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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

1968: il maggio francese

 

 

Nella Francia degli anni Sessanta, governata dal generale De Gaulle, che visse un periodo di notevole sviluppo economico e di miglioramento delle condizioni di vita, gli iscritti all’Università aumentarono in misura crescente. Nel 1958 gli universitari erano 173.000, mentre nel 1968 giunsero a 530.000. Tra il 1966 e il 1967 gli studenti iniziarono a manifestare contro le regole che impedivano la libera circolazione di ragazzi e ragazze negli edifici e nei dormitori. Altro motivo di malcontento fu costituito dal progetto di riforma della scuola (piano Fouchet) che mirava a renderla più selettiva, riducendo il numero degli studenti universitari. 

A Nanterre il 22 marzo 1968 cinquecento studenti occuparono l’università per protestare contro gli arresti operati durante delle manifestazioni contro la guerra del Vietnam, chiedendo libertà di espressione. Nacque così il Movimento del 22 marzo. Il 2 maggio l’amministrazione universitaria decise di chiudere l’università a Nanterre. La protesta si spostò così al centro della città, all’Università della Sorbona, che fu a sua volta occupata dagli studenti e che divenne l’epicentro della rivolta. Il movimento studentesco indisse una manifestazione per il 3 maggio, ma il rettore della Sorbona chiese l’intervento della polizia.

Seicento studenti furono arrestati, compresi alcuni leader come  Daniel Cohn-Bendit e Jacques Sauvageot. La reazione fu immediata e violenta, con lanci di sampietrini e poi barricate. Le manifestazioni ripresero dopo l’annuncio delle condanne al carcere degli arrestati, e cominciarono a fiorire gli slogan libertari. Da un punto di vista culturale gli studenti francesi ebbero come figure di riferimento Karl Marx, Herbert Marcuse e la scuola di Francoforte, il mito di Che Guevara, assassinato nel 1967 in Bolivia e Mao Tse Tung.

De Gaulle non sembrò curarsi molto della situazione e il Partito comunista francese si schierò inizialmente contro gli studenti, accusandoli di essere falsi rivoluzionari. Intanto il movimento si rafforzò e ottenne un’adesione di massa. Il 6 maggio manifestarono a Parigi 15.000 persone e il giorno dopo 50.000. I loro slogan erano «l’immaginazione al potere», «siamo tutti indesiderabili», «proibito proibire», «siate ragionevoli, chiedete l’impossibile». Nella notte fra il 10 e l’11 maggio gli studenti occuparono il Quartiere latino erigendo barricate con il pavé delle strade e con materiali da costruzione.

Molte automobili furono rovesciate e incendiate per ostacolare la polizia, che intervenne duramente, con l’uso di gas lacrimogeni e tossici. Gli studenti risposero lanciando i cubetti di porfido del pavé e bottiglie molotov. Il 13 maggio le organizzazioni studentesche proclamarono lo sciopero generale, che vide anche l’adesione di milioni di lavoratori in tutto il paese. Il vasto movimento studentesco sembrò così potersi collegare alle lotte operaie. Buona parte della popolazione, di fronte alla repressione violenta della polizia, si schierò con gli studenti. Ci furono centinaia di feriti, cinquecento giovani furono arrestati, ma non ci furono vittime. 

Il 24 maggio De Gaulle fece appello alla nazione e promise d’indire entro giugno un referendum sulla sua politica. Le agitazioni e gli scontri proseguirono e si estesero agli studenti liceali e alle città di provincia, continuando a coinvolgere anche gli operai. Il governo guidato da Georges Pompidou riuscì a firmare un accordo con i sindacati, anche se una parte dei lavoratori lo rifiutò e continuò lo sciopero.

De Gaulle annunciò lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, indicendo le elezioni politiche per il 23 e 30 giugno, revocando il referendum per motivi di ordine pubblico e sostenendo che la Francia correva il pericolo di cadere in mano al “totalitarismo comunista”. I gollisti organizzarono una grande manifestazione a favore del Presidente e nelle elezioni la destra gollista ottenne la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale, mentre la coalizione di sinistra fu duramente sconfitta. Il 16 giugno, una settimana prima delle votazioni, la Sorbona era stata evacuata dagli studenti che ancora la occupavano. Il 17 finirono i residui scioperi mentre il 27 giugno fu sgomberata l’École des beaux-arts. Il generale de Gaulle aveva vinto.

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