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Le guerre balcaniche (1912-13)

Le guerre balcaniche (1912-13)

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le guerre balcaniche (1912-13)

Questione d’Oriente

Le guerre balcaniche furono due guerre combattute nell’Europa sud-orientale nel 1912-1913, nel corso delle quali gli stati componenti la Lega Balcanica (Regno di Bulgaria, Regno di Grecia, Regno del Montenegro e Regno di Serbia) dapprima sottrassero la Macedonia e gran parte della Tracia all’Impero ottomano, poi si scontrarono tra loro per la spartizione delle terre conquistate.

 

La prima guerra balcanica (9 ottobre 1912-30 maggio 1913)

Fra marzo e ottobre del 1912 si formò la Lega balcanica: Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro si accordarono per cacciare i Turchi dai Balcani. Grazie alla mediazione russa, gli Stati balcanici conclusero una serie di accordi: tra la Serbia e la Bulgaria in marzo; tra la Bulgaria e la Grecia in maggio. Il Montenegro, infine, siglò accordi con Serbia e Bulgaria nell’ottobre. In seguito a questi accordi, si ebbe lo scoppio della prima guerra balcanica, a cui seguì l’anno dopo la seconda guerra balcanica.

In aprile scoppiò una rivolta anti turca delle tribù albanesi del Kosovo e in luglio tutti i territori albanesi erano stati conquistati dai ribelli.

Il 30 settembre 1912 la Lega balcanica consegnò una nota congiunta alla Turchia, in cui chiedeva l’autonomia della Macedonia e della Tracia. La Turchia respinse tali richieste, così ebbe inizio la prima guerra balcanica.

L’attacco della Lega

L’8 ottobre 1912 il Montenegro occupò il sangiaccato di Novi Pazar e si collegò alla Serbia. Tra il 17 e il 20 ottobre, quasi contemporaneamente, gli alleati penetrarono nelle province europee della Turchia. Tre armate bulgare avanzarono verso Edirne (il 22 iniziò l’assedio della piazzaforte turca), Kirklareli e Dede Agać. Il 19 le armate serbe si diressero verso Kumanovo e Pristina. Da Larissa il 18 ottobre l’esercito greco sotto il comando del principe Costantino avanzò da sud. Quello stesso giorno si concludeva la pace di Losanna: la Turchia riconosceva la sovranità italiana sulla Libia, in seguito alla guerra iniziata l’anno precedente.

 

L’attività bellica in Macedonia

L’offensiva greca (20 ottobre-5 novembre 1912)

Mentre un contingente greco occupava l’Epiro, il grosso dell’esercito di Costantino si diresse verso Elasson, dove il 23 ottobre si scontrò con le truppe turche, che si ritirarono in gran parte verso Florina per concentrarsi a Bitolj (Monastir) e verso Salonicco. Costantino lanciò un’offensiva su Salonicco, cercando così di precedere i Bulgari, ma incontrò una forte resistenza turca, che fermò temporaneamente l’avanzata greca (2-3 novembre). Infine l’esercito greco ebbe ragione della resistenza dei Turchi e si diresse a tappe forzate verso Salonicco.

L’offensiva serba (20 ottobre-4 novembre 1912)

Presa Pristina le truppe serbe si diressero in Albania , verso Scutari e Durazzo, mentre a Kumanovo inflissero una dura sconfitta all’esercito turco (22-24 ottobre). Sul valico vicino alla città di Prilep i Turchi riuscirono a fermare i Serbi, ma una volta accerchiati dovettero ripiegare su Bitolj. Dal 15 al 10 novembre si svolse la battaglia di Bitolj che, anche per la contemporanea avanzata dei Greci da sud, costrinse i l’esercito turco a cedere e circa 20.000 Turchi furono uccisi o fatti prigionieri.

Il 28 novembre a Valona l’Assemblea nazionale albanese proclamò l’indipendenza.

La presa di Salonicco (8 novembre 1912)

Intanto, i Greci occuparono Salonicco, l’8 novembre, precedendo di poche ore i reparti bulgari. Ventimila soldati turchi della guarnigione furono fatti prigionieri. Si creò un grave incidente diplomatico tra Grecia e Bulgaria.

Gli assedi di Giannina e Scutari (dicembre 1912)

Alla fine dell’anno le uniche truppe turche che continuavano a combattere erano quelle assediate dai Greci a Giannina e quelle assediate dai Montenegrini a Scutari.

 

L’attività bellica in Tracia

L’offensiva bulgara (22 ottobre-3 dicembre)

La Prima, la Seconda e la Terza armata della Bulgaria attaccarono su un fronte molto ampio, in tre direzioni: verso Dede Agać (Alessandropoli), Edirne (Adrianopoli) e Kirklareli. Lo scontro con il Terzo corpo d’armata turco guidato da Abdullah Pasa avvenne a Kirklareli il 22-25 ottobre e a Luleburgaz (27 ottobre-1 novembre) dove la difesa della città era anche assicurata dal Quarto corpo d’armata turco. In entrambe le battaglie i Turchi furono sconfitti. Dopo essersi ritirate le truppe turche si concentrarono a Çatalca, rafforzando le proprie posizioni a circa 50 chilometri a ovest di Istambul.

Il tentativo di assalto bulgaro a Çatalca non ebbe successo e le truppe bulgare furono costrette ad arretrare (17-18 novembre). Si creò così una situazione di stallo e il 5 dicembre venne firmata una tregua tra gli alleati e la Turchia, che portò alla Conferenza internazionale di Londra.

La Conferenza internazionale di Londra (17 dicembre 1912-4 gennaio 1913)

Si aprì la conferenza degli ambasciatori delle grandi potenze, contemporaneamente a trattative tra la Turchia e gli alleati balcanici, ma su molte questioni sorsero aspri contrasti. Le grandi potenze cercarono di influire sulla spartizione dei Balcani. Italia e Austria fecero pressioni per la formazione di un’Albania indipendente, sottratta al controllo delle nuove potenze regionali balcaniche.

La Caduta di Adrianopoli, di Giannina e di Scutari

Il 23 gennaio 1913 a Istambul i Giovani Turchi insediarono un triunvirato mediante un colpo di Stato. In febbraio fu assassinato a Salonicco re Giorgio I di Grecia e salì al trono il figlio Costantino. Il 26 marzo, dopo cinque mesi di accerchiamento e di assedio, capitolò la piazzaforte turca di Adrianopoli, in seguito a due tentativi di assalto bulgari. Poi, il 5 aprile la tredicesima divisione turca si arrese ai Greci a Giannina. Infine, il 23 aprile l’esercito montenegrino entrò a Scutari, malgrado le pressioni contrarie delle grandi potenze.

L’Accordo di pace di Londra

In seguito al Trattato di Londra, alla Turchia rimase solo Istambul e la zona limitrofa degli Stretti, lungo la linea Enez-Midye. Il restante territorio della Turchia europea passò ai membri della Lega balcanica, compresa Edirne. Creta fu definitivamente affidata alla Grecia. Il Trattato, anziché eliminare i contrasti tra le grandi potenze e tra gli Stati balcanici, li rese più acuti dando origine a una contesa per la spartizione della Macedonia e dell’Albania.

La firma del trattato aveva lasciato insoddisfatta la Bulgaria, che aveva visto ridimensionate le sue pretese territoriali sulla Macedonia, mentre Italia e Austria-Ungheria si erano fermamente opposte a qualsiasi espansione serba verso l’Adriatico. Inoltre, con il trattato di Londra fu proclamata l’indipendenza dell’Albania, sotto la tutela internazionale.

 

La seconda guerra balcanica (30 giugno-10 agosto 1913)

I contrasti tra gli alleati balcanici a proposito della spartizione della Macedonia causarono la seconda guerra balcanica. Un mese dopo la sigla del trattato, la Bulgaria attaccò Greci e Serbi nel tentativo di strappare loro le recenti conquiste macedoni. La guerra vide la Bulgaria combattere contemporaneamente contro Serbi, Greci, Montenegrini, Romeni e Turchi.

L’attacco bulgaro

Il 30 giugno la Bulgaria avanzò con la Terza e la Quarta armata verso le posizioni serbe, in direzione di Zaječar, Niš e Skopie e la Seconda armata bulgara attaccò i Greci a Salonicco. Ben presto, tuttavia, l’offensiva bulgara perse l’impulso iniziale.

Il contrattacco serbo e greco

Il 2 luglio le truppe serbe guidate da Radomir Putnik presero l’iniziativa: mentre la Terza armata serba conteneva i Bulgari a Niš e Zaječar, la Prima armata lanciò l’offensiva in direzione di Kjustendil. I Greci intanto tra il 3 e il 4 luglio entravano in contatto con la Seconda armata bulgara attaccandola sul fianco sinistro (7 luglio) e stringendola a nord nella vallata del fiume Struma. Un nuovo tentativo di attacco della Terza e Quarta armata bulgare contro la Terza armata serba in direzione di Niš e Zaječar fu bloccato il 10 luglio.

L’intervento romeno e turco

La Romania dichiarò guerra alla Bulgaria e fece marciare le sue truppe verso Vidin, Sofia, Tutrakan e Varna incontrando scarsa resistenza. L’11 le truppe romene occuparono la Dobrugia meridionale, minacciando la stessa capitale, Sofia. Il 22 la Turchia attaccò la Bulgaria: le truppe turche marciarono verso Kirtklareli, Edirne che fu occupata e il fiume Marizza tra la stessa Edirne ed Enez. Il tentativo dei Bulgari di contrattaccare i Greci nella valle del fiume Struma non ebbe successo. Il 31 luglio la Bulgaria chiese l’armistizio.

La Pace di Bucarest

Il 10 agosto fu siglata la Pace di Bucarest. Alla Grecia andò la regione della Macedonia meridionale, con Salonicco e Kavalla. La Serbia ottenne la Macedonia settentrionale e centrale e il Kosovo. La Romania ottenne la Dobrugia meridionale. La Turchia riprese la Tracia orientale con Adrianopoli. La Bulgaria, dei territori ottenuti alla fine della prima guerra balcanica mantenne solo alcune piccole zone della Macedonia e della Tracia occidentale. Il confine bulgaro-turco fu spostato più a occidente della linea Enez-Midye. Fu riconosciuta l’indipendenza albanese sotto il principe tedesco Guglielmo di Wied.

Il nuovo ordine balcanico alla vigilia della prima guerra mondiale

Le acquisizioni macedoni fecero della Serbia il più potente Stato balcanico, mentre l’Impero ottomano fu pressoché completamente estromesso dal territorio europeo. La competizione fra gli emergenti Stati balcanici, protesi a realizzare le proprie aspirazioni nazionali, e l’ingerenza delle grandi potenze nelle diatribe regionali provocò inevitabilmente tensioni sempre più gravi. In particolare, la presenza di una grande Serbia, le cui aspirazioni nazionalistiche entrarono presto in conflitto con Vienna.

Il 28 giugno 1914 a Sarajevo fu assassinato l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando che diede inizio alla Prima guerra mondiale.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_balcaniche 

Lev Trotsky, Le guerre balcaniche 1912-1913, edizioni Lotta Comunista, Milano, 1999

https://www.britannica.com/topic/Balkan-Wars 

http://www.treccani.it/enciclopedia/questione-d-oriente_%28Dizionario-di-Storia%29/ 

https://library.weschool.com/lezione/caduta-impero-ottomano-questione-d-oriente-congresso-di-berlino-giovani-turchi-20795.html 

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La questione d’Oriente

La questione d’Oriente

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La “questione d’Oriente”

La “questione d’Oriente” è una delle più complesse e intricate questioni di politica internazionale, in cui gli interessi delle grandi potenze europee si intrecciavano, nei Balcani, a quelli delle potenze di dimensione regionale (Serbia, Bulgaria, Grecia, Romania, Montenegro). L’area dei Balcani era stata per secoli parte dell’Impero ottomano, che però era in crisi. I piccoli Stati balcanici per realizzare i loro disegni bellicosi erano costretti a ricercare il sostegno delle grandi potenze europee, che a loro volta li utilizzarono come strumento per allargare la loro influenza.

 

I primi moti nazionali e l’indipendenza greca

Il termine “questione d’Oriente” fu introdotto dopo il Congresso di Vienna (1815), per indicare la necessità di ridisegnare l’assetto geopolitico dell’area danubiano-balcanica. In particolare nelle aree facenti parte dell’Impero ottomano, che si trovava in una situazione di arretratezza e di crisi, si svilupparono forti istanze nazionalistiche. Nel 1822 la Grecia dichiarò la propria indipendenza dall’Impero ottomano, che inizialmente riuscì a riprendere il controllo del paese. A conclusione della guerra che ne seguì i Greci, con l’appoggio di Francia, Inghilterra e Russia, nel 1930 conseguì l’indipendenza. Inoltre, il principato di Serbia ottenne l’autonomia e fu posto sotto tutela russa. Anche le provincie ottomane di Moldavia e Valacchia ottennero una forte autonomia politica e amministrativa, sotto tutela russa, ponendo le basi della futura Romania.

 

La crisi ottomana

La situazione di crisi dell’Impero ottomano lo pose sotto il protettorato e sotto l’influenza della Russia. In questo Francia e Gran Bretagna videro un pericolo per i propri interessi. Affiancate da Austria e Prussia, esse cercarono di limitare l’influenza russa sollecitando e favorendo nell’Impero ottomano una serie di riforme che gli consentissero di riacquistare piena autonomia e il controllo del proprio territorio.

 

La guerra di Crimea

Con l’avvento di Napoleone III (1852), la Francia attuò una politica volta a indebolire la presenza della Russia nella penisola balcanica. Mirando a sottrarre le popolazioni slave all’influenza ortodossa russa, la Francia si propose come tutrice delle aspirazioni nazionali di Serbi e Montenegrini, ma anche delle aspirazioni rumene. Principale terreno di scontro con la Russia fu il problema della tutela e dell’accesso ai luoghi santi in Palestina. La disputa fra Francia e Russia sui luoghi santi coinvolse la Sublime Porta che ne aveva il controllo amministrativo-territoriale. Diviso fra le pressioni francesi e russe, l’Impero ottomano approfittò della situazione per liberarsi della pesante tutela zarista, provocando una crisi internazionale fra i due Paesi che sfociò nella guerra di Crimea (1853-1856). In seguito all’occupazione russa dei principati di Moldavia e Valacchia, una coalizione formata da Francia, Gran Bretagna e Turchia inviò un esercito in Crimea, attaccando direttamente il territorio russo. Nel 1855 alle forze alleate si aggiunge anche un contingente piemontese, inviato da Cavour con l’intento di porre la questione italiana sul tavolo delle trattative di pace. Sconfitta nella guerra di Crimea, la Russia ridimensionò le sue pretese sulla penisola balcanica.

 

La guerra russo-turca e il Trattato di santo Stefano

Nel 1875 scoppiò una rivolta antiottomana in Bosnia-Erzegovina e l’anno successivo anche la Bulgaria insorse. Immediatamente, Serbia e Montenegro dichiarano guerra alla Turchia. Di fronte alla richiesta di soccorso invocata dalle popolazioni in rivolta, la Russia invase i territori europei della Turchia, dando inizio alla guerra russo-turca (1877-1878). La rapida avanzata russa mise in ginocchio la Turchia, costretta a firmare il trattato di Santo Stefano (1878): esso prevedeva la nascita della Bulgaria come Stato indipendente, satellite della Russia, e l’indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania (nata dall’unione dei due principati di Moldavia e Valacchia). 

 

Il Congresso di Berlino

Tuttavia, la creazione sotto l’orbita russa dello Stato bulgaro, che si estendeva a comprendere interamente la Macedonia, preoccupò le potenze europee. Così, dal 13 giugno 1878 si tenne a Berlino, sotto gli auspici di Bismark, un congresso cui parteciparono l’Austria, l’Inghilterra, la Francia, l’Italia, la Russia e la Turchia. A conclusione dei lavori, il 13 luglio fu firmato il Trattato di Berlino che, modificando quello di Santo Stefano, ridimensionava sul piano territoriale la Bulgaria, facendo tornare gran parte della Macedonia alla Turchia. Veniva confermata l’indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania. Infine la Bosnia-Erzegovina fu posta sotto tutela asburgica, pur rimanendo formalmente territorio ottomano. 

 

La questione macedone e le alterne alleanze

La Macedonia restava ottomana ma, a causa della palese debolezza della Turchia, essa divenne oggetto di contesa tra le grandi potenze e l’obiettivo strategico dei progetti nazionali serbo, greco e bulgaro. Nel 1885 la Bulgaria occupò la Rumelia orientale, provocando l’attacco serbo al Paese. Tuttavia, la campagna militare serba si rivelò un fallimento e nel 1886 la Rumelia orientale divenne parte integrante della Bulgaria. Nonostante il peso ormai sempre più ridotto della presenza ottomana, le potenze europee continuarono a sostenere la necessità di preservare l’Impero ottomano, da tempo definito il “gigante malato d’Europa”. Nel 1903, in Macedonia, fallì il tentativo insurrezionale dell’Organizzazione Rivoluzionaria Macedone (VMRO) per l’indipendenza della regione, ma ciò provocò un’accentuata rivalità di Serbia, Grecia e Bulgaria per il controllo della Macedonia. La politica estera di Serbia e Bulgaria fu spesso tortuosa e oscillante, così come quella della Russia e dell’Austria-Ungheria, con cui di volta in volta si verificò un intreccio di alleanze e di conflitto. Quando la Russia appoggiava la Serbia nelle sue pretese sulla Macedonia, la Bulgaria si avvicinava all’Austria-Ungheria, che appoggiava le rivendicazioni bulgare sulla Macedonia per contrastare l’influenza russa nei Balcani. Quando al contrario l’Austria-Ungheria sosteneva le aspirazioni di grande potenza della Serbia, la Bulgaria conduceva una politica filo-russa. E viceversa. Verso la Macedonia si indirizzavano le mire di una terza potenza balcanica, la Grecia. Perciò, tutti gli Stati balcanici esclusa la Romania aspiravano alla conquista della provincia turca della Macedonia.

 

Le guerre balcaniche

Nel giugno-luglio del 1908 la fase di instabilità che travagliava l’Impero ottomano culminò con la rivoluzione dei Giovani Turchi. La Turchia cominciò allora a trasformarsi in uno Stato moderno con un governo costituzionale. Nel 1908 approfittando dell’instabilità politica dell’Impero Ottomano, Ferdinando I principe di Bulgaria proclamò la completa indipendenza del Paese e l’Austria decise l’annessione della Bosnia-Erzegovina (già occupata, in realtà, nel 1878).

Deluso dall’annessione all’Austria-Ungheria della Bosnia e costretto a riconoscere tale annessione nel marzo 1909 mettendo così freno alle agitazioni dei nazionalisti serbi, il governo serbo rivolse le sue mire espansionistiche verso sud, in quella che era la “Vecchia Serbia” (il Sangiaccato di Novi Pazar e la provincia del Kosovo). Alle mire serbe si aggiunsero quelle bulgare: dopo aver ottenuto l’appoggio della Russia nell’aprile 1909, la Bulgaria desiderava infatti annettere i territori ottomani in Tracia e Macedonia. Nel frattempo, il 28 agosto 1909 in Grecia, un gruppo di ufficiali (Stratiotikos Syndesmos) chiesero una riforma costituzionale, la rimozione della famiglia reale dalla guida delle forze armate e una politica estera più decisa e nazionalista.  A questi avvenimenti si aggiunse l’insurrezione del marzo 1910 della popolazione albanese in Kosovo (appoggiata dai Giovani Turchi) e, nell’agosto 1910, il Montenegro diventò a sua volta un regno. 

Nel 1911, l’occupazione italiana della Tripolitania, regione appartenente all’Impero Ottomano, ne indebolì la posizione internazionale stimolando ulteriormente le mire dei piccoli stati balcanici, che si posero come obiettivo strategico comune il definitivo allontanamento della Turchia dai Balcani. 

Furono queste le premesse della costituzione della Lega balcanica (1912) e delle successive Guerre balcaniche (1912-13).

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L’opposizione alla guerra (I guerra mondiale)

L’opposizione alla guerra (I guerra mondiale)

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi
Prima guerra mondiale

L’opposizione alla guerra. 

 

L’opposizione alla guerra e i casi di fraternizzazione

Di fronte allo scoppio del conflitto i partiti socialisti erano venuti meno ai principi dell’internazionalismo, votando nei rispettivi paesi i crediti di guerra e i pieni poteri al governo. Del resto, l’ondata di patriottismo che aveva attraversato le masse aveva scoraggiato azioni politiche contro la guerra.

Le grandi battaglie e la prolungata guerra di trincea trasformarono la guerra in una gigantesca e crudele carneficina, portando ben presto il nazionalismo di massa a cedere alla disillusione e a creare le condizioni del diffondersi di sentimenti di opposizione alla guerra. La propaganda militarista dei governi, volta ad alimentare lo sforzo bellico, non bastava più. Nelle trincee si verificarono casi di fraternizzazione tra le truppe e per mantenere la disciplina i generali fecero spesso ricorso a una durissima repressione, culminata anche nella decimazione di interi reparti.

 

Le conferenze di Zimmerwald e di Kienthal

I socialisti europei, su proposta dei partiti socialisti italiano ed elvetico, si riunirono tra il 5 e l’8 settembre del 1915 nella conferenza di Zimmerwald, la prima Conferenza socialista internazionale contro la guerra. L’anno successivo (aprile 1916) si svolse una seconda conferenza a Kienthal, in cui la maggioranza auspicò una pace “senza annessioni e indennità” mentre la minoranza, guidata da Lenin e dai bolscevichi, teorizzò che la guerra imperialistica doveva essere l’occasione per organizzare la rivoluzione e lanciò la parola d’ordine del “disfattismo rivoluzionario”. A Zimmerwald e a Kiental, sulle ceneri della Seconda Internazionale, emersero quelle correnti, pur minoritarie (conosciute come la “sinistra di Zimmerwald”), che facevano riferimento a Lenin e che posero fine alla guerra in Russia con la Rivoluzione d’Ottobre e successivamente diedero vita nel 1919 alla Terza Internazionale.

 

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/zimmerwald_conference 

http://www.zimmerwald.com/list/top 

https://www.focus.it/cultura/storia/pace-in-trincea 

https://it.wikipedia.org/wiki/Joyeux_Noël_-_Una_verità_dimenticata_dalla_storia 

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Cause della Prima guerra mondiale

Cause della Prima guerra mondiale

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Le cause della Prima guerra mondiale. 

 

La prima guerra mondiale ebbe inizio in seguito alla grave crisi politica e diplomatica suscitata dall’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’impero asburgico, a opera del nazionalista serbo Gavrilo Princip (28 giugno 1914). Al di là di tale causa occasionale, le radici della guerra vanno ricercate nei caratteri che furono propri dell’età dell’imperialismo (il periodo della Belle Époque), tra gli ultimi decenni del XIX secolo e il 1914, con la crescita delle tensioni tra le grandi potenze europee.
La politica internazionale viveva tutta una serie di tensioni e contrasti e da parecchi anni l’Europa era attraversata da venti di guerra, che lasciavano presagire la fine del lungo periodo di pace.

Nell’area dei Balcani le difficoltà dell’Impero Ottomano lasciavano spazio alle altre potenze. Le crisi internazionali si fecero ricorrenti, in particolare a seguito dell’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria (1908), che alimentò gli scontri nei Balcani, principale focolaio di tensioni insieme con la competizione franco-tedesca, accesa dalla sconfitta francese di Sedan del 1870. 

L’Impero Austro-ungarico mirava a consolidare la propria presenza nei Balcani, riducendo il ruolo della Serbia e l’influenza dell’Impero russo che la proteggeva.

Inoltre, al centro dell’Europa si fronteggiavano Germania e Francia. Quest’ultima, dopo l’umiliante sconfitta del 1870, nella guerra franco-prussiana, manifestava la volontà di una rivincita, in particolare riconquistando l’Alsazia e la Lorena che le erano state sottratte.

La Gran Bretagna intendeva conservare il suo primato sul piano economico, che sentiva minacciato dal dinamismo produttivo e commerciale tedesco, e voleva difendere la propria supremazia di prima potenza coloniale, sul piano geopolitico. 

Le tensioni derivanti dalla politica aggressiva della Germania, che rivendicava un maggior peso sul piano della spartizione coloniale, furono alimentate dalla decisione del Kaiser Guglielmo II di portare avanti una politica di riarmo navale.

Infine, l’irrigidimento del sistema delle alleanze riduceva i margini di mediazione in caso di crisi internazionale. In Europa si fronteggiavano due sistemi di alleanze tra grandi potenze: la Triplice Intesa, formata da Gran Bretagna, Francia e Russia; la Triplice Alleanza, costituita da Germania, Austria-Ungheria e Italia. 

 

La polveriera balcanica

La penisola balcanica rappresentava l’area più instabile del continente. All’origine di tale instabilità vi era la crisi dell’Impero Ottomano, da tempo incapace di reggere la competizione con i più moderni stati europei. A lungo l’integrità territoriale dell’Impero Ottomano sui Balcani era stata comunque assicurata da Francia e Gran Bretagna, preoccupate di “neutralizzare” la situazione al fine di impedire un’espansione della Russia e dell’Austria-Ungheria. 

La situazione nei Balcani tornò a essere esplosiva nei primi anni del secolo. Nel 1908 l’Austria-Ungheria si annesse la regione della Bosnia-Erzegovina. Tra il 1912 e il 1913 l’area fu poi sconvolta dalle due guerre balcaniche che coinvolsero l’Impero ottomano e gli stati dell’area (Bulgaria, Serbia, Montenegro e Grecia). In questo panorama confuso emerse fu l’attivismo della Serbia, alleata alla Russia e decisa a rappresentare il punto di riferimento per le ambizioni panslave esistenti nell’area balcanica.

 

Fattori interni agli Stati

Una serie di fattori interni agli Stati alimentò la corsa verso la guerra. Gli stretti legami tra una parte della classe politica e gli industriali portarono a una crescita del settore degli armamenti. Inoltre, le gerarchie militari ottennero ingenti finanziamenti per potenziare gli eserciti. Si affermò poi in tutti i paesi un nazionalismo aggressivo, che rivendicava una politica di potenza e che esaltava la guerra come “igiene del mondo” (Futurismo). Il nazionalismo coinvolse ampi strati della popolazione, mentre entrarono in crisi il pacifismo e l’internazionalismo socialista. I partiti socialisti votarono il finanziamento dell’impegno bellico e solo tardivamente si delineò una politica di opposizione rivoluzionaria alla guerra, con l’eccezione della Russia. Pochi si resero conto che la guerra sarebbe stata molto più lunga e cruenta di quelle combattute in passato.

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Prima guerra mondiale: il 1917

Prima guerra mondiale: il 1917

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Prima guerra mondiale: il 1917

L’intervento americano, la rivoluzione in Russia, Caporetto. 

 

 

Nel gennaio del 1917 gli Imperi centrali (Austria e Germania) proposero la pace, senza però impegnarsi a liberare i territori occupati (in Francia e in Belgio). Perciò essa fu respinta da parte delle potenze dell’Intesa. In agosto papa Benedetto XV invitò inutilmente le potenze europee a far cessare l’”inutile strage”.

 

L’intervento degli Stati Uniti

Il 7 maggio 1915 un sottomarino tedesco aveva affondato il transatlantico britannico Lusitania (sul quale erano trasportati armamenti) colpendolo con un siluro. Le vittime erano state circa 1400 (fra cui 128 Americani). 

http://www.raistoria.rai.it/articoli/laffondamento-della-lusitania/2913/default.aspx 

L’incidente aveva contribuito alla fine della neutralità degli USA. Gli Stati Uniti ottennero dalla Germania l’impegno a cessare gli attacchi degli U-Boot nell’Atlantico. Tuttavia, il generale tedesco Hindemburg decise la ripresa della guerra sottomarina indiscriminata, per impedire i rifornimenti militari all’Inghilterra e per spezzare il blocco navale inglese.

Così il presidente americano Woodrow Wilson decise l’entrata in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa (6 aprile 1917). D’altronde gli Stati Uniti erano preoccupati per le negative conseguenze economico-finanziarie che avrebbe provocato la sconfitta delle potenze dell’Intesa, con cui intrattenevano redditizi rapporti commerciali. Nel 1917 oltre agli Stati uniti, entrarono in guerra contro la Germania anche la Grecia, la Cina e il Brasile.

 

La rivoluzione russa

In Russia, dopo che nel marzo del 1917 (febbraio secondo il calendario russo) un’insurrezione popolare a Pietrogrado aveva costretto lo zar Nicola II Romanov ad abdicare, si era costituito un governo provvisorio. Esso aveva confermato l’impegno nel conflitto ma non era riuscito a evitare il disfacimento dell’esercito.

Nel novembre dello stesso anno (ottobre secondo il calendario russo) i bolscevichi presero il potere. Il nuovo governo guidato da Lenin avviò trattative di pace con i Tedeschi, che portarono in dicembre all’armistizio e nel marzo del 1918 alla Pace di Brest-Litovsk, con la definitiva uscita della Russia dalla guerra.

 

Caporetto

Sul fronte occidentale, nel 1917 i contendenti mantennero sostanzialmente le proprie posizioni. Tuttavia gli austro tedeschi, forti anche dell’afflusso di nuove divisioni provenienti dal fronte russo, scatenarono in Italia un massiccio attacco e sfondarono la linea del fronte a Caporetto (24 ottobre). L’attacco austriaco determinò una precipitosa e disordinata ritirata, che gli alti comandi imputarono alla presunta “viltà” di alcuni reparti e al “disfattismo” diffuso tra le truppe.

La disfatta di Caporetto provocò in Italia la caduta del governo Boselli, la formazione di un governo di unità nazionale guidato da Vittorio Emanuele Orlando e la sostituzione, alla guida dell’esercito, del generale Luigi Cadorna con il generale Armando Diaz, che fermò l’avanzata delle truppe austro-tedesche sul fiume Piave.

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I guerra mondiale – Cronologia

I guerra mondiale – Cronologia

Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

I guerra mondiale – Cronologia

28 giugno 1914 Gravilo Princip, studente bosniaco legato a una società segreta nazionalista serba, uccide a Sarajevo l’erede al trono austriaco, Francesco Ferdinando. Sale la tensione fra Serbia e Austria.

23 luglio 1914 L’Austria-Ungheria invia un ultimatum alla Serbia, accettato solo in parte.

28 luglio 1914 L’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia.

29 luglio 1914 La Russia mobilita le proprie forze armate.

31 luglio 1914 La Germania invia un ultimatum alla Russia, intimando l’immediata smobilitazione. La Russia non risponde.

1 agosto 1914 La Germania dichiara guerra alla Russia.

2 agosto 1914 L’Italia si dichiara neutrale. La Francia mobilita il proprio esercito.

3 agosto 1914 La Germania dichiara guerra alla Francia.

4 agosto 1914 I primi contingenti tedeschi invadono il neutrale Belgio e attaccano la Francia da nord-est.

5 agosto 1914 La Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, seguita immediatamente dal Giappone e dal Montenegro.

Agosto 1914 Sul fronte orientale, si registrano vittorie dell’esercito russo contro gli austro-ungarici.

21/24 agosto 1914 Proseguono durissime battaglie tra anglo-francesi e tedeschi a Charleroi (Belgio). Avanzano le truppe tedesche.

1 settembre 1914 Le truppe tedesche giungono a poche decine di chilometri da Parigi, arrestandosi sul corso del fiume Marna.

5 settembre 1914 Comincia la controffensiva anglo-francese contro la Germania. Durante il mese di settembre, i tedeschi ripiegano di molti chilometri.

31 ottobre 1914 L’impero ottomano entra in guerra a fianco degli imperi centrali.

Novembre 1914 Il fronte occidentale si stabilizza su una linea di 750 chilometri che corre dal mare del Nord al confine svizzero. Intanto il conflitto si estende all’Africa e al Medio Oriente.

Febbraio-marzo 1915 Sul fronte orientale, le truppe tedesche riportano successi contro quelle russe, che abbandonano la Polonia.

26 aprile 1915 Il presidente del consiglio italiano Salandra, con il consenso del re, ma all’insaputa del parlamento, firma a Londra un patto segreto con i paesi della Triplice intesa.

3 maggio 1915 L’Italia denuncia la Triplice alleanza.

24 maggio 1915 L’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria. L’esercito austro-ungarico si schiera subito lungo il corso dell’Isonzo e sul Carso.

Giugno-luglio 1915 Si tiene la prima battaglia sul fiume Isonzo tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico (fronte meridionale). Comincia una logorante guerra di posizione. Luglio-agosto 1915 seconda, durissima, battaglia dell’Isonzo.

Ottobre 1915 La Bulgaria entra in guerra a fianco degli imperi centrali.

21 febbraio 1916 Comincia l’attacco austro-tedesco contro la piazzaforte francese di Verdun: procede fino a giugno con una spaventosa carneficina e senza conquiste territoriali per nessuno dei due schieramenti.

Fine maggio 1916 Gli austriaci sferrano un ingente attacco sul fronte meridionale (Strafexspedition, spedizione punitiva), respinto a fatica dall’esercito italiano.

Giugno 1916 Un’offensiva russa sul fronte orientale consente di recuperare i territori perduti un anno prima. Sul fronte occidentale comincia la controffensiva anglo-francese sul fiume Somme.

10 agosto 1916 Durante la sesta battaglia dell’Isonzo, l’esercito italiano conquista Gorizia dopo aspri combattimenti.

Agosto 1916 La Romania entra in guerra a fianco dell’Intesa.

Autunno 1916 Proseguono gli attacchi italiani contro gli austro-tedeschi, ma senza conquiste territoriali.

Febbraio 1917 La Germania inizia la guerra sottomarina indiscriminata.

Marzo 1917 Gli operai di Pietrogrado (Russia) organizzano uno sciopero generale. Intanto, le truppe tedesche penetrano in profondità in territorio russo.

15 marzo 1917 Lo zar Nicola I abdica. Si forma in Russia un governo di coalizione, guidato dalle forze riformiste. L’esercito russo è in difficoltà: il fronte orientale perde d’importanza e l’esercito tedesco si concentra su quello occidentale e su quello italiano.

2 aprile 1917 Anche a causa dei ripetuti attacchi navali della Germania, gli Stati Uniti entrano in guerra a fianco dell’Intesa. Anche Grecia e Cina entrano in guerra a fianco dell’Intesa.

24 ottobre 1917 Le truppe austro-tedesche sbaragliano quelle italiane a Caporetto. Il fronte arretra di parecchi chilometri, attestandosi sul fiume Piave.

Novembre 1917 In Italia, il capo di stato maggiore Luigi Cadorna, responsabile della disfatta di Caporetto, è sostituito da Armando Diaz. Il governo di Paolo Boselli cede il posto a quello guidato da Vittorio Emanuele Orlando.

7 novembre 1917 I bolscevichi prendono il potere in Russia. Il paese esce dalla guerra.

8 gennaio 1918 Il presidente americano Woodrow Wilson espone al Congresso degli Stati Uniti i “quattordici punti” per la pace.

3 marzo 1918 Russia e Germania stipulano la pace di Brest-Litovsk, in cui sono imposte dai tedeschi durissime condizioni di pace.

Maggio-giugno 1918 L’esercito tedesco muove l’ultima offensiva sul fronte occidentale.

15-23 giugno 1918 L’esercito italiano respinge sul Piave un attacco austriaco.

8-11 agosto 1918 Le truppe anglo-francesi respingono i tedeschi ad Amiens.

24 ottobre 1918 Le truppe italiane cominciano un’offensiva vincente contro l’Austria-Ungheria (battaglia di Vittorio Veneto), riguadagnando le posizioni perse l’anno prima.

31 ottobre 1918 L’impero ottomano, alleato degli imperi centrali, chiede l’armistizio.

3 novembre 1918 Incapace di resistere all’offensiva italiana, l’Austria-Ungheria firma l’armistizio di Villa Giusti.

11 novembre 1918 La Germania firma l’armistizio di Compiègne che pone fine alle ostilità.

Gennaio 1919-agosto 1920 I paesi vincitori si riuniscono in una conferenza di pace che si tiene a Versailles, presso Parigi.

 

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