Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

La Repubblica dei Giacobini: Giugno 1793 – Luglio 1794

Rivoluzione francese

 

 

La Costituzione dell’Anno I

La Convenzione era stata inizialmente eletta anche per preparare una nuova costituzione. Il 24 giugno l’Assemblea promulgò una nuova Costituzione repubblicana e democratica (detta Costituzione dell’anno I), che però non entrò effettivamente in vigore. La Costituzione prevedeva il suffragio universale maschile, libertà, uguaglianza di fronte alla legge ma anche il diritto al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sociale. Oltre al diritto di resistere all’oppressione (già garantito dalla Dichiarazione del 1789) si riconosceva al popolo il diritto all’insurrezione.

Le condizioni dell’estate 1793 spinge­vano però piuttosto verso una dittatura rivoluzionaria, cosicché l’applicazione del nuovo assetto costitu­zionale fu temporaneamente sospesa. La Costituzione sarà approvata con un referendum popolare il 10 agosto ma non verrà mai applicata a causa della situazione di emergenza e di eccezionalità in cui la Francia si trovava: guerra contro la coalizione antifrancese e guerra civile interna.

 

Il Comitato di salute pubblica e la politica giacobina

Dopo la sconfitta della Gironda e la presa del potere da parte dei Montagnardi (2 giugno 1793), il Comitato di salute pubblica fu riorganizzato e diviso in sei sezioni (Affari generali, Affari esteri, Guerra, Marina, Interni, Petizioni), diventando il principale organo del governo rivoluzionario.
Il 13 luglio Jean-Paul Marat fu assassinato da Charlotte Corday, simpatizzante girondina, ma l’indignazione pubblica per un leader molto popolare tra i sanculotti non fece che accrescere l’influenza giacobina. Danton fu estromesso dal Comitato di salute pubblica e il 27 luglio ne entrò a far parte Robespierre, che ben presto ne assunse la guida, coadiuvato da Louis de Saint-Just, Lazare Carnot, Georges Couthon e altri.
Dopo a una serie di manifestazioni popolari tra il 4 e il 5 settembre 1793, i sanculotti costrinsero la Convenzione a votare l’instaurazione del Terrore. Poi il 17 la Convenzione approvò la cosiddetta “legge dei sospetti”. Iniziarono così i primi grandi processi politici, mentre la Francia iniziava a conseguire alcune importanti vittorie militari, allontanando la minaccia di una invasione del territorio nazionale.
Il Comitato di salute pubblica bandì la leva di massa generalizzata, prese provvedimenti di carattere economico quali l’istituzione di un maximum dei prezzi che si estendeva a tutti i beni e anche ai salari, determinandone il livello massimo, realizzò la centralizzazione amministrativa e iniziò l’opera di scristianizzazione attraverso l’adozione di un nuovo calendario (5 ottobre) e l’istituzione del culto della dea Ragione.

I contadini furono maggiormente legati alle sorti della rivoluzione con la completa abolizione del ri­scatto dei diritti feudali. Nello stesso senso agiva la vendita a piccoli lotti dei beni nazionali, divenuti più consistenti con le confische effettuate contro le ter­re appartenute agli emigrati.

Il governo giacobino organizzò un esercito di massa con caratteristiche del tutto nuove, nel quale i giovani ufficiali di valore potevano fare rapida carriera per le loro effettive capacità.

Un nuovo calendario repubblicano rivoluzionario sostituì il calendario gregoriano. Esso fu istituito nel 1793 ma reso retroattivo, poiché faceva decorrere l’inizio di una nuova era dal 22 settembre 1792. I suoi me­si di 30 giorni, con feste che cadevano ogni dieci giorni e che sostituivano la domenica, traevano i loro nomi dal succedersi delle stagioni e dei lavori agricoli. Il 23 novembre del 1793 il governo municipale di Parigi fece chiudere le chiese, dando inizio alla predicazione di una religione rivoluzionaria nota come “culto della Dea Ragione”.

 

Il Terrore

Il Comitato di salute pubblica guidato da Robespierre ricorse a misure estreme per schiacciare la controrivoluzione ed ebbe così inizio il periodo del “Terrore”. Il 16 ottobre 1793 la regina Maria Antonietta fu giustiziata e nelle settimane seguenti furono processati e mandati al patibolo migliaia di accusati di attività o simpatie controrivoluzionarie (Girondini, monarchici, nobili, ecclesiastici).
In questo periodo l’inasprimento delle leggi contro gli oppositori della rivoluzione e i tradi­tori della repubblica portò a sanguinosi abusi e a condanne a morte eseguite senza processo sulla base di semplici sospetti.
I detenuti per reati politici nelle prigioni di Parigi passarono dal settembre al dicembre 1793 da 1600 a 4000. A metà aprile 1794 erano diventati 7300. La legge sui sospetti del 10 giugno 1794 rese poi più facile e più spedito il ricorso alla condanna a morte.

Se dal marzo 1793 al maggio 1794 le condanne ca­pitali pronunciate a Parigi furono 1250, nelle sei-sette settimane successive al 10 giugno diven­nero più di 1300. Il “terrore” nelle province ribelli fu ancor più spieta­to di quello esercitato a Parigi. In tutta la Francia si eseguirono circa 17.000 pene capitali che, sommate ai morti nelle prigioni sovraffollate e malsane e ai rivoltosi uccisi sul campo, portarono le vittime del Terrore a circa 40.000.

 

La condanna a morte di Hébert e di Danton

All’interno del club dei Cordiglieri si erano delineate due linee politiche contrastanti. Alla fine del 1793 il prevalere nel gruppo delle posizioni radicali di Hébert provocò la fuoriuscita del più moderato Danton, che diede vita alla corrente dei cosiddetti “indulgenti”. Tra marzo e aprile del 1794 il Comitato di salute pubblica controllato da Robespierre eliminò entrambe le “correnti” e mise il club dei Cordiglieri sotto il controllo dei Giacobini.

Il 21 marzo 1794 iniziò il processo contro Jacques-René Hébert, che aveva combattuto aspramente contro i Girondini e contro gli “indulgenti” di Danton, scagliandosi in particolare contro Desmoulins, e che aveva propugnato una politica intransigentemente rivoluzionaria. Accusato di cospirare contro il governo repubblicano e di aver tentato di organizzare un’insurrezione popolare, Hebert fu ghigliottinato il 24 marzo assieme ad altri imputati.

Pochi giorni dopo il Comitato di salute pubblica fece processare e giustiziare anche Georges Danton e i suoi seguaci. Arrestato, nella notte tra il 30 e il 31 marzo, insieme a Desmoulins, Philippeaux e Lacroix, Danton fu tradotto nella prigione del Luxembourg e il 2 aprile comparve davanti al Tribunale, alla Conciergerie, assieme ad altri tredici accusati, cui se ne sarebbero aggiunti altri due. Accu­sato di corruzione, ma anche di stare costituendo un partito degli “indulgenti” disposto a mettere fine al “terrore”, Danton fu ghigliottinato il 5 aprile. Egli si autodifese con grande eloquenza, pur consapevole, come egli stesso disse, di essere già condannato.

 

Le vittorie dell’esercito rivoluzionario.

Intanto la situazione militare aveva cominciato a migliorare sia sul fronte della guerra civile sia su quello della guerra esterna già alla fine del 1793. L’insurrezione van­deana e la rivolta nelle città girondine erano state represse. La rivolta polacca del 1794, che diede l’avvio alla spartizione definitiva del paese, salvò indirettamente la rivoluzione distogliendo dal fronte francese una parte del­le truppe austriache, prussiane e russe. La vittoria dell’eserci­to rivoluzionario a Fleurus (25 giugno 1794) determinò il ritiro degli Austriaci dal Belgio e dai Paesi Bassi che divennero così oggetto dell’espansionismo francese.

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