato moderno in Europa

Lo Stato moderno si afferma nell’Europa occidentale per opera delle monarchie dinastiche, ma la sua organizzazione diviene modello anche per i grandi Stati territoriali dell’Europa orientale.

Stati regionali in Italia

Uno Stato forte e unitario non riesce invece a formarsi nei territori del Sacro romano impero e dell’Italia dove permangono piccoli Stati regionali.

Caratteristiche dello Stato moderno.

Caratteristica dello Stato moderno è la piena sovranità, cioè la capacità di imporre una sola legge su tutto il territorio. Nel Cinquecento il potere dello Stato è il potere del re. Per difendere lo Stato e imporre la legge, il sovrano si serve di un esercito stabile e preparato che gli permette di sostenere le guerre con le potenze straniere. I re, per governare, si servono di amministratori, giudici ed esattori. L’insieme dei funzionari e degli uffici dello Stato costituisce la burocrazia. Il denaro necessario per mantenere la burocrazia e l’esercito proviene dalle tasse.

A limitare il potere dei sovrani vi sono le assemblee in cui sono rappresentati i principali ceti sociali – nobili, clero, borghesi: Parlamento in Inghilterra, Stati generali in Francia, Cortes negli Stati spagnoli, Diete in quelli tedeschi.

Stati monarchici in Europa

Alla fine del Quattrocento in Europa occidentale si consolidano grandi Stati monarchici:

  • Francia, Carlo VIII di Valois accentra l’amministrazione della giustizia, istituisce un Consiglio del re e crea una rete di funzionari.
  • Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona uniscono le due corone in un unico grande Stato spagnolo.
  • Inghilterra, Enrico VII Tudor crea un Consiglio del re e dà vita a una rete di funzionari locali (sceriffi) che controllano il territorio.
  • Europa orientale si affermano nuove dinastie in Polonia, Lituania e Russia.

In quest’ultima area però i sovrani non riescono a sottomettere i grandi feudatari, padroni di enormi latifondi. La maggioranza della popolazione è formata da contadini servi della gleba. Qui non si forma, a differenza dell’Europa centro-occidentale, una borghesia commerciale e artigianale.

Dalla dissoluzione dell’Impero mongolo, nasce un nuovo Stato accentrato: la Russia, guidata dagli zar.

La caduta di Costantinopoli

Nel 1453 Costantinopoli, l’ultimo baluardo del millenario Impero romano d’Oriente, viene conquistata da Maometto II “il Conquistatore”. La città è rinominata Istanbul e diventa la capitale dell’Impero turco.

Dopo la conquista di Costantinopoli la nuova potenza turco ottomana si espande in tre direzioni:

– a Oriente fino a toccare il golfo Persico e il mar Caspio;

– nel Medio Oriente e in Africa settentrionale;

– nei Balcani, dove per due secoli Occidente cristiano e Oriente musulmano si fronteggiano.

L’Italia degli Stati regionali

La pace di Lodi del 1454 favorisce lo sviluppo economico e culturale delle corti italiane.

Le corti dei principi e dei nobili attirano artisti, scrittori, ingegneri e intellettuali.

È il periodo di massimo sviluppo del Rinascimento.

Tuttavia, sul finire del XV secolo, questi Stati, piccoli e in lite fra loro, non riescono a evitare le invasioni straniere.

Il primo a giungere nella penisola è Carlo VIII di Francia. Tra il 1494 e il 1495, con l’appoggio del duca di Milano Ludovico il Moro e dei Medici di Firenze, Carlo VIII strappa il Regno di Napoli agli aragonesi.

Per contrastare l’espansione francese, il papa promuove un’alleanza di Stati italiani appoggiata dalla Spagna e dall’Impero.

Luigi XII, successore di Carlo VIII, riesce a conquistare il Ducato di Milano, ma la guerra che ingaggia con gli spagnoli favorisce questi ultimi, che si insediano a Napoli, in Sardegna e in Sicilia.

Carlo V e Francesco I

I protagonisti della politica europea nella prima metà del Cinquecento.

  • Carlo V d’Asburgo, sovrano di un immenso dominio territoriale disseminato in Europa e in America centro-meridionale;
  • Francesco I di Francia, re di uno Stato che si sta unificando e ingrandendo nel cuore dell’Europa.
  • Campo di battaglia dei loro conflitti di egemonia è l’Italia.

Carlo V

Il Sacro romano impero era un insieme di circa duemila realtà politiche più o meno indipendenti. Quindi l’Impero non era uno Stato centralizzato.

Nel 1519 sale al trono imperiale Carlo V d’Asburgo. Egli è già re di Spagna, quindi sovrano dei territori americani, ma anche del Regno di Napoli e dei Paesi Bassi.

Carlo V si trova subito impegnato ad affrontare in molteplici conflitti:

–  la Francia per l’egemonia in Europa;

–  i Turchi per il controllo del Mediterraneo e dei Balcani;

– i principi protestanti tedeschi.

L’obiettivo di Carlo V è quello di difendere la cristianità dalla minaccia dell’islam e ricostruire l’unità politica e religiosa dell’Europa, spezzata dalla Riforma protestante.

Francesco I

Ma egli si scontra con Francesco I, re di Francia. Il conflitto esplode nel 1521 e termina nel 1529 con la sconfitta di Francesco I. Teatro dello scontro è l’Italia, che è devastata dal continuo passaggio degli eserciti. Nel 1527 Roma è invasa dalle soldataglie tedesche e subisce un devastante saccheggio.

Alla fine il progetto di Carlo V di restaurare l’impero cristiano fallisce. Nel 1556 l’imperatore abdica e divide l’Impero in due parti. Al figlio Filippo II vanno la Spagna e i possedimenti in Italia, i Paesi Bassi e le colonie americane. Al fratello Ferdinando i territori di Austria, Boemia, Ungheria e il titolo di imperatore.

Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis stabilizza per alcuni decenni la politica europea. Buona parte dell’Italia cade sotto l’influenza spagnola e vi rimane per circa 150 anni.

Le guerre di religione

Il confronto tra Riforma e Controriforma fu caratterizzato dall’intolleranza reciproca.

La Chiesa cattolica cercò in ogni modo di reprimere i protestanti. D’altro canto, anche molte Chiese riformate furono altrettanto intolleranti.

Inoltre, i principi imponevano ai sudditi la religione che avevano scelto e non tolleravano che nel loro dominio si professassero altre fedi.

L’insieme di questi fattori spiega perché nel corso del XVI secolo l’Europa fu insanguinata da numerose guerre di religione.

Cattolici e Ugonotti in Francia.

ugonottiIn Francia, a metà Cinquecento, cattolici e ugonotti (come si chiamavano i calvinisti francesi) combatterono un’aspra guerra civile, durante la quale il regno rischiò di perdere la propria unità politica.

La guerra ebbe fine quando Enrico IV stabilì, con l’editto di Nantes del 1598, la libertà religiosa per i protestanti in tutto il regno. Enrico IV stabiliva un principio fondamentale: lo Stato, se vuole garantire la pace e la convivenza, si deve porre al di sopra dei conflitti religiosi.

elisabetta ILo scontro tra Spagna e Inghilterra.

Il re di Spagna Filippo II e la regina d’Inghilterra Elisabetta I sono le figure di primo piano nell’Europa della seconda metà del XVI secolo.

filippo IIFilippo II, difensore del cattolicesimo, partecipa alla Lega santa contro i turchi e ha un ruolo importante nella vittoria navale di Lepanto (1571), quando la flotta cristiana distrugge quella turca.

Il contrasto con Elisabetta, di fede anglicana, sfocia in una guerra, da cui la Spagna esce sconfitta. L’Inghilterra pone invece le basi della sua ascesa economica e politica.

Index Storiaestorie

Index Cinema e storia

Index Tematiche

Link utili

La rivoluzione scientifica del ‘600.

La rivoluzione scientifica del ‘600.

GalileoLa rivoluzione scientifica del ‘600.

Le scoperte astronomiche

Tra il XVI e il XVII secolo, prima Niccolò Copernico e poi Giovanni Keplero rivoluzionano la visione dell’universo fondata sull’autorità dei filosofi greci Aristotele e Tolomeo. I due astronomi affermano che è il Sole (in greco Helios) a essere al centro dell’universo e non la Terra (in greco Ghé) come ritenevano gli antichi.

(altro…)