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Storiaestorie

di Giorgio Baruzzi

Dagli Stati Generali alla presa della Bastiglia

Rivoluzione francese

 

 

La convocazione degli Stati Generali 

Prima di rassegnare le dimissioni (agosto 1788), Loménie de Brienne comunicò la convocazione degli Stati Generali per il 1° maggio dell’anno seguente. Si trattava dell’antico corpo rap­presentativo dei tre “stati” della Francia (Clero, No­biltà e Terzo stato), che non si riuniva dal 1614, dal tempo cioè in cui aveva iniziato ad affermarsi il go­verno assolutistico del re.

Al Terzo Stato il re concesse un numero di rappresentanti agli Stati Generali equivalente a quelli attribuiti al Primo e al Secondo Stato messi insieme. Tuttavia le votazioni negli Stati generali avvenivano tradizionalmente per “ordine”: in altre parole, a ogni “ordine” toccava un voto, quindi la nobiltà e il clero avrebbero verosimilmente avuto in ogni caso la maggioranza.

La convocazione degli Stati Generali fu l’occasione per un grande dibattito che coinvolse tutta la popolazione francese. Nel corso delle assemblee elettorali furono redatti i cahiers de doléances (“quaderni di lagnanze”) che dovevano riportare al re le lagnanze, le critiche e le richieste del popolo. 
La Corte ricevette decine di migliaia di cahiers (ne sono rimasti circa 60000), provenienti dai villaggi, dalle parrocchie, dai parlamenti locali, dalle associazioni artigiane. Essi elencavano ingiustizie, soprusi, malfunzionamenti di ogni genere, confidando nell’intervento riparatore del re.

Nei mesi che precedettero riunione degli Stati Generali la Francia entrò in fermento. A Parigi furono fondati nuovi giornali e si aprirono numerosi club di varie tendenze ideali e politiche, per discutere le proposte da presentare agli Stati generali. 

Durante le elezioni si diffusero migliaia di opuscoli che sostenevano le idee riformatrici dell’Illuminismo.

Alla vigilia della riunione degli Stati Generali la Francia era attraversata da forti tensioni sociali. Tra il 1787 e il 1788 una serie di disastri meteorologici aveva causato un forte calo della produzione di cereali cui era seguita una forte crescita dei prezzi. L’intreccio di questi fattori scatenò una vera e propria carestia, che nelle campagne esasperò il malcontento dei contadini, sui quali gravava una pesante tassazione e i privilegi dei nobili. Spesso i contadini cacciavano o ammazzavano gli esattori delle tasse. Anche le città furono attraversate da agitazioni e disordini per l’aumento dei prezzi e per la mancanza di pane.

 

Stati generali e Assemblea nazionale

Gli Stati Generali si riunirono a Versailles il 5 maggio del 1789. Per oltre un mese una delle questioni più dibattute fu la modalità di votazione: era previsto che si votasse per ordine (o Stato), attribuendo un unico voto collegiale a ciascuno dei tre ordini. In tal modo la nobiltà e il clero potevano accordarsi e mettere in minoranza i membri del Terzo stato, anche se questi numericamente erano la maggioranza. Questi ultimi chiedevano che si votasse per testa, attribuendo un voto a ogni membro dell’assemblea. 

Luigi XVI si oppose alla richiesta di votare per testa. Finalmente il 10 giugno i delegati del Terzo stato presero l’iniziativa: si convocarono ufficialmente e invitarono i rappresentanti degli altri due “stati” a unirsi a loro.

Così i rappresentanti del Terzo stato, guidati da Emmanuel-Joseph Sieyès e dal conte Honoré-Gabriel de Mirabeau, con l’appoggio di alcuni membri del basso clero, il 17 giugno si proclamarono Assemblea nazionale, legittima rappresentante della nazione francese. Il 20 giugno questi deputati trovarono chiusa, per ordine del re, la loro sede e decisero di riunirsi in una sala detta della Pallacorda (un gioco simile al moderno tennis), giurando di non sciogliersi prima di aver dato alla Francia una costituzione. 

Il re tentò inutilmente di ripristinare la tradizionale suddivisione in ordini e di riaffermare la propria autorità. Il 24 giugno il Terzo Stato tornò a riunirsi e ad esso si aggiunse la maggioranza del clero. Il giorno successivo anche 47 nobili, compreso il duca d’Orleans, si unì all’Assemblea. A quel punto il re si vide costretto a ordinare alla parte restante dei nobili e del clero di unirsi a loro volta. 

Il 9 luglio 1789 l’assemblea degli Stati generali divenne Assemblea nazionale costituente.

 

La presa della Bastiglia

Nel frattempo il re aveva fatto confluire truppe verso Parigi, tra cui alcuni reggimenti stranieri. I deputati dell’Assemblea erano preoccupati da un lato per l’afflusso di truppe e dall’altro perché il popolo parigino era in agitazione a causa dei continui aumenti del prezzo del pane e delle difficoltà di approvvigionamento (code alle panetterie, pane di scarsa qualità).

Il licenziamento del ministro delle Finanze Necker (che era stato nuovamente incaricato nel 1788) accrebbe ulteriormente la tensione. Il 12 luglio la popolazione di Parigi organizzò una grande manifestazione di protesta. Alcuni soldati mercenari ricevettero l’ordine di caricare la folla, provocando diversi feriti. L’Assemblea avvertì il re del pericolo che avrebbe corso la Francia se le truppe non fossero state allontanate da Parigi, ma Luigi XVI rispose che non avrebbe cambiato le sue disposizioni.

La folla prese le armi e le strade della città si riempirono di barricate. Mentre le truppe esitavano a intervenire, il 14 luglio 1789 una folla di artigiani e di popolani alla ricerca di armi e di munizioni, giunse in prossimità della famigerata prigione della Bastiglia, simbolo dell’assolutismo. Al termine di una sanguinosa battaglia la Bastiglia cadde nelle mani degli insorti. L’assalto alla Bastiglia assunse presto un significato simbolico, tanto che il 14 luglio è in Francia festa nazionale dal 1880. Il 15 luglio Luigi XVI annunciò all’As­semblea na­zionale che le truppe erano state allontanate da Pa­rigi e richiamò Necker. Fu creata una milizia borghese, la Guardia nazionale con a capo il marchese La Fayette, mentre l’amministrazione della città veniva affi­data a una municipalità retta da borghesi. La ban­diera con i gigli d’oro del re fu sostituita da un tricolore col bianco (il colore della monarchia), il rosso e il blu (i colori del comune di Parigi). Anche nelle province si formavano municipalità borghesi e rurali e unità della Guardia nazionale. Spaventati dagli eventi, molti nobili abbandonarono la Francia.

Il desiderio di cambiamento si diffuse tra le masse popolari e nel paese si creò una situazione di disordini e di agitazioni. Nelle campagne scoppiarono rivolte contadine che, iniziate il 20 luglio 1789 in diverse zone del paese, furono alimentate dalla paura di un complotto aristocratico (Grande Paura). In tutto il regno si vociferava di una cospirazione aristocratica, di un’invasione straniera, di bande di ladri che girovagavano per le campagne e bruciavano raccolti. Ovunque, gruppi di contadini si armarono per cacciare le presunte bande di saccheggiatori e infine si rivolgevano contro i castelli e i signori chiedendo l’abolizione dei diritti signorili. Diverse centinaia di castelli furono saccheggiati e distrutti, mentre gli archivi del catasto, simboli dell’oppressione aristocratica, furono dati alle fiamme.

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